La Cappella del Buon Pastore: Un Percorso Artistico e Spirituale

Domenica 2 febbraio è stata inaugurata la Cappella del Buon Pastore presso l’oratorio salesiano di Valdocco. Numerose le persone presenti all’inaugurazione di questo luogo di culto rinnovato, un ambiente che don Jacek ha voluto rendere bello e accogliente.

L'Inaugurazione e il Significato del Buon Pastore

Il Buon Pastore, anzitutto, conosce le sue pecore. È significativo soffermarsi su questa qualità: secondo il linguaggio biblico, conoscere è molto più di un semplice acquisire e gestire delle informazioni; la conoscenza comporta lo stare assieme e il condividere. Nelle parole di Gesù, scritte al centro della cappella, vi è un’altra caratteristica che deve avere ogni pastore: quella di un amore responsabile che imita Gesù, il Buon Pastore per eccellenza, che offre la via per i suoi discepoli. Come non cogliere nell’esempio di Cristo l’invito a saper amare le persone con cui si viene a contatto, i destinatari e i compagni del nostro servizio? La regola fondamentale è sempre la stessa: trattare l’uomo come un fine e mai come un mezzo. Solo su questa base un oratorio può funzionare veramente.

La Fondazione Teologica: Giovanni 10 e 11

Per una più completa visione del significato del Buon Pastore, è utile considerare i capitoli 10 e 11 del Vangelo di Giovanni. Nel capitolo 10 Cristo si identifica con il pastore che alla mattina, dall’unico ovile del villaggio, chiama le sue pecore fuori (v. 3). Ogni pastore chiamava le sue pecore e le pecore, conoscendo la voce del pastore, uscivano. Ma Cristo si identifica anche con la porta (v. 7).

Nel capitolo 11 si racconta della morte di Lazzaro, amico del Signore. Cristo, mettendosi fuori dalla tomba, chiama il suo amico e Lazzaro, riconoscendo la voce del Signore, perché suo amico, esce fuori dalla tomba. Con ciò, appare subito chiaro che la chiamata del Signore è la chiamata dalla morte alla vita. Infatti, nella tradizione spirituale cristiana, il senso della vocazione coincide con la redenzione. Siamo chiamati con la creazione alla comunione con Dio. Tutto ciò che esiste è un dono di Dio all’uomo e tutto esiste perché l’uomo conosca Dio, per fare della vita dell’uomo una comunione con Dio. E, dopo il peccato, che determina l’incapacità della comunione con Dio - dunque della vita -, la chiamata significa essere rigenerati, ritornare alla vita.

Se la vocazione fosse solo per la nostra esistenza terrena, per la vita fino alla tomba, poco gioverebbe, anzi sarebbe una cosa triste. La vocazione si fonda e si giustifica proprio perché Colui che chiama è capace di strapparci dalle tenebre e unirci alla luce senza tramonto. La vocazione vuol dire essere chiamati alla comunione con Dio Padre, cioè ad una vita non più sottomessa alla corruzione della morte.

Il capitolo 11 si conclude con la decisione di uccidere Cristo. Questo ha permesso già agli antichi predicatori di evidenziare una sorta di sostituzione: Lazzaro esce dalla tomba perché Cristo vi entra. Cristo accoglie la morte affinché gli uomini possano vivere. Questo passaggio, questa porta è proprio la croce, luogo della morte di Cristo. Cristo si offre alla morte per soddisfare la morte, affinché la morte non domini più sull’uomo. E con ciò chiama dalla morte alla vita.

Siccome con il peccato l’uomo è morto, Cristo per poterlo raggiungere deve morire. Ed ecco allora che il vero Buon Pastore è colui che morendo spalanca le porte dell’impero della morte e libera i prigionieri con i quali torna al Padre, come attesta la lettera agli Efesini (4,8). E la vera Porta è il passaggio che segna l’ingresso alla vita, Colui nel quale siamo introdotti ai pascoli dove i beni divini sono liberamente offerti.

Cristo crocifisso porta vesti sacerdotali, perché il suo sacrificio della morte per amore è la piena realizzazione del sacerdozio, dell’unico sacerdozio nel quale è fondato il sacerdozio della Chiesa. Il sacerdozio di Cristo infatti compie l’unità dell’umanità e del mondo con il Padre. Così confluiscono in una realtà organica il Pastore che chiama, guida, ammaestra e il Sacerdote che compie la volontà del Padre per l’unità dell’umanità e del mondo con il Padre.

Interno della Cappella del Buon Pastore con le sue opere d'arte

Le Opere Artistiche e la Loro Simbologia

I lavori artistici realizzati presso la Cappella, come descritto da padre Marko Ivan Rupnik in "La Resurrezione - Speciale #SOUL - 'L’arte della Misericordia'", sono ricchi di significato teologico.

