Il nome Josephine (o Giuseppina) risuona in diverse storie di fede, dedizione e impegno umanitario. Le seguenti narrazioni esplorano le vite e le opere di diverse figure religiose che portano questo nome, mettendo in luce le loro missioni e il loro impatto nel mondo.
La Missione in Madagascar e Suor Josephine del Cocotier
Dopo settimane di preparazione più o meno frenetica, è arrivato il giorno della partenza per la 43° missione sanitaria ed umanitaria di H.H.P.P. (Humane Health People Project), questa volta nell’Isola di Nosy Be in Madagascar. L'obiettivo era la presa visione delle opere strutturali, inclusa la costruzione di un pozzo per l’acqua e la ristrutturazione di una Scuola, realizzate da H.H.P.P.
All’appuntamento a Montecatini, nella Piazza del vecchio mercato, si sono ritrovati prontissimi il Pediatra Dr. Franco da Livorno, la Volontaria Mirela da Massa e Cozzile, il Volontario Sergio ed il Dr. George da Montecatini Terme. La partenza in perfetto orario con il furgone, stracarico di valigie, è avvenuta in direzione Milano Malpensa, dove avrebbero incontrato gli altri volontari H.H.P.P. Un piccolo intoppo nell’avvicinamento all’aeroporto di Milano ha portato il gruppo a Novara dopo aver sbagliato strada, ma un veloce dietro front ha permesso di raggiungere correttamente la meta. All’aerostazione attendevano le Dottoresse Gisberta da Paestum e Ilaria da Salerno, con le quali si è fatta la prima conoscenza. Nel frattempo, erano arrivati da Torino i Dottori Silvia ed Enrico e subito dopo il Volontario Michele dalla Sardegna.
Ricostituito il gruppo al completo, i volontari si sono indirizzati ai banchi del check-in della Meridiana. Qui, la presenza di Sergio si è dimostrata fondamentale grazie alla sua sensibilità, disponibilità e alle sue approfondite conoscenze all’interno della compagnia aerea, riuscendo a far passare tutte le pesantissime valigie contenenti medicinali, vestiti e giochi per i bambini. L'imbarco è avvenuto in perfetto orario e, nel cielo notturno sopra il continente africano, ogni volontario ha elaborato i sentimenti legati alla missione.
L'arrivo in piena notte all’aeroporto internazionale di Nosy Be ha rivelato una struttura essenziale. Oltre alla calda umida aria africana, mitigata solo da miseri ventilatori da muro, i volontari si sono scontrati con la micidiale burocrazia cartacea africana per i documenti dell’immigrazione. Dopo questo scomodo scoglio amministrativo, si sono gioiosamente incontrati con Roberto, e i disagi della lunga fila nel caldo umido della notte sono stati ampiamente ripagati dalla magica visione dell’immenso cielo stellato australe. Questa è stata l’occasione per rinfrescare la memoria alla Dottoressa Gisberta (soprannominata Brunilde dal Volontario Michele) riguardo alla loro posizione molto sotto l’equatore.
Con circa 45 minuti di viaggio, il gruppo è arrivato a destinazione presso Les Jolicoins di Roberto. Dopo aver ammirato la nascita del chiarore del giorno sullo sfondo del mare del Madagascar, si sono rifocillati con noci di cocco già munite di cannuccia. Una frugale colazione e un periodo di riposo, dettato dalla nottata in aereo, hanno preceduto un pomeriggio dedicato all’essenziale lavoro di preparazione degli aiuti sanitari e non per le visite programmate nella settimana.
A fine pomeriggio, i volontari si sono immersi nella realtà dei bambini locali i quali, vedendoli maneggiare giocattoli, si sono avvicinati timidamente, reclamando con dolcezza un piccolo regalo. Questo primo contatto con la realtà umanitaria ha rafforzato la certezza della scelta di partecipare a questa missione di H.H.P.P.

