La storia della Chiesa e della società Sarda si è arricchita recentemente di un autorevole studio con la pubblicazione del titolo Evaristo Madeddu. Una biografia (Carlo Delfino editore), che ha ricostruito, con il massimo rigore scientifico, la biografia di una personalità originale. Tale studio concorre a rimodulare il giudizio storico-critico su Madeddu e sulla sua Compagnia, precedentemente distorto da maldicenze e pregiudizi. L'importante e speciale ruolo nell'educazione svolto sino a oggi dalle comunità evaristiane, inclusa quella di Villasimius, segnala la fecondità delle intuizioni originarie di Madeddu e della Piredda.
La Nascita dell'Opera Evaristiana: Visione e Fondatori
Evaristo Madeddu e Beniamina Piredda: un Patto per la Carità
Evaristo Madeddu nacque a Villaputzu il 25 novembre 1890. Dopo una fanciullezza dedicata al lavoro nell'officina paterna, alle pratiche religiose e all'assistenza della madre paralitica, contribuì al sostentamento della famiglia svolgendo diversi mestieri, tra cui fabbro, contadino e scaricatore di carbone. Spinto dalla vocazione religiosa, lasciò la famiglia e il paese, trasferendosi a Cagliari, dove invano cercò di entrare nel Seminario e in alcuni ordini religiosi.
Nel giugno del 1925, Evaristo Madeddu fondò a Mandas la prima casa Evaristiana, riunendo alcuni giovani già a lui vicini per dare vita ai "Confratelli del Sacro Cuore". Pochi anni dopo, nel 1926, si aggiunse in vita comune anche il ramo femminile. La cofondatrice Beniamina Piredda, con cui Evaristo si sposò con un patto di verginità, assunse la direzione dell’Ordine femminile. Questo patto le consentiva di vivere accanto a Evaristo e di partecipare con i suoi beni e le sue energie a un comune progetto filantropico, pedagogico e associativo. Essi preferirono assumersi il rischio imprenditoriale per garantirsi indipendenza dalle istituzioni civili e religiose, evitando condizionamenti da finanziamenti esterni nella creazione di asili, ripristino di locali o abitazioni e acquisto di terreni.
I Primi Passi e l'Opposizione della Chiesa
Gli esordi dell'Opera, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, furono i momenti più difficili per via delle resistenze manifeste e reiterate provenienti anche dal seno della Chiesa. Già nel 1927, l'arcivescovo di Cagliari, Ernesto Maria Piovella, suggerì loro il nome "Compagnia del Sacro Cuore", che venne poi completato con l'appellativo di "Evaristiana" in onore di sant'Evaristo papa. Tuttavia, con Piovella la coppia visse in alternanza fasi di stima e incoraggiamento ad altre di criticità e inibizioni.
Il parroco di Mandas, Salvatore Dessì, osteggiò la Compagnia del Sacro Cuore e scrisse diverse lettere denigratorie all’arcivescovo. L'avversità che l'Opera affrontava nella gerarchia ecclesiastica cagliaritana portò al decreto del Consiglio dei confratelli di spostare la Casa madre da Mandas alla località di Donigala Fenughedu, sotto gli auspici dell'arcivescovo di Oristano, Giorgio Delrio. Delrio, basandosi su giudizi autorevoli e un'inchiesta diocesana, ritenne Madeddu "uomo di soda virtù e di profonda pietà", vedendo in lui colui che "lavorava assiduamente alla pratica delle virtù cristiane e religiose, specialmente dell’umiltà, della purezza, della carità".
Nonostante ciò, la Congregazione per i Religiosi rifiutò l'approvazione dell'Opera nell'agosto del 1936, a causa dell'impedimento canonico di Evaristo Madeddu, che risultava sposato, seppur con promessa di castità. Nonostante le forti resistenze incontrate nei mondi religioso e laico, Madeddu e la moglie perseverarono coraggiosamente nel loro progetto, forti della propria ferrea volontà e grazie al concorso di alcuni benefattori, tra cui gli illustri Antonio Segni e sua moglie Laura, e i coniugi Manunta-Denti che donarono la loro proprietà di Donigala alla comunità.

