Le attività investigative hanno costantemente messo in luce la profonda e ramificata presenza delle organizzazioni criminali gelesi, con particolare attenzione ai clan degli Emmanuello e dei Rinzivillo. Queste indagini hanno rivelato non solo il radicamento nel territorio d'origine, ma anche la capacità di estendere la propria influenza ben oltre i confini provinciali, raggiungendo regioni del Nord Italia come Liguria e Lombardia.

L'Influenza della Mafia Gelese Oltre la Sicilia
L'Indagine del GICO di Genova: Scoperte e Mancate Azioni
Un'indagine condotta dal GICO di Genova in passato era riuscita a "penetrare" l'organizzazione mafiosa, seguendone l'evoluzione dal dominio del boss Daniele Emmanuello alla riorganizzazione successiva alla sua morte, avvenuta durante un tentativo di fuga. Già allora, nomi come quelli di Morso e Monachella spiccavano, così come quelli dei Calvo e dei La Rosa. L'indagine aveva evidenziato la persistente capacità dei "gelesi" di importare droga direttamente, senza mediazioni da parte della 'Ndrangheta, e aveva "fotografato" i legami con la mafia albanese, fino ai due capi al vertice che gestivano i rapporti dall'oltre Adriatico. Emergeva anche il rapporto tra la vecchia "banda degli ergastolani", tra cui Marietto Rossi, e la "decina" gelese. Il "sistema" delle estorsioni, finalizzato a imporre forniture, assunzioni e il controllo dei lavori pubblici, era stato già allora scoperto. Personaggi come Morso e Monachella, insieme ai Fiandaca, mantenevano un basso profilo e si muovevano con cautela.
In quell'occasione, era emerso un filone investigativo che portava a Savona, dove un imprenditore edile gestiva gli "affari" per Morso, non solo per il riciclaggio ma soprattutto per l'ingresso e il controllo negli appalti. Nonostante la chiarezza delle prove, non vi fu la volontà di procedere in modo complessivo, e lo straordinario lavoro del Gico di Genova venne scorporato in alcuni filoni (come quello sui La Rosa per le estorsioni e quello sulle bische clandestine), sui quali la Magistratura decise di procedere senza però mai contestare il 416 bis. Altri filoni, come quello su Morso e Monachella, vennero abbandonati con la motivazione che "non c'era niente". Questa sottovalutazione o indifferenza persistette anche di fronte a un'indagine del ROS che evidenziava lo stretto collegamento tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta, e il ritorno "pieno" all'attività dei Fiandaca, dei Calvo e di molti degli uomini legati ai Maurici.
Connessioni Internazionali e Strategie Criminali
L'indagine del Gico aveva messo in luce, inoltre, la capacità dell'organizzazione mafiosa di ottenere benefici per i propri detenuti ed ex detenuti. Un meccanismo collaudato sfruttava la carenza di controlli: per l'affidamento ai servizi sociali era necessario un lavoro, che veniva procurato attraverso imprese controllate o imposto a vittime di estorsione, ma in realtà il "compare" non svolgeva attività lavorativa, dedicandosi agli affari dell'organizzazione. Anche questo meccanismo e i "gelesi" beneficiari furono individuati, ma il lavoro venne ignorato a Genova.
La Riorganizzazione Post-Emmanuello e i Nuovi Assetti
Daniele Emmanuello: La Latitanza e la Morte
L'organizzazione mafiosa ha potuto continuare a operare tra Genova e Savona (e anche nello spezzino) senza eccessivi ostacoli. Daniele Emmanuello, boss 43enne ricercato dal 1996, è stato ucciso il 3 dicembre 2007 nell'ennese mentre tentava la fuga, dopo una lunga latitanza trascorsa in gran parte a Genova, in particolare nella zona di Rivarolo. Qui ha goduto della protezione di una vasta rete che Cosa Nostra mantiene intatta, grazie anche a una dilagante omertà e alla sudditanza di una parte del mondo economico-commerciale e politico-amministrativo della zona. L'organizzazione dei "gelesi" agiva da ponte tra Cosa Nostra e la Stidda, ed è responsabile di alcune delle pagine più sanguinose della criminalità organizzata siciliana.
Le Figure Chiave: Morso, Monachella e Altri
Dopo la morte di Daniele Emmanuello, gli arresti di figure come Vincenzo Morso e Emanuele Monachella hanno colpito la riorganizzazione promossa da questi due. Oggi, con Morso e Monachella, è stato scattato l'arresto anche a Savona di Nunzio Di Gennaro.
