L'indulgenza plenaria è un concetto centrale nella dottrina cattolica, rappresentando un dono straordinario della Chiesa che consente la remissione completa della pena temporale dovuta per i peccati. Questa remissione si aggiunge al perdono dei peccati stessi, già avvenuto nel sacramento della Confessione.
L'indulgenza plenaria può essere paragonata a una cura completa che un medico offre a un paziente. Quando pecchiamo, nella nostra anima rimangono come delle cicatrici del peccato, anche dopo il perdono. Sebbene siamo in grazia di Dio, può permanere l'abitudine al peccato o le conseguenze del disordine provocato. L'indulgenza plenaria rimuove completamente queste cicatrici, guarendo l'anima e preparandola a una vita nuova, libera dai segni del peccato. Come un medico che non solo cura la malattia ma anche le sue conseguenze, l'indulgenza offre una guarigione totale.
Che cos'è l'Indulgenza?
Secondo le "Norme sulle indulgenze" e in accordo con il Codice di Diritto Canonico (can. 992) e il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1471), l'indulgenza è definita come:
«La remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi».
Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che «le indulgenze sono la remissione davanti a Dio della pena temporale meritata per i peccati, già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, a determinate condizioni, acquista, per se stesso o per i defunti mediante il ministero della Chiesa, la quale, come dispensatrice della redenzione, distribuisce il tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi».

La "Pena Temporale": Oltre il Perdono
Spesso, sentendo l’espressione «pena temporale», si può pensare a un castigo inflitto da Dio per punire il male commesso. In realtà, come spiegato da Papa Francesco nella Misericordiae vultus (n. 22), la pena temporale è «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri».
Questa «impronta negativa» si manifesta come disordine, contraddizioni e un dissesto interiore causato dai comportamenti peccaminosi, quali abitudini cattive, disordine degli affetti, debolezza della volontà e l'inclinazione a ricadere nel peccato. Ogni peccato ha una duplice conseguenza: da una parte causa una “ferita” nella buona relazione con Dio, quella relazione da figli che già ora chiamiamo “vita eterna”; dall'altra, i peccati compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature, potendo causare disastri anche attorno a noi (prepotenza, violenza, chiusure egoistiche, dipendenze).
Anche dopo che il peccatore pentito ha ricevuto il perdono di Dio, l'«impronta negativa» rimane e necessita di essere «riparata» attraverso un cammino di conversione. Questo percorso penitenziale non implica la svalutazione del perdono di Dio, che è gratuito, totale e senza riserve, ma è un processo di guarigione profonda dagli effetti del peccato. Esso può esprimersi in gesti di preghiera, elemosina, digiuno o nella paziente sopportazione delle prove della vita.
Quando ci si confessa, l’assoluzione cancella i peccati (la colpa) e la «pena eterna» causata dai peccati gravi. La “pena temporale” è così chiamata perché ha una durata limitata nel tempo, temporanea e non eterna, e indica la necessità di un risanamento totale che va oltre la remissione delle colpe e include la riparazione del disordine provocato.

Indulgenza Plenaria vs. Indulgenza Parziale
L'indulgenza può essere parziale o plenaria, a seconda che liberi in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.
- L'indulgenza plenaria è un dono straordinario che elimina completamente la pena temporale che rimane dopo la remissione dei peccati nel sacramento della confessione.
- L'indulgenza parziale, d'altra parte, rimette solo una parte di questa pena, ma non è meno significativa.
Papa Benedetto XVI, nel suo Messaggio per la Quaresima 2008, ha affermato che «L'indulgenza non può essere intesa come una sorta di 'sconto' sulla pena dovuta per il peccato, ma come un aiuto per una conversione più radicale». L'indulgenza plenaria e quella parziale sono espressioni dell'infinita misericordia di Dio.
Chi può Ottenere e Lucrare le Indulgenze?
Ogni fedele può lucrare per se stesso le indulgenze, sia parziali che plenarie, o applicarle ai defunti a modo di suffragio. Per essere capace di lucrare indulgenze, è necessario essere battezzato, non scomunicato e in stato di grazia almeno al termine delle opere prescritte.
Condizioni per Ottenere l'Indulgenza Plenaria
Per lucrare le indulgenze è necessario avere l'intenzione almeno generale di acquistarle e adempiere le opere ingiunte nel tempo e nel modo stabilito dalla concessione.
Per ottenere l'indulgenza plenaria, oltre all'esclusione di qualsiasi affetto al peccato (anche veniale), è necessario eseguire l'opera indulgenziata e adempiere tre condizioni:
- Confessione sacramentale: Questo sacramento permette di essere in stato di grazia e di riconciliarsi con Dio. Con una sola confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie.
- Comunione eucaristica: Ricevere l'Eucaristia con devozione. Con una sola comunione eucaristica si può acquistare una sola indulgenza plenaria.
- Preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice: Pregare un Padre Nostro e un'Ave Maria (o altre preghiere adatte) ci unisce alla Chiesa universale. Anche con una sola preghiera per le intenzioni del Pontefice si può acquistare una sola indulgenza plenaria.
Le tre condizioni possono essere adempiute parecchi giorni prima o dopo aver compiuto l'opera prescritta; tuttavia, è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice siano fatte nello stesso giorno in cui si compie l'opera. Se manca la piena disposizione o non viene eseguita totalmente l'opera richiesta e non sono poste le tre condizioni, l'indulgenza sarà solamente parziale.

