La città di Porto Torres ha affrontato momenti di profondo dolore e commozione per la scomparsa di diverse figure sacerdotali che hanno lasciato un'impronta indelebile nella sua storia e nella vita dei suoi abitanti, forgiando generazioni attraverso la fede, la cultura e il servizio.
L'eredità di Don Antonio Giuseppe Manconi, Parroco Emerito di San Gavino
La comunità di Porto Torres ha pianto la perdita di don Antonio Giuseppe Manconi, parroco emerito della basilica di San Gavino, venuto a mancare all'età di 89 anni. La sua figura è stata un pilastro per intere generazioni di portotorresi, che ha formato, battezzato, cresimato e sposato. Originario di Muros, don Manconi era una vera e propria istituzione non solo nel compendio monumentale di Monte Agellu. Nei suoi primi anni di sacerdozio, riuscì a formare gruppi di giovani da inserire nella Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Fu il capo spirituale di quei ragazzi negli anni Sessanta, radunandoli in una vecchia sede dietro la Basilica e a pochi metri dalla sua abitazione, che divideva con la madre Tia Valentina. Molti di quei giovani ricordano con affetto le gite a piedi verso la vetta di monte Alvaro, per posizionare una nicchia con dentro la Madonnina, e altre escursioni a Saccargia, Codrongianos e Tergu.

Don Manconi era un uomo studioso, sorretto e guidato da una grande fede, forse anche un po’ sognatore, e amava scrivere. Curò un libro in occasione del viaggio apostolico in Sardegna di Papa Giovanni Paolo II, descrivendo gli incontri, le testimonianze e le foto del pontefice. Nel 1986, fu lui stesso a consegnare il volume nelle mani del Papa. La seconda edizione del libro fu stampata in occasione dei 50 anni di sacerdozio di don Manconi, raccontando le 60 ore trascorse nell'isola da Giovanni Paolo II. Un viaggio nella memoria di un prete che ha vissuto le sue ultime ore nel piccolo appartamento di atrio metropoli, con lo studio che si affaccia sull'ingresso della Basilica.
Il sindaco Wheeler ha ricordato don Manconi con un breve messaggio, sottolineando come egli "lascia un’eredità culturale e spirituale che è patrimonio di tutta la comunità. Una comunità alla quale era legato, aveva scelto di vivere nella nostra città anche al termine della sua attività pastorale. Un sincero abbraccio alla sua famiglia". La camera ardente è stata allestita nella cappella della casa di riposo Biccheddu-Deroma, dove i parrocchiani hanno potuto porgere l'ultimo saluto.
L'impronta di Don Antonio Sanna, il Prete-Musicista
La comunità di Porto Torres ha vissuto un altro momento di lutto con la scomparsa di don Antonio Sanna, il prete-musicista. Quasi un mese prima della sua morte, pur provato dalla malattia e nonostante i consigli di non affaticarsi, era tornato a dirigere i Cantori della Resurrezione, il coro che aveva fondato trent'anni prima. La sua ultima apparizione pubblica lo ritrae prima seduto, poi in piedi per dirigere l'Ave Maria, immagini che oggi vengono delicatamente consegnate al ricordo. Don Antonio Sanna si è spento nella sua casa, a pochi passi dalla parrocchia di Cristo Risorto che aveva fondato nel 1970. Aveva 84 anni ed era originario di Bottidda; giunse a Porto Torres a 27 anni, giovanissimo sacerdote, come vice parroco a San Gavino.