L'Incontro con Suor Josephine del Cocotier
La mattina seguente, l'intero gruppo si è recato "a cascione" (5 volontari sul pickup di Roberto, mentre altri usufruivano della cintura di sicurezza all'interno) per fare la conoscenza di Suor Josephine, la Responsabile della Scuola del Cocotier, situata davanti all’omonima spiaggia. Questa struttura multifunzionale, oltre all’insegnamento scolastico a 1500 bambini, ospita il convento delle Suore, una mensa, un forno industriale che produce il pane quotidiano per tutti gli alunni (donato da un benefattore italiano) e una decorosa foresteria. Quest'ultima potrebbe diventare un futuro campo base per le missioni umanitarie, ed è consigliata a chi desidera un’esperienza di turismo solidale. La Religiosa si è dimostrata ben felice del loro arrivo e pienamente disponibile ad accompagnarli durante le visite ai villaggi nei giorni successivi. È stato un incontro commovente. Presi accordi per l'indomani, il gruppo si è recato nella capitale Hell Ville per fare spesa e procurarsi schede telefoniche locali.
Tornati alla base, il pomeriggio è stato dedicato a singole iniziative dei volontari, tra cui una visita pediatrica estemporanea eseguita a due bambini affetti da tosse insistente, sulla spiaggia e da un dottore in costume da bagno, dimostrando che "la solidarietà non segue le regole formali". Inoltre, la volontaria Mirela ha intrattenuto una ventina di bambini con balli, giochi ed esercizi ginnici. Il giorno seguente avrebbe segnato l'inizio della vera attività sanitaria.
La giornata successiva, 1° di effettiva attività sanitaria nel villaggio di Antanfianambitriy, ha riservato importanti imprevisti. La Dottoressa Silvia aveva avuto un incontro ravvicinato con la "Maledizione del Montezuma locale", ma nonostante le raccomandazioni di riposare, la sua dedizione ad H.H.P.P. e la voglia umanitaria di aiutare i bambini hanno prevalso. Dopo la consueta colazione sulla terrazza di Roberto, il gruppo è partito verso il villaggio programmato, facendo una sosta alla Scuola del Cocotier per imbarcare Suor Josephine, che li avrebbe accompagnati nelle visite.
L’arrivo ad Antanfianambitry ha rivelato una realtà inaspettata: un insieme di baracche di legno con tetti di lamiera o paglia, rialzate da terra per sfuggire alla violenza della pioggia tropicale, con al centro una misera Chiesetta, sede operativa delle visite. Sono state organizzate postazioni di lavoro con Sergio e Michele alla registrazione e triage, Mirela alla somministrazione dei farmaci, e i Medici impegnati nelle visite. A fine giornata, sono state contate 119 visite ad adulti e bambini, includendo casi di sifilide, colecistite acuta, insufficienza respiratoria acuta, problemi urinari, parassitosi intestinali pediatriche e un sospetto rachitismo infantile. È stata effettuata anche una visita domiciliare dalla Dottoressa Gisberta a una donna paralizzata da una malattia neurologica. Al termine delle visite, "ricchi premi e cotillons" sono stati distribuiti ai bambini, con immenso successo di palloni, bolle di sapone e giochi.
Prima di ripartire da Antinfianambitry, dopo il sopralluogo alla fatiscente scuola primaria del villaggio che H.H.P.P. ha programmato di ricostruire, i volontari hanno portato doni a Rodrigo, un giovane affetto da anchilosi ossea e ritardo mentale, già aiutato dall'Associazione. Il pranzo si è svolto a casa di Elina, in una "gargotte" (tipica osteria malgascia), con ottimo pesce e riso al cocco.
Il giorno successivo, la giornata è iniziata con la condivisione della colazione con Suor Josephine e la maestra Emma, giunte a piedi lungo la spiaggia dal Cocotier. In un altro villaggio, il capo villaggio ha accolto calorosamente il gruppo. Il villaggio si è dimostrato molto ordinato, e i 247 pazienti visitati si sono alternati senza ressa. Tra i casi particolari, un bimbo di 1 anno con grave ipotonia assiale, una donna con una voluminosa neoformazione mammaria, un giovane affetto da condilomi diffusi e un giovane epilettico, oltre a cataratte, micosi cutanee, otiti, parassitosi intestinali e malnutrizione. Al termine delle visite, la farmacista Elina ha consegnato al Dr. George una pergamena di ringraziamento da parte del capo villaggio per H.H.P.P. e i suoi volontari. Il Dr. George ha lasciato un attestato di riconoscenza nel libro della scuola. La consegna di regali ai bambini, che si sono comportati in modo ordinato, ha manifestato la loro felicità. Anche in questo villaggio, è stata espressa una forte richiesta di ripetere l'esperienza umanitaria, un desiderio che H.H.P.P. si impegna a soddisfare, essendo l'essenza stessa dell'Associazione. Lasciando il villaggio, i volontari sono stati salutati dallo sventolare della bandiera di H.H.P.P. sulla scuola locale.
