Chiese Rurali e le Loro Caratteristiche Architettoniche e degli Altari

Le chiese rurali rappresentano un patrimonio storico e artistico significativo, spesso custodi di antiche tradizioni e testimonianze di architetture locali. Questi edifici sacri, spesso immersi nel paesaggio, presentano caratteristiche distintive sia nella loro struttura esterna che negli interni, con particolare attenzione agli altari e agli affreschi che li adornano.

Mappa che mostra la distribuzione di chiese rurali in Italia

Esempi di Chiese Rurali e le Loro Peculiarità

La Cappella in Località Parisi Vecchio, Altamura

Situata a circa 10 km dal centro abitato di Altamura, in località "Parisi Vecchio" nei pressi della S.S., questa cappella è stata dichiarata bene di interesse culturale nel 2016. Per la sua importanza storica e artistica, è sottoposta a vincolo di tutela dall'Ufficio della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. 42/2004.

La Cappella ha uno stile tipico dell'architettura rurale murgiana, con una forma regolare a parallelepipedo e un tetto a doppia falda. Al suo interno, la cappella presenta una pianta quadrata di circa 5 metri per lato, con l'ingresso e l'altare posizionati al centro. Ai lati dell'altare si trovano due nicchie, con una terza nicchia scavata nella muratura al di sopra dell'altare. Le pareti interne sono affrescate con un disegno che simula un basamento ligneo, mentre sulle facciate laterali vi sono delle effigi dedicate ai precedenti proprietari della cappella.

Interno di una cappella rurale con altare e nicchie affrescate

La Chiesa Rurale di San Rocco, Ripa di Fagnano

Non lontano dal borgo di Ripa, immersa nel verde della piana di Fagnano, si trova la chiesa rurale di San Rocco, databile intorno al XVIII secolo. La struttura sporge di pochi metri dalla linea della parete rocciosa e non mostra elementi di particolare interesse nella parte esterna. Costruita con la solita tipologia di chiesa rurale, essa presenta due finestrelle poste ai lati dell'ingresso, un semplice portale sormontato da timpano interrotto sul quale si apre una finestra quadrata. L'insieme appare piuttosto squilibrato, suggerendo che il timpano sia stato aggiunto in un secondo tempo.

La chiesa presenta nella parte dell'ingresso una copertura a volta a botte e una pavimentazione a mattonelle quadrate, mentre nella restante parte il soffitto è roccioso, alto tra i 2.5 ed i 3 metri, ed il pavimento è livellato con parti chiuse dal cemento.

Gli Altari e gli Affreschi

Sul primo altare, a destra dell'ingresso, un affresco di modesta fattura rappresenta Gesù Cristo e Sant'Antonio di Padova, e una piccola nicchia, posta al centro, ospita la statuina della Madonna. Proseguendo verso l'interno della chiesa, sulla parete destra, un altro affresco, sicuramente precedente al primo e di migliore fattura, è disposto in due riquadri separati, nei quali sono rappresentate numerose figure di Santi tra cui si possono riconoscere San Sebastiano e San Rocco.

Nella parte retrostante dell'altare vi sono tracce di un altro affresco dove sono riconoscibili motivi floreali e una tenue immagine della Vergine; sulla volta rocciosa sono dipinte delle semplici stelle blu. Un tempo la chiesa era completamente intonacata, ora vi sono ampie zone che lasciano intravedere la nuda roccia. Sull'intonaco sono presenti numerose scritte devozionali databili ai primi anni del '900. Sul lato destro, appesi ad una corda, pendono numerosi indumenti: sono ex voto che con brevi frasi ricordano la grazia ricevuta.

La Chiesa della Madonna de petrarolis (poi Madonna della Neve)

Questa chiesa rurale di origine cinquecentesca, di patronato di una nobile famiglia locale, è sempre stata officiata da sacerdoti membri della famiglia stessa. Pochi anni dopo la costruzione, ad essa fu affiancata un'abitazione ad uso del sacerdote di turno, nonché una cantina ed altri locali necessari alla conduzione del fondo agricolo di cui faceva parte il complesso.

