La Comunione Eucaristica e la gestione degli Avani Sacri

L'Eucaristia, istituita da Gesù durante l'Ultima Cena, è il cuore della vita cristiana. Pane e vino, elementi fondamentali delle celebrazioni liturgiche, non sono semplici simboli ma, attraverso la consacrazione, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Questo articolo esplora i requisiti canonici per il vino e le ostie, la loro preparazione e conservazione, e le modalità della Comunione, con un'attenzione particolare alla prassi della Chiesa riguardo alla ricezione del Sangue di Cristo da parte dei fedeli.

Il Vino Eucaristico: Requisiti e Simbolismo

Il vino utilizzato nelle celebrazioni liturgiche deve rispettare precisi requisiti dettati dal Codice di Diritto Canonico e dall'Istruzione Redemptionis Sacramentum del 2004. Esso deve essere realizzato con uva pura, frutto della vite genuino, non alterato né commisto a sostanze estranee. È assolutamente vietato usare del vino sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio, poiché la Chiesa esige certezza rispetto alle condizioni necessarie per la validità dei sacramenti.

Il vino da Messa può essere indifferentemente bianco o rosso. Se fino al 1880 si utilizzava esclusivamente il rosso, a simboleggiare il sangue di Cristo, oggi è più frequente trovare il bianco per motivi pratici, in quanto le eventuali macchie sulle tovaglie di lino dell’altare sarebbero meno evidenti. La gradazione alcolica, trattandosi di un vino che vieta l'aggiunta di qualsiasi tipo di conservante, è solitamente alta, e per questo spesso i vini per la Messa sono di tipo liquoroso. Tuttavia, non mancano le alternative con vini dolci a bassa gradazione o mosti parzialmente fermentati, ancora più fragranti e leggeri.

Durante la Messa, il vino deve essere mescolato con una modesta quantità d'acqua. Questa pratica ha una secolare tradizione che risale alle prime testimonianze storiche della Chiesa (San Giustino, martire II sec.). La liturgia Romana evidenzia nell’infusione dell’acqua nel calice l’unione della natura umana con la natura divina nel mistero dell’Incarnazione del Verbo e al contempo l’unione sacramentale dei fedeli col Corpo e il Sangue di Cristo. La liturgia ambrosiana, invece, in questo medesimo rito, fa riferimento all’acqua e al sangue sgorgati dal cuore di Cristo crocifisso aperto dalla lancia del soldato (Gv 19,34).

Conservazione e Cura del Vino Eucaristico

È importante far sì che il vino usato per l’Eucaristia venga conservato in uno stato ottimale, in modo che non diventi aceto. Per questo, si consiglia di non comprare bottiglie da 750 ml, ma di scegliere bottiglie di dimensioni inferiori, così da non prolungarne la durata. Una bottiglia, infatti, può rimanere potabile per non più di un paio di settimane nel caso in cui si tratti di vino secco e al massimo per due mesi quando si ha a che fare con un vino dolce. Inoltre, se si parla di vin santo o comunque di un prodotto simile paragonabile al Marsala, dopo che la bottiglia è stata aperta la durata è superiore a quella garantita da una normale bottiglia di vino, a condizione che si presti attenzione a un aspetto: è utile comprare una pompetta per eliminare l’aria, così da impedire che il vino diventi avariato nel tempo. È proibito, invece, utilizzare un vino su cui non vi siano certezze relative alla sua provenienza e alla sua genuinità.

La produzione del vino rosso, bianco, rosato e orange | Tannico Flying School

Le Ostie Eucaristiche: Tipi e Dimensioni

Le ostie possono essere di pane rosso o bianche. Per quanto riguarda i diametri, si fa una distinzione tra le ostie per i fedeli, che saranno distribuite durante l’Eucaristia, e l’ostia magna, utilizzata dal prete. L’ostia magna in genere ha uno spessore di 1,4 mm e un diametro di 125 mm, mentre l’ostia per i fedeli ha uno spessore di 1,5 mm e un diametro di 3,5 mm.

La Comunione sotto le due Specie

Durante l'Ultima Cena, Gesù offrì ai propri discepoli sia il pane che il vino, celebrando così la prima Eucaristia. Le sue parole, «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati» (Mt 26,27-28), sottolineano l'importanza di entrambi gli elementi. San Paolo ribadisce questo concetto scrivendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. Ogni volta, infatti, che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga» (1Cor 10,16-17).

