La Storia del Castello di Aviano
La zona di Castello di Aviano si ritiene sia stata abitata fin dai tempi antecedenti alla conquista romana del Nord Italia. Il nucleo originario del castello si ritiene risalga ai tempi delle invasioni gotiche e longobarde, edificato sfruttando una preesistente torre di avvistamento romana. La prima menzione in un testo scritto dell'esistenza del castello risale al 1161 a opera dell'imperatore Federico I Barbarossa. Ad oggi il castello non si identifica come un unico edificio, ma come una fortificazione rialzata su uno spiazzo collinare.

La Chiesa di Santa Giuliana (Nel Cimitero)
Architettura e Storia
La chiesa di S. Giuliana si trova a poche centinaia di metri dai resti delle mura di Castel d’Aviano. La prima testimonianza scritta della sua esistenza è in un atto del 26 febbraio 1328, mentre la data del 1329 è ritenuta quella di completamento e di erezione a parrocchia. Si ipotizza che la sua costruzione sia iniziata subito dopo l’incendio e la distruzione del borgo nel 1229. L’edificio venne modificato nel 1527 con l’allungamento della navata, l’ampliamento del coro, e l’apertura di nuove porte e finestre, interventi che portarono inevitabilmente alla perdita di parte del ciclo decorativo trecentesco. Un ulteriore intervento strutturale si rese necessario a seguito del crollo della cella campanaria, causato da un fulmine nel 1742.
Santa Giuliana, titolare della chiesa, visse in Asia Minore e fu decapitata in carcere a Nicomedia nel 304 per essersi rifiutata di sposare il prefetto pagano della città. Ubicata all’interno del cimitero, la chiesa mantiene ancor oggi l'aspetto trecentesco, con una sobria facciata a capanna resa asimmetrica dal campanile addossato sul lato destro, e sulla quale si apre un portale cinquecentesco sormontato da un rosone. L’interno, a navata unica, presenta una copertura a capriate lignee e un presbiterio poligonale leggermente rialzato rispetto all’aula.

Il Ciclo di Affreschi Trecenteschi
All’interno, questa chiesa, apparentemente così semplice, custodisce notevoli opere d’arte. La prima cosa che colpisce sono gli affreschi che occupano le pareti dell’aula, rappresentando uno dei più importanti cicli del Trecento presenti nel territorio friulano. Gli affreschi più antichi vennero realizzati a ridosso del 1329, altri pochi anni o decenni dopo, e altri ancora nel 1507 da Gianfrancesco da Tolmezzo (c. 1450 - 1515), considerato il maggior "frescatore" operante in Friuli in quel periodo. In epoca imprecisata furono tutti picchettati e ricoperti di calce, per poi essere riportati alla luce nel 1955 e negli anni seguenti.
Gli affreschi non sono articolati in un ordinato ciclo, ma si presentano come una serie di riquadri con scene o gruppi di figure, separate tra loro da fasce colorate, collocate su registri sovrapposti per una superficie complessiva di circa 65 metri quadrati.
Affreschi della Parete Sinistra e Arco Trionfale
Sulla parete di sinistra gli affreschi si trovano nello spazio tra l’ingresso laterale della chiesa e l’arcosanto, e sono dipinti su due registri. La prima figura è quella di San Cristoforo intento ad attraversare un fiume con il Bambino sulla spalla, immagine che, come usuale, occupa l’altezza di due registri. Nel registro superiore, in tre riquadri, si vedono Santa Giuliana tra due santi, un gruppo con i Santi Francesco Daniele e Bartolomeo, e la scena con San Martino che dona il mantello al povero.
La decorazione continua sul lato sinistro dell’arco trionfale, dove nel registro superiore a sinistra San Francesco riceve le stimmate da un insolito Cristo con ali angeliche, e a destra si vede una frammentaria Madonna in trono. Sul lato destro dell’arco trionfale, sono presenti tre registri: nel registro superiore, oltre una porzione di affresco quasi illeggibile, vi è una scena con San Sebastiano e San Policarpo che distruggono gli idoli, opera attribuita a Gianfrancesco da Tolmezzo. Nel registro mediano vi è un’unica scena con la Madonna con il Bambino in trono, affiancata da un offerente e da due santi. In quello inferiore, a sinistra, un gruppo di oranti e a destra la raffigurazione dei Santi Antonio abate, con la campanella, e Paolo con la spada.