Operazioni Specifiche e Nomi Coinvolti
L'Operazione TETRAGONO (2012)
Un duro colpo è stato inflitto all'organizzazione e ai suoi interessi in Liguria e Lombardia, ben oltre la terra d'origine nissena, grazie alla DDA di Caltanissetta. Questo segue un colpo inferto dalla DIA di Genova al numero due del clan di Piddu Madonia, ovvero Antonino Lo Jacono, insediatosi a Campomorone in Valpolcevera, con una confisca di beni per circa due milioni di euro nell'estate del 2009. Un'ulteriore confisca di beni (per un valore di un milione di euro) è stata effettuata nel novembre scorso dalla DIA di Genova agli uomini dei Fiandaca, come Sechi Roberto. Gli arresti odierni vanno a smembrare la riorganizzazione promossa da Morso e Monachella dopo la morte di Daniele Emmanuello. Il clan Rinzivillo è stato dominante a Gela dal dicembre 2007, come confermato da indagini precedenti e in particolare dall'operazione "Tetragona" del 2012.
Lista degli Arrestati e Imputati dell'Operazione TETRAGONO
Tra gli arrestati dell'Operazione TETRAGONO figurano:
- Graziano Gaetano Argenti, 29 anni
- Giuseppe Biundo Deodati, 63 anni
- Salvatore Burgio, 74 anni
- Angelo Camiolo, 57 anni
- Carmelo Collodoro, 49 anni
- Giuseppe Costa, 44 anni
- Nunzio Di Gennaro, 56 anni
- Giacomo Di Noto, 30 anni
- Nunzio Truculento, 40 anni
- Sandro Emmanuello, 35 anni
- Alessandro Frarruggia, 33 anni
- Massimo Gerbino, 32 anni
- Angelo Bruno Greco, 45 anni
- Nicola Liardo, 37 anni
- Valerio Longo, 39 anni
- Giuseppe Morello, 36 anni
- Luigi Nicosia, 31 anni
- Alessandro Pardo, 30 anni
- Giuseppe Trucilento, 43 anni
- Pietro Antonio Caielli, 62 anni
- Sergio Luigi De Bernardi, 60 anni
- Aldo Pione, 43 anni
- Nunzio Orazio Tallarita, 51 anni
- Claudio Conti, 50 anni
- Salvatore Fiorito, 67 anni
- Angelo Vizzini, 33 anni
- Emanuele Monachella, 55 anni
- Vincenzo Morso, 55 anni
- Giuseppe Alessandro Antonuccio, 31 anni
- Rocco Crocifisso Bassora, 39 anni
- Massimo Carmelo Billizzi, 36 anni
Gli imputati in stato di detenzione ai quali i provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere includono:
- Emanuele Burgio, 39 anni
- Salvatore Burgio, 45 anni
- Vincenzo Burgio, 43 anni
- Salvatore Cannizzo, 48 anni
- Filippo Casciana, 50 anni
- Nunzio Cascino, 43 anni
- Angelo Cavaleri, 39 anni
- Rosario Vizzini, 51 anni
- Salvatore Cavallo, 29 anni
- Armando Giuseppe D'Arma, 57 anni
- Paolo Di Maggio, 51 anni
- Giovanni Di Noto, 30 anni
- Alessandro Emmanuello, 44 anni
- Rocco Ferlenda, 41 anni
- Gianluca Gammino, 37 anni
- Emanuele Ganci, 32 anni
- Salvatore Gravagna, 29 anni
- Emanuele Greco, 38 anni
- Vincenzo Gueli, 46 anni
- Gioacchino La Cognata, 46 anni
- Maurizio Saverio La Rosa, 42 anni
- Enrico Maganuco, 48 anni
- Francesco Morteo, 47 anni
- Fabio Nicastro, 39 anni
- Paolo Palmeri, 44 anni
- Giuseppe Piscopo, 35 anni
- Crocifisso Rinzivillo, 51 anni
- Giuseppe Stimolo, 35 anni
- Salvatore Terlati, 37 anni
- Francesco Vella, 36 anni
- Domenico Vullo, 35 anni
- Sebastiano Pelle, 49 anni (di S.Luca - RC)
I reati contestati sono l'associazione mafiosa, il traffico di sostanze stupefacenti (con la rotta individuata da Santo Domingo) ed estorsione. Si precisa che, relativamente alla richiesta di informazioni su un "Casciana Rosario arrestato nel 90", il presente testo menziona Filippo Casciana, arrestato in un contesto successivo e non negli anni '90, e Ivan Casciana, anch'esso coinvolto in operazioni più recenti.
