La Parrocchia di Orsenigo e la Chiesa di San Martino: Storia, Arte e Contesto Pastorale

A Orsenigo, la Chiesa di San Martino rappresenta un importante punto di riferimento per chiunque abbia intenzione di visitare il paese. Situata in una posizione rialzata che le permette di dominare il panorama del centro abitato, ospita al proprio interno meravigliose opere d’arte che meritano di essere osservate da vicino.

Veduta esterna della Chiesa di San Martino a Orsenigo, in posizione rialzata

La Chiesa di San Martino a Orsenigo: Un Punto di Riferimento Storico e Artistico

Origini e Prime Menzioni

La venerazione per San Martino traeva origine dal periodo longobardo, e San Martino rimase l’unico dedicatario della canonica dopo che il culto di Agnese andò a sparire. Un documento del 1574 descrive la chiesa con "una sola navata, lunga e larga, decorosamente ornata", con pavimento lastricato e senza sacrestia; davanti all’edificio era presente il cimitero. Sappiamo che la chiesa era stata consacrata pochi anni prima, forse nel 1562, per opera di monsignor Gerolamo Ferragatta, che per alcuni anni aveva amministrato come vescovo ausiliare l’arcidiocesi di Milano.

Nel dettaglio, il cimitero si trovava davanti alla chiesa ed era circondato da muri. La chiesa presentava una sola navata, lunga e larga, decorosamente ornata. Il portale maggiore era situato nel mezzo della facciata, con una porta sul lato settentrionale e una finestra nella parete meridionale. Sulla facciata vi erano due oculi. La torre del campanile era collocata sul lato settentrionale della cappella maggiore, dotata di una sola campana e con la porta di accesso al campanile situata nella stessa cappella.

Trasformazioni Architettoniche tra Settecento e Ottocento

La struttura seicentesca della chiesa rimase inalterata fino alla seconda metà del Settecento, quando si decise di ricostruire l’edificio religioso. Il progetto prevedeva l’aggiunta di un’abside semicircolare, trasformando così l'edificio da una pianta rettangolare a una forma ottagonale.

Nell’Ottocento, la chiesa venne ulteriormente allargata in virtù di un lascito del nobile Giuseppe Castelli. Egli fornì anche il denaro necessario per ricostruire la casa del sacrestano. Durante i lavori che interessarono la Chiesa di San Martino nel XIX secolo, venne creato un nuovo spazio architettonico, collegato alla struttura precedente tramite un arco. Questo nuovo ambiente comprendeva un corridoio centrale caratterizzato da una volta a botte e due navate laterali più basse con copertura piana. Nel 1838, a Giuseppe Castelli fu dedicata una lapide realizzata dal celebre epigrafista bresciano Giovanni Labus per commemorare il suo contributo.

Pianta architettonica della Chiesa di San Martino che mostra le trasformazioni nel tempo

Opere d'Arte e Benefattori

Il Legnanino e le tele seicentesche

Proprio nella seconda metà del Seicento furono dipinte le due grandi tele che si possono ammirare ancora oggi alle pareti dell’invaso centrale: "L’adorazione dei Magi" e "La caduta di Cristo sotto la Croce", attribuite al Legnanino. Il Legnanino, il cui vero nome era Stefano Maria Legnani, nacque a Milano nel 1660 o 1661 e ha lasciato in Brianza altre preziose testimonianze del suo estro creativo, come la pala d’altare "Gesù bambino e San Giuseppe circondati dagli angeli" nella Chiesa di San Giorgio e Maria Immacolata di Carimate. Non si sa quando e in che circostanze le due tele siano giunte ad Orsenigo, anche se la loro grandezza fa supporre che in origine fossero collocate in un contesto più ampio, forse una chiesa di Milano.

Dipinto

Gli affreschi di Mario Cornali nel Novecento

Nel 1950, l’artista bergamasco Mario Cornali dipinse il ciclo di sei affreschi che decorano il presbiterio. A destra sono raffigurati "Il sacrificio di Melchisedech" e "La moltiplicazione dei pani e dei pesci"; a sinistra si trovano la "Crocifissione" e "L’ultima cena". Sul muro absidale, Cornali realizzò "Il dono del mantello al povero" a destra e "La rinuncia di Martino alla vita militare" a sinistra.

GLI AFFRESCHI DELLA BASILICA DI LARINO (CB)

La Cappella di San Martino

Nel 1997, a 1600 anni di distanza dalla morte di San Martino, la cappella che fino a quel momento era stata dedicata a San Giuseppe, a destra dell’altare, fu intitolata al vescovo di Tours, con l’aggiunta di una statua in legno del santo realizzata da Ezio Morini.

Il Marchese Giuseppe Castelli: Un Legame Indissolubile

Il marchese Giuseppe Castelli, il cui nome completo era Giuseppe Maria Cipriano Reina Castelli, nacque forse a Milano il 16 agosto del 1755. Figlio di Lucia Moja e di Francesco Castelli, apparteneva a una famiglia benestante della nobiltà milanese. Suo padre aveva ereditato dal nonno Paolo Gerolamo Castelli il feudo di Seregno, acquistato dalla famiglia dai Manriquez de Mendocia nel 1713. Consigliere comunale di Milano tra il 1802 e il 1812, in età napoleonica fu anche membro della Congregazione di Carità.

