Commento al Vangelo del 5 Novembre: La Radicalità della Sequela di Cristo

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro parole di profonda importanza. Gesù, dopo una lunga sosta nella casa di uno dei capi dei farisei, riprende il cammino verso Gerusalemme seguito da molta folla. L'entusiasmo era grande, e Gesù sentiva l'esigenza di chiarire cosa significasse seguirlo, cosa volesse dire essere suo discepolo. Oggi, contempliamo Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, dove darà la Sua vita per la salvezza del mondo. Nel Vangelo di oggi, Gesù insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per Lui, portare la propria croce e seguirlo.

Gesù che si volta e parla a una grande folla su una strada sterrata verso Gerusalemme

Le Condizioni per Essere Discepoli: Amare Cristo più di Ogni Cosa

Le parole di Gesù sono dirette e, a prima vista, possono apparire dure: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Egli ha anche espresso questo concetto dicendo: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».

A una lettura superficiale, il verbo "odiare" può davvero suonare strano se messo in bocca a Gesù, e soprattutto se usato in ambiti relazionali che per noi sono preziosi, come la famiglia. Tuttavia, è fondamentale comprenderne il significato nel linguaggio semitico. Chiedere di odiare, in questo contesto, significa amare di più qualcos'altro, in questo caso Dio e il Regno. Per dire "sei di più" in ebraico, si afferma che "tutto il resto è meno". Gesù oggi afferma che Lui è di più.

Il Signore Gesù provoca e scompagina, pretendendo di essere più grande della più grande emozione che possiamo sperimentare, della più grande gioia umana: quella dell'innamoramento, della paternità, dell'affetto parentale. Come dice Sant'Agostino: «Noi rispondiamo al padre e la madre, 'Vi amo in Cristo, non al posto di Cristo'». Questa radicalità non ci chiede di togliere l'umanità a chi ci sta intorno per il nostro bisogno di stabilità, ma di imparare a lasciare che i nostri cari siano semplicemente persone che si sono sforzate di volerci bene, con tutto il diritto di essere umani e fallibili.

La Croce: Responsabilità e Missione d'Amore

Un'altra condizione inequivocabile posta da Gesù è: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Seguire Gesù implica, dopo tutto, abbracciare la croce. Per i cristiani, portare la croce non è facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore.

Gesù ci spiega in cosa consiste questo "tutto": prendersi la responsabilità della propria vita, qualunque essa sia, e mettersi a viverla camminando dietro di lui, lasciandosi aiutare da lui e permettendo a lui di insegnarci come si fa. Questa è la radicalità del Vangelo. Il vero eroismo non consiste nel fare cose diverse, ma nel fare in maniera seria quello che c'è.

Illustrazione di una persona che porta una croce, seguendo una figura luminosa

Calcolare il Costo: Prudenza e Consapevolezza

Per illustrare la serietà di questa scelta, Gesù propone due parabole concrete:

«Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.»

Infografica che mostra le fasi di costruzione di una torre con un budget prestabilito

Con queste immagini, Gesù ci insegna che anche la scelta di seguirlo non può essere presa con leggerezza o superficialità. Non basta dire "Signore, ti seguirò" se poi non siamo disposti a compiere i passi che questo comporta. La chiamata evangelica chiede prudenza, ovvero la virtù che dirige l'azione appropriata. Il Signore Gesù ci dice di calcolare quanto siamo disposti a metterci in gioco, perché c'è una serietà nella sua sequela: non si perde tempo, come chi si mette a costruire "tanto per", ma non è capace di finire.

Il Distacco dai Beni e il Primato Assoluto di Dio

Un'altra implicazione della sequela è il distacco. «Chi vuole essere discepolo del Signore deve rinunciare a tutti i suoi averi». Questo non significa necessariamente svuotare le tasche, ma piuttosto liberare il cuore da ciò che ci possiede: il bisogno di controllo, l’attaccamento alle cose, l’orgoglio, le paure. Il discepolo di Gesù rinuncia a tutti i beni perché ha trovato in Lui il Bene più grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato: i legami familiari, le altre relazioni, il lavoro, i beni culturali ed economici, e così via.

Per seguire Cristo, bisogna spogliarsi di tutto. Per raggiungere la santità, è necessario affermare in modo assoluto e radicale il primato di Dio nella nostra vita. Nessuno e nulla può prevalere su di lui: «Nulla dobbiamo anteporre all'amore di Cristo», come dice San Benedetto ai suoi monaci. Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio.

La Grazia come Sostegno e l'Amore Vicendevole

Senza la grazia non possiamo fare nulla. Solo la grazia può condurre a vivere ogni cosa in Dio. Se Dio ci dona la grazia di seguirlo in un più approfondito cammino di fede, riceviamo il dono dei doni, perché ci si aprono tutte le porte della vita, con ogni bene. Dunque, se Dio ci chiama a seguirlo, gradualmente impariamo ad attingere prima di tutto alle fonti della grazia.

In questo contesto di amore radicale, si inserisce anche il principio dell'amore vicendevole, come ricordato nella Prima Lettura di Romani 13,8-10: «Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Una Riflessione Personale sulla Sequela

Ci sono tanti motivi per cui nasce in noi il desiderio di seguire Gesù. Seguire Gesù può farci ritrovare nella grande dinamica dell’innamoramento. Ma accontentarsi di una fede solo emotiva, sentimentale, alla ricerca solo di una facile carezza o consolazione, significa fraintendere l’esperienza cristiana. Un vero cristiano lo si vede dalla concretezza con cui abbraccia il proprio reale, e lo fa non perché ne è capace, ma perché sa di essere amato in maniera stabile, certa, affidabile, infinita.

La domanda che potremmo farci oggi è: tu hai un progetto di vita? Sai quale scopo vuoi raggiungere? Questo progetto di vita considera anche la spiritualità? Solo cercando, per grazia, l'affidamento alle vie di Gesù scopriamo sempre più profondamente le nostre resistenze, le nostre strutturazioni, le nostre paure, fragilità, i nostri attaccamenti.

In questo giorno si celebra San Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani, un esempio di chi ha saputo incarnare la radicalità della sequela.

tags: #commento #al #vangelo #del #5 #novembre