La Cattedrale di Santa Maria Assunta, dedicata anche a San Sabino, è uno degli edifici più antichi e nobili di Bari, situata in piazza dell’Odegitria, alle porte dell’area occidentale della città vecchia. La sua imponenza è sottolineata dalla posizione strategica, a pochi passi dal castello normanno-svevo.
Origini Antichissime e Stratificazioni Storiche
Le strutture e gli importanti reperti archeologici rinvenuti nel succorpo ipogeo confermano l'origine antichissima della cattedrale, individuata intorno al V-VI secolo. La chiesa attuale fu riedificata a seguito della distruzione della città per mano del re normanno Guglielmo il Malo nel 1156. La sua struttura ricalca nei suoi elementi fondamentali quella della più celebre basilica di San Nicola, ma si distingue per l'unico campanile imponente nella città vecchia.
Elementi architettonici appartenenti a diverse epoche storiche testimoniano le influenze (romane, paleocristiane, arabe, bizantine e normanno-sveve) assorbite nel corso del tempo. L'edificio, a forma di croce con i bracci ortogonali e sormontato da una cupola dal tiburio ottagonale, avrebbe avuto un notevole impatto ambientale se fosse sorto nel Campo dei Miracoli a Pisa, secondo lo storico barese Nino Lavermicocca.

