Il caso di Carol Maltesi, conosciuta nel mondo dell'intrattenimento per adulti come Charlotte Angie, ha sconvolto l'opinione pubblica italiana, rivelando una storia di violenza, depistaggi e un omicidio efferato. La confessione di Davide Fontana, impiegato di banca e vicino di casa della vittima, ha svelato i dettagli agghiaccianti di un delitto consumatosi nell'arco di diversi mesi.

Identità della Vittima e del Killer
Le prime informazioni emerse hanno delineato un quadro inquietante. Carol Maltesi, 26 anni, e Davide Fontana, 43 anni, erano vicini di casa a Rescaldina, in provincia di Milano, e in passato avrebbero avuto una relazione sentimentale. La vittima, originaria di Sesto Calende (Varese), si era trasferita in provincia di Milano all'età di vent'anni. Nel 2016 era diventata mamma; il suo bimbo vive con il padre a Verona. Dopo aver lavorato come commessa, nel periodo del lockdown, a causa delle difficoltà economiche, Carol aveva deciso di dedicarsi all'intrattenimento per adulti, aprendo un profilo su Onlyfans e poi entrando nel mondo del porno con il nome di Charlotte Angie.
Fontana, descritto come un impiegato di banca e food blogger per passione, era un uomo con un matrimonio fallito alle spalle. I due, nonostante la fine della relazione, sarebbero rimasti in buoni rapporti.
La Scoperta del Corpo e l'Identificazione
Il macabro ritrovamento del corpo di Carol Maltesi è avvenuto nella mattinata di domenica 20 marzo. Davide Fontana si è sbarazzato dei resti riponendoli in quattro sacchi dell’immondizia, gettandoli in un dirupo a Paline di Borno, in Valcamonica (Brescia). Poche ore dopo, un passante, Fausto Fedrighi, 60enne del posto, ha notato i sacchi neri, che sembravano contenere pietre per il loro peso. Aprendone uno, ha rinvenuto pezzi di cadavere umano, e in particolare una mano di donna con le unghie smaltate di viola glitterato.
Inizialmente, l'identità della vittima era sconosciuta a causa dello stato avanzato di decomposizione del corpo e dei tentativi di occultamento. La svolta nelle indagini è arrivata grazie ai tatuaggi visibili sul corpo. I carabinieri di Breno hanno lanciato un appello pubblico, descrivendo i disegni e le scritte. Numerose persone, tra cui un fan, hanno riconosciuto quei tatuaggi come appartenenti a Charlotte Angie, l'attrice hard. Questa segnalazione ha permesso ai militari di identificare ufficialmente la vittima domenica 27 marzo, una settimana esatta dopo il ritrovamento.

Le Indagini e i Depistaggi di Fontana
Nessuno si era accorto della scomparsa di Carol Maltesi, né si era insospettito, nemmeno sua madre, con la quale non si sentiva frequentemente. Nel frattempo, il cerchio attorno al killer si è stretto rapidamente.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno inquadrato l’auto della donna transitare da Borno proprio poche ore prima del ritrovamento del corpo. Alla guida c’era un uomo. Dai controlli di polizia è emerso che quell'uomo, Davide Fontana, aveva già avuto la disponibilità di quell'auto in precedenza.
Fontana ha cercato di depistare le indagini per mesi. Dopo l'omicidio, ha utilizzato il cellulare della vittima per rispondere ai messaggi di parenti e amici, fingendosi Carol. Scriveva messaggi in cui diceva di volersi prendere una pausa dal porno e di voler cercare una nuova vita. Ha persino pagato regolarmente l'affitto della casa di Carol utilizzando le password dell'home banking della donna. Si è anche finto Carol sui social, rispondendo ai giornalisti che chiedevano informazioni sui tatuaggi e sul corpo ritrovato. Addirittura, a un bambino vicino di casa che chiedeva di Carol, ha risposto che il figlio della donna era a Verona con il padre.
Carol Maltesi uccisa e fatta a pezzi, attesa per la sentenza: Davide Fontana rischia l'ergastolo
La Confessione di Davide Fontana
Messo alle strette dalle prove raccolte dagli investigatori, tra cui le telecamere che lo collocavano a Borno, Davide Fontana ha infine deciso di confessare. Inizialmente, nella mattinata del 29 marzo, si era presentato spontaneamente dai carabinieri nel milanese per denunciare la scomparsa dell'attrice. Il suo racconto, tuttavia, era pieno di incongruenze, il che ha portato a un nuovo interrogatorio a Brescia, dove in serata ha confessato l'omicidio, la distruzione e l'occultamento di cadavere. La confessione è avvenuta prima dell'arrivo del suo legale, dopo un interrogatorio fiume durato gran parte della notte.
Fontana ha dichiarato di aver ucciso Carol Maltesi "in preda a un raptus" durante un gioco erotico finito male e di averla colpita con un martello, aggiungendo: "Poi non ho più capito nulla". Ha anche confessato di aver comprato un congelatore appositamente per nascondere i resti della donna.
