Interventi di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico e Architettonico di Roma

Il vasto patrimonio storico e culturale di Roma è oggetto di continui studi e interventi volti alla sua conservazione, restauro e valorizzazione. Questi sforzi spaziano dalla tutela di monumenti antichi alla riqualificazione di aree urbane, coinvolgendo istituzioni e professionisti del settore. Di seguito, vengono presentati alcuni dei più significativi progetti e approcci metodologici adottati per la salvaguardia di questo inestimabile tesoro.

La Tutela Architettonica a Roma tra Ottocento e Novecento: il Ruolo dell'AACAR

Archivio fotografico storico dell'Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura in Roma (AACAR)

Durante il tardo diciannovesimo secolo, a seguito dell'unificazione d'Italia e del problematico trasferimento della capitale da Firenze a Roma (21 gennaio 1871), il panorama politico e culturale italiano fu coinvolto in un cruciale dibattito pubblico sulla pianificazione di Roma. In questo contesto, una figura di spicco fu l'Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura (AACAR). La Società fu istituita il 23 gennaio 1890, su iniziativa promossa dall'architetto Giovanni Battista Giovenale e da un gruppo di artisti, architetti e uomini di lettere, chiamati "Amici dei Monumenti", interessati alla trasformazione in atto di Roma e alla conservazione dei suoi monumenti.

L'AACAR venne fondata per seguire le vicende post-unitarie della Capitale attraverso un'intensa attività propositiva e di controllo delle molteplici iniziative che caratterizzano la vita culturale di fine Ottocento. L'obiettivo principale della Società era la promozione della "benevolenza" e del "prestigio" dell'Architettura, in tutte le sue sfaccettature, nonché la reputazione professionale e il prestigio degli architetti. Gli interessi dell'Associazione riguardavano l'urbanistica, il restauro dei monumenti, l'architettura, l'estetica, la conservazione dei centri storici, oltre a questioni educative e professionali. Il coinvolgimento nel dibattito riguardante la città fu esteso, come chiaramente rivelato dall'«Annuario», pubblicato dal 1891 al 1929. La documentazione grafica e fotografica dell'AACAR è attualmente conservata presso il Centro Studi di Storia dell'Architettura a Roma, Casa dei Crescenzi.

Progetti di Riqualificazione Urbana e Restauro Monumentale

Il Progetto Teverever: Rinsaldare il Legame tra la Città e il Fiume

Mappa del percorso del progetto Teverever lungo il fiume Tevere a Roma

La dotazione complessiva della Misura 1 Component 3 Investimento 4.3: Caput Mundi. Rinsaldare il legame tra la città e il suo fiume millenario: il progetto Teverever interessa circa 3 km della banchina sinistra del Tevere, da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio, nel cuore storico di Roma. L’intervento si sviluppa lungo la quota inferiore, dominata dai muraglioni ottocenteschi che definiscono l’assetto urbano del fiume. L’obiettivo è trasformare questo tratto in una passeggiata continua, integrata con i percorsi già esistenti, in dialogo con il paesaggio storico e naturale. Il tracciato alterna sequenze più contemplative (in prossimità di contesti archeologici e naturalistici) e ambiti più dinamici lungo i muraglioni, adatti a usi polifunzionali.

L’intervento prevede una serie coordinata di lavorazioni finalizzate a migliorare accessibilità, sicurezza e qualità spaziale del fronte fluviale. In primo luogo, si attuano bonifiche e pulizie diffuse, con rimozione della vegetazione infestante e ripristino delle condizioni di fruibilità della quota di banchina. Il progetto comprende il rifacimento della banchina e del piano di calpestio nei tratti degradati o discontinui, garantendo continuità del percorso e regolarità delle superfici; si prevede inoltre il recupero degli elementi lapidei e dei bordi in travertino, con integrazioni e ripristini compatibili. A rafforzare il rapporto diretto con l’acqua, l’intervento include l’inserimento di una piattaforma galleggiante ancorata e adattabile alle variazioni del livello del fiume, destinata a sosta, osservazione e approdo controllato. In continuità con questa logica di riconnessione e valorizzazione percettiva del paesaggio fluviale, è inoltre prevista una passerella panoramica che collega il Ponte Rotto con il Ponte Palatino, offrendo un attraversamento dedicato e un nuovo punto di vista sul fiume e sulle emergenze storiche del tratto.

