Lady Diana: Le Confessioni tra Sicurezza, Vita Privata e il Tragico Destino

«Sapevo che senza la scorta sarebbe morta». A parlare è Ken Wharfe, oggi 77 anni, ex guardia del corpo della compianta Diana. Il suo è un racconto che riporta al centro un nodo mai sciolto del tutto: la sicurezza di Lady Diana negli ultimi anni della sua vita, un tema approfondito nel documentario dell'emittente britannica Channel 5 intitolato 'Diana: The Princess and the Bodyguard'.

Ritratto di Ken Wharfe, ex guardia del corpo di Lady Diana

L'Inizio del Servizio Reale e la Separazione dei Principi

Wharfe entrò a far parte della famiglia reale nel 1986, inizialmente per prendersi cura dei principi William e Harry, allora rispettivamente di quattro e due anni. Nel giro di un anno, lavorava già come guardia del corpo della principessa, nominato nel 'team A' dopo che al suo precedente agente di protezione, Graham Smith, era stato diagnosticato un cancro terminale.

Negli anni più delicati del matrimonio tra Carlo e Diana, Wharfe rimase una presenza costante. Quando il 9 dicembre 1992, dopo la pubblicazione del libro di Andrew Morton 'Diana: Her True Story', Buckingham Palace annunciò che la coppia si stava separando, Wharfe era ancora al suo fianco. Racconta: "Solo quando tornai a Kensington Palace qualche giorno dopo lei mi chiese: 'Hai sentito la notizia, Ken?'. E io risposi: 'Sì'. Chiesi: 'Come si sente?'. 'Beh, è finita'. Era incredibilmente in lacrime perché non dimentichiamoci che quando si fa una dichiarazione del genere al mondo, ovvero che il tuo matrimonio è effettivamente finito, è una cosa molto angosciante da sentire. Ma chiaramente, dal mio punto di vista, questo era ciò che voleva. Voleva uscire da quel matrimonio". Secondo Wharfe, dietro quella decisione c’era soprattutto una forte esigenza di libertà, un desiderio che spesso entrava in collisione con le regole della sicurezza.

La Tensione tra Libertà e Sicurezza: Gli Episodi Chiave

Il 1993 divenne un periodo molto, molto difficile per Diana, prosegue Wharfe, che racconta come la principessa stesse pensando a cosa fare dopo il divorzio e cercasse una maggiore libertà. Questo suo desiderio la portava spesso a superare i limiti imposti dal suo protocollo di sicurezza.

L'Incidente a Lech, Austria

Nel marzo del 1993, Wharfe accompagnò Diana in una delle sue località sciistiche preferite, Lech, in Austria. In quell'occasione, la principessa diede prova di un comportamento spericolato. Wharfe ricorda: "Era una mattina presto, verso le sei e mezza, quando fui svegliato dal mio addetto alla sicurezza notturna, che mi disse con tono piuttosto imbarazzato che Diana era appena entrata, era tornata in hotel. Gli chiesi: 'Cosa intendi con 'entrare e basta'? Mi stai dicendo che l'hai fatta uscire?'. E lui ha detto: 'No, signore, non l'ho fatto'. Così, sono uscito sul davanti della sua suite e sul balcone. Quella notte c'era stata una forte nevicata e riuscivo a vedere questa impronta nella neve alta e poi quei passi sul balcone. Con mio grande stupore, mi resi conto che doveva essere saltata giù da circa 6 metri dal balcone del primo piano. Avrebbe potuto morire. Voglio dire, non sto facendo un'osservazione di poco conto. Ero davvero preoccupato, davvero, per il suo stato d'animo nel tentare o credere di poter fare una cosa del genere".

Wharfe si accertò che Diana fosse al sicuro: "Sono andato a bussare alla sua porta. E lei era molto, molto felice, molto allegra. 'Oh, ciao Ken, entra'. Le ho chiesto: 'Sta bene?' E lei ha risposto: 'Sì. Avevo solo bisogno di un po' d'aria, Ken'. Allora ho detto: 'È una cosa piuttosto stupida buttarsi da quel balcone'. Ha detto: 'Ho semplicemente deciso che volevo andarmene. Non volevo disturbare i tuoi colleghi. Non volevo creare problemi'. Le ho detto: 'Sarebbe potuto essere un vero problema se si fosse suicidata'".