L'Abside: Crocifissione e Risurrezione di Lazzaro

Nel novembre 2011 è stato realizzato l’abside con scene in mosaico della Crocifissione e della Risurrezione di Lazzaro. La scena del crocifisso con il vestito si compone disegnando una sorta di calice pasquale. Cristo sulla croce è disegnato con gli occhi aperti e con il corpo vigoroso, espressione completa della Pasqua, cioè morte e risurrezione. Maria Vergine e Madre, che abbraccia Cristo indicando il costato aperto (luogo della nascita della Chiesa di cui lei stessa è immagine), esprime in modo forte la vocazione di coloro che si sentono chiamati a una reale partecipazione pastorale alla missione dei sacerdoti.

Con l’altra mano, Maria indica Lazzaro. Il volto di Lazzaro assomiglia a Cristo, per indicare Lazzaro come immagine di Cristo morto e risorto, ma soprattutto per mostrare in Lazzaro l’umanità risuscitata in Lui. Nell'abside, sul lato sinistro, è rappresentato Cristo che chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori (Gv 10,3), mentre sulla destra si trova la Risurrezione di Lazzaro.

Mosaici dell'abside della Cappella del Buon Pastore, scene di Crocifissione e Risurrezione di Lazzaro

L'Ambone e l'Altare: Il Cuore della Pasqua

Questo grande mistero fa da sfondo all’ambone e all’altare. Le pecore escono dall’ovile proprio dietro all’ambone, a sottolineare la forza creatrice e redentrice della Parola, che dal nulla ci chiama alla comunione con Sé, rendendoci creature in dialogo con il Creatore, come un riflesso dell’azione divina tramite la quale il Padre genera il Verbo.

L’altare si trova proprio davanti alla scena centrale della Pasqua. Sul suo lato frontale c’è una miniatura che rappresenta l’Agnello sul trono nella piazza d’oro della Gerusalemme celeste. Questo piccolo dettaglio, ma estremamente significativo, evidenzia che ogni eucaristia è la convocazione dell’intero corpo di Cristo dalla creazione all’eschaton sulla piazza d’oro descritta dall’Apocalisse. Ciò significa anche che l’intero corpo di Cristo, e noi in esso, si contempla solo a partire dall’eschaton. Ogni eucaristia, attraverso il memoriale della Pasqua di Cristo, ci introduce nella comunione della fine dei tempi, nella comunione del regno. L’Eucaristia ci trasporta nel regno futuro. La comunione che vogliamo vivere nel tempo richiede allora la prospettiva del Regno, la “memoria del futuro” di cui la Chiesa è chiamata ad esserne segno nel mondo. Perciò la vera vocazione del Buon Pastore converge all’eschaton ed è a partire da lì che la vocazione acquista un fondamento solido, libero da ogni idealizzazione, da ogni immaginazione soggettivista e romantica, perché lì contempliamo le cose a partire dalla loro verità. Come afferma san Massimo il Confessore nel VII secolo, “Le cose del passato sono ombra; quelle del presente immagine - eikon; la verità si trova nelle cose del futuro” (PG 4,137AD).

Dettaglio dell'altare con la miniatura dell'Agnello

Il Tabernacolo e gli Arredi Sacri

Il tabernacolo con la croce dalla vela gonfia, con una miniatura di Cristo benedicente nel centro, richiama l’attenzione alla duplice dimensione del corpo di Cristo - il corpo storico di Cristo, nostro Signore, ma, siccome è benedicente, indica anche la realtà di coloro che sono benedetti, cioè del suo corpo ecclesiale. Quando si contempla il Santissimo, si contempla il Signore e in Lui anche noi, cioè il suo corpo, la Chiesa, la comunità, la comunione di coloro che sono da Lui chiamati. La forma della luce perpetua del tabernacolo attinge alla tradizione delle lampade nelle antiche basiliche. Si tratta dell’uovo simbolo della risurrezione, perché la luce che emana è Cristo risorto, unica luce senza tramonto. Oltre agli arredi, sul lato sinistro si trova il reliquiario e sul destro il tabernacolo. Infine, sempre sui lati, sono presenti due vetrate in pittura.

Il tabernacolo con Cristo benedicente e la luce perpetua

La Simbologia dei Colori

I colori sono messi in genere secondo la tradizione del primo millennio: il rosso è il colore di Dio, il blu dell’umanità, il bianco dello Spirito Santo, il nero quello della morte come salario del peccato e di ogni genere del male, mentre l’oro è il colore della santità e della misericordia di Dio. L’oro infatti è il colore che, frammisto alle diverse pietre, in tante forme fa vedere la partecipazione dell’universo intero alla santità di Dio a causa della misericordia che Egli ha verso la sua creazione. Nel contesto odierno è estremamente importante far vedere che per noi Dio è il primo e che è l’unica fonte di qualsiasi amore e carità.

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