La Comunità Cenacolo, fondata il 16 luglio 1983, in occasione della festa della Madonna del Carmine, rappresenta un faro di speranza per giovani e persone smarrite. L'iniziativa nacque dalla fervente volontà di Rita Petrozzi, nota come Madre Elvira, che, spinta da una profonda vocazione, dedicò la sua vita ad aiutare i giovani intrappolati nelle illusioni del mondo. Ricevendo in dono una casa abbandonata sulle colline di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Madre Elvira iniziò ad accogliere anime tormentate, alla ricerca di salvezza e di un significato più profondo per la loro esistenza.
Questa avventura, pur priva di sicurezze materiali, fu radicata nella ferma convinzione della fedeltà divina e nella profonda intuizione che il desiderio più autentico di quei giovani fosse l'incontro con il Padre celeste. Con il passare degli anni, il numero di persone bisognose di aiuto crebbe esponenzialmente, rendendo necessaria l'apertura di nuove strutture, prima in Italia e poi a livello internazionale, dando vita a un inatteso e non pianificato orizzonte missionario.
La prima approvazione canonica diocesana risale alla Pentecoste del 1998. La Comunità Cenacolo si propone come un vivido segno dell'amore misericordioso di Dio per i giovani, le famiglie e le persone ferite dalla vita, spesso distanti dalla fede. L'obiettivo è offrire la vita cristiana come risposta autentica alle inquietudini dell'animo umano. I membri della Comunità si dedicano alla propria santificazione attraverso una spiritualità profondamente eucaristica e mariana, confidando totalmente nella Divina Provvidenza.
Si impegnano nell'accoglienza gratuita e nel servizio verso coloro che, specialmente a causa della droga e di altre dipendenze, vivono uno smarrimento esistenziale. Condividono con loro il percorso denominato "Scuola di Vita", caratterizzato da vita fraterna, amicizia, preghiera e lavoro.
Struttura e Organizzazione della Comunità Cenacolo
La Comunità Cenacolo si articola attraverso diverse figure e associazioni:
- Membri dedicati: Praticano la vita comune, dedicandosi a tempo pieno alle attività della Comunità e costituendone il nucleo portante.
- Membri ordinari: Partecipano alla vita dell'associazione, traendone nutrimento e sostegno per vivere la testimonianza cristiana nelle proprie condizioni di vita.
- Associazione pubblica di fedeli "Suore Missionarie della Risurrezione": A questa associazione spettano i diritti propri dei membri dedicati.
Gli organi di governo dell'Associazione sono l'Assemblea Generale e il Consiglio Direttivo, composto dal Presidente, dal Vicepresidente e dai consiglieri eletti.
Opere e Attività della Comunità
La Comunità Cenacolo opera nel mondo attraverso numerose "Fraternità", che includono:
- Case per il recupero di persone con disagio e dipendenze.
- Case di accoglienza per bambini di strada.
- Case di preghiera e spiritualità.
- Cooperative sociali.
A queste si aggiungono centri di ascolto per persone disagiate, gruppi famiglia per sostenere genitori in difficoltà, e gruppi di preghiera. La Comunità annuncia il Vangelo attraverso opere di carità che sono segno di risurrezione, fede e speranza. I giovani accolti spesso testimoniano il loro incontro con Cristo Risorto in scuole, parrocchie e altri contesti, attraverso musical e recital. La Comunità organizza inoltre incontri periodici e ritiri spirituali.

La "Casa della Risurrezione" a Montefiolo
Un luogo significativo legato al concetto di risurrezione e preghiera è la "Casa della Risurrezione" a Montefiolo, frazione di Casperia (Rieti). Questo convento, originariamente costruito dai frati cappuccini nel 1558, è ora gestito dalla diocesi di Roma da circa un anno. Immersa nel verde e nel silenzio, a circa 400 metri di altitudine, la struttura è ideale per esercizi spirituali e preghiera.
Precedentemente amministrato dalle suore benedettine di Priscilla fino al 2019, il convento ha visto un avvicendamento di gestione religiosa e istituzionale, passando sotto la guida della diocesi di Roma. Questa sinergia tra sacerdote diocesano e congregazione religiosa rappresenta un esperimento volto a rafforzare la collaborazione non solo nella gestione della struttura, ma anche nella sfera spirituale.
La Casa della Risurrezione dispone di 20 stanze singole e una dozzina di doppie e triple, ed è dedicata a ritiri spirituali per individui, piccoli gruppi, sacerdoti, consacrati, laici e famiglie. Il direttore, don Alessandro Palla, descrive il luogo come immerso nel Creato, favorevole alla contemplazione, con l'intento di offrire agli ospiti un tempo di preghiera e meditazione accompagnati dalla comunità.

