La storia delle cattedrali antiche è un racconto di resilienza, fede e arte, costellato da innumerevoli sfide naturali e umane, dai terremoti ai crolli strutturali, fino ai danni bellici. Per questo, gli interventi di recupero, restauro e ricostruzione assumono un ruolo fondamentale nella preservazione di questi gioielli architettonici, permettendo di tramandare il loro inestimabile valore culturale, sociale e spirituale. In Italia, numerosi progetti hanno recentemente portato o stanno portando alla luce nuove identità per queste strutture millenarie, coniugando il rispetto per l'impianto originario con l'introduzione di tecniche e materiali innovativi.
La Cattedrale di Crotone: Un Intervento Completo per Santa Maria Assunta e San Dionigi
A Crotone, sono partiti i lavori di restauro, consolidamento strutturale e funzionale alla Basilica Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e a San Dionigi l’Aeropagita, rimasta chiusa da giugno 2023. Nei giorni scorsi una piccola porzione di piazza Duomo, proprio davanti alla chiesa, è stata transennata per permettere ai mezzi di trasporto di effettuare le operazioni di carico e scarico di materiali e attrezzature. Le prime impalcature sono arrivate e gli operai le stanno montando sul lato sinistro della Cattedrale.
Dettagli dell'Intervento e Prospettive
Come annunciato dal vescovo di Crotone, monsignor Alberto Torriani, l’intervento, finanziato con fondi PNRR per un importo complessivo di 2,8 milioni di euro, comporterà la completa ricostruzione della copertura, il rafforzamento delle strutture contro il rischio sismico e il restauro delle superfici storiche e di alcune opere d’arte. Il Duomo dovrebbe essere restituito ai fedeli entro il prossimo autunno. Il progetto corregge le criticità strutturali accumulate nel tempo e nuove strutture in legno garantiranno la maggiore leggerezza del tetto, l’isolamento termico e l’impermeabilizzazione dell’edificio.
Contesto Storico e Opere Custodite
Il duomo di Crotone risale all’impianto originario del IX secolo. Riedificato nel XVI secolo per iniziativa dell’allora vescovo Antonio Lucifero, con l’ausilio di materiali provenienti dal tempio di Hera Lacinia, la struttura subì nel corso del tempo numerosi restauri. Sulla facciata neoclassica con un poderoso campanile si aprono tre portali. Tra le opere custodite all’interno della chiesa, si notano un fonte battesimale in pietra con base zoomorfa del XIII secolo, un seicentesco coro ligneo, due busti lignei raffiguranti san Gennaro e san Dionigi, entrambi del XVII secolo, un crocifisso in terracotta e un pulpito marmoreo progettato dall'architetto Pietro Paolo Farinelli nel 1898. In una cappella ottocentesca è custodita l'icona bizantina della Madonna di Capocolonna che, secondo la tradizione, sarebbe opera di San Luca. Nel tesoro della Cattedrale si possono menzionare un calice d’argento dorato con smalti del 1626, dono di Filippo IV all’arcivescovo di Crotone, un calice e un bacolo del Settecento, di ignoti artisti napoletani, e una croce processionale del XVIII secolo.
La Cattedrale di Tropea: Danni Sismici e Restauro "Ad Pristinum"

Austera nelle sue belle linee architettoniche pulite e rigorose, la Cattedrale di Tropea si erge alla fine di via Roma. Secondo le fonti, nel VII secolo la cattedra del vescovo ebbe la sua prima sede nella chiesa di S. Giorgio, costruita sul tempio di Marte, per poi essere trasferita in quella di S. Nicola detta la Cattolica, dove rimase fino all’erezione dell’edificio definitivo. Questo fu oggetto nell’arco della sua storia millenaria di una serie di rifacimenti, modifiche, superfetazioni ed, infine, di un massiccio ed invasivo intervento di restauro ad pristinum, tale da renderne difficoltosa la lettura nonché la precisa datazione. Il sito scelto per la sua realizzazione fu quello adiacente a una necropoli tardo-antica (V-VII secolo), sul quale sorgeva precedentemente un piccolo cenobio dedicato a Santa Domenica, patrona della città, e del quale sono stati ritrovati resti murari al di sotto della pavimentazione, in corrispondenza della navata centrale. La Cattedrale fu costruita contemporaneamente all’Episcopio, che, al tempo di Federico II, venne ingrandito con l’aggiunta del portico antistante la facciata della chiesa: questa, di dimensioni più piccole, era staccata dal palazzo, ma vi si addosserà un secolo più tardi, inglobandone alcune parti.