Evoluzione Architettonica e Ristrutturazioni
La chiesa fu fondata nel V secolo, probabilmente per la venerazione di un'icona della Madonna. Subì una serie di ristrutturazioni e restauri già nel primo periodo della sua storia, fino al 1034, anno in cui l'arcivescovo Bisanzio ne ordinò l'abbattimento per ricostruire una chiesa completamente nuova. Durante questa ricostruzione, continuata sotto la direzione degli arcivescovi Nicola e Andrea, furono inseriti preziosi arredi interni, oggi quasi scomparsi.
Pare che durante il successivo restauro, iniziato nel 1091, siano state ritrovate le spoglie di San Sabino, secondo patrono della città. L'evento più significativo nella storia dell'edificio sono i gravi danni subiti nel 1156 ad opera del re normanno Guglielmo il Malo. Rimase in abbandono per decenni fino ai lavori di ripristino ordinati dall'arcivescovo Rainaldo nel 1171.
La cattedrale, nella sua struttura di base simile a quella odierna, fu consacrata quasi un secolo dopo la sua distruzione dal vescovo di Palermo Berardo Costa e successivamente riconsacrata nel 1292 dopo il rovinoso terremoto del 1262. Con l'arcivescovo Landolfo raggiunse il culmine della sua bellezza.
Lungo tutto il Seicento, nonostante i nuovi crolli che interessarono il secondo campanile, la cattedrale si arricchì di nuovi arredi, altari, cappelle gentilizie e tesori. Tuttavia, intorno alla metà del Settecento, l'edificio versava in condizioni strutturali pessime, spingendo l'arcivescovo Muzio Gaeta a ordinare il rifacimento totale in forme barocche, affidato all'architetto D. Antonio Vaccaro. Di questo intervento rimane una testimonianza nella cripta.
Alla fine dell'Ottocento, il mutamento dei gusti architettonici portò a rovinosi lavori di restauro con lo scopo di riportare la cattedrale all'antico stile romanico.
Descrizione Architettonica Esterna
Prospetto Occidentale
Il prospetto occidentale è tripartito da due lesene che incorniciano la porzione centrale cuspidata. Una sequenza di archetti pensili chiude la parte superiore al di sotto delle falde. Al centro si apre il portale maggiore architravato, inquadrato da due colonne in marmo con capitelli corinzi. Su di essa, in asse con le colonne, sono poste le statue dei Santi Patroni Nicola e Sabino. Ai lati si aprono due portali minori, anch'essi architravati, segnati dalla presenza di due colonne che poggiano su plinti quadrangolari.
Le aperture si distribuiscono simmetricamente: due monofore sopra i portali laterali, una bifora con colonnina tortile in asse con quello centrale, quattro monofore che circondano il rosone maggiore, e un oculo nella parte alta del prospetto sotto la cuspide. Ancora due monofore sono collocate alle estremità del prospetto.
Il grande rosone è definito nella metà superiore da una ricca cornice a grani di rosario su cui poggiano sculture zoomorfe e fitomorfe. Il disegno a raggiera risale al restauro degli anni Trenta del XX secolo, che sostituì una precedente apertura mistilinea di gusto barocco.
Prospetto Settentrionale
Il prospetto settentrionale è scandito da una serie di profondi arconi ciechi su cui si affacciano eleganti esaforati (aperture divise da pilastrini, costituite da sei monofore con archi a tutto sesto su colonnine e capitelli a stampella). Questo prospetto è interrotto dalla massiccia struttura della Trulla, utilizzata come battistero fino al XVII secolo e successivamente adibita a sacrestia.
Superata la Trulla, si osserva il prospetto settentrionale del transetto. Nella parte basamentale si leggono tre grandi archi ciechi, nella cui specchiatura sono collocati ulteriori archi ciechi binati che aprono in alto finestrelle quadrangolari chiuse da lastre in pietra traforata. Questa lavorazione delle superfici murarie, tipica del romanico, alleggerisce visivamente la compattezza della parete.
Prospetto Orientale
Il compatto prospetto est era caratterizzato anticamente dalla presenza dei due alti campanili posti alle estremità nord e sud. Quello di sinistra crollò nel Seicento a causa di un terremoto e non fu più riedificato, mentre quello di destra fu ricostruito negli anni 1948-50.
La parte basamentale riprende il motivo degli archi ciechi del prospetto settentrionale, interrotto al centro dalla presenza del finestrone absidale. Quest'ultimo si caratterizza per il ricco apparato decorativo con motivi a girali vegetali e dalla presenza di due mensole su cui sono posti due elefanti stilofori che reggono colonnine ottagonali con capitelli figurati. Al di sopra dei capitelli, due esseri fantastici (una sfinge a destra e un grifone a sinistra) fanno da base ad un arco riccamente scolpito nell'intradosso.
Nel prospetto si aprono altre cinque bifore disposte simmetricamente su due livelli, di cui una al centro, in asse con il finestrone absidale. Il fronte orientale si caratterizza per la presenza delle absidi inglobate all'interno della muratura, elemento che lega tipologicamente la fabbrica sabiniana a quella nicolaiana. La tripartizione della facciata orientale richiama l'impianto planimetrico a tre navate dell'interno.

Interno della Cattedrale
Il transetto, inscritto nella pianta, è leggermente ruotato rispetto all'asse longitudinale delle navate, forse a causa di vincoli urbani o strutture preesistenti. Tre absidi, in asse con le navate, chiudono ad oriente l'edificio.
Sedici colonne, otto per lato, separano la navata centrale dalle due laterali. Le trifore dei finti matronei sono inserite in cinque arcate cieche per lato, ad esclusione delle bifore che ricadono all'interno dei semiarchi ciechi interrotti dalla parete trasversale del transetto.
Al di sopra dei matronei, le monofore del cleristorio danno luce alla navata centrale, su cui corrono archetti pensili che reggono le capriate lignee della copertura. Al di sotto delle trifore dei matronei sono visibili le tracce delle mensole che reggevano i camminamenti in quota che correvano lungo tutto il perimetro interno della Cattedrale. Tali camminamenti, distrutti nel XVIII secolo per far posto all'apparato barocco, rimangono visibili solo sulla controfacciata, dove una sequenza di archetti pensili collega le due pareti laterali della navata centrale.
Una scalinata recintata da una balaustra in pietra traforata immette, attraverso un ampio arco di trionfo, nella zona presbiteriale.
La Cupola
La cupola, collocata al di sopra del presbiterio, poggia su un tamburo di sedici lati, mediato da un ottagono con quattro cuffie emisferiche. Questo permette il passaggio strutturale al quadrato definito dai quattro arconi sottostanti, che poggiano su robusti pilastri con semi colonne addossate. Le pareti del tamburo sono alleggerite da otto nicchie semicircolari che si alternano ad altrettante pareti cieche.