Restauro della Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano

Foto della facciata della Chiesa di Santa Maria della Consolazione dopo il restauro

La Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano è un luogo di culto del centro storico di Roma, posta nei pressi del Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea. Prima dell’intervento si presentava con evidenti fenomeni di degrado diffusi sulle superfici esterne e sulle decorazioni interne. L’edificio, eretto originariamente nel 1470 e riedificato tra il 1583 e il 1606 su progetto di Giacomo della Porta e Martino Longhi il Vecchio, è a tre navate con cinque cappelle per lato e un abside cassettonato; custodisce opere pittoriche e scultoree di autori rinascimentali e seicenteschi (tra gli altri Taddeo Zuccari, Pomarancio, Cristoforo Roncalli) e un organo storico in cassa lignea.

La facciata in travertino e le superfici decorate interne presentano depositi atmosferici, patine biologiche, efflorescenze saline e cedimenti dell’intonaco. L’intervento è finalizzato alla tutela e alla conservazione del manufatto e prevede un insieme coordinato di opere, tra cui: il restauro conservativo della facciata principale; il consolidamento della parte inferiore del prospetto laterale; il risanamento delle superfici decorate dell’abside; il consolidamento degli intonaci, degli stucchi e dei manufatti lapidei; il ripristino dell’impermeabilizzazione del manto di copertura della navata laterale sinistra, finalizzato alla mitigazione delle infiltrazioni; il restauro delle due cantorie; la messa a norma dell’impianto elettrico e il rinnovamento dell’illuminazione interna mediante un sistema di gestione programmabile. Le scelte progettuali sono state definite sulla base di rilievi accurati e di indagini diagnostiche chimico-fisiche e georadar. Le opere sono concepite per garantire la fruizione sicura e la conservazione a lungo termine del bene, migliorando accessibilità, sicurezza impiantistica e qualità ambientale del luogo di culto. È prevista la movimentazione temporanea delle tele e delle componenti mobili verso sedi idonee per le fasi più invasive, con successivo rimontaggio in sito. L’intervento si colloca in un quadro di interventi integrati promossi dall’amministrazione competente e dalla Soprintendenza e non comporta espropri; è prevista documentazione fotografica e rilievi strumentali (laser scanner, fotogrammetria) per il monitoraggio.

Risamento del Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana

Dettaglio dell'affresco settecentesco al Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana

Il bene oggetto dell’intervento è il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana in Tor de’ Specchi, con prospetti esterni affaccianti su via del Teatro di Marcello e via Montanara. Le superfici presentano intonaci, paramenti murari in laterizio, elementi lapidei e apparati decorativi tra cui un affresco settecentesco raffigurante la Madonna con San Benedetto e Santa Francesca Romana e un tondo marmoreo settecentesco attribuito ad Andrea Bergondi. Sono inoltre presenti reperti archeologici riutilizzati nel prospetto. Prima dell’intervento si riscontrano depositi superficiali coerenti e incoerenti, patine biologiche, distacchi e decoesione degli intonaci con lacune, fenomeni di risalita capillare e efflorescenze saline alle porzioni basamentali; i paramenti in laterizio mostrano piccole lacune, fratturazione e scagliatura; gli elementi lapidei presentano patine e concrezioni coerenti con l’esposizione urbana. L’affresco, da un’indagine visiva a distanza, appare in condizioni complessivamente buone, sebbene sottoposto a fattori degradativi ambientali.

L’intervento prevede una fase conoscitiva integrativa in cantiere con saggi e indagini diagnostiche per definire tecniche e materiali. Per intonaci e paramenti murari si prevedono operazioni di rimozione dei depositi e delle croste incoerenti, disinfezione delle patine biologiche, estrazione dei sali solubili, consolidamento localizzato delle porzioni decoese, rimozione di stuccature e elementi incongrui e successiva integrazione con malte a base di calce idraulica adeguate alla granulometria e cromia esistenti; i profili architettonici compromessi vengono reintegrati e le superfici protette con idonei prodotti di protezione superficiale. Per gli elementi lapidei sono previste disinfezione, pulitura selettiva, consolidamento delle decoesioni superficiali, microstuccature e reintegri sottolivello ove necessario, seguiti da protezione superficiale. Per l’affresco si prevedono disinfezione, consolidamento degli strati pittorici decoesi, puliture differenziate, rimozione controllata dei sali e stuccature con malte compatibili; le reintegrazioni cromatiche saranno eseguite a velature acquerellate ove opportuno, lasciando sottolivello le lacune non ricostituibili. Tutte le operazioni saranno definite e adeguate in funzione dei risultati delle indagini preliminari. L’intervento è finalizzato al risanamento conservativo dei prospetti esterni e al recupero della corretta lettura degli apparati decorativi, contribuendo alla fruizione visiva del contesto urbano. Le aree interessate sono soggette a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; non è prevista attività espropriativa. Le aree/beni non sono nella piena disponibilità dell’Amministrazione e si prevede il coinvolgimento della Congregazione delle Oblate di Santa Francesca Romana mediante accordo o protocollo. L’intervento è integrato con investimenti già realizzati dalla Soprintendenza Speciale e non comporta interferenze segnalate. Sono previste consegne documentali finali comprensive di documentazione fotografica delle fasi operative, mappatura dello stato di conservazione e relazione di restauro con descrizione delle lavorazioni eseguite.

