Basilica di San Domenico: Storia, Architettura e Tesori Artistici

La Basilica di San Domenico è una delle chiese più ricche di storia e arte di Bologna. Fu eretta dai Frati Domenicani come luogo di conservazione delle spoglie di San Domenico di Guzmán, fondatore dell'ordine, giunto a Bologna intorno al 1200.

La Fondazione dell'Ordine e l'Arrivo a Bologna

Il 22 dicembre 1216, papa Onorio III approvò la regola dell'ordine fondato da Domenico di Guzmán. L'anno successivo, l'ordine crebbe fino a inviare frati nei principali centri europei, tra cui Bologna e Parigi, città popolose e sedi di università. Avendo necessità di spazi più ampi, nel 1219 Domenico si stabilì definitivamente nel convento di San Nicolò delle Vigne, lo stesso luogo dove ora sorge la basilica domenicana. Qui, tra il 1220 e il 1221, Domenico presiedette personalmente ai primi due capitoli generali destinati a precisare gli elementi fondamentali dell'ordine. I domenicani arrivarono a Bologna nel 1218, qualche anno dopo che Papa Innocenzo III aveva approvato la loro regola in seguito a iniziali titubanze.

Incisione storica di San Domenico a Bologna

Evoluzione Architettonica della Basilica di Bologna

Fasi di Costruzione e Rimaneggiamenti

A partire dal 1228, la chiesa fu ingrandita con la demolizione dell'abside e l'ampliamento della navata preesistenti. I lavori di costruzione della nuova basilica furono pressoché terminati nel 1240 con la realizzazione di una sobria fronte romanica. Nel 1235 venne posta la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa, immediatamente dedicata al Santo da poco deceduto. La Basilica di San Domenico, da allora, diventò il prototipo di numerose chiese domenicane nel mondo. La basilica fu consacrata da papa Innocenzo IV il 17 ottobre 1251, esibendo per l'occasione il celebre crocifisso di Giunta Pisano (circa 1250), ancora oggi conservato in basilica.

Pianta architettonica della Basilica di San Domenico a Bologna

Modifiche e Ampliamenti nel Tempo

Nel tempo, sulla base del nucleo originario, furono fatti numerosi rimaneggiamenti e adattamenti. Nel Trecento, si aggiunsero alcune cappelle e la torre campanaria (del 1313, in stile gotico). Nel XV secolo furono edificate sul fianco settentrionale le cappelle Pepoli, Odofredo e Guidotti (dalla seconda metà del XVI secolo detta "del Rosario"). Fra il 1530 e il 1534 venne costruita, a sinistra della facciata, la rinascimentale cappella Ghisilardi, finanziata dal nobile bolognese Ludovico Ghisilardi. Nel 1551, quattro piccole cappelle gotiche della navata sinistra furono sostituite da una seconda cappella Pepoli, a pianta cruciforme, su progetto di Antonio Morandi, detto il Terribilia.

Negli anni 1728-1732, modifiche e restauri di rilievo vennero eseguiti da Carlo Francesco Dotti con il patrocinio di Papa Benedetto XIII, per ampliare gli interni, fondendo i due nuclei medievali con gusto barocco. Il Dotti fece inoltre costruire un portico addossato alla facciata, congiungendolo al braccio preesistente lungo il convento. Entrambi i bracci del portico furono abbattuti per volere del Comune di Bologna nel 1874.

L'interno della chiesa era inizialmente suddiviso in due parti da un tramezzo, demolito nel 1600. Carlo Dotti, lo stesso architetto che si occupò della risistemazione della Basilica di San Luca, tentò di porre rimedio a questa disomogeneità. Dotti modificò profondamente la struttura delle cappelle laterali e decorò la navata centrale con una serie di archi alternati ad architravi, interrompendo la monotonia della sequenza con due archi di altezza più elevata in corrispondenza delle due cappelle più importanti: quella di San Domenico e quella del Rosario.

