La scomparsa di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, avvenuta nel centro di Roma il 22 giugno 1983, rappresenta uno dei "misteri italiani" più longevi e complessi. Un gomitolo di eventi che s'intrecciano dallo scandalo dello Ior al delitto Calvi, passando per gli oscuri legami della Banda della Magliana.
Emanuela, alta un metro e sessanta, capelli lunghi, jeans, camicia bianca e scarpe da ginnastica, uscì di casa quel giorno per non farvi più ritorno. La sua vicenda ha attraversato decenni, con nuove rivelazioni e ipotesi che continuano a emergere, alimentando speranze e interrogativi.

Le Prime Indagini e le Presunte "Confessioni" Nelle Intercettazioni
L'Intercettazione di Sergio Virtù
Nel corso degli anni, diverse figure sono state tirate in ballo dalle indagini. C'è addirittura una confessione registrata, riguardante il sequestro di Emanuela. La voce alterata di un uomo, in uno sfogo con una donna ungherese, ammette di aver avuto un ruolo nel sequestro della figlia di un dipendente della Santa Sede. L'uomo avrebbe pronunciato una frase esplicita: "L'ho fatto per soldi, e non mi pento".
Inquirenti e investigatori hanno pochi dubbi sull'identità dell'intercettato, ma il sospettato nega fermamente. Alla contestazione delle sue parole, ha risposto di non sapere nulla del rapimento di Emanuela, di non averne mai parlato al telefono e tanto meno in quei termini. Afferma di non ricordare la conversazione e che, se avesse parlato di "malefatte" giovanili, si riferiva ad altre vicende. Tuttavia, la donna ungherese aveva esplicitamente accennato al sequestro di quella ragazza, dicendo di aver cercato informazioni su Internet, come ribattuto dal pubblico ministero.
L'uomo, identificato come Sergio Virtù, non ha ceduto, negando quella che appare come una confessione e anche di aver mai svolto il ruolo di autista per Enrico De Pedis, il "Renatino" della Banda della Magliana. De Pedis, assassinato in via del Pellegrino il 2 febbraio 1990, è stato indicato come il principale artefice e mandante della misteriosa scomparsa, se per conto terzi o in proprio, ancora non è chiaro.
Si sostiene che Sergio Virtù, oggi 49enne e in carcere per altri motivi, fosse negli anni Ottanta uno di quelli che accompagnavano "Renatino" nei suoi affari. Virtù è uno dei tre nuovi indagati per il sequestro Orlandi, aggravato dalla presunta morte e dalla minore età dell'ostaggio. Egli si chiama fuori dall'intrigo, così come gli altri due indagati: Angelo Cassani detto "Ciletto" e Gianfranco Cerboni chiamato "Giggetto". Essi appartengono alla stessa generazione e hanno avuto agganci simili con il sottobosco malavitoso romano dell'epoca, con diretta derivazione dagli ambienti della Banda della Magliana.
"Ciletto" e "Giggetto" negano di conoscere Sergio Virtù e cercano di prendere le distanze da Enrico De Pedis, ammettendo solo una frequentazione con Giorgio Paradisi, un altro ex della Magliana morto in carcere nel 2006. Gli investigatori sono convinti che i legami con "Renatino" ci fossero, sia per questi due che per Virtù, riconosciuto nel ruolo di autista di De Pedis da Fabiola Moretti, la "pentita" della banda e amica di "Renatino".
Il mistero Orlandi, nonostante le numerose piste, comincia e finisce - due tra le poche certezze - nella basilica minore di Sant'Apollinare, la chiesa a due passi da piazza Navona. All'interno di quell'edificio c'era la scuola di musica frequentata da Emanuela, dove era andata anche il pomeriggio del 22 giugno '83; e nei sotterranei di Sant'Apollinare è ancora oggi sepolto proprio "Renatino" De Pedis.

