Il Vangelo di Giovanni presenta in modo vivido la figura di Giovanni il Battista, un uomo austero e giusto che viveva nel deserto, lontano dai centri di potere religioso e politico. Nonostante ciò, una moltitudine di persone accorreva da tutto Israele per ascoltare la sua predicazione e ricevere il battesimo di penitenza, riconoscendo in lui un profeta o persino il Messia. Tuttavia, la sua missione era ben precisa: preparare la via per Colui che sarebbe venuto dopo di lui, il "più forte".
La Testimonianza di Giovanni il Battista: Un Interrogatorio Cruciale
La narrazione evangelica si apre con un serrato interrogatorio a cui Giovanni Battista fu sottoposto. Questo episodio, noto come il "prologo storico" del Vangelo di Giovanni, si colloca a Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
L'Interrogatorio delle Autorità di Gerusalemme
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». L'evangelista, infatti, non si preoccupa di presentare Giovanni con i consueti dati biografici, ma mette subito in scena il "processo", l'inchiesta a cui Gesù fu costantemente sottoposto. Gli inquisitori, sacerdoti e leviti, erano personaggi di spicco, inviati dai farisei.
L'Identità Negata: Non sono il Cristo, Elia o il Profeta
Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Giovanni Battista non parla di sé, non dice di chi è figlio o da dove viene. Questa risposta, apparentemente inopportuna, smascherava subito l'oggetto reale dell'inchiesta: l'identità del Messia. Chiedendogli se egli fosse Elia o il Profeta, i sacerdoti e i leviti intendevano sapere se il Battista si attribuiva una funzione messianica. Secondo il pensiero del tempo, la manifestazione del Messia sarebbe stata preceduta dal ritorno di Elia o dalla venuta del Profeta annunciato nel Deuteronomio (Dt 18,18).

Giovanni: Una Voce che Annuncia
Le risposte di Giovanni Battista, basate su negazioni successive, spazzarono via tutte le precomprensioni degli inviati. Costretto a dire qualcosa su se stesso, Giovanni si annullò, non presentandosi direttamente.
La Profezia di Isaia: "Io sono voce"
Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Nel testo greco originale non compare la parola “sono” nell'espressione “Io sono”, poiché nel Quarto Vangelo tale locuzione è riservata soltanto a Gesù. Giovanni Battista è notevolmente ridimensionato in questo Vangelo: non è più il predicatore infuocato o il precursore minaccioso, ma solo una voce venuta da lontano che attualizza una promessa e lancia un appello, in opposizione allusiva alla Parola (Logos) di Dio che è Gesù. Questa profezia di Isaia (Is 43,1-10) si realizza passo dopo passo nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni, ed è il Battista stesso a utilizzarla per definire la sua identità.
Il Battesimo di Giovanni e la sua Funzione
Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua». L'atto del battezzare qualificava il Battista come un protagonista della fine dei tempi. Il battesimo di Giovanni poteva rientrare nel simbolismo ebraico dell'acqua come purificazione. La Legge prescriveva abluzioni rituali, e anche gli Esseni si sottoponevano a bagni rituali legati alla conversione e alla purificazione interiore. Tuttavia, il battesimo di Giovanni era diverso: egli battezzava tutti coloro che venivano a lui; il suo rito, che richiedeva la confessione dei peccati, era compiuto solo una volta, significando l'effettiva conversione del peccatore a Dio, e avveniva nelle acque del Giordano.
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Il Riferimento ai Sandali e l'Inferiorità di Giovanni
Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. Il riferimento al sandalo è significativo: in Israele, slegare i sandali era un compito riservato agli schiavi, e nel contesto dell'istituto del levirato (Dt 25,5-10 e Rt 4,7-9), implicava anche il riconoscimento di inferiorità o la rinuncia a un diritto. Giovanni Battista, dunque, non si sentiva degno nemmeno di un tale umile servizio verso Colui che sarebbe venuto, riconoscendo la sua profonda inferiorità davanti a Gesù.
