L'eremo, luogo di ritiro e contemplazione, riveste un ruolo significativo nella spiritualità cattolica, e l'Eremo di Agliati si configura come un punto di riferimento storico e spirituale. Questa antica località, situata tra le colline della Toscana, è al centro di diverse iniziative che ne evidenziano l'importanza, legandosi a figure di spicco della fede e offrendo spunti di riflessione sulla vita eremitica sacerdotale contemporanea.
Il Cammino di Don Divo Barsotti e la Sosta ad Agliati
Un profondo itinerario di fede e meditazione attenderà i pellegrini il 27 e 28 settembre 2025 con il “Cammino di don Divo Barsotti”. Questo percorso si snoderà tra le colline di Palaia, nei luoghi d’infanzia del sacerdote e teologo, fondatore della Comunità dei Figli di Dio. Il cammino si svolgerà in due giornate, con tappe di circa dieci chilometri ciascuna lungo strade di campagna e sentieri boschivi. L'esperienza intende far rivivere le atmosfere e le suggestioni legate alla giovinezza di don Barsotti, figura centrale della spiritualità cattolica del Novecento.
Don Divo Barsotti fu un sacerdote diocesano di San Miniato, scrittore, poeta, fondatore di una comunità di carattere monastico, padre spirituale, ma soprattutto un mistico, un cercatore di Dio, un uomo di fede e di preghiera. Nato a Palaia nel 1914, negli anni ’50 si ritirò in un piccolo eremo sui colli fiorentini, che volle dedicare a San Sergio di Radonez, raccogliendo attorno a sé alcuni giovani che desideravano vivere un’esperienza monastica sotto la sua guida. Morì il 15 febbraio 2006 nel suo eremo a Settignano, all’età di 91 anni, lasciando un’eredità spirituale immensa: 170 libri pubblicati in diverse lingue, centinaia di articoli e studi, una Comunità religiosa presente in Italia e nel mondo con più di 2.000 membri, e una moltitudine di figli spirituali che si nutrivano dei suoi testi e della sua spiritualità.
La notte del 27 settembre 2025, i partecipanti del cammino trascorreranno la notte presso l’Eremo di Agliati, dove i “Giovani della Fornace” accompagneranno i pellegrini a conoscere il loro percorso di fede. Silenzio, preghiera e ascolto saranno i tratti distintivi di questa tappa, illuminata dalle parole e dall’esempio del mistico palaiese. La dimensione comunitaria sarà vissuta nella cena del sabato, offerta all’Eremo, con piatti ispirati alla cucina povera del territorio, un richiamo alla sobrietà e alla semplicità che hanno segnato lo stile spirituale di don Divo.
Come recita il motto scelto per l’iniziativa - “Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva la testa” - l’esperienza vuole essere un invito a ritrovare ristoro spirituale e a riscoprire il senso profondo del proprio cammino interiore. La partenza è fissata per sabato 27 settembre alle 9.30 da piazza Sant’Andrea a Palaia. Le iscrizioni sono limitate a 15 partecipanti. L’iniziativa è organizzata da Pax Christi diocesi di San Miniato e segue il convegno organizzato in giugno a Palaia: "Don Barsotti e don Milani, infaticabili cercatori di Dio".

Storia e Conservazione dell'Eremo di San Martino in Agliati
Nel Medioevo, Agliati era un borgo con un castello che si trovò coinvolto nelle guerre tra Firenze, Pisa e Lucca, subendo distruzioni. Oggi è un piccolo borgo, mentre l'eremo, con la chiesetta e il cimitero, è appartato su una collina all'ingresso del borgo, ora nel comune di Palaia. Un volume curato da Fabio Bachini, dal titolo "L’eremo di San Martino in Agliati", recentemente uscito per i tipi delle edizioni La Verruca Trekking di Pontedera, colma un vuoto di informazioni.