Nuovi Elementi: La Confessione di Marco Sarnataro
Il Verbale del Padre, Salvatore Sarnataro
Un'altra prova significativa nel caso irrisolto del rapimento di Emanuela Orlandi è emersa dal quotidiano "La Repubblica", che ha reso noto un verbale in cui Salvatore Sarnataro riporta la confessione del figlio Marco Sarnataro. Quest'ultimo avrebbe raccontato al padre di aver rapito Emanuela Orlandi su commissione di Enrico "Renatino" De Pedis, boss della Banda della Magliana.
Il verbale, redatto nel 2008, contiene la testimonianza di Salvatore Sarnataro, classe 1940 e uomo fidato di "Renatino", che sostiene che il figlio Marco - morto a 46 anni nel 2007 - avrebbe partecipato al rapimento. All'epoca dei fatti, Marco Sarnataro era un giovane sul libro paga della mala romana. La confessione sarebbe avvenuta in carcere, a Regina Coeli, dove entrambi erano detenuti per reati di detenzione illecita di armi e spaccio. Marco avrebbe rivelato al padre di aver partecipato al sequestro dell'Orlandi, specificando che per diversi giorni, lui, "Ciletto" (Angelo Cassi) e "Giggetto" (Gianfranco Cerboni) pedinarono Emanuela Orlandi per le vie di Roma su ordine di Renato De Pedis, da loro chiamato "il Presidente". In cambio del suo ruolo nel rapimento, De Pedis avrebbe regalato a Sarnataro una motocicletta Suzuki 1100.
Questa deposizione è rafforzata da una circostanza importante: all'epoca dei fatti, Marco Sarnataro era stato interrogato dopo che due amici di Emanuela Orlandi lo avevano riconosciuto come il ragazzo che nelle settimane prima del rapimento li avrebbe insistentemente seguiti prima di sparire nel nulla dopo la scomparsa della giovane.
Il Mistero Orlandi: Cosa Nasconde il Vaticano da 40 Anni? | @TrueCrimeITA
Gli Episodi Pre-Scomparsa e i Riconoscimenti
Il quadro dei pedinamenti trova riscontro in testimonianze dirette. Il 14 giugno 1983, pochi giorni prima della scomparsa, Emanuela Orlandi stava tornando dal mare con delle amiche in via dei Corridori quando un'A112 con due ragazzi a bordo accostò e le sfiorò il braccio, dicendo: "Eccola". Le amiche risero, pensando a un'innocente galanteria. Paola Giordani, amica di Emanuela, ha ricordato l'inquietante episodio: "Emanuela fu presa per il braccio, poi lei si è divincolata". In quel momento, però, non diedero peso alla cosa.
L'episodio non fu isolato. Il 21 giugno, il giorno prima della scomparsa, accadde un fatto simile mentre Emanuela andava con amici in una sala giochi in via Giulio Cesare. In entrambi i casi, gli amici di Emanuela descrissero i ragazzi come italiani tra i 18 e i 23 anni. In tempi recenti, il giornalista Giuseppe Scarpa ha dichiarato che gli amici di Emanuela "riconobbero tra loro il membro della Banda della Magliana Marco Sarnataro, uno degli uomini di Enrico De Pedis".
La versione di Salvatore Sarnataro coincide in parte con quella di Sabrina Minardi, ex amante di "Renatino" De Pedis, che in passato aveva dichiarato che Emanuela fu portata al laghetto dell'Eur dove fu presa in consegna da "Renatino". Tuttavia, il suo racconto è risultato inesatto e di scarsa credibilità, relegato dagli investigatori a mero spunto d'indagine.
La sorella di Paola, Gabriella Giordani, anche lei figlia di un dipendente vaticano e amica di Emanuela, ha commentato la vicenda: "In quarant'anni si è detto di tutto e di più, cose piacevoli e cose molto spiacevoli, ma nessuno può sapere di questa ragazza, perché nessuno la conosceva. Tutto quello che è successo ha poi condizionato la vita di tutti".