La "Fuga" a Kensington High Street

Nello stesso anno, Wharfe cita un altro episodio riguardo il comportamento spericolato della principessa. Diana stava tornando a Kensington Palace in auto, con Wharfe sul sedile del passeggero anteriore. "Mi ha detto: 'Oh, devo fare un po' di shopping a Kensington High Street. Puoi parcheggiare la macchina'. E io ho risposto: 'Non parcheggio qui, ci sono le linee gialle. Non possiamo'. 'Beh, puoi farcela, sei un agente di polizia'. Dissi: 'Signora, cosa le succede? Sa che non posso farlo'. 'No, voglio fare un po' di shopping'. 'Va bene. Parcheggiamo la macchina in modo sensato e poi lo facciamo insieme'. E lei si agitò parecchio. Ci fu un leggero urlo, come per dire: 'Oh, okay. Va bene allora'. A quel punto la portiera di Diana si aprì e lei corse verso Kensington High Street".

"Per fortuna sapevo dove stava andando, così sono andato a piedi fino alla Tower Records. Ho aspettato lì per dieci o quindici minuti, e finalmente Diana è uscita. Dopodiché, siamo andati a Kensington Palace, siamo arrivati all'ingresso principale e lei è entrata. Ho pensato che non fosse questo il modo in cui la sicurezza doveva essere gestita, visto che la persona protetta stava di fatto scappando da chi la doveva proteggere."

Foto di Lady Diana a Kensington High Street

Le Dimissioni di Ken Wharfe: Un Errore Fatale?

La sera dell'episodio a Kensington High Street, Wharfe rifletté: "forse sono arrivato al punto in cui non posso più garantire onestamente la sua sicurezza e protezione". Il giorno seguente, continuò il servizio quotidiano, ma nel tardo pomeriggio a Kensington Palace, prese una decisione. Ricorda di averle detto: "'Prima che vada, signora, posso scambiare due parole con lei?' E lei rispose: 'Sì, certo'. Ho detto: 'Guardi, dopo quello che è successo ieri, temo che non sia qualcosa che sono disposto ad accettare. Perché questo, per me, mette davvero a repentaglio la sua sicurezza e per questo motivo lascerò il servizio'. Penso che fosse un po' scioccata, a dire il vero. Onestamente non credo che si aspettasse che dicessi una cosa del genere. Credo che abbia pensato, beh, andiamo avanti come abbiamo fatto finora, ma vedevo che le cose stavano peggiorando. E non ero pronta ad accettare una cosa del genere. È stata una decisione difficile. Mi dispiaceva perché mi piaceva il lavoro che facevo con lei, ma sentivo che era la decisione giusta, anche solo per garantire la sua sicurezza. E non volevo far parte di un team di sicurezza che l'avrebbe delusa".

Poche settimane dopo le dimissioni di Wharfe, quando il 3 dicembre 1993 la principessa Diana annunciò che si sarebbe ritirata dalla vita pubblica, lei abbandonò la sua squadra di sicurezza. "Pensavo fosse stato un errore fatale", ha detto l'ex guardia del corpo. "Quasi da un giorno all'altro Diana si è ritrovata senza un addetto alla protezione. Fu un errore fatale", afferma Wharfe oggi senza esitazioni. "Ho ripensato a quel momento in cui Diana ha abbandonato la sua sicurezza perché sapevo nel profondo del mio cuore che senza di essa, alla fine sarebbe morta".

Le Confessioni di Lady Diana: Una Vita di Contrasti

A vent'anni dalla morte, la memoria della principessa Diana non trova pace. Nuove rivelazioni sono emerse dalle sue stesse parole, registrate durante conversazioni con Peter Settelen, un professore americano che tra il 1992 e il 1993 le insegnò a parlare in pubblico. I "filmati segreti", registrati a Kensington Palace quattro anni prima della sua scomparsa, sono stati raccolti nel documentario 'Diana: in her own words' di Channel 4 e mostrano una Lady D che si lascia andare a ruota libera, raccontando la freddezza e i complotti di corte.

Il Matrimonio con Carlo e la Relazione con Camilla

Nelle registrazioni, Diana parla apertamente della sua relazione con Carlo. Ammette che all’inizio non era per nulla attratta da lui, molto più grande di lei, e racconta del primo bacio, a diciannove anni, durante una festa: "Eravamo seduti su una balla di paglia ad un barbecue… all’improvviso è saltato su di me e ha cominciato a baciarmi" e per il resto della serata "mi ha seguito come un cagnolino". Prima di sposarsi, si incontrarono solo 13 volte. Il principe Carlo, da tempo, non nascondeva più la relazione con Camilla Parker-Bowles, e rispondeva a Diana in modo arrogante: "'Mi rifiuto di essere il primo principe di Galles senza un’amante'". Diana stessa affrontò direttamente il marito sulla sua relazione con Camilla: "'Perché? Perché ti tieni questa donna intorno?'". Diana parla anche della sua non proprio brillante relazione sessuale con Carlo: "Circa una volta ogni tre settimane. Cominciai a pensare che seguisse uno schema preciso. Prima che ci sposassimo, vedeva la sua amante una volta ogni tre settimane".