La Cripta e il Succorpo Ipogeo
La Cripta
La cripta, collocata al di sotto del transetto, fu rivisitata in chiave barocca nel 1738 ad opera dell'architetto Domenico Antonio Vaccaro. Oggi è l'unica testimonianza di quella fase settecentesca, essendo scampata alla radicale spoliazione subita dall'edificio a partire dai primi del Novecento, quando ne fu ripristinata la presunta immagine medievale.
La cripta è divisa in trentasei campate quadrangolari, con voltine a crociera, definite da ventiquattro colonnine disposte su tre file, incamiciate nei rivestimenti marmorei barocchi. Le due absidi minori presentano affreschi frammentari del XIV-XV secolo.
Il Succorpo Ipogeo
Da una porticina collocata sulla rampa di destra che scende alla cripta, si accede alla vasta area ipogea del succorpo della Cattedrale. L'ambiente è costituito da diversi vani che si estendono per gran parte della superficie della chiesa superiore e in alcuni tratti anche all'esterno. Percorrendo le sale ipogee, restituite alla visita nel 2009, è possibile fare un viaggio nel tempo fino alla città romana.
Stratigrafia Archeologica
Gli scavi archeologici e i restauri hanno permesso di definire la stratigrafia delle strutture, individuando quattro fasi principali:
- Fase romana e tardoantica (I-V sec.): Appartengono a questa fase due murature parallele costituite da grandi conci di calcarenite che definiscono un vano di circa 22 metri per 3, leggermente ruotate rispetto all'orientamento della chiesa attuale. A questa fase sono ascritte anche altre due murature minori, due vaschette, un lacerto di mosaico policromo a motivi geometrici in tessere calcaree, ciottoli e frammenti di terracotta, e un breve tratto di strada lastricata.

- Fase tardo antica e altomedievale (V/VI-XI sec.): Presenza di una prima basilica costituita da una navata centrale absidata larga 7 metri e due navate minori di 4 metri. La chiesa ingloba un sepolcreto composto da quattro tombe a cassa in calcarenite. Nell'ambiente occidentale, tagliato dal muro di fondazione della facciata attuale della Cattedrale, è visibile una ricca pavimentazione a mosaico. Al centro è raffigurato un grande cerchio, definito da un nastro a due capi che racchiude un quadrato con al centro un motivo a stuoia. Dagli angoli del quadrato si originano altri quattro quadrati più piccoli che si intrecciano, tramite un nastro arancione, con elementi circolari. Oltre il disco centrale, la pavimentazione presenta motivi a pelte, con tasselli chiari contornati da una linea di tessere arancioni. Importante per la storia della cattedrale è un'iscrizione in latino che ricorda un vescovo Andrea e il committente Timoteo. Sui tre lati della pavimentazione compare una fascia ornata da animali marini e motivi floreali. Sul lato settentrionale dell'ambiente sono presenti decorazioni con motivi geometrici e cerchi che si intersecano e, verso est, brani di mosaici ad ottagoni collegati da quadrati.

- Età medievale (1034-XV sec.): A questo periodo si fanno risalire i muri perimetrali e il corpo che compongono il grande ambiente voltato a crociera e che fungono da fondazione della chiesa superiore. Degni di nota sono anche i resti di una chiesetta medievale, con lacerti di pavimento tessellato, collocata tra il succorpo e la "trulla".
- Età moderna e contemporanea (XVI-XX sec.): È il periodo in cui si predispongono gli spazi sotterranei per la creazione di un sepolcreto.