La Ricostruzione Agghiacciante del Delitto
La storia dell'omicidio di Carol Maltesi si è sviluppata in tre mesi di orrore e finzione, tra Rescaldina e Borno. Secondo la ricostruzione più dettagliata, il delitto risale al 10 gennaio, anche se in un primo momento si era parlato di "fine gennaio".
L'Omicidio
La mattina del 10 gennaio, Fontana, che lavorava in smart working, si recò a casa di Carol, che abitava nella stessa palazzina. La loro intenzione era di girare "due video hard" con il telefonino, il secondo dei quali "più violento". Fontana ha legato Carol e le ha messo un sacchetto di plastica in testa. Dopo un rapporto sessuale, ha iniziato a colpirla con un martello su tutto il corpo, filmando la scena. Rendendosi conto di ciò che aveva fatto, ha tolto il cappuccio. Carol perdeva molto sangue ed era morta. A quel punto, Fontana le ha tagliato la gola con un coltello da cucina.
La Pianificazione dell'Occultamento
Dopo l'omicidio, Fontana è rimasto a guardare la vittima per circa mezz'ora, poi è tornato a casa. La sera stessa è tornato nell'appartamento di Carol per osservare il cadavere. Il giorno seguente, ha utilizzato la Fiat 500 di Carol per recarsi al Bricoman di Rescaldina, dove ha acquistato un'accetta e un seghetto da metallo. Successivamente, dopo l'orario di lavoro, è tornato nell'abitazione di Carol e ha iniziato a smembrare il corpo, impiegando, a suo dire, circa un'ora e mezzo o due. I pezzi del corpo sono stati riposti in cinque sacchi neri.
Fontana ha poi acquistato online un freezer a pozzetto su Amazon e delle tende oscuranti. Aveva anche comprato un braciere con l'intento di bruciare i resti, ma l'ha restituito.
I Tentativi di Disfarsi del Corpo
Nei giorni successivi, Fontana ha affittato un appartamento isolato su Airbnb a Vararo, nel Varesotto. La prima volta vi si recò per un sopralluogo, per studiare il luogo e la logistica. La seconda volta, ha trasportato i sacchi neri con i resti di Carol, sempre a bordo dell'auto della vittima. Nella zona barbecue dell'appartamento, ha tentato di dare fuoco ai pezzi del cadavere usando alcol e benzina, ma alla fine ha desistito. Ha ripulito tutto, ha rimesso i sacchi in macchina ed è tornato a Rescaldina, riponendoli nel freezer nuovo. In questi mesi, Fontana non ha pulito la casa di Carol e, accortosi del sangue che colava dalle scale, lo ha tamponato con uno straccio.
Il "piano B" per liberarsi del corpo è scattato il 19 febbraio. Fontana si è recato in sopralluogo a Borno, un luogo della sua infanzia, per individuare un punto adatto dove disfarsi del cadavere. Ha prenotato un hotel a Boario Terme, e i tabulati telefonici hanno confermato la sua presenza nella zona.
Il 19 marzo, dopo aver esaminato il corpo smembrato, Fontana ha compreso che i numerosi tatuaggi di Carol avrebbero consentito un'identificazione rapida. Per questo, ha compiuto un altro atto macabro: ha estratto i sacchi dal congelatore e con una lama ha asportato lembi di pelle in corrispondenza dei tatuaggi e anche dal viso.
La mattina del 20 marzo, ha caricato i sacchi sulla 500 di Carol e ha raggiunto Paline di Borno, gettando i resti in una scarpata. Lungo la discesa verso Malegno, si è fermato a Borno, fumando una sigaretta, mentre il corpo di Carol giaceva tra i rifiuti.
Il Processo e la Sentenza
Il processo per l'omicidio di Carol Maltesi si è svolto a Busto Arsizio. Davide Fontana, 44 anni, è stato condannato a 30 anni di reclusione in primo grado per omicidio, distruzione e occultamento di cadavere. La Procura aveva richiesto l'ergastolo, ma i giudici hanno escluso le aggravanti della premeditazione, dei motivi abbietti e delle sevizie.
La decisione ha generato delusione tra i familiari e le parti civili. La zia di Carol, Anna, ha espresso il suo sconforto: "È una vergogna, mia nipote l'ergastolo lo ha avuto a vita, così come sua madre e il mio nipotino. Ci aspettavamo l'ergastolo... Tra dieci anni sarà fuori e potrà rifarsi una vita, mia nipote di 26 anni non torna più."
Durante il processo, la difesa di Fontana ha sostenuto che l'atto di violenza fosse nato da un gioco erotico finito male e ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche in seguito alla confessione. La Procura ha invece sostenuto che l'uomo avesse agito per motivi legati alle scelte di Carol, che gli aveva confidato l'intenzione di trasferirsi a Verona per stare più vicino al figlio.
Sono stati ridimensionati anche i risarcimenti: assegnati 180mila euro al figlio, 20mila al padre del bimbo e 100mila euro ai genitori di Carol.
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