Restauro e Anastilosi del Tempio di Apollo Sosiano

Flipped Classroom di storia dell'arte sul Tempio di Apollo Palatino, Antica Roma

Il Tempio di Apollo Sosiano sorge nell’area tra il Teatro di Marcello, il tempio di Bellona e la Porticus Octaviae. Il culto del dio si diffonde a Roma nel VI secolo a.C. e il tempio di Apollo Sosiano ne testimonia il permanere nella stessa area fino alla metà del V secolo d.C., attraverso la costruzione e il rifacimento di due templi, con diverse fasi edilizie. L’attuale edificio si sovrappone dal tempio di Apollo Medico, eretto in occasione della pestilenza del 433, ma prende il nome dal Caio Sosio, luogotenente di Cesare, che ne terminò la ricostruzione nel I sec. a.C. dedicandolo per conto di Augusto. Il tempio è stato in parte indagato tra la fine degli anni ’20 e gli inizi degli anni ’30, durante i lavori per isolare e sistemare il teatro di Marcello.

La sistemazione definitiva del monumento fu completata con grande celerità in occasione dell’inaugurazione dell’area per il Natale di Roma del 1940. Le tre colonne visibili crollate verso il teatro di Marcello ed un tratto della trabeazione del pronao, furono collocate sull’angolo opposto del podio rispetto a quello originario in modo da rendere visibile, con scopi celebrativi, la ricca decorazione architettonica a chi passasse sull’attuale Via Petroselli. Le varie campagne di scavo hanno portato in luce la fronte, il lato orientale ed una parte del lato di fondo del tempio nella sua fase di fine I sec. a. C.; il resto delle strutture giace tuttora sotto l’interro che circonda e sostiene il c.d. Albergo della Catena. L’elevato è pressocché inesistente, mentre è quasi integralmente conservata la massicciata che sosteneva il pavimento della cella, di cui sono stati visti, in varie occasioni, larghi brani. All’interno del podio, il cui interro è in buona parte sigillato dalla suddetta massicciata, a vari livelli di profondità sono inglobati gli avanzi delle fasi precedenti. I rocchi della colonna angolare nord‑orientale della cella, in travertino con rivestimento in stucco, risultano in parte in posizione primaria di crollo e in parte frammentari disseminati nell’area.

L’intervento previsto mira alla anastilosi della colonna angolare, l’unica ancora nell’originaria posizione di crollo, alla sistemazione dell’area archeologica circostante e al recupero dei percorsi pedonali di accesso. Sono previste operazioni di scavo, consolidamento, restauro e ricollocazione degli elementi lapidei originali, secondo criteri di compatibilità materica e rispetto filologico. Il progetto intende restituire leggibilità storica e coerenza volumetrica al monumento, migliorandone la fruibilità pubblica e rafforzando l’identità culturale dell’area permettendo una migliore comprensione del fronte orientale. Il progetto integra misure per la fruizione e l’accessibilità: realizzazione di percorsi facilitati in calcestre verso l’area nord‑orientale, musealizzazione di elementi lapidei non riutilizzabili in anastilosi e posa di pannelli didattici con testi e immagini. L’illuminazione del percorso è prevista con apparecchi idonei alla valorizzazione museale e alla sicurezza. L’intervento si colloca in un contesto ad alta densità monumentale e prevede modalità di cantiere volte a minimizzare interferenze con il Teatro di Marcello, il Tempio di Bellona e i flussi di visitatori; sono previste azioni per la sostenibilità ambientale del cantiere, la protezione dei reperti e la programmazione della manutenzione post‑intervento.

