La Cattedrale di Otranto: Storia, Martiri e i Teschi Misteriosi

Otranto, posta nel cuore del Mediterraneo e nel punto più orientale della penisola italiana, è storicamente definita la “porta d’Oriente”, essendo distante solamente 80 km (in linea d’aria) dall’Albania. Questa posizione strategica ha favorito un singolare incontro e fusione tra la cultura orientale e quella occidentale. Nel passato, Otranto fu una delle città più importanti della zona; infatti, nell’XI secolo, l’espressione “Terra d’Otranto” indicava un’ampia area geografica che oggi comprende anche il Salento, Lecce, Brindisi, Taranto e persino Matera.

Testimonianza di questo fecondo incontro non sono soltanto i numerosi reperti messapici, greci, romani e bizantini riportati alla luce dal paziente lavoro degli archeologi, ma anche l’antica chiesetta bizantina di San Pietro, i ruderi dell’abbazia di San Nicola di Casole, le chiese rupestri, i favolosi mosaici della Cattedrale e le vicende del martirio del 1480. La città, che dal VI all’XI secolo fu un importante capoluogo di provincia bizantina, con l’arrivo dei Normanni (intorno al 1070) fu ridotta a terra di confine e “latinizzata”. Quanto ereditato da Bisanzio (lingua, liturgia, spiritualità, scuole e istituzioni) fu investito da profondi cambiamenti, che segnarono il travaso di una civiltà e, al contempo, la nascita di una nuova struttura ecclesiale. Quest'ultima sarebbe stata il segno e il simbolo tangibili in cui Greci e Normanni, vinti e vincitori, avrebbero potuto incontrarsi e riconoscersi fratelli nella fede.

Oggi la città è molto bella, conservata bene e curata, tanto che molti pugliesi benestanti hanno comprato qui la casa di villeggiatura, ristrutturando vecchi palazzi, vista la vicinanza con le più belle costiere del Salento. La sensazione di un buon potere d’acquisto tra i visitatori della città si percepisce dai numerosi negozi che vendono artigianato artistico e prodotti di lusso, e anche alla sera il centro è pienissimo, al limite della possibilità di muoversi. Arrivando verso il centro si incontra la torre Alfonsina con la sua vicina Porta di Terra.

Veduta panoramica di Otranto con il centro storico e il mare Adriatico

L'Assedio Ottomano del 1480 e il Martirio degli Otrantini

Nel 1480 ci fu però un episodio sanguinoso che segnò profondamente la storia di Otranto. Viene ancora celebrata, in Italia, la commemorazione di uno dei più noti assedi che il Sud Italia subì nella storia: quello della città di Otranto, in Puglia, ad opera dell’Impero Ottomano. Era il 28 luglio 1480 quando l’esercito turco sbarcò nella città salentina, capeggiato dal generale Gedik Ahmed Pascià. Il Castello di Otranto era sprovvisto di fortificazioni e cannoni e questo facilitò l’attacco. Morirono tutti il 14 agosto del 1480, dopo un assedio di 15 giorni da parte degli Ottomani.

Durante il loro assalto, i soldati saccheggiarono e distrussero l’intero centro abitato. Tutti gli uomini di Otranto sopra i 15 anni furono massacrati e decapitati perché non rinnegarono la loro fede cristiana, mentre i cittadini di sesso maschile di età inferiore ai quindici anni furono i primi a essere uccisi o a essere mandati in schiavitù in Albania. La stessa sorte toccò a donne e bambini, e quasi tutti i cittadini finirono uccisi nelle maniere più atroci.

Gli Aragonesi, in seguito a ciò, provvidero a fortificare la cittadina con un castello e la cinta muraria: Otranto divenne così inespugnabile.

Illustrazione storica dell'assedio di Otranto del 1480

La Cattedrale di Otranto: Architettura e Trasformazioni Storiche

La nuova fabbrica della Cattedrale di Otranto sorse sul colle Idro, sui resti di una domus romana e, probabilmente, anche di un luogo di culto preesistente. La Cattedrale ha superato, nella sua storia, importanti banchi di prova, quali l'ingiuria del tempo, l'incuria degli uomini e il violento assalto ottomano del 1480, in seguito al quale i prospetti esterni vennero gravemente compromessi.

Evoluzione Architettonica

  • Al tempo di Pantaleone, l'epoca della costruzione del famoso mosaico, la cattedrale era molto diversa da oggi.
  • Sul finire del XV secolo, l’arcivescovo Serafino da Squillace ricostruì le mura perimetrali abbattute e fece inserire in facciata il rosone rinascimentale formato da sedici colonnine riccamente ornate.
  • L’arcivescovo Adarzo de Santander, nel 1673, commissionò il ricco portale barocco con colonne sormontate da pinnacoli a forma di pigna.
  • Monsignor Francesco Maria De Aste, sul finire del XVII secolo, trasformò integralmente l’aula liturgica, che fu arricchita di stucchi e affreschi. Sotto il suo episcopato vennero demolite le absidiole laterali ed edificate le cappelle dei Martiri Idruntini e del Santissimo Sacramento. Tra i vari interventi, furono nascoste le capriate lignee dipinte dell’originario tetto a spioventi con il pregevole controsoffitto ligneo a lacunari ottagonali di gusto moresco, dipinti e dorati con oro zecchino. Fu distrutta, inoltre, l’iconostasi citata negli atti visitali di monsignor Lucio De Morra.
  • Monsignor Michele Orsi, in pieno Settecento, promosse una serie di interventi, tra cui la costruzione di un importante altare marmoreo (rimosso a metà del XX secolo) e la decorazione con stucchi in facciata, rimossi poi nel 1912.
  • Risalgono al 1827 i controsoffitti lignei delle navate laterali commissionate da un altro monsignore.