La Facciata Attuale

Terminata nel 1240 come ultimo elemento della chiesa originaria duecentesca, la facciata subì diverse alterazioni nel corso dei secoli. L'attuale aspetto si deve a un progetto dell'architetto Raffaele Faccioli, realizzato da Alfonso Rubbiani fra il 1909 e il 1910, per restituire l'originario aspetto romanico, ripristinando la forma a capanna e il rosone. La facciata è monofastigiata (o a capanna), interamente costruita in laterizi, come voleva lo stile "povero" degli ordini mendicanti, e ornata sotto la linea di gronda da archetti pensili di coronamento. Al centro si apre un grande rosone traforato in marmo bianco, diviso in dodici coppie radiali di colonnine, sopra al quale si trova una croce greca. Sulla facciata si apre un unico portale leggermente strombato e dotato di un protiro appena sporgente. Ai due lati del portale si aprono due monofore.

Foto della facciata della Basilica di San Domenico a Bologna

Gli Interni e le Cappelle Principali

All'interno sono conservate inestimabili opere d'arte di autori come Guercino, Filippino Lippi e Ludovico Carracci. Altro elemento di grande pregio è il coro ligneo, terminato nel 1551 su disegno di Fra Damiano da Bergamo e completamente intarsiato con l'uso di differenti legnami per ottenere molteplici sfumature di colore. Le Storie bibliche del coro maggiore furono eseguite da Fra Damiano dal 1541 al 1549, con magistrali intarsi, su suggestione di una serie di disegni di Jacopo Barozzi da Vignola. L'abside è dominata dal polittico, opera del bolognese Bartolomeo Cesi, racchiuso all'interno di una ricca cornice lignea scolpita e dorata.

La Cappella di San Domenico

La Cappella di San Domenico si apre sulla destra del corpo longitudinale della basilica (pressoché a metà altezza di questo) e contiene la preziosa Arca di San Domenico, in cui sono conservati i resti del santo. Fu costruita in stile barocco nel primo terzo del XVII secolo dall'architetto Floriano Ambrosini, che sostituì la più antica cappella gotica duecentesca che ospitava i resti del santo sin dal 1233. È larga 13,60 m, lunga 23,80 m e alta 38 m, ed è sopraelevata di 1,5 m rispetto al pavimento della basilica. È a pianta quadrata e contiene un'abside semicircolare e un tamburo con cupola.

Il primo nucleo dell'Arca fu costruito nel 1267 ad opera di Nicola Pisano e dei suoi allievi, che decorarono il nuovo sarcofago marmoreo (che racchiudeva la cassa di cipresso con i resti del santo) con 6 pannelli descriventi i maggiori episodi della vita del Santo. L'arca è impreziosita da sculture di Michelangelo, Nicola Pisano, Alfonso Lombardi e sormontata da una cimasa marmorea modellata nel 1469-73 da Niccolò da Puglia detto “dell’Arca”, autore anche del Compianto sul Cristo Morto conservato nella chiesa di Santa Maria della Vita. Poco sotto si trovano, appoggiate a una cornice, otto statue che raffigurano i protettori di Bologna (nella parte anteriore: san Francesco, san Petronio, san Domenico e san Floriano; nella parte posteriore: sant'Agricola, san Giovanni Battista, san Procolo e san Vitale). Ancora sotto troviamo una stele con l'adorazione dei Magi (al centro) e scene della vita del santo (ai lati).

Opere d'Arte nella Cappella di San Domenico

  • Le quattro tele addossate alle pareti laterali raffigurano miracoli operati da San Domenico:
    • Le prime due tele dopo l'entrata sono di Lionello Spada (a sinistra) e di Alessandro Tiarini (a destra) e raffigurano, rispettivamente, il miracolo del libro che resiste al fuoco e il miracolo del fanciullo risuscitato.
    • Le due tele successive, più grandi, sono di Giovanni Andrea Donducci (detto il Mastelletta) e raffigurano il miracolo della resurrezione di Napoleone Orsini e il miracolo della resurrezione dei pellegrini annegati.
  • Le sette statue collocate sulla parete di fondo entro nicchie sono di Giovanni Todeschi (1617-1631) e raffigurano le 3 Virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) e le 4 Virtù cardinali (Temperanza, Fortezza, Giustizia, Prudenza).
Dettaglio dell'Arca di San Domenico con sculture di Michelangelo

La Cappella del Rosario

Si apre sulla sinistra del corpo longitudinale della basilica (pressoché a metà altezza di questo), proprio sul lato opposto rispetto alla Cappella di San Domenico. Nella seconda metà del XVI secolo, la cappella venne ottenuta dalla Confraternita del Santo Rosario, nata in seno all'Ordine domenicano nel secolo precedente (la pratica della Preghiera del Rosario venne introdotta proprio da Domenico). In quell'occasione, la cappella mutò il nome in “Cappella del Rosario”, in onore alla “Madonna del Rosario”. A tale scopo fu rifatto l'altare da Floriano Ambrosini (1589).