L'Amore Proibito per Barry Mannakee

In uno dei passaggi più forti del documentario, Diana confessa l’infatuazione per una delle sue guardie del corpo: "A 24-25 anni, mi innamorai perdutamente di qualcuno che lavorava nell’ambiente. Ero piuttosto felice all’idea di mollare tutto e andare a vivere con lui. Potete immaginarlo?". Il riferimento è a Barry Mannakee, un agente della squadra a protezione della Famiglia Reale. Appena si sparsero le voci sulla relazione (che, a detta della principessa, non fu "consumata") la guardia del corpo venne trasferita e qualche settimana dopo morì in un incidente di moto. "Lui fu tagliato fuori e poi venne ucciso. Non avrei dovuto giocare con il fuoco. È stato il colpo più duro della mia vita", dice Lady Diana.

La Battaglia Contro la Bulimia e il Dialogo con la Regina

La principessa conferma gli attacchi di panico durante il periodo di fidanzamento, la bulimia e la solitudine. Ha fatto pubblica ammissione della bulimia di cui aveva sofferto per qualche anno dopo il matrimonio per incoraggiare a non disperare chi come lei è afflitto da questo disturbo. Tra gli episodi raccontati nelle registrazioni, anche l'incontro con la regina alla quale confessò in lacrime il disagio per quel suo matrimonio senza amore. "Andai dalla 'Grande Signora' piangendo e le dissi: 'Cosa devo fare?' E lei mi rispose: 'Non so cosa devi. Carlo è senza speranza'".

Schema cronologico della vita di Lady Diana e degli eventi chiave

La Notte Tragica di Parigi: Un'Analisi delle Carenze

Wharfe scoprì che Diana era morta nelle prime ore del 31 agosto 1997. "Quando l'ho saputo, sono rimasto completamente sbalordito. Dopo l'incidente di Parigi, ho analizzato moltissime volte le carenze di sicurezza verificatesi quella notte, che sono state numerose. Per me è stato molto difficile accettare il fallimento del team di protezione. Morì tragicamente quando in realtà non avrebbe dovuto".

Le Circostanze dell'Incidente di Parigi

La principessa del Galles, lady Diana, è morta verso le quattro del mattino a Parigi, per le conseguenze di un incidente stradale avvenuto tre ore prima nella capitale francese e nel quale è morto sul colpo il miliardario egiziano Dodi al Fayed. I due erano inseguiti da un gruppo di fotografi su motociclette e motorini. L'autista della coppia, Henri Paul, ha cercato di sfuggire all'inseguimento imboccando, con la potente Mercedes 600, una strada centrale di Parigi a 180 chilometri all'ora, perdendo poi il controllo del veicolo all'imboccatura del tunnel del ponte dell'Alma. Anche il conducente è morto nell'incidente, mentre è rimasta gravemente ferita una guardia del corpo che era nell'auto.

Diana è stata curata immediatamente sul posto dai medici. Era gravissima, la violenza dello scontro dell'auto contro uno dei piloni che separano la carreggiata sotto il tunnel aveva reso inutile anche la protezione degli ''airbag''. Trauma cranico, ferite ovunque, ma soprattutto una ''gravissima emorragia toracica'', che i medici dell'ospedale 'La Pitié-Salpêtrière' hanno cercato di bloccare operando, suturando e infine tentando per due ore un inutile massaggio cardiaco. La Mercedes è rimasta totalmente distrutta nella parte anteriore, il radiatore è rientrato fino a metà dell'abitacolo.

La coppia, che aveva trascorso gli ultimi giorni di vacanza in Sardegna, era giunta a Parigi cercando di rimanere nascosta. Dopo una cena al Ritz, i due hanno cercato di uscire alla chetichella con l'auto più potente del parco vetture a disposizione. Una schiera di limousine è uscita per ingannare i fotografi, poi è scattata la Mercedes con Diana e Dodi, Henri Paul e la guardia del corpo della principessa. L'auto è partita in direzione della Concorde, con il nugolo di paparazzi su due ruote alle calcagna.

Pont de l'Alma tunnel drive through - where Princess Diana was killed

Le Testimonianze e i Dubbi sull'Inseguimento

L'unico sopravvissuto in quell'incidente è la guardia del corpo, Trevor Rees-Jones. Wharfe sottolinea: "Se Philip Dorneau, l'autista, fosse partito dall'hotel scortato dalla polizia e i paparazzi fossero stati identificati prima della partenza, quella notte Diana non sarebbe morta". La sicurezza avrebbe dovuto impedire alla principessa Diana di salire sulla Mercedes, ma Wharfe non era più al servizio della principessa ormai già da 4 anni. "Ho analizzato molte volte le carenze di sicurezza di quella notte, che sono state numerose. Per me è stato molto difficile accettare il fallimento del team di protezione".