Gli Sforzi della DIA di Genova e DDA di Caltanissetta
La DDA di Caltanissetta ha inferto un colpo pesante all'organizzazione mafiosa e ai suoi interessi in Liguria e Lombardia. Arresti sono giunti anche nel Palazzo del Comune di Gela, dove l'azione del Sindaco Rosario Crocetta aveva già reso difficile la vita dei mafiosi. Tra i soggetti sottoposti a misura detentiva vi è Angelo Camiolo, dipendente del Comune e uomo di fiducia del clan degli Emmanuello. Questo arresto fa seguito a quello del 20 aprile scorso di Francesco Muncivì, imprenditore gelese e, fino al 2007, Consigliere comunale di Forza Italia.
L'Operazione della DDA di Milano: Clan Madonia-Rinzivillo
La mafia gelese ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di riorganizzazione. Il 30 marzo scorso, la DDA di Milano, guidata da Ilda Boccassini, ha colpito i gelesi responsabili di estorsioni a imprenditori di Busto Arsizio, individuando e arrestando la rete degli affiliati al clan Madonia-Rinzivillo. Tra gli arrestati figurano Rosario Vizzini, 51 anni, Fabio Nicastro, 39 anni, Dario Nicastro, 37 anni, Emanuele Napolitano, 43 anni, e Rosario Bonvissuto, 38 anni.
Omicidi Storici e Collaboratori di Giustizia
L'Omicidio di Rosario Ministeri (1996)
Rosario Ministeri, commerciante senza legami con la mafia, fu ucciso a Gela il 20 dicembre 1996 all'interno del suo bar "Caposoprano". L'ordine di custodia cautelare del gip nisseno, Carlo Ottavio De Marchi, ha riguardato il collaboratore di giustizia Francesco Sarchiello, 38 anni, che si è autoaccusato di questo omicidio. Secondo le dichiarazioni di Sarchiello, Emanuele Trubia, esponente di spicco di Cosa Nostra gelese, decise di punire Ministeri per la sua amicizia e ospitalità offerta nel bar al fratello "pentito" di Emanuele, Salvatore Trubia, al quale aveva anche regalato un orologio. L'esecutore materiale del delitto fu Giovanni Ascia.
L'Omicidio di Franco Saffila (1998)
Il secondo omicidio di cui si accusa Francesco Sarchiello è quello di Franco Saffila, operaio di Aidone, ucciso nel 1998 nelle campagne di Aidone su ordine del boss Daniele Emmanuello. L'omicidio fu un "favore" da restituire a Gabriele Stanzù, un allevatore locale vicino a Cosa Nostra ennese, che nutriva rancori verso la vittima e fornì anche le armi. Sarchiello ha dichiarato di essere stato coautore del delitto insieme a Carmelo Billizzi. L'omicidio di Saffila, estraneo alle dinamiche gelesi, venne ordinato da Emmanuello per stipulare un'alleanza strategica con Stanzù. La vittima fu colpita da due colpi di fucile da caccia mentre era alla guida di una motopala sul fondo di proprietà di Gabriele Giacomo Stanzù. Presente al momento dell'omicidio era anche Jhonni Molara, figlio naturale della vittima, che fortunatamente scampò ai colpi esplosi dai killer.
Daniele Emanuello -La Mafia di Gela
L'Operazione "Redivivi" (2014): La Ribellione degli Imprenditori
Vincenzo Trubia e la Nuova Leadership
Nel 2014, l'operazione "Redivivi" ha inferto un duro colpo a Cosa Nostra di Gela, che aveva cercato di rafforzarsi unendo i gruppi Rinzivillo ed Emmanuello sotto la guida di Vincenzo Trubia, storico affiliato rinzivilliano. Trubia, 44 anni, nonostante la sorveglianza speciale che gli impediva di uscire da Gela, era riuscito a creare nuove alleanze nel tessuto criminale provinciale, incontrando soggetti di notevole spessore criminale dell'hinterland nisseno, con l'obiettivo di rafforzare l'associazione mafiosa. È stato individuato come l'attuale reggente di Cosa Nostra gelese. Il clan Rinzivillo, che dominava Gela dal dicembre 2007 dopo la morte di Daniele Emmanuello, ha visto gli investigatori focalizzarsi sull'attività nel settore degli stupefacenti, gestito da uomini di punta e da nuove leve come Gerbino, i fratelli Pardo, Radicia e Di Stefano. Questi controllavano il territorio e mantenevano rapporti con organizzazioni mafiose di altre province, in particolare un canale preferenziale di rifornimento a Catania grazie alla vicinanza con i Carcagnusi e i Laudani-Cappello, storicamente legati ai Santapaola.