La Pista di Marco Fassoni Accetti e la Teoria Vaticana
Le Autoaccuse del Fotografo Romano
Un'altra figura controversa che ha scosso l'opinione pubblica è Marco Fassoni Accetti, fotografo romano che nel 2013 si autoaccusò di aver orchestrato i sequestri di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, avvenuti nel 1983. Accetti fu condannato nello stesso anno per l'investimento mortale del piccolo Josè Garramon.
Secondo la sua versione, i rapimenti non furono opera della Banda della Magliana, ma il frutto di una complessa guerra sotterranea tra fazioni vaticane intenzionate a ricattare le alte sfere ecclesiastiche. Accetti sostenne di essere stato l'autore delle telefonate alla famiglia Orlandi, identificandosi come il misterioso "telefonista col fischietto", e arrivò persino a far ritrovare un flauto che indicò come quello appartenuto a Emanuela. Nonostante la ricchezza di particolari, le sue parole si sono scontrate con la mancanza di riscontri scientifici certi e con la ferma opposizione di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che lo ha più volte liquidato come un abile manipolatore.
L'Audizione alla Commissione Parlamentare
L'ombra di Accetti continua a proiettarsi sulle indagini recenti. Il 26 marzo si è tenuta un'importante audizione a Palazzo San Macuto, dove la Commissione parlamentare d'inchiesta ha ascoltato Marco Accetti. Durante l'ultima seduta presieduta da Andrea De Priamo, il suo identikit è stato mostrato ad Alfonso Montesanti, all'epoca legato alla scuola di musica frequentata da Emanuela. La risposta di Montesanti, un vago ma significativo segnale di riconoscimento, ha riaperto il dibattito sulla reale presenza del fotografo in quegli ambienti nei giorni della scomparsa.
L'audizione di Accetti è stata una vera e propria maratona di sette ore. Ha presentato un memoriale (il secondo, dopo quello del 2013) dal titolo "Memoria a fini di giustizia", per raccontare la sua versione alla Commissione, alla Procura di Roma e alla magistratura vaticana. I contenuti sono rimasti top secret su sua richiesta. L'avvocato Giancarlo Germani, che ha assistito Accetti, ha dichiarato: "Accetti non vuole passare per mitomane: ha detto delle cose riscontrate e riscontrabili". Il legale ha aggiunto che la vicenda "sembra simile al caso Ustica: verità che si intuiscono, ma non si possono dire. Sono 42 anni di depistaggi e ricatti incrociati, una situazione sicuramente dolorosa".

Altre Piste e Controverse Figure
Oltre alle "confessioni" e alle autoaccuse, altre figure hanno incrociato il cammino del caso Orlandi. Tra queste, la Procura aveva raccolto informazioni su Raffaella Gugel, un'altra ragazza cittadina vaticana, figlia di Angelo Gugel, assistente personale di Giovanni Paolo II e stretto collaboratore di Marcinkus, il monsignore che fu presidente dello Ior. Tra le ipotesi scandagliate, vi fu anche lo scambio di persona, visto che il padre di Raffaella l'aveva allontanata da Roma in quei giorni, ma le verifiche non hanno portato a nulla.
Un altro elemento cruciale riguarda l'identificazione del "telefonista" che chiamò casa Orlandi nel 1983, pochi giorni dopo il rapimento, presentandosi come "Mario" e fornendo particolari sulla ragazza. Un altro "telefonista" è quello che nel 2005 intervenne alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?" per segnalare presunti favori fatti da "Renatino" De Pedis al cardinale Ugo Poletti, il vicario del Papa che il 10 marzo 1990 firmò personalmente il nulla osta per seppellire il bandito nella cripta di Sant'Apollinare. Si sa inoltre che Claudio Sicilia, un altro bandito della Magliana, sapeva che "Renatino" aveva organizzato il rapimento, ma non ha potuto confermarlo poiché fu assassinato il 18 novembre 1991.
Più recentemente, Pietro Orlandi ha citato in un'intervista televisiva la "pista di Londra", collegandola a un ex Nar, Vittorio Baioni, che lo avrebbe contattato via internet fornendo particolari sul caso.
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