L'Espansione e il Riconoscimento Canonico
Dalle Prime Comunità all'Apostolato Sociale
Tra il 1930 e il 1932 nacquero le comunità a Cagliari, Siurgus Donigala e Guamaggiore. Successivamente, seguirono le sedi di Serramanna, Bauladu e Villasimius. L'istituzione di diverse comunità radicò progressivamente la famiglia evaristiana in quattro diocesi dell’Isola: Ales, Cagliari, Oristano e Ozieri. Gli Evaristiani svolsero, tra gli anni Venti e Cinquanta, un'azione di apostolato religioso e sociale tra i più bisognosi. Il "lavoro agricolo, a contatto con la natura", era al centro della filosofia di padre Evaristo Madeddu, che lo considerava "educativo e formativo".
L'Opera Evaristiana si configurò come una comunità religiosa laica con fini di culto e di assistenza ai bisognosi, un modello integrale che si ispirava all'unità tra pensiero e azione negli ambiti della cura, della scuola e dell'impresa. Evaristo riuscì a coinvolgere molti laici nella realizzazione di azioni educative e pastorali, solitamente affidate ai sacerdoti consacrati fino al Concilio Vaticano II. I confratelli inizialmente portavano un abito monacale senza autorizzazione ecclesiastica ed effettuavano prestazioni di lavoro salariato per sostenere economicamente la comunità. Venne anche aperto uno studentato con corsi preparatori all'esame d'ammissione alle scuole secondarie.
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Il Lungo Percorso verso l'Approvazione Ufficiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli eventi bellici interruppero i tentativi di monsignor Giuseppe Cogoni di inquadrare l'Opera secondo la legislazione ecclesiastica, e tutte le attività vennero spostate nella Casa madre di Donigala Fenughedu. Nel giugno del 1944, monsignor Cogoni concesse il riconoscimento diocesano e l’autorizzazione per l’utilizzo dell’abito monastico. Successivamente, il successore di monsignor Cogoni, l’arcivescovo Sebastiano Fraghì, confermò il riconoscimento diocesano.
Nel 1950, il neo arcivescovo di Cagliari, Paolo Botto, intimò la dismissione dell'abito e tolse la concessione del Santissimo Sacramento nelle sedi dell’Opera, decidendo anche la chiusura della comunità di Mandas. Gli immani sacrifici e i lunghi travagli interiori dei fondatori furono finalmente ripagati nel 1958 e nel 1965 con l'agognato riconoscimento canonico di ente morale: dapprima per il ramo femminile, la Compagnia delle Figlie del Sacro Cuore (nel 1958), e poi per quello maschile, la Compagnia Evaristiani del Sacro Cuore (nel 1965). Il riconoscimento in personalità giuridica dello Stato italiano fu sancito nel 1966 da un decreto del Presidente della Repubblica, diciassette giorni dopo la morte del fondatore, Evaristo Madeddu, avvenuta il 6 aprile 1966 a Cagliari. Beniamina Piredda, "madre" della Compagnia, era morta nel 1956 a Donigala Fenughedu all'età di 87 anni.
Villasimius: Un Centro Cruciale per l'Opera Evaristiana
La Tenuta Agricola di Santa Luxeria e la Bonifica del Territorio
A Villasimius, l'Opera Evaristiana stabilì una presenza significativa. La tenuta agricola, in località Santa Luxeria, nacque nel 1938 grazie a Padre Evaristo Madeddu e Beniamina Piredda. Qui iniziò un'opera colossale di prosciugamento e bonifica di una vasta area paludosa di circa 70 ettari, donata dal proprietario terriero Salvatore Marcello. Questa terra fu presto resa coltivabile e di straordinaria fertilità, diventando un esempio pratico della filosofia di Madeddu che univa lavoro e formazione.