La Cripta e i suoi Capitelli

Non è l’unica particolarità di questa Cattedrale, dotata anche di una cripta dal soffitto molto basso con numerosissime colonne (42) finite da capitelli di diversa fattura: corinzi, dorici e romanici. Destano particolare interesse i differenti capitelli scolpiti con grande pregio (molti dei quali di riuso) e caratterizzati da un variegato repertorio figurativo che spazia da simboli cristiani (croci), a elementi vegetali (foglie di acanto, racemi vegetali, palmette), a figure antropomorfe, animali (uccelli, leoni, aquile), mostri (arpie).

Sono collocabili cronologicamente dal tardoantico al primo romanico e, come per le colonne, si differenziano per stile e qualità di marmi. La diversità dei fusti e l'eccezionale combinazione di capitelli che le contraddistingue non sono casuali, ma deliberatamente volute, con stili che richiamano influenze corinzie, ioniche, asiatiche, egiziane, islamiche, libanesi, bizantine, persiane, ecc.

Interno della Cattedrale di Otranto, con particolare sui mosaici o la cripta

La Cappella dei Martiri e l'Ossario dei Teschi

La caratteristica più impressionante della Cattedrale si trova nella Cappella dei Martiri, edificata nel 1480 da Ferdinando I. Qui sono custodite le reliquie degli otrantini decapitati, esposte in cinque grandi teche di vetro. Inoltre, dietro l’altare si trova anche il masso sul quale avvenne l’esecuzione. Lo spettacolo è decisamente inusuale ed un po’ macabro, con tutti quei teschi mischiati alle ossa degli scheletri. L’ossario di Otranto, che si trova nella Cattedrale della Città, presenta ancora la fila di teschi delle vittime, uno dei quali con il viso rivolto verso la parete e i fori in bella vista.

Le teche di vetro con i teschi dei martiri nella Cattedella di Otranto

Indagini Scientifiche sui Teschi e il "Cannibalismo Medicinale"

Negli ultimi anni, degli studiosi, analizzando le ossa contenute nell’ossario dei martiri, si sono resi conto che uno dei teschi, al contrario degli altri, presentava delle evidenti differenze. Sebbene la finestra non possa essere aperta e quindi il teschio non possa essere rimosso per lo studio, i ricercatori hanno notato che i buchi sono caratterizzati da una forma regolare e tondeggiante. Questa ricerca, pubblicata dal professor Gino Fornaciari e dalla sua allieva, la professoressa Valentina Giuffré, entrambi dell’Università di Pisa, analizza uno dei teschi che presenta diversi fori sulla superficie.

I fori presenti sul cranio della vittima, infatti, sono 16 e, come ha dichiarato Fornaciari, “La forma perfettamente a coppa delle perforazioni incomplete ci porta a ipotizzare l’uso di un particolare tipo di trapano, con una lama a forma di mezzaluna o un po’ tonda; uno strumento di questo tipo non potrebbe produrre dischi di osso, ma solo polvere di ossa”. Ci si è chiesto a cosa servisse questa polvere ossea.

A quanto risulta dagli studi etnici e antropologici in merito, l’estratto prelevato dai crani aveva la specifica funzione di creare medicinali e pozioni utili a curare individui affetti da epilessia, ictus e fenomeni apoplettici, durante un fenomeno più ampio noto come “Cannibalismo Medicinale”. Questa bevanda, che fu adoperata come rimedio farmacologico fino al XVIII secolo, si riteneva fosse in grado di scacciare i demoni e le entità negative che affliggevano il cervello del paziente.

La Profezia di San Francesco di Paola

Ma le curiosità, a proposito della strage di Otranto, non finiscono qui. A quanto pare, in Italia, ci fu un uomo che aveva predetto che l’attacco ottomano sarebbe avvenuto lungo le coste del Salento: quest’uomo era San Francesco di Paola. Taumaturgo calabrese residente nell’omonimo paese di Paola e noto ancora oggi, in tutto il mondo, per i miracoli che lo resero celebre (tra cui prodigiose guarigioni di non vedenti ed infermi, levitazioni, il blocco di una parete rocciosa durante la sua caduta), San Francesco fu una figura di spicco del tardo Medioevo italiano, tanto da essere scelto come protagonista di celebri opere letterarie della portata di “Luigi XI” di Casimir Delavigne e “Torquemada” di Victor Hugo.