Nei primi secoli della vita cristiana era cosa normale fare la Santa Comunione sotto le due specie. Questa pratica rende più evidente il segno del banchetto eucaristico e esprime più chiaramente la volontà divina di ratificare la nuova ed eterna alleanza nel Sangue del Signore, rendendo più intuitivo il rapporto tra il banchetto eucaristico e il convito escatologico nel regno del Padre.

Anche se Gesù ha detto «Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53), nella prassi attuale della Chiesa, la Comunione eucaristica può essere ricevuta validamente anche sotto la sola specie del pane, poiché in essa è presente Cristo intero. Tuttavia, le Conferenze Episcopali possono stabilire norme, approvate dalla Sede Apostolica, circa il modo di distribuire ai fedeli la sacra Comunione sotto le due specie e circa l'estensione delle facoltà.

In alcune situazioni, qualche sacerdote ha intinto l’ostia nel calice per somministrare la Comunione sotto le due specie ai fedeli. I Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, nell’esercizio del sacro ministero, sono chiamati a interrogarsi in coscienza sulla autenticità e sulla fedeltà delle azioni da loro compiute a nome di Cristo e della Chiesa nella celebrazione della sacra Liturgia, rispettando i diritti dei fedeli laici.

Il Vino nella Tradizione Biblica

Il vino è un tema ricorrente in molti libri della Bibbia. Il libro della Genesi ci racconta che fu proprio Noè il primo viticoltore a produrre vino (cfr. Genesi 9,20-27). Esso si usava nei riti sacrificali nel tempio (Es 29, 40; Esd 6,9), come ricostituente (2Sam 16,1-2; 1Tim 5,23), come medicina (Lc 10,25-37). Nelle storie patriarcali, il vino buono e abbondante è segno della benedizione di Dio. Al figlio Giacobbe Isacco augura abbondanza di frumento e di mosto (Gen 27,28). Giacobbe, benedicendo Giuda, associa la venuta del futuro Messia a un abbondante produzione di vino (Gen 49,10-12). La terra che Dio ha donato al suo popolo è una terra buona che produce ottimo vino (Dt 33,28-29).

Il vino rappresenta l’amore degli sposi (Ct 1,2b; 2,14; 7,10a; 8,2b). Nell’era messianica Dio non farà mancare il vino, che sarà il suo segno principale (Am 9,14; Is 25,6), e le montagne stilleranno vino nuovo (cfr. Gl 4,16). Il vino è il dono che la sapienza offre a chi vuole essere saggio: «Venite!… Bevete il vino che ho preparato!» (Pr 9,1-5; cfr. Sir 24,17s). A chi vive nella retta via, il sapiente consiglia di bere il vino con cuore lieto perché Dio ha gradito le sue opere (Sir 9,7). L’assenza del vino produce tristezza e indica pure la mancanza di vita e di amore (cfr. Is 16,10). Il vino che allieta il cuore (cfr. Sal 104,15) va bevuto nella giusta misura. I libri sapienziali mettono in guardia dai suoi effetti nocivi, come testimoniato dalla storia di Noè che bevve fino a ubriacarsi (Gen 9,20-23).

Nel Nuovo Testamento, Gesù, che beveva vino (Mt 11,19; Lc 7,33s), lo indica come segno di festa (Mc 2, 18-20). Spesso è Gesù a paragonare sé stesso al vino nuovo che deve essere versato in otri nuovi perché i vecchi si romperebbero (Mc 2,22; Lc 5,37-38). L’allusione è al suo messaggio così nuovo da spaccare i vecchi schemi della tradizione giudaica. Nel Vangelo di Giovanni, durante le nozze di Cana (Gv 2,1-10) compie il primo segno trasformando l’acqua in vino, addirittura eccellente, più buono di quello che gli astanti avevano bevuto fino a quel momento. Questo vino è simbolo della nuova alleanza che inaugura l’era messianica annunciata dai profeti (Am 9,13ss; Gl 2,24; 4,18; Is 25,6). Ai tempi di Gesù, in Palestina si coltivava uva nera, il cui vino veniva chiamato anche “sangue dell’uva”. Dalla morte dell’uva deriva, quindi, il succo della vita.

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