Riflessione sull'allontanamento da Dio e il ruolo della Chiesa

Vi sono momenti difficili nella vita, nei quali ci si sente trascinati nell’oscurità del “non senso”. Molte traiettorie umane sembrano catapultate in una voragine senza fine, senza altra dimensione destinale che non sia quella dell’annientamento. In altri casi, siamo noi stessi causa delle altrui avversità, consapevolmente o inconsapevolmente. Quando nella preghiera abituale si chiede al Signore di “liberarci dal male”, non si chiede certo di accorciare o scansare le difficoltà dell'esistenza, quanto piuttosto di essere al nostro fianco.

Foto tematica che evoca solitudine spirituale o ricerca di senso

La "Chiesa del Silenzio": Tra Persecuzione e Convenienza

La denominazione "Chiesa del silenzio" ha storicamente due significati distinti, entrambi profondamente legati alla fedeltà o meno al Vangelo di Gesù.

Chiese Costrette al Silenzio

Con la denominazione "chiesa del silenzio" ci si riferisce primariamente a una chiesa oppressa e perseguitata da un sistema politico ostile. Storicamente, sono state chiese del silenzio quelle dell'Est europeo sotto il potere dell'Unione Sovietica. Questa definizione si estende anche a tutte quelle comunità cristiane, a qualunque latitudine, che vivono nel nascondimento, nella clandestinità, in luoghi dove non è consentito dichiararsi apertamente cristiani e dove ogni forma di culto o di attività evangelica viene severamente proibita e repressa. Questa chiesa del silenzio, anche se invisibile, è esistente ed è silenziosa perché costretta al silenzio, non per propria scelta. Le guide, i pastori e i fedeli di queste chiese hanno spesso pagato, e pagano tuttora, con la persecuzione, il carcere e anche la morte, la loro fedeltà al vangelo di Gesù.

La Chiesa Silente per Convenienza

Esiste un'altra "chiesa del silenzio", quella ben visibile ma praticamente devitalizzata, che può parlare - e straparlare - di quel che non le compete, ma tace sul suo unico mandato: quello di cercare “il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33). Come scrive il biblista Alberto Maggi, questa è una chiesa silenziosa non perché costretta, ma che tace semplicemente per convenienza. È silente perché connivente con ogni forma di potere, pur di non diminuire il proprio. Una chiesa che per motivi di opportunità tace non ha nulla a che vedere con Gesù, che non ha soggezione di alcuno perché non guarda in faccia a nessuno (Mc 12,14), e che invia i discepoli ad annunciare la buona notizia senza aver paura della persecuzione. I pastori e i fedeli di questa chiesa, che non parlano perché è più conveniente restare zitti, non solo non offrono la propria vita per salvare il gregge (Gv 10,11), ma tacciono per non disturbare il lupo. Essi vedono il massacro perpetrato dalle belve, ma preferiscono tacere, non alzando la voce contro l’ingiustizia per non perdere i benefici che il potente di turno può loro togliere o elargire. Per il Signore, questi pastori che per il loro interesse, per il loro quieto vivere, per non mettere in pericolo la loro posizione o carriera, non difendono il gregge, sono più pericolosi delle bestie feroci. Il gregge infatti cercava in essi una protezione, e ha invece trovato fauci spalancate.

Infografica: Confronto tra i due tipi di

L'Allontanamento da Dio e la Natura del Peccato

L'allontanamento da Dio, nel Cristianesimo, implica un distacco dalla fonte divina di gioia, portando a una mancanza di felicità e pace interiore. Per la Chiesa Cattolica, questo allontanamento rappresenta un rifiuto dell'autorità di Dio, radice del peccato di superbia. Indica una deviazione dalla retta via morale e dalla legge divina, elemento centrale nella definizione stessa di peccato. San Tommaso ricordava che il peccato è prima di tutto "qualcosa di personale", un allontanamento.

Fattori che Contribuiscono all'Allontanamento

  • È stato l'uomo ad allontanarsi da Dio, credendo così di poter essere più libero, padrone di sé stesso e delle proprie scelte.
  • Sono stati anche i chierici, pretendendo di avere sempre più il monopolio del sacro, ad allontanare l'uomo da Dio.
  • La dottrina morale, rimasta a metà strada nel suo tentativo di rinnovamento, ha complicato ulteriormente le cose. In passato, si occupava principalmente della coscienza e dei comportamenti della singola persona; con il tempo, è rimasta invischiata nella logica dei divieti, dei doveri, e in una fedeltà ai principi che, se non maturata interiormente, finiva per essere molto astratta e formale.

Per uscire da quella “gabbia” legalistica, la morale ha cominciato a occuparsi della vita sociale, delle sue norme e leggi, insomma, di tutto ciò che rientra nella dimensione pubblica della Chiesa. C'è stata una transizione, compiuta solo in parte, che ha spostato il confronto tra bene e male dal foro interiore al mondo esterno. Di conseguenza, si attenuava progressivamente la consapevolezza di ciò che comporta l'impegno morale del cristiano. Se da un lato si irrobustiva la percezione del cosiddetto “peccato sociale”, dall'altro si affievoliva il senso del peccato inteso come personale.

