Il mistero dell'Ascensione di Gesù illumina ancora di più il mistero della sua risurrezione. L'Ascensione rappresenta il compimento della Pasqua, e in questo senso è una solennità maggiore della Pasqua stessa. È l'estendersi della risurrezione dal corpo fisico di Cristo al suo corpo mistico, a tutta la Chiesa, a noi sue membra, e infine a tutta la creazione.
Gesù, dopo aver compiuto la sua missione terrena, ascende al cielo, sedendo alla destra del Padre. Questo evento non segna una separazione, ma un nuovo modo di presenza e di azione. "Colui che discese [dal cielo] è anche colui che ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose". Come l'acqua irrora la terra, così Gesù riempie del Suo santo Spirito tutto il creato, diffondendo su ogni creatura la sua stessa risurrezione e la vittoria sul male e sulla morte.

Il Significato Teologico dell'Ascensione
L'Ascensione è il ritorno di tutti noi a quella patria perduta. Gesù si è abbassato fino a dove eravamo noi, per riportarci dove è Lui, accanto al Padre. L'obbedienza del Figlio ha guarito la disobbedienza del servo, e l'ultimo Adamo ha riscattato il primo Adamo. Gesù conduce in cielo coloro che erano usciti dal paradiso perduto, offrendo loro l'adozione a figli e la grazia di vivere come Lui ha vissuto.
Un salmo recita: "Il Signore regna, esulti la terra - dice un salmo - nubi e tenebre lo avvolgono, giustizia e diritto sono la base del suo trono". Nonostante la presenza di sedicenti "signori" tirannici nelle nostre vite, il vero Signore è Gesù, insieme al Padre. Le nubi e le tenebre simboleggiano le oscurità che a volte ci circondano, ma oltre esse risiedono la giustizia e il diritto di Dio. La giustizia divina si manifesta attraverso la potenza del suo Spirito, nella Parola, nei Sacramenti e nella grazia quotidiana, riportando la sua giustizia dove c'è l'ingiustizia del peccato e il suo diritto dove le nostre esistenze sono storte o le relazioni spezzate.

La Missione della Chiesa: I Segni della Vittoria
Il Vangelo ci mostra i segni di questa vittoria. Ai credenti, che vivono la comunicazione della risurrezione del Figlio, sarà dato di "scacciare i demoni". Chi sperimenta la signoria di Gesù sul male e sulla morte diventa portatore della sua vittoria. I credenti cacciano i demoni della solitudine con la carità, della tristezza con l'umile servizio al prossimo, dell'angoscia con la testimonianza della fede.
Possiamo anche parlare "lingue nuove": costruire relazioni disinteressate e fedeli, in contrasto con la lingua dell'interesse personale. Se molti concepiscono il mondo come una torta da cui prendere la fetta più grande, noi, sostenuti dalla grazia di Cristo, possiamo dividere la nostra e saziarci maggiormente. Se per tanti è inevitabile parlare il linguaggio del cinismo e della disperazione, noi possiamo parlare il linguaggio nuovo della fede, della speranza e della carità, dimostrando che il cielo si è aperto su di noi e per noi.
Possiamo "prendere in mano i serpenti", dominando i pericoli striscianti o le insidie che ci minacciano. Chi crede non diventa un superuomo, ma sperimenta che la potenza di Dio opera in lui, al di là di quanto si potrebbe pensare. Dio sceglie ciò che è debole, ignobile e disprezzato per ridurre a nulla le cose apparentemente potenti. I veleni del mondo non ci uccidono, poiché l'Eucaristia è l'antidoto ad ogni male.

L'Invio degli Apostoli e la Natura della Missione
Gesù ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, evangelisti, pastori e maestri. Questa missione non è da interpretare in senso puramente clericale, ma riguarda tutti i credenti. Siamo tutti inviati per essere segno dell'amore di Gesù, affinché Lui parli e agisca per mezzo nostro. Chi annuncia la vita nuova donata da Gesù è profeta; chi fa risuonare il suo nome è evangelista; chi conduce al bene e al bello della vita è pastore; chi insegna umiltà, mansuetudine e pazienza è maestro.
La missione della Chiesa è presieduta da Gesù Cristo risorto, salito al cielo e intronizzato Signore alla destra del Padre. L'Ascensione e l'invio degli apostoli sono inseparabili. Gli apostoli, e per estensione la Chiesa intera, sono inviati da Gesù, accompagnati da Lui e sostenuti dalla sua forza. Non siamo volontari spontanei, ma inviati.
La conclusione del Vangelo secondo Marco, sebbene aggiunta successivamente, sottolinea l'importanza della missione universale: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura". Questo annuncio deve risuonare con forza, senza restrizioni di luogo o di categoria sociale. Il Vangelo annuncia un Dio che non ci abbandona, che si è preso cura di noi fino a dare la vita. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, donando luce e forza a coloro che cercano la verità.
La missione nel mondo
Fede, Dubbio e Testimonianza
Gli Undici apostoli, nonostante fossero stati coinvolti nella vita di Gesù per anni, avevano fuggito e abbandonato il Maestro nell'ora della passione. Anche dopo l'annuncio della resurrezione, avevano creduto con difficoltà. La loro situazione era caratterizzata da un profondo dubbio e incredulità. Nonostante questa "poca fede", Gesù li invia in una missione universale.
La fede in Gesù è una risposta che parte dall'imperscrutabile cuore di ogni persona. Noi dobbiamo accettare di restare sulla soglia dell'incontro tra il Signore e l'altro, sapendo che l'annuncio del Vangelo opera un giudizio e chiede conversione. La fede, sancita nell'immersione nella morte di Cristo per risorgere con Lui, è la via per la salvezza.
Non siamo noi ad essere credibili, ma Lui. Nella nostra debolezza emerge chiara l'azione di Dio. La testimonianza non consiste nel raccontare la propria storia o il successo della propria comunità, ma nel vivere il Vangelo ogni giorno, umilmente, dove ci si trova, amando Gesù Cristo sopra ogni cosa.

L'Ascensione come Meta e Promessa
Con l'Ascensione, Gesù non è andato altrove o in alto in senso fisico, ma è andato avanti, accendendo il suo roveto all'angolo di ogni strada. È asceso il Signore, ma non nel grembo dei cieli, bensì nel profondo della nostra esistenza. La sua presenza rimane, anche se in modo diverso, spingendoci alla fede.
L'Ascensione di Cristo indica la nostra meta: il Padre, il cielo. Non è su questa terra la nostra dimora definitiva. Il Signore, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Tra l'ascensione e la parusia finale, il Signore Gesù è presente più che mai, quale soggetto della missione della Chiesa.
La festa dell'Ascensione ci fa contemplare il ritorno del Cristo Risuscitato nella comunione trinitaria. Il Figlio, dopo aver compiuto l'opera affidata dal Padre, ascende al cielo portando con sé la sua umanità trasfigurata dalla resurrezione e la nostra umanità ancora in cammino verso la pienezza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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