Storia, Declino e Stato Attuale

Dalle scarse notizie storiche si rileva che la Chiesa della Madonna de petrarolis non è mai stata molto ricca: già nel 1630 venne descritta come “diruta”. Fu successivamente eseguito un primo restauro con l’aggiunta delle cappelle del Carmelo e di San Giovanni Battista. Un secondo restauro fu eseguito nel secolo seguente, ma le condizioni della chiesa, divenuta nel frattempo Madonna della Neve, restavano alquanto modeste, specialmente negli arredi e nei paramenti sacri, fino a che un crollo improvviso avvenuto durante l’ultimo periodo bellico pose fine alla sua storia come luogo di culto attivo.

Varcata la soglia del portale, si accede al cortile del complesso dove, oltre alla chiesa sulla sinistra, si trova una grande scala in muratura terminante con una loggia e sotto di essa un arco che conduce verso un antro buio. La chiesa, a navata unica, oggi è priva della copertura a causa del crollo del tetto a capanna e della sottostante controsoffittatura. La parete sinistra è scandita da tre archi poggianti su lesene, mentre quella destra appare più scarna, e del pavimento restano poche tracce.

L’unico elemento di pregio rimasto è il presbiterio con altare in muratura sul quale spicca un affresco, di fattura settecentesca, raffigurante una Madonna allattante tra San Rocco e Sant’Antonio da Padova. La scena è completata da una teoria di puttini, due dei quali incoronano la Vergine, che circondano lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Purtroppo la composizione è compromessa da un'anta a vetro con cornice apposta davanti alla Madonna. Sul lato destro, due piccoli locali con tracce di decorazione ad affresco sono identificabili con la sacrestia. Nell’uscire dalla chiesa, sopra il portone si notano i fori delle travi in legno che sostenevano la cantoria.

Affresco settecentesco di Madonna con Santi su altare rurale

Una volta fuori, si accede all'antro buio alla sua destra, un tempo cantina con cellaio, stalla e trappeto per produrre olio. L’ambiente è parzialmente scavato nella roccia e tra i resti delle attrezzature agricole vi sono anche due vecchie biciclette. La scala conduce all’abitazione, dove il secondo pianerottolo si apre in un loggiato con finestre ansate. Da qui si accedeva anche al coro della chiesa, ormai crollato. La porta principale dell’abitazione immette in un primo ambiente coperto da un solaio in legno; anche qui altri rottami di biciclette sono poggiati alle pareti. Un secondo ambiente più buio ha in un angolo un focolare e da esso si esce verso un terrazzo scoperto, sul quale si aprono due piccoli locali ad arco di cui uno è il cosiddetto “loco immondo”, ovvero il wc con tanto di vaso in muratura. Tornando indietro si raggiunge il piccolo disimpegno dove vi era una scala in legno per il secondo livello, ormai crollata. Da qui si accede ad altre due stanze senza tetto, anch’esso crollato (forse negli anni ‘40 del secolo scorso) e di cui la seconda era certamente la cucina con forno, focolare e piano cottura in muratura.

Ricostruzione 3D con drone | Chiesa di San Tomè - Almenno San Bartolomeo (BG)

La Chiesa Rurale dei Santi Gioacchino e Anna

La Chiesa rurale dei Santi Gioacchino e Anna fu fatta costruire dal Venerabile mons. Francesco Antonio Marcucci. Impegnato a Roma, Mons. Marcucci affidò la cura della costruzione alla Madre Prefetta, suor Maria Agnese Desio. La chiesetta fu benedetta da mons. Marcucci il 18 agosto 1776, giorno dedicato a San Gioacchino.

La chiesetta, costruita in cotto, si presenta con una sobria facciata a campana, sulla quale si apre un portale in travertino architravato, sormontato da un oculo che illumina l'interno dell'edificio. Sul tetto, nella zona absidale, si eleva un campanile a vela in mattoni che ancora ospita le due piccole campane donate dal Marcucci: una del peso di circa 18 chilogrammi (55 libre), con diametro di 30 cm, chiamata Maria Gioacchina, e l'altra di circa 8,30 chilogrammi (25 libre), con diametro di 23,5 cm, chiamata Anna.