Giuseppe Castelli ebbe un forte legame con la parrocchia di San Martino. Nel 1809, anche grazie alla partecipazione finanziaria di don Michele D’Adda, in veste di fabbriciere della chiesa garantì l’ampliamento e la ricostruzione della casa colonica di fianco alla chiesa. Nel 1823, invece, finanziò l’allargamento della parrocchiale. Egli, però, non fece in tempo ad assistere alla conclusione dei lavori: morì il 7 giugno del 1824 nella sua casa di Milano in contrada Borgo Nuovo, mentre la chiesa sarebbe stata pronta solo all’inizio degli anni Trenta, grazie all’impegno dell’avvocato Giambattista Orleri, l’esecutore testamentario del marchese.

La Comunità Pastorale e l'Organizzazione Diocesana Ambrosiana

La Struttura delle Zone Pastorali e dei Decanati

L'Arcidiocesi di Milano è ripartita in zone pastorali, che a loro volta si suddividono in decanati. In ogni decanato, uno dei parroci delle parrocchie che lo compongono è eletto dallo stesso clero del decanato e poi confermato dall'arcivescovo nella funzione di decano. Questa suddivisione delle parrocchie in decanati e zone pastorali risale all'episcopato di Giovanni Colombo con il Sinodo diocesano del 1972. Precedentemente, la suddivisione era in porte cittadine per il territorio urbano di Milano e in vicariati foranei o pievi per il territorio foraneo, cioè al di fuori della città di Milano. Con un provvedimento dell'arcivescovo Dionigi Tettamanzi del 2006, è stato istituito anche il raggruppamento di più parrocchie sotto un unico parroco, senza perdere l'identità di ogni singola parrocchia.

Un esempio è la Zona Pastorale I di Milano, una delle sette zone pastorali dell'Arcidiocesi, guidata da un vicario episcopale (attualmente don Carlo Azzimonti). Si ripartisce in 21 decanati, conta 172 parrocchie, una popolazione di 1.314.675 abitanti e un'estensione di circa 183,77 km², operando secondo il rito ambrosiano.

Mappa schematica dell'Arcidiocesi di Milano con le sue zone pastorali e decanati

Il Decanato di Cantù - Mariano: Un Contesto Storico Rilevante

Il Decanato di Cantù - Mariano è frutto della fusione avvenuta nel 1972, secondo il decreto del cardinale Colombo, di due importanti e storiche pievi della diocesi ambrosiana: quella di Cantù (già pieve di Galliano) e quella di Mariano Comense. La storia di queste pievi è ricca di eventi e trasformazioni. Nel X secolo si iniziò a ricostruire la basilica di Galliano; a questo periodo risalgono le navate su cui Ariberto da Intimiano, intorno al 1000, fece innestare l'abside e la cripta. La Basilica fu riconsacrata da Ariberto, allora suddiacono e custode del sacro edificio, probabilmente ne era il proprietario per tradizione familiare, come testimoniano le epigrafi graffite sotto gli affreschi dell'abside che ricordano la morte del padre, del fratello e del nipote.

Divenuta chiesa pievana e sede del Capitolo dei Canonici, per alcuni secoli la basilica di San Vincenzo godette di particolare affetto tra i Canturini, che donarono terreni e altre proprietà, con il lascito più antico risalente al 1284. Col Rinascimento, la pieve assunse anche una funzione amministrativa civile come ripartizione locale della Provincia del Ducato di Milano, al fine di ripartire i carichi fiscali e provvedere all'amministrazione della giustizia.

Nel frattempo, la pieve religiosa non fu esente da stravolgimenti: nel 1584, il capitolo e il prevosto si trasferirono presso la basilica di San Paolo di Cantù, dopo che san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1560 al 1584, trovò la basilica e le case canonicali in condizioni di semiabbandono. Le prime notizie documentate circa l'esistenza della pieve, è un atto del 1068 ove già viene citata la chiesa di Santo Stefano come capopieve plebana. Nel 1398 apprendiamo che il numero dei canonici era di undici oltre al prevosto, numero che rimase invariato sino al XV secolo dove vengono citati anche due canonici col titolo di "cappellani". Dal Cinquecento, inoltre, era andata affiancandosi alla struttura plebana il vicariato, il quale coincideva per ambiti e interessi con la pieve stessa, il che segnò inesorabilmente l'inizio della decadenza della pieve stessa. Dal punto di vista civile, la pieve amministrativa fu soppressa nel 1797 in seguito all'invasione di Napoleone e alla conseguente introduzione di nuovi e più moderni distretti. Per ciò che concerne la pieve religiosa, alle originarie parrocchie si aggiunse nel 1926 anche quella di Perticato.

Come Raggiungere Orsenigo e la Chiesa di San Martino

In Autobus

Per arrivare a Orsenigo in autobus, è consigliabile utilizzare la linea C145 o la linea C192 e scendere alla fermata "Orsenigo Paese Bivio per Erba". Da qui, percorrere la strada in direzione Cantù lasciandosi la rotonda alle spalle e poi prendere lo svincolo verso destra. Superato il campo sportivo, al bivio tenere la sinistra e poi girare nella prima strada a sinistra, via Montenero. Giunti in fondo a questa strada, la chiesa si troverà sulla sinistra.

In Treno

Nel caso si scelga di arrivare a Orsenigo in treno, si può fare riferimento alla stazione di Anzano del Parco. Usciti dalla stazione, percorrere tutta via Stazione, poi girare a sinistra in via Cimitero e subito a destra. Dopo la rotonda imboccare via Diaz e andare dritto fino a quando non si incrocia sulla sinistra via Manzoni. Prendere questa strada e andare dritto fino alla rotonda, dove si girerà a sinistra. Prendere lo svincolo verso destra e, oltrepassato il campo sportivo, al bivio seguire la strada sulla sinistra. Svoltare a sinistra in via Montenero e, giunti in fondo a questa strada, si troverà la chiesa sulla sinistra.

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