Una domenica a Nosy Be ha visto i volontari di H.H.P.P. recarsi alla Chiesa di Antsakolani. La cerimonia, durata oltre un'ora e mezza, si è conclusa con il ringraziamento del Sacerdote, in lingua malgascia, agli "uomini bianchi" (vasa) per il lavoro svolto. La Messa è stata accompagnata da canti gioiosi con un coro improvvisato ma polifonico. Salutati i presenti e i bambini, il gruppo si è diretto a una spiaggia vicina per un riposo ristoratore. Al ritorno verso Les Jolicoins, si sono fermati alla struttura del Cocotier per prendere accordi con Suor Josephine per le visite del giorno successivo.
Il gruppo, ridotto a causa della partenza di quattro volontari, è stato ospitato dalle Suore della Scuola del Cocotier. Purtroppo, l'intento di visitare tutti i bambini per creare un database utile per l'anno prossimo è risultato vano; la Direttrice della Scuola ha negato tale possibilità, limitando le visite agli alunni che avevano richiesto una consultazione medica. A fine mattinata, sono state effettuate 81 visite, tra cui molti casi di otiti, asma bronchiale e una bambina di 10 anni con un sospetto melanoma nell’occhio destro. Suor Josephine ha informato che nessun Oculista è presente a Nosy Be, ma solo nella "grande terra" (l’isola del Madagascar), rendendo difficile per la piccola essere visitata per la conferma della diagnosi e la successiva terapia.
Sulla strada del ritorno, un piacevole e inaspettato incontro con le Suore e i bimbi dell’Istituto Stella Marina, dove sono ospitati i piccoli affetti da piede torto congenito. Sono state programmate visite mediche e, tra giochi e scherzi innocenti, la giornata si è conclusa. Il giorno seguente, dopo colazione, i volontari si sono recati nella capitale Hellville per acquistare prodotti alimentari per i bambini dell’Istituto Stella Marina: riso, biscotti, pane biscottato, marmellata e cioccolato spalmabile. Nel primo pomeriggio, presso lo stesso istituto, sono state effettuate 53 visite mediche agli abitanti del villaggio di Ambodrona, includendo casi particolari come una donna con una grossa neoformazione al gomito sinistro recidivante e sospetta neoplastica, una bambina di 6 anni con grave rachitismo ipofosfatemico e una donna con quasi completa anchilosi delle ginocchia. I volontari hanno cercato di aiutare tutti, e gli abitanti del villaggio hanno ringraziato con un sorriso. Nel frattempo, hanno avuto l'opportunità di conoscere un Ortopedico di Torino, che si è detto disponibile a tornare l’anno prossimo per collaborare con H.H.P.P. in interventi chirurgici ai bambini bisognosi.
Madagascar: la storia di Lantonirina
Santa Giuseppina Bakhita: La "Fortunata" dal Sudan
Santa Giuseppina Bakhita (1868-1947) è nata in Sudan. Il suo nome di battesimo non è noto, poiché all'età di circa 9 anni, fu rapita da schiavisti arabi e venduta. Un mercante di schiavi le diede il nome di Bakhita, che significa "fortunata". Fu venduta e rivenduta fino a quando, a circa 15 anni, fu acquistata da un console italiano che la liberò.