Opere Indulgenziate e Altre Norme
L'opera prescritta per lucrare l'indulgenza plenaria annessa a una chiesa o a un oratorio consiste nella devota visita di questi luoghi sacri, recitando in essi la preghiera del Signore e il simbolo della fede (cioè il Padre Nostro e il Credo), salvo che nella concessione sia diversamente stabilito.
Alcune norme aggiuntive riguardano le modalità di ottenimento:
- Se si richiede la visita di una chiesa o di un oratorio per acquistare l'indulgenza stabilita per un giorno determinato, detta visita si può fare dal mezzogiorno della vigilia fino alla mezzanotte del giorno stabilito.
- Il fedele può lucrare un'indulgenza se devotamente usa uno dei seguenti oggetti di pietà convenientemente benedetto: crocifisso o croce, corona, scapolare, medaglia.
Frequenza nell'Acquisto delle Indulgenze
L'indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno. L'indulgenza parziale, invece, può essere acquistata più volte al giorno.
Nell'Anno Santo o Giubileo, o in altre occasioni speciali designate dal Papa, si presentano opportunità eccezionali per ricevere abbondanti grazie e indulgenze.
Il "Tesoro della Chiesa" e la Comunione dei Santi
La possibilità per la Chiesa di concedere le indulgenze si fonda sui meriti di Cristo (cf. 1Pt 1,18-19, 1Cor 6,20) e dei santi. Come il peccato di un singolo danneggia anche gli altri a lui collegati, così la santità di uno dei membri del corpo di Cristo è di grande beneficio a tutte le altre membra (cf. CCC 1475).
Questo è il «tesoro della Chiesa»: una comunione d’amore e un meraviglioso scambio di beni spirituali, in forza del quale la santità dell’uno giova agli altri. Giovanni Paolo II in Incarnationis mysterium (n. 10) ha affermato che «Esistono persone che lasciano dietro di sé come un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri».
Nel suo impegno di purificazione, ciascun penitente non è isolato, ma inserito in un mistero di solidarietà. La santità di Cristo e dei santi giova anche a lui, e Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l'immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione (cf. CCC 1476-1477).
Attraverso questo "tesoro", la Chiesa si fa carico di sostenere la nostra debolezza, affinché ci sia dato di realizzare una conversione profonda ed efficace, eliminando anche «l’impronta negativa» che i peccati - nostri o altrui - hanno lasciato nel mondo. In questa comunione, coloro che soffrono e quanti pregano per loro possono attingere la certezza di non essere soli nella lotta contro il male.

Il Perdono di Assisi: Un Esempio Storico
Un esempio significativo nella storia delle indulgenze è il cosiddetto "Perdono di Assisi", legato alla festa di “Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola” il 2 agosto. Nel 1216, San Francesco d’Assisi chiese a Papa Onorio III la possibilità di un'indulgenza plenaria per chi avesse visitato la Porziuncola.
Questa richiesta era innovativa, poiché fino ad allora l'ottenimento dell'Indulgenza era un fatto raro e spesso legato a lunghi pellegrinaggi (Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela), difficilmente accessibili ai poveri. Francesco desiderava rendere possibile anche a loro un "pellegrinaggio" più facile, che ottenesse gli stessi benefici spirituali senza necessità di spese o oboli, dimostrando un lavoro interiore di conversione.
Il Perdono di Assisi, quindi, fu un'opportunità straordinaria per ricevere l'indulgenza plenaria, rendendola accessibile a tutti e sottolineando l'infinita misericordia di Dio.
L'indulgenza concessa questo tempo
Papa Francesco, durante la sua Udienza Generale del 9 marzo 2016, ha spiegato chiaramente che «L'indulgenza plenaria è un dono che ci aiuta ad avvicinarci a Dio e a vivere una vita più santa». Ogni volta che ricorriamo alle indulgenze, rinnoviamo il nostro impegno alla conversione, confermando che l'amore di Dio è sempre pronto ad accoglierci e a darci una nuova possibilità. Lo Spirito Santo, attraverso la sua Chiesa, dà ai cristiani gli strumenti per raggiungere il cielo.