L'Orfanotrofio e l'Assistenza ai Bisognosi
Nel 1957 nacque l'orfanotrofio di Villasimius. Questo istituto, insieme alla colonia marina di Putzu Idu a San Vero Milis (successivamente ampliata e utilizzata anche come orfanotrofio con sezione statale della scuola elementare), divenne un punto di riferimento fondamentale per l'assistenza. Furono la Prefettura e, più tardi, l'amministrazione provinciale ad affidare alle cure degli Evaristiani, e quindi delle Suore Evaristiane, un numero considerevole di orfani, figli di famiglie irregolari, e giovani sbandati o abbandonati. Questa attività di accoglienza e formazione rifletteva l'impegno pedagogico di Madeddu, che si occupava di percorsi formativi ed educativi per giovani, estendendo poi le preoccupazioni pedagogiche ai più piccoli e ai meno fortunati, come i bambini illegittimi, affetti da gravi patologie o poveri.
Il Ruolo delle Suore Evaristiane a Villasimius
Nella comunità di Villasimius, le Suore Evaristiane (Compagnia delle Figlie del Sacro Cuore) hanno svolto un ruolo essenziale nell'educazione, nell'assistenza e nella cura dei più deboli. La loro presenza era parte integrante delle attività dell'orfanotrofio e della gestione della tenuta agricola, contribuendo alla crescita e al benessere dei giovani e alla diffusione dei valori cristiani. Ancora oggi, la componente femminile della Compagnia, come rappresentato da Suor Margherita Piludu, continua a incarnare lo spirito di dedizione e fraternità, operando in un contesto di preghiera e lavoro, sull'esempio del motto benedettino: "ora et labora et lege" ("prega, lavora e leggi"). Tra le proprietà degli Evaristiani sono annoverati anche "altri terreni in località Simius, a Villasimius", testimonianza della radicata presenza dell'Opera nel territorio.
L'Eredità e le Sfide Attuali
Continuità dell'Impegno Sociale ed Educativo
Attualmente, gli Evaristiani contano circa 35 confratelli religiosi e altrettante suore che proseguono gli ideali dei loro fondatori. Questi ideali includono la preparazione religiosa e morale dei membri, la diffusione del culto e delle pietà eucaristica e mariana, e l'attuazione di tutte le opere di carità cristiana e di carattere sociale, con particolare attenzione a promuovere l'educazione, l'assistenza e l'addestramento della gioventù. Tuttavia, come ricordato dal confratello Aldo Olla, la crisi delle vocazioni ha impoverito i ranghi de "is paras" (i frati), portando alla riduzione del numero dei confratelli rispetto ai più di trenta presenti fino a trent'anni fa nella sola azienda agricola. Nonostante ciò, la missione continua, con le fattorie didattiche che accolgono studenti per avvicinarli alla natura e al lavoro agricolo.
Le Proprietà e le Tensioni Interne
In tempi recenti, la "pace spirituale" tra il ramo maschile e quello femminile della Compagnia degli Evaristiani, siglata nella cattedrale di Oristano, sembrerebbe essere solo di facciata. Nello scontro, si intravede l'ombra di interessi immobiliari sui beni di grandissimo valore sparsi per mezza Sardegna. Tra le proprietà degli Evaristiani, oltre agli stabili della Colonia di Putzu Idu e terreni a San Vero Milis, ci sarebbero le sedi evaristiane di Arbatax, l'Istituto assistenziale e scuola materna di Serramanna, e appunto, "altri terreni in località Simius, a Villasimius". Questa situazione evidenzia una sfida contemporanea per la Compagnia, che si trova a gestire un patrimonio ereditato, ma anche tensioni interne legate ai "beni terreni", in contrasto con la visione del fondatore che predicava di dare più peso alle cose celesti.
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