Durante gli eventi della crocifissione, Gesù fu oggetto di scherno, insulti e sputi. La brutalità di tale comportamento, soprattutto verso un moribondo, è universalmente considerata spregevole. La liturgia cristiana, preparandoci al racconto della Passione, fa dire profeticamente a Gesù, attraverso la Prima Lettura (Is 50,4-7): «Non mi sono tirato indietro, non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi».

Le Diverse Categorie di Beffeggiatori
I resoconti evangelici e le tradizioni storiche identificano più gruppi di individui che, in vario modo, parteciparono alla derisione di Gesù sul Golgota.
I Malfattori Crocifissi Accanto a Gesù (i "Lēstaì")
I vangeli non forniscono molti dettagli sull’identità degli uomini crocifissi insieme a Gesù, e l’immaginario cattolico li ha tradizionalmente etichettati come "ladroni" o "malfattori". Tuttavia, lo studioso Fernando Bermejo-Rubio offre un'interpretazione più approfondita del termine greco lēstaì, usato da Marco e Matteo per definirli. Il sostantivo lēstés significa «bandito» o «brigante», ma può anche designare il «mercenario»; si riferisce, infatti, a differenza del «ladro» (kléptēs), a colui che si appropria dei beni altrui con la violenza.
È poco probabile che questi uomini fossero criminali comuni, e ciò per diverse ragioni:
- La crocifissione nell’Impero romano era una pena riservata a delitti di sedizione e laesa maiestas. Durante il periodo di controllo romano, almeno fino alla Guerra Giudaica, le testimonianze disponibili indicano che in Giudea la crocifissione era riservata a ribelli politici e ai loro seguaci.
- Secondo il diritto romano, i sudditi ribelli non erano "nemici" (hostes), ma comuni banditi (latrones, il termine latino corrispondente a lēstaì). Di conseguenza, lēstaì era spesso un termine derogatorio per riferirsi ai rivoluzionari antiromani, come confermato anche dallo storico Flavio Giuseppe.
- La volontà apologetica di scacciare qualsiasi tentazione di collegare Gesù a elementi ostili all’Impero, e di presentare le comunità nazoree come scollegate da ogni opposizione ad esso, portò a reinterpretare la crocifissione di Gesù non come una sconfitta (un episodio fallito della resistenza antiromana). Questo contribuì alla sopravvivenza delle comunità dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 e.v.
- Le notizie che nei vangeli rivelano un ambiente conflittuale suggeriscono che i lēstaì crocifissi insieme a Gesù appartenessero ai ribelli antiromani.
In conclusione, gli uomini crocifissi con Gesù non erano ladri o banditi comuni, ma individui coinvolti in qualche tipo di resistenza alla dominazione romana su Israele. La distorsione operata dalla scelta delle parole adoperate per definire la loro identità «esprime un giudizio sugli uomini crocifissi che rispecchia i valori dell’Impero romano. Mentre per un nazionalista giudeo quegli uomini saranno stati eroi della resistenza e uno storico imparziale avrebbe scelto il termine “insorti” o un altro assiologicamente neutro, agli occhi di Roma non erano che “banditi” o “briganti”, e cioè volgari criminali senza gloria né onore» (Bermejo-Rubio, F., 2021, L’invenzione di Gesù di Nazareth. Storia e finzione, Bollati Boringhieri, Torino).

La Derisione dei "Lēstaì" nei Vangeli
Secondo i vangeli canonici, entrambi affiancavano la croce di Gesù, l'uno alla sinistra e l'altro alla destra. Le tradizioni popolari, arricchendosi, hanno identificato il malfattore che inveiva contro Gesù come Gesta (o Gesmas) e quello che si pentiva come Disma. I vangeli non tramandano quale crimine avrebbero commesso.
- Nella versione del Vangelo di Marco (c. 70 d.C.) e di Matteo (c. 85 d.C.), i passanti, i sommi sacerdoti e i due crocifissi con lui si uniscono nel deridere Gesù per aver affermato di essere il Messia e non essere in grado di salvarsi.
- Il Vangelo di Luca (c. 80-90 d.C.) presenta dettagli differenti: uno dei banditi (Gesta) insultava Gesù dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». L'altro (Disma), invece, lo rimproverava, affermando: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». Poi aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». A questo Gesù rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Luca 23,39-43).
Alcuni testi includono un riferimento al Libro di Isaia (Isaia 53,12: "Ed egli... fu annoverato tra i trasgressori"), citandolo come un adempimento della profezia.
I Passanti e i Sommi Sacerdoti
Oltre ai ribelli crocifissi, i racconti evangelici indicano chiaramente la presenza di altri gruppi che parteciparono alla derisione. I passanti e i sommi sacerdoti derisero Gesù per la sua presunta incapacità di salvarsi, nonostante si fosse proclamato Messia. Questo scherno pubblico amplificava l'umiliazione del crocifisso.
I Soldati Romani
L'esecuzione di Gesù Cristo fu opera delle truppe romane. Tuttavia, l'affermazione di alcuni articoli moderni, che attribuiscono l'esecuzione ai membri della legione Fretensis, contiene un errore. La Fretensis non era in Giudea ai tempi della morte di Gesù. Fino alla prima guerra giudaica, la Giudea era amministrata da un praefectus di ordine equestre, privo del potere di comandare una legione. Il prefetto rispondeva al Legatus Augusti pro praetore della Siria, magistrato di rango senatorio con imperium delegato dall'imperatore.

Le forze a disposizione di Pilato consistevano certamente in Auxilia, truppe ausiliarie non di origine italica. In Giudea erano presenti alae di cavalleria e cohortes di fanteria samaritane, probabilmente ereditate dai re erodiani. Un prefetto poteva disporre di una scorta personale o, in casi straordinari, di un piccolo distaccamento, ma non ci sono notizie di una vexillatio legionaria in terra ebraica. È plausibile che i soldati romani dispiegati sul Golgota abbiano espresso opinioni derisorie simili su un certo «Re dei Giudei».
La Dimensione Spirituale Dietro la Beffa
Al di là delle figure umane coinvolte, la derisione di Gesù assume una dimensione spirituale profonda. San Bernardo scrive che «dietro a quelli che sbeffeggiavano e insultavano il crocifisso, stava il diavolo, il quale sapeva benissimo che, se Cristo fosse sceso dalla croce, l’opera della salvezza, che da quella morte dipendeva, sarebbe fallita».
In un sermone per la Pasqua, San Bernardo aggiunge che il «suggerimento malizioso» di scendere dalla croce tendeva non a portarli a credere, ma a far sì che la fede in Cristo, se presente, perisse del tutto. Questa prospettiva eleva la beffa a un atto con implicazioni cosmiche, parte di un disegno più grande di tentazione contro l'opera salvifica.
L'Orrore Fisico e Psicologico della Crocifissione
Immaginare la crocifissione in modo verosimile significa confrontarsi non solo con il dolore fisico estremo, ma anche con la repulsione e l'umiliazione psicologica. Lo scherno di coloro per i quali questa atrocità era un intrattenimento, le mosche sul volto di Cristo, il fetore del Golgota e i teschi sotto i piedi rendono l'idea della brutalità. A coloro che chiedevano segni di "potenza", Gesù rispose con segni di "pazienza". La grandezza di Dio e di suo Figlio si manifesta proprio nella benevolenza e nel perdono, atteggiamenti che, sotto un'apparenza di cedimento e fragilità, si rivelano in realtà veri segni di forza, non quella che opprime, ma quella che salva.