Ricostruzione e Musealizzazione della Domus dei Valerii

Illustrazione degli affreschi parietali della Domus dei Valerii

La Domus dei Valerii è una residenza di età tardo-adrianea (primo quarto del II secolo d.C.) portata alla luce fin dalla costruzione dell’Ospedale dell’Addolorata, agli inizi del Novecento. Gli ultimi scavi condotti nell’area per la realizzazione del dipartimento di oncoematologia in livelli interrati della struttura ospedaliera hanno messo in luce una porzione della domus con un corridoio, intenzionalmente abbattuto, di cui sono stati però integralmente recuperati i rivestimenti: affreschi parietali (e soffitto) e mosaico pavimentale. Negli ultimi anni gli intonaci e il soffitto sono stati ricomposti, restaurati e custoditi entro casse di legno appositamente costruite, a cura e spese della Soprintendenza Speciale di Roma, e messi a deposito in un locale all’interno del complesso ospedaliero. Il corridoio antico era originariamente lungo oltre 8 m e largo circa 3,7 m, con altezze conservate fino a 1-1,60 m. Le pareti interne e il soffitto mostrano organici apparati decorativi a specchiature, figure umane, fregi e cornici in stucco; la parete verso il giardino è ornata a graticcio e semicolonne.

L’intervento ha previsto il rimontaggio integrale del corridoio antico e la sua esposizione in un ambiente museale appositamente adattato all’interno alla Palazzina D del Comprensorio di S. Croce in Gerusalemme, una delle sedi della Soprintendenza Speciale di Roma. La ricostruzione del volume originario è stata impostata su un impalcato in struttura metallica che ha consentito anche l’alloggiamento delle reti impiantistiche; le superfici prive di lacerti di affresco sono state integrate graficamente per consentire la lettura complessiva dell’apparato decorativo originario. L’allestimento è stato organizzato secondo un percorso articolato in tre settori: introduzione, con evocazione del viridarium e relativi frammenti architettonici; il corridoio ricostruito, interamente percorribile; una sezione espositiva con vetrine per reperti selezionati. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico e illuminotecnico dedicato all’allestimento e alla conservazione. Il progetto ha integrato pannelli didattici in italiano, inglese e per ipovedenti, vetrine e supporti didattici multimediali. Particolare cura è stata rivolta all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla sicurezza dei visitatori.

Restauro e Valorizzazione della Basilica Hilariana

Planimetria della Basilica Hilariana con evidenza del cortile centrale

La Basilica Hilariana è un complesso archeologico con pianta trapezoidale e cortile centrale, emerso integralmente durante le campagne di scavo condotte in prima battuta al momento della costruzione dell’Ospedale militare del Celio (1887) e poi ancora tra il 1987 e il 2000. Costruita intorno alla metà del II secolo d.C., era la sede collegiale dei Dendrofori, associati al culto della Magna Mater (Cibele) e di Attis. L’accesso avviene dal lato orientale attraverso una scalinata marmorea che immette in un vestibolo pavimentato con mosaici, con iscrizione augurale; dal vestibolo si accede al cortile con decorazione musiva e ad ambienti laterali interpretati come aule e logge per le attività collegiali. Nel tempo l’edificio ha subito diverse trasformazioni funzionali, fino all’abbandono tardoantico.

Prima dell’intervento l’edificio, il cui piano di calpestio si trova a una quota media di circa -3.00 m rispetto al piazzale del Policlinico, era protetto da una copertura provvisoria realizzata con elementi in tubo-giunto e lastre in lamiera ondulata, ormai obsoleta e che impediva la lettura d’insieme del monumento. Gli apprestamenti temporanei che erano stati negli anni installati a tutela dei rinvenimenti archeologici sono stati sostituiti da un’unica copertura a protezione dell’intero edificio, garantendo la difesa del sito dagli agenti atmosferici e l’efficace allontanamento delle acque meteoriche. L’intervento di restauro delle consistenze archeologiche ha previsto la bonifica di tutta l’area dalla vegetazione infestante e la pulizia delle murature perimetrali moderne che confinano l’area, il consolidamento puntuale delle murature e controllo e pulitura dei rivestimenti e dei pavimenti lapidei e musivi. Gli interventi di valorizzazione sono stati rivolti alla predisposizione di pannelli didattici. A seguito dell’intervento, la Basilica Hilariana è fruibile al pubblico, con percorsi sicuri e informazioni chiare che ne raccontano la storia e la funzione.

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