Evoluzione Storica e Modifiche Architettoniche
Nel 1475 il vescovo Pietro Balbo (1463-’79), in occasione del Giubileo del 1475, ottenne da Papa Sisto IV l’indulgenza per coloro che avessero visitato la chiesa lasciando «l’obolo per la Crociata e per la fabbrica della Cattedrale», cosa che suggerisce l’esecuzione di lavori non meglio precisati. Dalla seconda metà del Cinquecento in poi le informazioni sulle modifiche subite dall’antico edificio risultano più corpose, fornite per lo più dalle memorie dei presuli tropeani e dalle relazioni delle Visitae ad Limina da essi redatte periodicamente. Da queste è noto che gli interventi più sostanziali di quel periodo si devono a Tommaso Calvo (1593-1613) e comportarono l’abbattimento delle absidi e la creazione di un profondo coro, al di sotto del quale venne costruita una struttura ipogeica destinata alla sepoltura dei vescovi; inoltre venne edificata la Cappella del SS. Sacramento accorpata alla parete sud della chiesa. In seguito Mons. Fabrizio Caracciolo (1613-’26) dotò la fabbrica di una nuova e più ampia sagrestia, mentre il Vicario Sebastiano Militino (1626-’33) fece realizzare la Cappella di S. Domenica. Al 1673 risale il campanile di Luigi de Morales (1667-’81). Il Settecento è certamente il secolo dei maggiori cambiamenti, dovuti a Gennaro Guglielmini (1732-’50), il quale adornò la Cattedrale di marmi e stucchi, eresse la nuova Cappella di S. Domenica (oggi del SS. Sacramento) e la Sala Capitolare, e fece aprire l’accesso nord incorniciato da un pregevole portale e sormontato dal rilievo marmoreo della Madonna di Romania: questi insieme ad altri interventi conferirono alla chiesa la veste barocca che avrebbe definitivamente celato quanto restava dell’originaria struttura medievale. Il suo successore Felice De Paù (1751-’82) volle una scala di collegamento con l’Episcopio attiguo, ma trascurò a tal punto la Cattedrale che già prima del sisma del 1783, che recò all’edificio numerosi danni, versava in condizioni deplorevoli. La ricostruzione post-terremoto toccò a Mons. All’inizio dello scorso secolo il tempio principale della città si presentava dunque in sontuose forme barocche, riccamente decorata con marmi policromi, con un profondo coro finestrato, la cupola affrescata posta al centro del finto transetto ed eleganti cappelle e altari, fondati da nobili o da congreghe, che si aprivano numerose ai lati delle navate laterali.
I Terremoti e la Ricostruzione del Primo '900
Gli eventi sismici del 1905 e del 1908 danneggiarono però la struttura, perciò la Cattedrale venne inserita nel piano di ricostruzione delle chiese terremotate promosso dalla Soprintendenza per le Antichità del Bruzio e della Lucania. I lavori si protrassero dal 1926 al 1931 sotto il vescovo Felice Cribellati: l’obiettivo era il consolidamento statico della chiesa, ma finirono con il riportarla alla primigenia configurazione, cosa che in realtà non poteva verificarsi tanti erano stati i rimaneggiamenti nel corso dei secoli, ma che venne auspicata in seguito ai primi saggi effettuati sul lato settentrionale. Questi portarono alla luce una serie di archi ciechi sormontata da una successione di finestre, alcune delle quali tamponate, concluse da archi con ghiere dalla decorazione policroma, linguaggio riscontrato nelle produzioni medievali campane e siciliane. Sulla facciata viene ricostruito in stile, utilizzando anche conci bicromi emersi in fase di restauro, il portale maggiore archiacuto a finto protiro. Vengono altresì abbattute le absidi secentesche e ricostruite sulle tracce di fondazione di quelle antiche, utilizzando come matrice la decorazione della parete nord. All’interno lo spazio trinavato, “liberato” dalle superfetazioni per lasciare il posto alla nuda pietra, è scandito dai pilastri ottagonali, rimontati intorno ad una nervatura in ferro, che sorreggono archi a sesto acuto dalla doppia ghiera, parte dei quali risultano originali. Oltre a questi e ad altri piccoli elementi, null’altro dell’antica fabbrica è stato rinvenuto, mentre delle modificazioni successive si è deciso di mantenere la porta laterale del Guglielmini, il rosone cinquecentesco, il campanile e la Cappella di S. Domenica.