Qualche mese prima dell’attacco ottomano al Salento, il frate, che aveva fondato l’Ordine dei Minimi costruendo una serie di conventi dalla Calabria alla Sicilia, si era premurato di inviare al re Ferdinando d’Aragona una lettera in cui descriveva l’imminente pericolo dell’esercito turco in arrivo sulle coste italiane, invitandolo ad abbandonare le guerre intestine in Toscana, capeggiate dal figlio Alfonso, per tornare al sud. Il sovrano, che già provava nei confronti del frate paolano una forte avversità, soprattutto per la battaglia ideologica che San Francesco compiva ogni giorno contro gli sprechi e il lusso della Chiesa di Roma e del regno nei confronti del popolo, ordinò l’immediato arresto del frate, additandolo come millantatore.

Si presentarono quindi, nel paesino di Paterno, dove San Francesco pregava nella sua chiesetta, le guardie dell’esercito di re Ferrante. Gli agiografi del tempo raccontano che, avendo il frate udito il loro arrivo, scomparve improvvisamente, come fosse diventato invisibile. Una volta giunte le guardie all’interno del convento, si materializzò poi alle loro spalle, spaventandoli a morte. Dopodiché, interrogando i soldati sul perché volessero arrestarlo, San Francesco riuscì a farli riflettere sull’insensatezza dell’ordine ricevuto dal loro re. Le guardie, terrorizzate e allo stesso tempo affascinate dal prodigio verificatosi, non esitarono a tornare a Napoli senza Francesco, raccontando poi al re quanto fosse successo. L’agiografia cristiana crea un’iperbole della realtà storica.

Rappresentazione artistica di San Francesco di Paola

Conseguenze della Profezia Inascoltata

Qualche mese dopo si verificò l’invasione ottomana a Otranto. I cittadini vittime dell’attacco non ricevettero alcun aiuto da parte delle truppe del Re e ci volle un anno perché il Regno di Napoli riacquistasse potere sul territorio pugliese. Ciò avvenne principalmente grazie alla morte di Maometto II, con il quale lo stesso Ferrante, in passato, aveva intrattenuto rapporti diplomatici in funzione anti-veneziana.

Con il pretesto di guarire il re francese Luigi XI, gravemente malato, frate Francesco fu dunque inviato alla corte di Amboise e non poté di certo opporsi a tale scelta, consapevole che, se non avesse accettato, il re avrebbe operato ritorsioni contro i suoi adepti. Una volta alla corte, Francesco visitò il re che soffriva di un male incurabile, e lo stesso Francesco non poté che redimerlo dai peccati compiuti in attesa di una redenzione. Dopo la morte di Luigi XI, Francesco, che ormai era amato da tutti al castello di Amboise, rimase in Francia, dove si occupò di crescere Carlo VIII, figlio del re defunto, regolò i rapporti tra Francia e Inghilterra e continuò costantemente a pregare per la buona sorte delle sue genti, in Calabria, dalle quali gli era stato impedito di ritornare, malgrado le sue richieste.

Il frate, infatti, costituiva una guida spirituale per le popolazioni del meridione, affamate e sfruttate dai signori. Le invitava a ribellarsi al potere: celebre è l’episodio agiografico in cui il frate, durante un discorso con il sovrano, spezzò, di fronte alla folla, una moneta da cui sgorgò sangue, per rendere l’idea di quanto la gente soffrisse a livello sociale.

Il Frate e la Congiura dei Baroni

Nel frattempo, in Italia, durante la rivolta dei Baroni del 1485, Ferdinando d’Aragona si era visto attaccato dai nobili del Regno di Napoli che volevano spodestarlo, ma, con l’appoggio della signoria milanese degli Sforza, riuscì a far giustiziare quasi tutti i suoi oppositori ordendo la famosa “Congiura dei Baroni” all’interno del suo palazzo. Solo Antonello Sanseverino, capo della rivolta, riuscì a scappare. Quest’ultimo, infatti, travestendosi da mulattiere, fuggì alla corte del Re di Francia, dove si trovava il frate Francesco, e meditò la vendetta nei confronti di Re Ferrante, che aveva ucciso tutti i suoi compagni: era il 1495 quando il re Carlo VIII assediava Napoli, con un esercito capeggiato dallo stesso Sanseverino. San Francesco di Paola, in tutto ciò, pur essendo un grande amico di Sanseverino, non intrattenne alcun rapporto epistolare né con il re né col Papa, speranzoso che alcuna vendetta fosse compiuta nei confronti dei suoi confratelli italiani.

Nel 1494 moriva Ferrante, mentre Francesco di Paola restava alla corte di Francia, fino alla data della sua morte, all’età di novantuno anni, nel 1507. In quello stesso anno, giunse ad Amboise Leonardo Da Vinci, che divenne la nuova celebrità di corte, prendendo il posto come italiano di Francesco di Paola. La città di Otranto, ancora oggi, celebra, a maggio, una festa in onore di San Francesco, nominato compatrono della città pugliese. Sono diffusi in tutto il mondo, da Palermo, a Venezia, alla città francese di Tours fino all’Argentina e al Brasile, i conventi eretti in onore di Francesco di Paola.

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