La Natura Giuridica e Fiscale degli Enti Ecclesiastici in Italia

Il panorama giuridico italiano definisce con chiarezza lo status degli enti ecclesiastici, delineando la loro autonomia e le loro interazioni con lo Stato. La comprensione di questa natura giuridica è fondamentale per cogliere le implicazioni fiscali e operative, inclusa la gestione di patrimoni significativi come quello di una cattedrale.

La Natura Giuridica degli Enti Ecclesiastici

In base alle disposizioni di legge richiamate in diverse sentenze, si può concludere che sia le parrocchie sia la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sono enti ecclesiastici riconosciuti, dotati di personalità giuridica di diritto privato. Questa qualifica si estende a diverse realtà ecclesiastiche, incluse le diocesi e le cattedrali, come, ad esempio, l'ente ecclesiastico che gestisce la Cattedrale di Noto. Tale status comporta implicazioni significative anche in termini fiscali, come la necessità di una Partita IVA per lo svolgimento di attività con rilevanza commerciale o economica.

documento legale con simboli ecclesiastici

Tali enti perseguono scopi particolari, tra cui quelli di religione, di culto e di solidarietà sociale. Essi non risultano collegati con lo Stato italiano o con altri enti pubblici da quegli stretti vincoli indicati dalla legge, che ne condizionano la gestione, la struttura organizzativa e/o l’autonomia finanziaria. Sul piano soggettivo, una procedura indetta da un soggetto come la parrocchia, riconosciuta ex lege come persona giuridica di diritto privato, non è riconducibile soggettivamente ad una Pubblica Amministrazione. L’attività in questione non è espressione dell’esercizio di pubblici poteri o di pubbliche funzioni, trattandosi piuttosto di una selezione svolta da un ente privato allo scopo di individuare il contraente per la realizzazione di un interesse privato.

Gli Enti Ecclesiastici e gli Appalti Pubblici: la Giurisdizione

La giurisprudenza ha affrontato in diverse occasioni il tema delle procedure di affidamento di appalti di lavori gestite dalle parrocchie e, per estensione, da altri enti ecclesiastici. La Tar Campania, Sezione I, con la sentenza del 18 marzo 2019, n. 409, ha richiamato la precedente sentenza n. 6771/2009, escludendo che tali procedure rientrino nell’alveo della giurisdizione amministrativa esclusiva. Di conseguenza, si è stabilito che la questione sfugge al novero delle ipotesi di giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo e non rientra nemmeno nell’ambito della semplice giurisdizione amministrativa di legittimità. Questo perché non sussistono le circostanze tipiche che radicano la giurisdizione del Giudice Amministrativo, legate all'esercizio di pubblici poteri o funzioni.

Le Eccezioni alla Regola Generale

Nonostante la regola generale, esistono delle eccezioni. Le sentenze del Consiglio di Stato (Sez. VI, 2681/2000 e Sez. V, 5894/2000) riconoscono la sussistenza della giurisdizione amministrativa in relazione a un appalto di lavori indetto da un ente ecclesiastico qualora questo sia finanziato dallo Stato in misura superiore al 50%. In tali circostanze, l’obbligo di rispetto della normativa in tema di appalti pubblici gravava sull’ente non in quanto ente ecclesiastico, ma ai sensi dell’articolo 2, comma 2, lettera c, della Legge 109/94, come soggetto privato che realizza opere di interesse pubblico fruendo di finanziamento pubblico per un importo superiore alla metà del totale dei lavori. Invero, una diocesi, presentando la documentazione relativa al finanziamento di lavori oggetto di appalto, può influenzare la determinazione della giurisdizione competente.

disegno stilizzato di un edificio storico in restauro

Il Contributo dell'8xmille alla Valorizzazione del Patrimonio Culturale Ecclesiastico

Le Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico sono un appuntamento ricorrente che sottolinea l'importanza della cura e promozione di questi beni. Eventi come il «XL Concordato. 40 anni di intese e progetti per la promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici» richiamano l'attenzione sulla revisione del 1984 dell’Accordo tra lo Stato Italiano e la Chiesa cattolica.

Questo accordo ha definito, tra le altre cose, la possibilità di impiegare parte dei contributi dell’8xmille destinati alla Chiesa Cattolica per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali. Da quel giorno, i cittadini italiani contribuiscono tramite la dichiarazione dei redditi alla cura del vasto patrimonio culturale ecclesiastico, conservato negli edifici religiosi, nei musei, negli archivi e nelle biblioteche ecclesiastiche. La Settimana dei beni culturali ecclesiastici è un’occasione preziosa per conoscere territori, comunità e itinerari ispirati da motivi di natura religiosa, evidenziando il ruolo degli enti ecclesiastici nella custodia di un'eredità di inestimabile valore.

infografica sulla destinazione dell'otto per mille

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