Il Crollo e la Rinascita della Cattedrale di Noto

Il 13 marzo 1996 a Noto, città insignita "capitale del barocco", crolla la Cattedrale dedicata a San Nicolò. Era la sera del 13 marzo 1996 quando un boato scosse la città di Noto a causa del crollo quasi totale del soffitto della Cattedrale dedicata a San Nicolò. Del gioiello barocco rimase in piedi solo un pezzo della cupola: la lanterna, l’intera navata centrale, quella laterale destra e l’altra parte della cupola stessa si sbriciolarono totalmente. Distruzione e rinascita: una storia che purtroppo si è ripetuta spesso nella cittadina in provincia di Siracusa, il cui centro storico dal 2002 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Nei secoli sono stati tanti gli eventi sismici che hanno colpito la zona, provocando danni ai tanti monumenti, primo fra tutti per gravità certamente il terremoto del 1693 che devastò l’intera Sicilia con oltre 60 mila vittime.
La rinascita della Cattedrale di Noto
La Ricostruzione e la Nuova Immagine
L’incarico per la ricostruzione venne affidato dal Presidente della Regione Siciliana all’Arch. Salvatore Tringali (rappresentante del gruppo), al Prof. Antonino Giuffrè e all’Ing. Gianfranco De Grazia. Il Prof. Giuffrè, scomparso prematuramente, non ha potuto partecipare alla progettazione e alla direzione dei lavori, ma i suoi insegnamenti hanno costituito la base di riferimento su cui l’Arch. Tringali e l’Ing. De Grazia hanno operato. La sua riapertura, segnerà, pertanto, un importante evento non solo per il mondo culturale, ma per l’intera comunità mondiale. Per la ricostruzione sono stati utilizzati 25 mila metri cubi di muratura per un totale di 150 mila blocchi. Imponente nella struttura, si erge sulla sommità di una solenne scalinata a tre rampe, costruita nel ‘700, ma completamente ristrutturata agli inizi del secolo successivo, e meta religiosa, dopo che Papa Benedetto XVI la elevò a Basilica Minore nel 2012: la Cattedrale è ogni anno meta di migliaia di turisti da tutto il mondo. Una bellezza architettonica, grazie ad una ricostruzione che a oggi è riuscita a restituirle le forme e i volumi del XVIII secolo, che si fa involucro di un itinerario di fede in cui si possono incrociare “estetica ed etica, bellezza, verità e bontà” (cfr. Benedetto XVI, Discorso agli artisti nella Cappella Sistina, 21 novembre 2009). Esempio supremo dell’architettura tardo barocca del Val di Noto, la facciata della Cattedrale, raccolta tra due torri campanarie, fu realizzata in pietra calcarea tenera con elementi di ispirazione neoclassicista. Il suo colore, una pietra color miele, conquista chi la ammira: di giorno i raggi del sole illuminano la facciata di pennellate color oro, di notte le luci artificiali si riflettono sulla pietra regalando un effetto assolutamente incantevole. E se l’esterno è tanto magnificente, l’interno non è da meno: a croce latina e con tre navate, prima del crollo del ’96 custodiva prestigiosi affreschi dei pittori Bandinelli e Arduino realizzati nell’immediato dopoguerra e commissionati dall’allora sindaco come voto di devozione al Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto, Corrado Confalonieri, i cui resti sono ancora oggi conservati in una preziosa arca d’argento, l’Arca Sacra, lavorata da Claudio Lo Paggio di Lione nel XVI secolo. La ricostruzione predilesse invece ampi spazi bianchi, semplici con qualche decorazione barocca. Da menzionare l’altare maggiore, in marmo policromo, con alle spalle il trittico raffigurante San Nicolò al centro, San Corrado a sinistra e San Guglielmo a destra e la cappella dedicata al SS. Sacramento ornata da stucchi realizzati nel 1899 dagli scultori Giuliano da Palazzolo e Senia da Noto.
Noto: Capitale del Barocco
La Cattedrale certamente, ma è l’intero tessuto urbano a rendere Noto la “Capitale del barocco”, meta prediletta della Sicilia, emblema in tutto il mondo di quella fantasia e ricchezza tipiche dello stile settecentesco. Proprio tra queste meraviglie, a maggio, si svolge la famosa “Infiorata”, una delle più belle manifestazioni folcloristiche di tutto il Sud Italia, durante la quale la città diventa un giardino dai mille colori e profumi, mentre un caratteristico "tappeto fiorito" ricopre Via Corrado Nicolaci.