Quando il console tornò in Italia nel 1885, invitò Bakhita a venire con lui. Ella accompagnò una bambina in un convento dove le suore le insegnavano il catechismo per prepararla alla Prima Comunione. Bakhita si sentì profondamente toccata da ciò che veniva insegnato ai bambini. Bakhita, ora conosciuta come Giuseppina, divenne una delle Figlie della Carità Canossiane a Verona. Ha lavorato come cuoca e come guardiana del convento. Suor Giuseppina aveva il dono di saper dare conforto agli ammalati e a coloro che soffrivano, e di assistere i poveri. Sul suo letto di morte, avvenuta l'8 febbraio 1947 a Schio, suor Giuseppina fu presa dal delirio e pensò di essere di nuovo una schiava, ripetendo: "Per favore, le catene sono così strette." Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato Giuseppina nel 2000. Fonte: Thomas Craughwell in National Catholic Register - Traduzione di Franco Pellizzari.

Suor Maria Josephine: 25 Anni di Vita Religiosa
Cara Suor Josephine, il tuo percorso di fede ha raggiunto i primi venticinque anni di vita religiosa. Chissà se venticinque anni fa avresti mai pensato che la tua vocazione, non solo ti avrebbe portata fuori dal tuo paese natio, il Pakistan, ma che una volta in Italia, dopo la tua consacrazione e i tuoi primi passi in questa straordinaria avventura alla sequela di Cristo, ti avrebbe consentito di festeggiare i tuoi venticinque anni di vita vocazionale qui a Francavilla in Sinni, in un piccolo paese della Lucania. Le vie del Signore sono davvero imperscrutabili.
Si ricorda l'aneddoto di come maturò in te l'idea della tua vocazione. Tu, unica figlia femmina di una famiglia numerosa, dove i tuoi fratelli ti trattavano da principessa e, sognavano per te, insieme ai tuoi genitori, che tu potessi trovare marito e mettere su una famiglia numerosa come la vostra. Invece il Signore aveva altri progetti per te. Infatti, un giorno, passeggiando per strada insieme a tuo padre, facesti un incontro che ti avrebbe cambiata per sempre e che avrebbe condotto la tua vita in una strada diversa da come la immaginavano i tuoi famigliari: vedesti passare, ed era la prima volta per te, una suora dell'ordine delle domenicane, con il suo vestito particolare, il velo, il rosario cinto alla vita, e ne rimanesti affascinata. Subito domandasti a tuo padre chi fosse quella signora e perché indossasse quell'abbigliamento; lui ti spiegò che era una suora, e da quel momento iniziò ad insinuarsi nel tuo cuore il desiderio non solo di conoscere quella suora, ma di voler diventare anche tu suora e di voler dedicare la tua vita al Signore.
La tua vita consacrata è sempre stata all'insegna della Gioia, la Gioia dell'annuncio, l'annuncio della Parola, che si fa presenza viva di Cristo. Non hai mai avuto "la faccia da funerale" o "la faccia di peperoncino in aceto", espressioni usate da Papa Francesco, che non vuole che si vedano sui visi di suore e preti. Hai sempre seguito il modello indicato da Papa Paolo VI nell'Evangelii Nuntiandi, che, riferendosi agli evangelizzatori del nostro tempo, dice:
«Conserviamo dunque il fervore dello spirito. Conserviamo la dolce e confortante gioia d’evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime. Sia questo per noi - come lo fu per Giovanni Battista, per Pietro e Paolo, per gli altri Apostoli, per una moltitudine di straordinari evangelizzatori lungo il corso della storia della Chiesa - uno slancio interiore che nessuno, né alcuna cosa potrà spegnere. Sia questa la grande gioia delle nostre vite impegnate. Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo» (Evangelii Nuntiandi, n. 80).
Basta guardare l'espressione sempre gioiosa del tuo viso, con quel sorriso che irradia e illumina e parla per te, perché essere testimoni di Cristo significa trasmettere con la propria presenza, con l'esserci, con il modo di porsi e i modi di fare oltre che con la parola, con l'espressività, il Cristo Risorto. Tu, cara Suor Josephine, incarni con la tua presenza e la tua espressività l'esserci, quell'esserci che illumina, quell'illuminare che è espressione di Cristo, cioè illuminare il mondo ed insaporire la terra in quanto testimoni del Dio vivente, un Dio che si è fatto uomo per mostrare agli uomini la vera umanità, la vera umanità che ci rende fratelli ed insieme figli del Padre.