Le Case Famiglia: Un Modello di Accoglienza e Solidarietà
Il tema dell'accoglienza concreta come fondamento per l'apertura verso gli altri è centrale nel concetto di Casa Famiglia. Queste comunità rappresentano un nucleo fondamentale che nasce come rifugio e cura dell'altro, ampliandosi verso la comunità.
Il film "Solo cose belle" del regista Kristian Gianfreda prende ispirazione dalla vita vera e dall'esperienza dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi nel 1968. Il film racconta l'arrivo in un piccolo paese di una Casa Famiglia composta da diverse figure, tra cui un immigrato, un'ex-prostituta, ragazzi in pena alternativa e persone con disabilità, mostrando come la loro presenza possa trasformare la vita della comunità.
Antonio Chiarenza, padre della comunità "Maria madre della Resurrezione" di Catania, sottolinea come lui e sua moglie, fin da fidanzati, abbiano sempre avuto il desiderio di realizzare una famiglia aperta e solidale. L'esperienza con la Comunità Papa Giovanni XXIII, iniziata con il programma di affidamento familiare, ha rafforzato questa vocazione.
La vita quotidiana in una Casa Famiglia, pur presentando sfide, è paragonabile a quella di qualsiasi altra famiglia, con attività scolastiche, sportive, ludiche e terapeutiche. La forza di queste comunità risiede nel sostegno reciproco e nell'aiuto delle realtà territoriali e dei volontari.

La scelta di dedicare la propria vita all'accoglienza è una risposta in controtendenza rispetto a un'epoca caratterizzata dalla chiusura e dalla paura. Le famiglie che intraprendono questo percorso accolgono bambini, sia per periodi di passaggio in attesa di adozione, sia per periodi più lunghi, dimostrando come i limiti apparenti possano essere superati cambiando prospettive e priorità.
Il ricavato della visione del film "Solo cose belle" è destinato a sostenere le attività delle Comunità. Accogliere significa riconoscere le fragilità e le risorse dell'altro, condividere una casa, offrire sostegno e accompagnare nel cammino di ritrovamento personale.
Progetti e Strutture di Accoglienza
Diverse realtà offrono percorsi di accoglienza e sostegno:
- Casa Nuova Primavera: Promuove la condivisione della quotidianità, dei tempi, degli spazi e delle decisioni, favorendo il contatto con sé stessi e con l'altro.
- Casa Bakhita: Accoglie fino a 8 donne neomaggiorenni inviate dai Servizi Sociali, con l'obiettivo di aiutarle a dare una nuova forma e significato alle proprie difficoltà. L'equipe educativa comprende responsabili, educatrici e una psicologa. Vengono predisposti progetti educativi individualizzati per il raggiungimento dell'autonomia.
- Centro Diurno Bakhita: Offre uno spazio di scambio e interazione dove apprendere il valore delle esperienze e della crescita individuale e di gruppo.
- Progetto Abitare: Ispirato al modello Housing First, mira a potenziare l'autonomia e consolidare le competenze necessarie per il reinserimento sociale. Ospita nuclei mamma-bambino e donne in convivenza, con un'equipe educativa che supporta il percorso di autonomia.
- Accoglienza Tempio Votivo: Offre risposte concrete a chi vive fragilità economiche, sociali e abitative, accogliendo nuclei mamma-bambino e donne sole per periodi temporanei. L'equipe educativa supporta il percorso verso l'autonomia.
- Centro Antiviolenza Legnago Donna: Servizio gratuito per donne vittime di violenza domestica, offrendo ascolto, accoglienza, consulenza psicologica e legale, e accompagnamento verso l'autonomia. L'equipe è composta da operatrici specializzate, una coordinatrice, una psicologa, un'assistente sociale e un avvocato.

La nuova Casa Famiglia "Maria, Madre di misericordia" della Comunità Papa Giovanni XXIII, inaugurata a Pompei, rappresenta un nuovo "Seme d'amore", in continuità con la missione di Don Oreste Benzi di "dare una famiglia a chi non ce l'ha". La cerimonia ha visto la partecipazione di Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità, e del Mons. Tommaso Caputo, che ha sottolineato come la presenza della Casa Famiglia arricchisca la Chiesa di Pompei e quella universale.
Don Benzi, devoto alla Madonna del Santo Rosario di Pompei, poneva l'Eucarestia al centro della vita, delle Case Famiglia e di ogni attività sociale ed educativa, un principio ripreso anche da Papa Francesco.
Suor Elvira e la Comunità Cenacolo come tutto è iniziato...
La Chiesa, Madre e guida, accompagna queste iniziative, come evidenziato dalla gratitudine espressa verso il Vescovo e il parroco per il loro sostegno.