Secondo la stampa britannica, potrebbe esserci un nuovo testimone oculare dello schianto, Le Van Thanh, che sarebbe stato a bordo della Uno, l'auto che inseguiva la Mercedes su cui si trovava la Principessa. La confessione di Le Van Thanh è contenuta nel libro “Diana: Case Solved” e in cui racconta: «Stavo guidando la Uno e all’improvviso l’auto di Lady Diana mi è piombata addosso. La polizia ha ricostruito la dinamica dello schianto ma non ha fatto trapelare nulla per proteggere il loro connazionale francese che avrebbe in realtà provocato la morte di Diana».

Il Ruolo dei Paparazzi

Sette fotografi che davano la caccia a Lady Di e Dodi sono stati fermati e interrogati. Nessuno dei paparazzi è rimasto ferito. Alcuni hanno scattato foto dopo l'incidente, e la gente accorsa si è scagliata contro uno di loro, malmenandolo. Voci insistenti parlano di uno o più fotografi appostati all'altezza del tunnel, che con un flash potrebbero aver abbagliato l'esperto autista. La rabbia si è riversata sui paparazzi, per i quali sono stati chiesti limiti e punizioni esemplari. La "stampa inglese è feroce. Non ti perdona niente, ti perseguita per i tuoi sbagli. Stravolge qualsiasi intenzione, critica ogni gesto", uno sfogo di Diana raccolto in una lunga intervista da Annick Cojean di 'Le Monde'.

Il Ricordo Indelebile di William e Harry

Poco più di un mese prima dell'anniversario ufficiale della scomparsa di Lady Diana, Kensington Palace ha pubblicato sei foto inedite di vita regale, e cresce l'attesa per il loro documentario-confessione, 'Diana, our mother: her life and legacy'. I tabloid britannici hanno rilasciato anticipazioni, raccontando l'ultima telefonata tra Diana e i suoi figli. Una chiamata "frettolosa" poche ore prima dell'incidente d'auto a Parigi, in cui perse la vita insieme al suo compagno Dodi al-Fayed. I due principini avevano allora 15 e 12 anni e si trovavano a Balmoral, la residenza della regina Elisabetta II, in Scozia. "Era lei che parlava da Parigi, non posso ricordarmi esattamente cosa dicesse (...). Ma rimpiangerò probabilmente per tutto il resto della vita quella telefonata che è stata così breve", spiega Harry nel film realizzato dalla rete Itv. William invece ricorda il contenuto della conversazione ma dice di non volerlo rivelare: "Mio fratello ed io avevamo una fretta terribile di salutarla... Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto, ovviamente, non sarei stato così indifferente".

I due principi ricordano la grande gioia di vivere della madre, una donna che capiva "la vita reale fuori dal palazzo", e i suoi incoraggiamenti ad essere "disobbedienti". Diana, la principessa con lo sguardo malinconico ma felice quando era con i suoi due figli, che metteva caramelle nei loro calzini, che li faceva sempre ridere, che era irriverente.

L'Eredità di una "Regina di Cuori"

La "regina di cuori", come Diana si era autodefinita, aveva un "tocco magico", riuscendo a suscitare immediata simpatia nei bambini e nei malati incontrati durante le visite fatte a nome degli enti benefici per i quali lavorava. Vestiva abiti firmati che non nascondeva di amare, ma la gente la ricorderà vicina ai lebbrosi di Madre Teresa o ai malati di Aids cui stringeva le mani. "Diana ha mostrato che l'Aids non è una maledizione e che la compassione è la medicina migliore per chi ne soffre", ha commentato Nick Partridge, direttore dell'ente Terrence Higgins Trust. La principessa aveva prestato la sua opera non solo per i bambini negletti, i malati di cancro, di Aids o di lebbra, ma era uscita anche allo scoperto facendo pubblica ammissione della bulimia di cui aveva sofferto per incoraggiare a non disperare chi come lei è afflitto da questo disturbo.

Diana aveva espresso soddisfazione per la decisione del governo laburista di Tony Blair di battersi per l'interdizione totale delle mine anti-uomo, dicendo che Blair "farà un lavoro formidabile mentre il governo conservatore era disperante". L'aggettivo 'disperante' riferito all'ex governo conservatore ha suscitato vivacissime reazioni in Gran Bretagna poiché è consuetudine che i componenti della famiglia reale non esprimano alcuna opinione politica.

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