Affreschi della Parete Destra e Sguinci delle Finestre
La parete destra dell’aula conserva la maggior parte degli affreschi superstiti, distribuiti su tre registri. Quello più in alto è presente solo nella parte di parete più vicina all’arcosanto con due riquadri: il primo con l’Arcangelo Michele che benedice un gruppo di devoti, mentre del secondo, lacunoso, resta la Madonna con il Bambino e Sant’Anna. Gli sguinci delle finestre sono decorati con stelle a otto punte rosse e tondi verdi, e sono riquadrate frontalmente da un archivolto a finto mattone.
Opere d'Arte: Pala d'Altare e Intagli Lignei
Per la chiesa, Gianfrancesco da Tolmezzo realizzò anche una pala d’altare, raffigurante la Madonna con il Bambino in trono e i Santi Nicola, Dorotea, Giuliana di Nicomedia, Caterina, Apollonia, Gregorio Papa e due angeli musicanti. La pala, in passato attribuita ad altri autori, rappresenta uno dei pochissimi lavori su tela o su tavola del pittore pervenuti fino ad oggi, essendo lo stesso principalmente noto per i suoi affreschi. Da documenti relativi all’incarico conferito al pittore dalla comunità di Aviano, sembra che affreschi e pala siano coevi ed eseguiti prima del 1507. L’opera, molto diversa per stile dai suoi affreschi, ricorda le Sacre conversazioni prodotte a Venezia nell’ultimo quarto del ‘400, probabilmente note al pittore.
La chiesa conserva al suo interno anche un ricco patrimonio di opere d’arte a intaglio. Di grande interesse è il Crocifisso ligneo policromo, uno dei rari esemplari conservati in Friuli nella sua collocazione originaria, sulla trave lignea sommitale dell’arco santo. Di autore friulano non identificato, della prima metà del XVII secolo, sono le due pale poste ai lati della navata, raffiguranti il Redentore e i Santi Giuseppe e Girolamo e La Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Leonardo.
Garganodascoprire Documentari: Chiesa di Sant' Anna - Carpino
La Chiesa Parrocchiale Sante Maria e Giuliana (All'Interno del Castello)
Fondazione e Consacrazione
All’interno delle mura del castello sorge la cinquecentesca chiesa parrocchiale Sante Maria e Giuliana. Fu fatta costruire nella sua forma attuale dalla nobile famiglia Trevisan, di antiche origini veneziane, nel 1583, come si legge in un’iscrizione che ricorda come il nobile Arminio ed il fratello Annibale ne avessero promosso l’edificazione in tale anno. Venne consacrata, come si legge su una lapide presente all’interno della chiesa, da un coadiutore del Patriarca di Aquileia Francesco Barbaro nel 1588. Due anni dopo, nel 1590, ne fu ultimata la facciata, ornando le due nicchie con due statue dello scultore vicentino Agostino Rubini.
Architettura e Facciata
L’insieme degli elementi architettonici e la loro armoniosità suggeriscono il nome di un eccellente architetto dell’epoca: il vicentino Vincenzo Scamozzi, autore tra molte altre opere anche della Porta Aquileia nella fortezza di Palmanova, i cui disegni quasi si sormontano con quelli della facciata della chiesa di Santa Maria e Giuliana. Essa si presenta tripartita da quattro lesene e coronata da un frontone con volute; a metà altezza trovano posto, sotto ad un rosone semplice centrale in ferro battuto, le già citate nicchie contenenti due statue raffiguranti San Pietro e San Paolo, scolpite nel 1590 dallo scultore Agostino Rubini, come si evince dall’iscrizione presente alla base di esse. Figure ad andamento verticale con vesti pieghettate, dignitose e nobili nel portamento, rivelano la perizia del loro autore, che sappiamo appartenente ad una nota famiglia di scultori e nipote del celebre Alessandro Vittoria.

Interno e Cripta
Nella chiesa si accede anche da una porta laterale con archivolto in pietra del XVI secolo. L’interno è a navata unica con il presbiterio sopraelevato per dare spazio ad una piccola cripta, probabilmente incorporata nella chiesa precedente, eretta nel 1329. La piccola cripta sotto l’altare maggiore alloggia un Vesperbild (scultura in pietra dipinta, rappresentante la Vergine con il Cristo morto sulle ginocchia) di scuola salisburghese, di cui in diocesi si hanno esemplari nella parrocchiale di Corbolone, nella cappella privata dei Tullio-Altan a S. Vito e nella cripta dell’abbaziale di Sesto al Reghena.
Il Patrimonio Artistico
L’altare maggiore, degli inizi del XIX secolo, è fiancheggiato da due statue barocche dell’Annunciazione. Le pareti del coro presentano due dipinti: in uno è raffigurata Santa Giuliana, nell’altro la Madonna col Bambino e gli Angeli. L’autore di quest’ultimo dipinto è molto probabilmente lo stesso delle due tele raffiguranti Santa Caterina d’Alessandria e Santa Lucia, presenti nella parete destra.
Sull’altare di sinistra spicca la bella pala del XVI secolo con San Nicolò e i Santi, con l’originale cornice dorata di tipo Sansovino, attribuita al pittore veneto Francesco Materassi. In quello di destra, datato 1785 e forse attribuito a G.B. Bettini, in una nicchia, è collocata una statua policroma della Madonna con il Bambino del XX secolo.
Ai lati dell’arco trionfale si trovano due alzate di altare in legno dipinto del XVI secolo che contengono le statue lignee di Sant’Antonio da Padova, a destra, e del Sacro Cuore, a sinistra, entrambe del XX secolo.