La località "al di là del Giordano" è anch'essa simbolica. Il Giordano segnava la frontiera che gli ebrei avevano oltrepassato per entrare nella Terra promessa, e le sue acque potevano essere interpretate non solo come purificatrici, ma come acque che donano la vita attraverso la morte.
La Rivelazione del "Più Forte": Gesù l'Agnello di Dio
Giovanni il Battista, pur essendo un uomo di grande carisma e seguito, non si pone al centro della scena, ma indica un Altro: il Signore. Questa umiltà è centrale nel suo ministero.
L'Annuncio dell'Agnello di Dio
In un altro momento cruciale, vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Il Significato Teologico dell'Agnello
L'immagine dell'agnello era profondamente radicata nella cultura ebraica, evocando il servo del Signore che si lascia sacrificare (cfr. Is 53,7) e l'agnello pasquale che commemorava la liberazione dall'Egitto (cfr. Es 12,1ss). Annunciando Gesù come Agnello di Dio, il Battista rivelava gli aspetti essenziali della sua missione redentrice. Benedetto XVI spiega che l'espressione "agnello di Dio" interpreta la "teologia della croce" del battesimo di Gesù, della sua discesa nelle profondità della morte. Gesù è l'agnello innocente che sarebbe stato immolato per tutti gli uomini, per liberarli dal peccato con lo spargimento del suo sangue.
Papa Francesco ha sottolineato che il verbo "toglie" (il peccato) significa letteralmente "sollevare", "prendere su di sé". Gesù è venuto per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe attraverso l'amore che spinge al dono della propria vita per gli altri.
Il Battesimo di Gesù e l'Inizio della sua Missione
Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni, sentendosi indegno, voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Con questo evento, che segna l'inizio della sua vita pubblica e della sua predicazione, Gesù assume su di sé i peccati dell'umanità, purificandola. Il suo battesimo nel Giordano è un preludio pasquale, un segno della sua obbedienza totale alla volontà del Padre. La forza di Gesù è proprio fare la volontà del Padre, un segreto per essere forti, perseveranti e gioiosi.
L'Eredità della Testimonianza di Giovanni per il Credente Moderno
Giovanni Battista, pur essendo "il più grande tra i nati da donna", si comprese come una voce, non la Parola. La sua umiltà e la sua capacità di indicare Gesù sono un esempio fondamentale.
Essere Testimoni di Gesù Oggi
La domanda «Tu, chi sei?» posta a Giovanni è cruciale anche per noi. La nostra identità è il modo in cui ci collochiamo nel contesto di riferimento. Giovanni ha saputo rendere consapevoli i suoi interlocutori che il suo modo di essere andava compreso dentro un nuovo sguardo sulla dimensione religiosa. Come Giovanni, siamo chiamati a essere una voce che indica agli uomini Gesù, a non metterci al centro della scena ma a mostrare Colui che viene dopo di noi ed è avanti a noi.
Giovanni rappresenta l'uomo di oggi, spesso insoddisfatto delle pratiche religiose ma assetato spiritualmente, disilluso ma bisognoso di credere nel bene, talvolta cinico eppure desideroso di salvezza. Egli ci insegna che non possiamo fare spazio a Dio se il nostro cuore è pieno di noi stessi, della nostra ansia di apparire o di essere accettati. Dobbiamo, come Giovanni, essere umili e veritieri nel nostro ministero e nella nostra missione, rendendoci conto che la salvezza non può venire da noi stessi, ma solo da Dio.
La Forza dell'Amore e del Servizio
Essere discepoli di Gesù Agnello di Dio, come ha insegnato papa Francesco, significa mettere al posto della malizia l'innocenza, al posto della forza l'amore, al posto della superbia l'umiltà, al posto del prestigio il servizio. Questa è la vera concretezza che l'attualità ci chiede: conoscere Gesù nella sua quotidianità di vita e ministero, lasciandoci coinvolgere dalla Parola per trasformare il nostro cuore da "cuore di pietra" a "cuore di carne" (Ez 36, 26-27). Con Gesù, il "più forte", non abbiamo nulla da temere: lui ci difenderà da ogni pericolo, vincerà ogni nemico, anche la morte, e con lui trionfa la vita e la luce.