Dopo la metà del XVII secolo, la volta della cappella fu ristrutturata. In quell'occasione furono aggiunti gli affreschi sulla volta e sulla conca absidale da parte di Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli (1655-1657). Questi raffigurano, rispettivamente, l'Assunta e il Cielo e la terra che rendono gloria alla Madonna del Rosario. I due artisti decorarono anche le pareti laterali, anche se i loro lavori vennero rifatti nel XVIII e XIX secolo. Questa cappella apparteneva alla famiglia Guidotti ed è decorata dai migliori pittori dell'epoca cinque-seicentesca: Lavinia Fontana, i Carracci, Guido Reni, Michele Colonna e molti altri. Lo stesso Guido Reni, morto in povertà, trovò qui sepoltura, assieme ad Elisabetta Sirani, pittrice figlia del suo assistente Giovanni.

A destra dell'altare si trova l'organo costruito da Petronio Giovagnoni nel 1759-1762, su cui Wolfgang Amadeus Mozart studiò nel periodo in cui fu ospite a Bologna come allievo di padre Giovanni Battista Martini per sostenere l'esame per l'aggregazione all'Accademia Filarmonica di Bologna. L'organo è stato restaurato nel 2003 da Seri e Ungarelli.

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Transetto e Altri Tesori

Nel transetto sinistro trovano posto il settecentesco cenotafio di Enzo di Sardegna, che in questa chiesa fu sepolto nel 1279, e il sepolcro del vescovo domenicano Martino di Opavia. Qui riposa anche il beato Giacomo da Ulma. Sulla parete sinistra della cappella, invece, vi è un affresco staccato di scuola bolognese attribuito a Jacopo Benintendi detto il Biondo, raffigurante San Tommaso d'Aquino e Sant'Antonio Abate (?), dipinto attorno alla metà del Trecento. L'altare maggiore attuale è opera settecentesca del Torreggiani, e sostituisce l'altare originale, capolavoro di Giovanni di Balduccio (1330), un allievo di Giovanni Pisano.

La piazza antistante San Domenico è pavimentata in ciottoli di fiume, similmente alla non lontana piazza Santo Stefano, com'era in uso nel Medioevo. Molto caratteristiche sono le tombe del glossatore Rolandino de' Passaggeri (1305) e quella di Egidio Foscherari (1289).

Il Campanile e la Biblioteca

La Torre Campanaria

Sul retro della Basilica, ben visibile dal chiostro interno, si eleva l'elegante campanile, diviso in tre ordini (il più basso illuminato da monofore, quello intermedio da bifore e quello più alto - la cella campanaria - da trifore). La torre culmina in una slanciata guglia (molto simile a quella del campanile di Santa Maria dei Servi), raggiungendo l'altezza di 52 metri. Le 5 campane sono montate "alla bolognese", su mozzi e castello in legno (le due minori si trovano nella parte alta della cella, sovrapposte alle tre maggiori). Dai primi anni '90 è presente un impianto di elettrificazione a catene per il suono "a distesa" dei bronzi, facilmente isolabile per consentire le esecuzioni manuali "a doppio" da parte dei campanari. La chiesa presenta anche una torre campanaria, eretta nel 1313 in stile gotico e alta 51 metri.

Foto del campanile della Basilica di San Domenico

La Biblioteca Rinascimentale

La biblioteca rinascimentale, che risale al 1466, è strutturata a navate su colonne come una basilica e contiene preziosi manoscritti.

Il Convento Domenicano Oggi

Il monastero è ancora abitato dalla comunità domenicana e ospita una Facoltà di Teologia e Filosofia, anche se una grande parte dell'edificio appartiene oggi all’Arma dei Carabinieri, che la ricevettero in seguito agli espropri napoleonici. Sono in corso lavori di restauro con fine prevista a luglio 2026.

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