L’amore universale di Dio per tutta l’umanità, che Gesù è venuto a manifestare con la sua vita e il suo messaggio, trova resistenza proprio nel gruppo dei discepoli. Essi non accettano che l'amore di Dio sia destinato a tutti, pagani compresi, poiché sono convinti che tale privilegio appartenga esclusivamente a Israele.

La resistenza dei discepoli e l'invito verso l'altra riva
Matteo, nel suo Vangelo (14, 22), chiarisce il contesto: subito dopo la condivisione dei pani e dei pesci in terra d’Israele, Gesù «costrinse» i discepoli a salire sulla barca. Il termine indica che Gesù deve agire contro la loro resistenza; egli li obbliga a precederlo verso «l’altra riva». Questa espressione indica sempre la riva orientale del lago di Galilea, la terra pagana. I discepoli non hanno alcuna intenzione di recarvisi e, ogni volta che Gesù li spinge in quella direzione, sorge un conflitto.
Dopo aver congedato la folla, Gesù sale sul monte in disparte a pregare. L'evangelista usa il termine «in disparte» per indicare l'incomprensione dei discepoli; la preghiera di Gesù avviene in momenti di difficoltà e pericolo per i suoi seguaci. La solitudine di Gesù è sia fisica che spirituale: i discepoli lo accompagnano, ma non lo seguono interiormente.
Il vento contrario e la manifestazione divina
La barca, immagine della comunità cristiana, è agitata dalle onde e il vento è contrario. Questo vento rappresenta la resistenza dei discepoli all'invito di Gesù di estendere l'amore universale ai pagani. Sul finire della notte, Gesù va verso di loro camminando sul mare. Il mare, nell'antichità, era immagine del caos, domabile soltanto da Dio. Camminare sulle acque indica quindi la manifestazione della pienezza della condizione divina di Gesù.

Vedendolo, i discepoli sono sconvolti: la religione dell'epoca aveva scavato un abisso tra un Dio lontano e inaccessibile e l'uomo. Per loro era impensabile che Dio potesse manifestarsi in un uomo. Gridano per la paura, temendo un fantasma, ma Gesù risponde: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Con l'espressione «Io sono», Gesù rivendica la pienezza della sua condizione divina.
La fede di Pietro e la chiamata alla condizione divina
Pietro, agendo con la sua tipica caparbietà, chiede di poter camminare sulle acque. Gesù risponde: «Vieni!». Questo dimostra che la condizione divina non è esclusiva di Cristo, ma è a disposizione di chiunque la accolga. Tuttavia, vedendo la forza del vento, Pietro s'impaurisce e inizia ad affondare.
L'affondamento di Pietro richiama la parabola della casa costruita sulla sabbia: le parole di Gesù non avevano ancora messo radici profonde in lui. Quando grida «Signore, salvami!», Gesù lo afferra e lo rimprovera: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». La condizione divina, infatti, non si ottiene per comando, ma attraverso l'opposizione e spesso il sacrificio della propria vita.
Il riconoscimento della figliolanza divina
Appena saliti sulla barca, il vento cessa: quando la comunità accoglie nuovamente Gesù, lo spirito contrario si placa. I discepoli si prostrano davanti a lui dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Non dicono «il Figlio di Dio», termine che rimandava al Dio della tradizione che sterminava i peccatori. Riconoscono in Gesù una maniera completamente nuova di manifestare Dio: una figliolanza che si rivela nell'amore universale e nell'inclusione di ogni uomo.