La Cattedrale di Catanzaro: Tra Tradizione e Innovazione Post-Bellica

L’intervento di recupero e restauro della Chiesa Cattedrale S. Maria Assunta di Catanzaro mira a tramandare il manufatto, sia attraverso il mantenimento dei caratteri iconici consolidati (aspetto esterno della cattedrale) e sia attraverso la progettazione di una nuova identità architettonica (aspetto interno della cattedrale e rifunzionalizzazione degli spazi). Il restauro in questo caso è un processo volto a rimettere in efficienza un prodotto dell’attività umana, nella sua funzione culturale, sociale e spirituale con un approccio globale e risolutivo.
Obiettivi e Filosofia del Restauro
Per restituire alla Cattedrale la sua immagine originaria ormai consolidata da più di 60 anni (progetto di ricostruzione post bellica ad opera di Fasolo e Domestico), si è scelto di mantenere i caratteri esterni formali, spaziali e decorativi, intervenendo con azioni di consolidamento, sostituzione e ripristino delle superfici degradate ed eliminazione delle superfetazioni. L’unica eccezione riguarda i locali della sagrestia che vengono adeguati alle esigenze funzionali attuali. In risposta agli indirizzi progettuali, si è deciso di restituire un’immagine della cattedrale, ormai andata perduta, quella prima dei bombardamenti, immaginando una nuova copertura interna, che utilizzando tecniche e materiali innovativi, sia in grado di integrarsi nel contesto e di tessere un filo storico tra antico e contemporaneo. L’intervento cerca di ridare al complesso chiesastico un linguaggio architettonico unitario tramite le proprietà e la resa dei materiali impiegati.
Interventi Strutturali e di Copertura
Le strutture di copertura esistenti, ormai obsolete e degradate, risultano alla luce delle analisi fornite, altamente compromettenti per il comportamento sismico dell’immobile. Si è scelto quindi di smantellarle completamente rimuovendo tutte le parti in calcestruzzo armato, e sostituirle con elementi in acciaio in modo da garantire leggerezza e rigidità. Le opere di consolidamento ed impermeabilizzazione si estendono inoltre sulle strutture in muratura ed in fondazione. L’intero complesso viene adeguato tecnologicamente dal punto di vista impiantistico con interventi a basso impatto visivo.
Rinnovamento degli Interni e Nuova Luce
La nuova volta a botte presente nella navata centrale e nel transetto rappresenta il tentativo di coniugare il significato storico-religioso di protezione del velo della Madonna con l’espressività formale e percettiva data dall’utilizzo di un tessuto metallico di finitura. La forma pura e la sua plasticità esulano da una ricerca decorativa, che potrebbe rischiare in alcuni casi di essere soggetta a mode stilistiche poco durature nel tempo. Allo stesso modo, la cupola con la rinnovata conformazione amplifica la sacralità dello spazio, esaltando le grandi aperture del tamburo, dalla vecchia struttura precedentemente nascoste. Una nuova luce mette in connessione l’ambito divino (cupola) con l’ambito terreno (presbiterio). Con il variare dell’illuminazione nell’arco della giornata, il tessuto metallico di finitura delle coperture interne dona all’intero organismo una nuova percezione di leggerezza, trasparenza e misticità, attraverso un vibrante e variegato gioco di luci e cromie. Il nuovo aspetto materico delle strutture esistenti, dato dalle scelte di intonaci sui toni chiari, esalta le geometrie dell’organismo edilizio. La nuova pavimentazione, in marmi di recupero, conclude il processo di ridefinizione degli spazi interni, dichiarando il nuovo intervento, attraverso degli inserti metallici in ottone dorato che hanno la duplice funzione di raccordare la pavimentazione alle strutture e diventare supporto tecnologico. L’apparato liturgico ha subito un adeguamento rispetto alle esigenze funzionali e relazionali attuali, con una riprogettazione di tutti gli elementi volta ad esaltarne la matericità ed il rapporto con lo spazio sacro.
Il Restauro del Presbiterio della Cattedrale di Acireale
Lunedì 5 luglio 2021 nella Basilica-Cattedrale “Maria SS. Annunziata” di Acireale, sono stati ufficialmente presentati i risultati dell’intervento di restauro che ha interessato l’area del presbiterio del principale tempio acese. Esprime grande soddisfazione Giuseppe Calvagna: “Tutti gli affreschi sono stati puliti, stuccati e ritoccati. La pulitura ha previsto l’asportazione delle pesanti ridipinture eseguite alla fine dell’ottocento, che di fatto falsavano le originali cromie realizzate dal Filocamo.
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