L'Altare e l'Opera d'Arte

Sull’altare, di fronte alla porta d’ingresso, è presente una nicchia che ospitava, fino al terremoto del 1997, una tela del pittore ascolano Nicola Monti (1736-95) chiamata “Educazione della Vergine”, raffigurante la Madonna giovinetta con Sant'Anna e San Gioacchino. Per motivi di sicurezza, il dipinto è stato collocato nella galleria del Museo-biblioteca Francesco Antonio Marcucci presso la Casa Madre dell’istituto, ad Ascoli Piceno. Nel 1851 si eseguirono i primi interventi di restauro e manutenzione del tetto della chiesa, ma in seguito, trascurata, venne dichiarata inagibile nel 1968.

La Chiesa della SS. Madonna dell’Odigitria, Monte Pizzuta

Ai piedi del monte Pizzuta, poco distante dal centro abitato, sorge la chiesa rurale della SS. Madonna dell’Odigitria, fondata nel 1488, anno in cui furono stipulati i Capitoli di fondazione. La chiesa, secondo una leggenda popolare, fu costruita in onore della Vergine (la cui immagine i profughi albanesi avrebbero portato dall’Albania) la quale avrebbe indicato il luogo dove avrebbero dovuto insediarsi definitivamente e costruire le loro abitazioni.

In due periodi dell’anno (il mese di maggio e la prima quindicina di agosto), per antichissima tradizione moltissimi arbëreshë vi si recano prima dell’alba ad ascoltare la messa. La chiesa, a pianta quadrata con altare centrale del XV secolo, presenta una struttura semplice ma ricca di storia e devozione popolare.

L'Antica Chiesetta Rurale di Serra de’ Conti

Il piccolo edificio sacro è un autentico gioiello del territorio serrano, un tempo punto di riferimento anche sotto il profilo aggregativo e sociale per la contrada omonima situata nella pianura del Misa, nei pressi della località in cui nell'alto medioevo sorgeva il castello di Donazzano (oggi scomparso). L’antica chiesetta rurale, fondata dalla comunità di Serra de’ Conti nel XIII secolo e rimaneggiata nella seconda metà del Quattrocento, è stata in parte restaurata all’inizio degli anni Ottanta. La facciata esterna è arricchita da un portale d’ingresso sormontato da una decorazione in cotto a motivi fogliacei.

Chiese Rurali del Territorio di Montecarotto

La Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo, situata nella contrada omonima di Montecarotto, prima del 1300 dipendeva dall'antica pieve di Scortalepore, ora scomparsa, della diocesi di Senigallia. Passò poi alla pieve di Montecarotto e quindi alla diocesi di Jesi. Nella seconda metà del XIII secolo era sede di un priorato benedettino, prima dipendente dall'Abazia di Santa Croce di Sassoferrato poi indipendente. Come chiesa monastica deteneva beni di una certa rilevanza poiché pagava decime superiori alla chiesa parrocchiale: le risultano assegnati 16,09 ettari di proprietà terriera. A causa di questa ricchezza ne fu a lungo contesa la giurisdizione tra i vescovi di Senigallia e di Jesi. La chiesa è stata ricostruita successivamente e una lapide del 1742 sulla facciata ne ricorda la proprietà da parte del seminario di Senigallia.

La Chiesa di San Pietro

Della chiesa di San Pietro si hanno le prime notizie nella prima metà del '400. Sorgeva nel fondo omonimo, nella contrada di San Pietro così titolata per la presenza della chiesa, molto vicina al tempio tuttora esistente limitrofa al trivio Montecarotto, Moie, Ostra. L'attuale costruzione è dei primi dell'Ottocento, di dimensioni contenute ed a pianta rettangolare, ha una sola navata e la copertura è sostenuta da un'unica capriata in legno. L'interno è di semplice fattura con pareti intonacate; sulle pareti laterali a destra e a sinistra dell'altare si aprono due finestre monofore. In una nicchia alle spalle dell'altare si conserva una statua lignea di San Pietro.

La Chiesa di Santa Maria della Neve

Della chiesa di Santa Maria della Neve si hanno notizie certe per la prima volta nei resoconti della visita pastorale effettuata dai delegati del cardinale Giacomo Corradi nel 1653. I delegati la menzionano come chiesa ben tenuta e a un solo altare e vi si celebrava messa solo nei giorni festivi. La chiesa ha pianta rettangolare ad un'unica navata, è di dimensioni contenute e ha la facciata a capanna. Il tetto è sorretto da un'unica capriata lignea. L'interno è semplice con pareti intonacate, sulle pareti laterali si aprono due piccole finestre rettangolari.

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