Il libro, corredato di schede documentali e fotografie, nella prima parte racconta le vicende di una parrocchia rurale (e degli insediamenti abitativi ad essa collegati: Corneto, Cumulo e Agliati), dalle origini basso-medievali, quando essa si trovava inserita nel piviere di Barbinaia, fino ad arrivare alla storia più recente degli ultimi due secoli, nei quali la chiesa di San Martino in Agliati ha assunto l'aspetto che ancora oggi possiamo ammirare. La seconda parte narra la vita del monaco eremita Daniele Chiletti, a cui si deve la rinascita e la conservazione di tutto il complesso religioso. Padre Daniele, amato e stimato in tutta la Diocesi, ha fatto di Agliati un punto di riferimento di vita e di fede.
Tra le tante vicende ricostruite con dovizia di particolari dall'autore, merita menzionare il particolare legame tra Agliati e i coniugi Giovanni e Paolina Paganelli, proprietari della fattoria di Collelungo, che nel corso del Novecento finanziarono molti interventi di miglioramento della chiesa, in memoria del proprio figlio Carlo, scomparso in tenera età per un incidente e sepolto proprio nel cimitero di Agliati. Si ricorda anche l'attività pastorale di monsignor Bellarmino Fiorentini, che lì fu parroco nel periodo tra le due guerre e che sarebbe poi divenuto rettore del seminario di San Miniato, distintosi per la sua spiccata attenzione allo sviluppo dell'Azione Cattolica.
La vita eremitica di Padre Daniele non fu esente da difficoltà, come testimonia un episodio del 9 maggio 2010, quando fu bloccato, incappucciato e legato a una sedia da tre rapinatori. Essi, minacciandolo alla gola con un cacciavite, gli intimavano di svelare dove tenesse soldi e preziosi, che ovviamente non c'erano. "Gli raccontai la mia scelta di vita e di fede, della semplicità delle giornate con le api, le pecore, l’orto con cui mantengo l’eremo”, spiegò ai ladri.

La Vita Eremitica nel Sacerdozio Contemporaneo
La figura del sacerdote eremita, pur rara, continua a incarnare una forma profonda di spiritualità, spesso in dialogo con le esigenze del mondo moderno. Diversi sacerdoti in Italia hanno abbracciato questa vocazione, mostrando come silenzio, preghiera e solitudine possano coniugarsi con il servizio pastorale e l'accoglienza.
Don Raffaele Busnelli: L'Eremita della Val Varrone
Don Raffaele Busnelli, 51 anni, sacerdote della Diocesi di Milano, vive da 11 anni da eremita in Val Varrone, all'Alpe Gallino, poco sopra Pagnona, dove ha costruito il suo eremo. Nonostante il ritiro, Don Raffaele afferma che il suo percorso di accompagnamento alle persone non è cambiato, anzi, è “senza barriere”.
Nato a Mariano Comense, dopo essere stato ordinato prete, ha lavorato in parrocchia per 13 anni. Verso l'ottavo anno del suo percorso, è iniziata a maturare in lui un'esigenza di silenzio e preghiera, un "richiamo al silenzio e alla preghiera" persistente che vedeva come una "vocazione nella vocazione". Su consiglio del Cardinal Martini, che lo aveva ordinato, ha intrapreso un percorso di formazione durato quasi 5 anni, culminato nel 2012 con il suo primo anno di prova eremitico.
La sua vita è semplice, basata su pilastri quali la preghiera, il silenzio, la solitudine, il lavoro e l'accoglienza. Si alza presto per la preghiera e la Messa, poi si dedica a lavori di falegnameria, e in certi periodi realizza candele. Dalle 17 alle 7 vige silenzio assoluto, rispettato anche dagli ospiti. L'eremo non ha attività pastorali dedicate, ma accoglie persone da oltre 30 paesi del mondo, di diverse fedi e spiritualità. Don Raffaele aiuta le persone a fare discernimento, ricevendo anche fidanzati che desiderano approfondire il percorso di fede prima delle nozze. Il vero vantaggio di questa situazione, egli sottolinea, è "l'assenza di barriere" e la possibilità di dialogare con una varietà di persone che in parrocchia non avrebbe mai incontrato. Egli si ispira al Salmo 105, a Mosè che intercede per il suo popolo, e tiene a precisare che l'eremo non è "un luogo privilegiato per rapportarsi con Dio", poiché il rapporto con la parola di Dio può essere vissuto e condiviso da chiunque.