La Chiesa: Tra "Cielo" e "Terra"

Secondo Diogneto, nel II secolo, i cristiani dovevano comportarsi da "cittadini del cielo" che dimorano sulla terra, testimoniando la presenza di Dio nella storia e partecipando attivamente alla realtà terrena. Tuttavia, in quasi duemila anni, molte cose sono cambiate. La vita dei cristiani non è più così esemplare e coerente come quella dei primi seguaci del Vangelo. Le due appartenenze, cielo e terra, si sono via via distaccate. I credenti facevano sempre più fatica a riconoscere Dio nella propria quotidianità, e prima ancora, era la Chiesa che sembrava facesse fatica a trasmettere una fede incarnata nella vita degli uomini. L’annuncio evangelico, forse appesantito da troppa autorità e sovrastrutture, non sempre riusciva a ridare speranza all'essere umano o a rispondere alle sue inquietudini metafisiche.

Mappa concettuale: Evoluzione del rapporto tra Chiesa e mondo (Cielo e Terra)

L'Influenza del Concilio Vaticano II e dei Pontificati Successivi

Eppure, c’era stato un Concilio che aveva ricongiunto cielo e terra: il Concilio Vaticano II. Esso ridisegnò una nuova immagine di Chiesa, mistero di salvezza, e, nello stesso tempo, delineò nuove relazioni tra Chiesa e mondo attraverso due grandi costituzioni: la dottrinale Lumen gentium e la pastorale Gaudium et spes. Questo rappresentò un rovesciamento del metodo che per secoli era stato impiegato dai Pontefici per interpretare la realtà, ovvero il metodo classico della neo-scolastica.

Giovanni Paolo II: Unità e Impegno Sociale

I Papi postconciliari hanno trasmesso queste grandi novità al popolo cristiano. Giovanni Paolo II ha tenuto insieme e sviluppato le due nuove immagini di Chiesa: una Chiesa vista nella sua natura trinitaria, ossia come un insieme armonico di unità e molteplicità, di identità e diversità; e una Chiesa vista nella concreta realtà storica, con l'impiego di categorie inedite proprie della teologia morale nell'affrontare le problematiche sociali come famiglia, cultura, giustizia, guerra e pace.

Benedetto XVI: La Fede e la Chiesa "ad intra"

Poi, è arrivato Benedetto XVI. Il suo pontificato, difficile e complesso, è stato investito da emergenze come Vatileaks e i preti pedofili, che forse non erano state sufficientemente valutate in precedenza. Papa Ratzinger, in risposta alla crisi dell'umanesimo, ha raccontato magistralmente di Dio e della sua presenza nella vita degli uomini, riproponendo l’”abc” del messaggio cristiano. Va però detto che è rimasto troppo ancorato al piano della fede, alla Chiesa ad intra, e, come del resto aveva fatto da teologo ai tempi del Concilio, non ha mai preso in considerazione la Gaudium et spes, giudicando che la Chiesa non sia “parte” del mondo. Così, cielo e terra sono tornati nuovamente distanti.

Francesco: Le Periferie e il Metodo Induttivo

Ed ecco Francesco. Con lui si è assistito a un nuovo capovolgimento. Il primo Papa latinoamericano ha ripreso, fino ad assolutizzarlo, il metodo induttivo della Gaudium et spes. Si è partiti non più dal “centro”, ma dalle “periferie”; non più dall’Occidente, ma dalla tragica condizione dei poveri, dal Sud del mondo. Da qui, si sono letti i “segni dei tempi” e cercate soluzioni cristiane ai nuovi problemi, come la difesa del creato e l’esigenza di una fraternità e solidarietà universali. La dottrina morale non è più un sistema chiuso, arrivando a toccare temi prima tabù o solo sfiorati, come la possibilità di assumere un atteggiamento di accoglienza e rispetto per le persone omosessuali.

Il Concilio Vaticano II (in 4 minuti)

Di fatto, si sono susseguiti tre Papi in qualche modo diversi: chi guardava di più al cielo e chi di più alla terra; chi ha fatto progredire le aperture conciliari, chi meno, e chi invece sta tentando di svilupparle al massimo. Tre Papi diversi anche perché, finito il monopolio italiano sul papato, provengono da Paesi, spiritualità, culture ed esperienze diverse. Questo potrebbe comunque rappresentare un grande arricchimento per la Chiesa universale, a patto che dietro ci sia un episcopato all’altezza del drammatico momento storico. Per il Giubileo del Duemila, Giovanni Paolo II aveva chiesto a tutti i vescovi, come esame di coscienza, di far conoscere lo stato di attuazione del Vaticano II nelle loro diocesi, per ripartire da lì in vista di una “nuova evangelizzazione”. Benedetto XVI si è impegnato a fondo per estirpare la piaga della pedofilia con tolleranza zero, numerose dimissioni di vescovi e controlli più stretti; ma a un certo punto ha scoperto che un intero episcopato, quello irlandese, aveva nascosto tutto per anni per difendere l’“onore” della Chiesa. Per non parlare di Francesco, contrastato in ogni sua iniziativa da folti raggruppamenti episcopali.

Il Pericolo dei Falsi Profeti

Gesù avverte: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!” (Mt 7,15). Il Signore indica anche come riconoscere questi elementi pericolosi: sono coloro che sbandierano il vangelo, ma lo negano con il loro comportamento (“Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, Mt 7,21). Il vero profeta è l’uomo dello Spirito, come Giovanni il Battista. È su di lui che scende la Parola di Dio, e non sui potenti (“La Parola di Dio venne su Giovanni”, Lc 3,2), e per questo riesce ad affrontarli e sfidarli, dai farisei che vogliono impedirgli la sua missione (Gv 1,24), a Erode al quale grida: “Non ti è lecito!” (Mt 14,4), rimettendoci la testa. La fedeltà al messaggio di Gesù comporta il rifiuto e la persecuzione da parte del potere, ma il tradimento alla buona notizia comporta il rifiuto da parte del Cristo (“Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui”, Mc 8,38).

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