Fin da subito, don Sanna mise in evidenza la sua straordinaria passione per la musica polifonica, sorretta da doti eccellenti che nel tempo lo portarono - da autodidatta - a sedere allo stesso tavolo dei più grandi compositori e direttori di coro italiani ed europei. Nel 1959, fondò il Coro Polifonico Turritano, che ha diretto per 37 anni, proiettandolo verso livelli artistici certificati da decine di premi, inclusi sei primi posti ad Arezzo in competizioni internazionali. Nel 2007, gli è stato consegnato il prestigioso premio "Una vita per la direzione corale", istituito dal Concorso polifonico internazionale Seghizzi.
Ai suoi corsi biblici accorrevano in tanti, da ogni parte, per nutrirsi della fede cristiana, e la parrocchia di Cristo Risorto è diventata nel tempo un punto di riferimento. Chi vi capitava per caso, capiva subito che dietro quelle "picconate" assestate all’improvviso, che facevano traballare chi si presentava con la corazza fragile del bigottismo, c’era il messaggio di un prete che non nascondeva la sua avversione per l'apparato esteriore e per tutte quelle cose che appesantiscono una religiosità che piace tanto a chi professa una fede miracolistica e assai poco alle nuove generazioni. A quei giovani che l’hanno amato e ammirato. Don "Tonino" era un uomo dalle scelte nette, e quando tagliava era per ricominciare. Così come ha fatto 30 anni fa, nel 1986, con i Cantori della Resurrezione, creati dal nulla e oggi riconosciuti come uno dei complessi corali più interessanti del panorama polifonico italiano.
Amava discutere di politica e delle vicende di una Porto Torres alla quale era profondamente affezionato. Quando dieci anni fa gli venne concessa la cittadinanza onoraria di "turritano a vita", ironizzò sul riconoscimento augurandosi di trovare posto nel cimitero cittadino. Ma rivolse un appello serio agli amministratori locali: "Non fate morire i Cantori della Resurrezione...". La camera ardente è stata allestita nella parrocchia di Cristo Risorto, dove si sono svolti i funerali. Dieci anni fa, quando don Sanna celebrò la messa per la morte del regista sassarese Giampiero Cubeddu, al quale lo legava una profonda amicizia, disse: "Il Regno di Dio è vicino, Giampiero ce ne ha dato un saggio...". Ora il prete esempio di tenacia, determinazione e voglia di andare avanti, quello che ha insegnato che "la musica è vita" è partito per un nuovo viaggio lasciando un patrimonio straordinario che fa grande Porto Torres e la Sardegna.
Il Ricordo di Don Giovannino Conti, Sacerdote Umile e Disponibile
La comunità di Porto Torres è stata in lutto anche per la morte di don Giovannino Conti, sacerdote molto conosciuto in città, dove è stato per alcuni anni vice parroco di San Gavino, e anche in diversi centri della provincia di Sassari. Molte persone hanno appreso con tristezza la notizia della scomparsa di questo prete umile, semplice e dal cuore grande, sempre disponibile con tutti.

Don Giovannino aveva 76 anni e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1975. Dal 2018 era parroco di Cuore Immacolato di Sassari. La sua prima chiesa fu la Natività di Maria in Bonorva, dove fu viceparroco fino al 1977, poi cappellano ospedaliero fino al 1981 e, per sette lunghi anni, viceparroco alla basilica di San Gavino. Angelo Balestrieri lo ricorda come "una persona mite, disponibile e apostolica". Ha collaborato con lui per il movimento dei Focolari, al quale don Giovannino aveva aderito, e racconta che quando aveva l’incarico per San Giovanni e per Ottava, andava per le sconfinate campagne a portare la sua testimonianza di fede nelle famiglie. Per coloro che non avevano i mezzi per raggiungere la chiesa, don Giovannino si adoperava per celebrare una piccola messa all’interno dei nuclei familiari.
Tra gli studenti che lo hanno conosciuto prima come professore liceale e poi come amico e uomo di chiesa, c’è Alberto Manunta, assicuratore, che commenta: "Voglio ricordare don Giovannino in un pomeriggio sereno, pieno di sorrisi e di quella semplicità che sapeva regalare. Sono state tante le giornate vissute insieme, con la sua presenza discreta ma luminosa. Per me è stato sacerdote, fratello maggiore e amico sincero, ma anche insegnante che ha lasciato un segno profondo nel cuore e nella mente. Ora il suo viaggio continua in una dimensione diversa. Non lo dimenticheremo mai". Nel suo percorso sacerdotale, don Giovannino è stato anche parroco di San Pietro in Vincoli a Ittiri, di Natività di Maria a Bonorva e vicario della sottozona di Monte Rosello-Latte Dolce.