Ed è con questa gioia che sei entrata a far parte del gruppo di giovani "Verso l'Azione Cattolica", gruppo di cui sei parte integrante e guida spirituale. Non hai mai fatto mancare il tuo appoggio e la tua presenza, nel trasmettere proprio quella gioia dell'annuncio del Vangelo che è prerogativa dell'esortazione apostolica di Papa Francesco "Evangelii Gaudium", che è l'inno del buon Cristiano, cioè la gioia di annunciare la buona novella, la novella del Cristo che è Via, Verità e Vita, una Vita vissuta in pienezza. (Articolo tratto dal discorso di ringraziamento del gruppo parrocchiale di giovani "Verso l'Azione Cattolica" tenuto in occasione del venticinquesimo anniversario di vita consacrata di Suor Maria Josephine - 25 giugno 2017)

Suor Josephine Ansham: Voce dell'Oceania
A Cantalupa, in un suggestivo giardino nei boschi dei signori Costa, si è tenuto un incontro con la Chiesa dell'Oceania. Qui, quasi per caso, è stata incontrata Suor Josephine Ansham, la cui presenza in Val Noce stava per passare inosservata. Suor Josephine parla francese, inglese e spagnolo e proviene da Tahiti, nella Polinesia Francese. Fa parte delle Sorelle di San Giuseppe di Cluny. Dopo il capitolo generale della congregazione a Parigi, è venuta in Europa.
Ella è la responsabile delle consorelle della Polinesia, della Nuova Caledonia e delle isole Malesi. Le loro attività principali sono l'educazione e la pastorale, includendo il focolare dei giovani e l'assistenza a bambini in difficoltà. Ad accompagnarla c'è la direttrice di questa sezione, Suor Teresa. Suor Josephine ha notato che la Chiesa in Europa sta attraversando una forte crisi di fede e di identità, una crisi che da loro sta iniziando, ma i credenti polinesiani possono ancora insegnare l'orgoglio e la gioia di testimoniare la fede in Gesù Cristo.
L'intervista si è conclusa con un pacato saluto della suora, che ha ringraziato e promesso di ricordarsi nelle sue preghiere. Uno dei ragazzi che accompagna Suor Josephine ha offerto un canto nella sua lingua di origine, che si è fuso con il vento della sera, creando un'atmosfera esotica. Prima di accomiatarsi, è stata ricevuta una lunga collana di conchiglie.

Le Figlie di Maria Missionarie: Nuovi Voti e Missione in India
Il Santuario di Ave Gratia Plena a Piedimonte Matese ha accolto la celebrazione presieduta dal vescovo Mons. Giacomo Cirulli, alla presenza del parroco don Armando Visone, del vicario foraneo don Mario Rega e altri sacerdoti. Festa e preghiera hanno caratterizzato questo forte momento ecclesiale, ma soprattutto la speranza che tra la Diocesi di Alife-Caiazzo e le Figlie di Maria Missionarie possa tornare un’occasione di servizio nella fede e di crescita comune. Mons. Cirulli ha concluso affermando che anche i "nostri luoghi sono aperti alla vostra Missione".
La formazione in comune, una precedente esperienza missionaria, e a breve una nuova partenza per l'India, dove le Figlie di Maria Missionarie apriranno una casa per essere accanto alla popolazione del luogo. Suor Ines Carlone e Suor Josephine Rani Cheppelli diranno il loro sì definitivo a Cristo, consacrando la loro vita per sempre il prossimo 23 giugno nella chiesa di Ave Gratia Plena a Piedimonte Matese alla presenza del vescovo S.E. Mons. Giacomo Cirulli.
A pochi giorni dal "sì", Suor Ines e Suor Josephine ricordano i mesi trascorsi in India alla ricerca della loro prima missione, in un continente dalle mille contraddittorietà dove la ricchezza non è solo un problema economico ma soprattutto sociale. Lo zelo per la missione non le ha fatte demordere, tentando di unire le loro energie a quelle di altre famiglie religiose locali. Purtroppo, soprattutto per chi non è cittadino indiano, non è facile soggiornare a lungo in India senza le dovute autorizzazioni governative. Hanno risposto "sì" e continueranno a farlo, tornando in India verso una nuova missione nell'autenticità di donne del popolo come Figlie di Maria Missionarie.