HO VISSUTO CON UN PRETE EREMITA: da solo ha costruito un villaggio in montagna ⛰️
Don Cristian Leonardelli: Un Eremita tra la Gente
Don Cristian Leonardelli, classe 1974, ordinato sacerdote nel 2008, ha fatto la scelta di essere eremita pur rimanendo in mezzo alla gente, nella sua comunità parrocchiale di S. Giovanni Gualberto, sulle colline di Livorno. Arrivato a Livorno dalla Val di Non, è stato destinato dal vescovo, monsignor Simone Giusti, alla parrocchia di Valle Benedetta. “Appena sono arrivato in questo luogo ho sentito una chiamata per tutta la vita, senza riserve - racconta - come un seme gettato, totalmente consegnato, trasparente a me stesso e trasparente all’amore di Dio”.
La comunità di Valle Benedetta, situata in un'ampia zona boscosa con una vista panoramica che spazia fino al mare e alle Alpi Apuane, invita alla meditazione e all'armonia con la natura, creando un contesto ideale per la scelta di Don Cristian, che ha trovato il consenso e il sostegno della comunità. Questa scelta, spiega il "don" eremita, ha "armonizzato e riordinato il mio modo di essere prete", facendolo sentire "più vicino alla gente". L'eremita, nell'umiltà che viene dall'Amore, ascolta e vive il silenzio per divenire ascoltatore di Dio e poter essere meglio ascoltatore dell'uomo.
L'impegno di Don Cristian e la sua scelta spirituale sono maturati incontrando e ispirandosi ad altri sacerdoti e parroci eremiti presenti in tutta Italia, come Don Gianluca Romano in Sicilia, Don Fulvio Calloni in Garfagnana, Don Raffaele Busnelli e il venerabile Padre Romano Bottegal. Questa scelta, prima di tutto, è nata in sintonia con il Vescovo e con la comunità parrocchiale. Per coniugare la spiritualità eremitica e l'attività pastorale ordinaria, Don Cristian si concentra su punti cardine: la preghiera in primis, l'essenzialità di una vita sobria, il lavoro e l'accoglienza. Su queste fondamenta ha intessuto la sua vocazione, offrendo i frutti di questa spiritualità anche ai fedeli della parrocchia di S. Giovanni. Chiunque può unirsi a lui nei momenti di riflessione e adorazione, di attività operosa e di condivisione.
A ciò si aggiungono i consueti impegni di ogni parroco: la celebrazione dell’Eucaristia feriale e festiva in parrocchia; la visita agli ammalati e agli anziani; gli incontri con le famiglie ed il catechismo ai ragazzi e in più il servizio con gli scout, di cui Don Cristian è assistente ecclesiastico. Come sottolineato da Fratel Benedetto, monaco dell'Eremo di Agliati, durante la celebrazione del luglio 2021, quando Don Cristian ha pronunciato la sua professione di fede: “Oggi lo fanno in maniera diversa ma la sfida è sempre la stessa: cercano un cuore che ascolta, che ascolta la natura, la scuola, la società, il mondo. Noi sentiamo di avere questo dono”.
In ragione di questa vocazione, il comune di Collesalvetti e la regione Toscana hanno affidato in comodato d’uso alla comunità di S. Giovanni Gualberto l’eremo di Santa Maria alla Sambuca alla Valle Benedetta: un’affascinante struttura medievale voluta dai padri Agostiniani nel XIII secolo per il loro eremitaggio. Un sito storico e ricco di spiritualità che Don Cristian, insieme ai suoi parrocchiani, si è impegnato a restaurare e valorizzare, affinché torni al suo antico splendore e alla sua vocazione di luogo sacro, destinato all’incontro con Dio.