L'organizzazione criminale, ora guidata da Vincenzo Trubia, trasportava, commerciava e cedeva stupefacenti (hashish, marijuana, eroina, cocaina) e non disdegnava le intimidazioni per affermare la propria presenza. Tra gli arrestati di questa operazione figurano:
- Giacomo Gerbino, 42 anni
- Antonio Radicia, 30 anni
- Ivan Casciana, 26 anni
- Domenico Trespoli, 31 anni
- Giuseppe Andrea Mangiameli, 41 anni
- Giuseppe Placenti, 27 anni
- Valerio Londo, 43 anni
- Roberto Cosentino, 43 anni
- Giuseppe Schembri, 34 anni
Hanno ricevuto la notifica nelle carceri dove erano già detenuti:
- Massimo Gerbino, 36 anni
- Baldassarre Nicosia, 32 anni
- i gemelli Davide e Alessandro Pardo, 34 anni
- Vincenzo Florio, 38 anni
Inoltre, sono stati arrestati:
- Rosario Davide Alba, 32 anni, a cui sono stati sequestrati 15.000,00 euro in contanti.
La Collaborazione con le Forze dell'Ordine
Le indagini per l'operazione "Redivivi" sono state avviate sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori gelesi che, nel 2014, hanno deciso di ribellarsi e collaborare con gli investigatori, grazie anche al supporto dell'Associazione Antiracket di Gela. Le vittime, stanche di minacce e intimidazioni per il controllo del mercato del recupero di materiali plastici e ferrosi nelle serre, hanno denunciato. L'inchiesta, coordinata dalla DDA di Caltanissetta, è stata eseguita dalla Squadra Mobile nissena, diretta da Marzia Giustolisi, dagli agenti del commissariato di Gela, in collaborazione con la Squadra Mobile di Livorno e con l'ausilio di pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine e Unità Cinofile. Le risultanze investigative hanno permesso di individuare il "sistema mafioso" che imponeva il proprio diktat sul territorio, con l'imposizione del servizio di "guardiania" presso le aziende agricole nelle contrade Mignechi, Bulala e altre zone limitrofe. Alcuni degli arrestati si dedicavano al traffico di cocaina e hashish per finanziare l'organizzazione, stringendo alleanze per il traffico di droga con esponenti della famiglia mafiosa Dominante-Carbonaro, riconducibile alla Stidda attiva nel Ragusano. È stata riscontrata anche una notevole disponibilità di armi (pistole e fucili) utilizzate per intimidire. Nel corso del blitz, sono stati sequestrati 15.000 euro in contanti, tre pistole, 100 cartucce e un fucile a pompa con 25 cartucce. Le attività investigative hanno consentito di raccogliere consistenti elementi probatori a carico degli appartenenti all'organizzazione, che si sono mostrati in grado di impadronirsi del controllo del territorio anche attraverso l'imposizione nella raccolta di materiale plastico e ferroso da conferire in siti autorizzati. Le estorsioni aggravate dal metodo mafioso, commesse da Davide Trubia (fratello del collaboratore di giustizia Rosario Trubia) e Pellegrino Gianluca ai danni di diversi commercianti gelesi, sono state supportate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Billizzi Massimo Carmelo, Vella Francesco, Gammino Gianluca e Ferracane Fortunato.
L'Infiltrazione Economica di Cosa Nostra al Nord
Il "Salto di Qualità" Imprenditoriale
È stato accertato un "salto di qualità" di Cosa Nostra al nord, che appare costantemente ignorato a Genova. Questo si manifesta nel passaggio dall'attività prettamente criminale a quella imprenditoriale, replicando il collaudato meccanismo del riciclaggio in settori dove concessioni pubbliche e sovvenzioni permettono di massimizzare il ritorno economico. In particolare, il settore "eolico" e delle energie rinnovabili è stato oggetto di profonda infiltrazione, soprattutto da parte della mafia trapanese. La DDA di Palermo ha posto l'attenzione sulla FERA SRL, una delle principali imprese del settore con capitale a Milano, indicandola come società supportata e sponsorizzata da Cosa Nostra. Gli sponsor mafiosi della FERA sono stati condannati e i beni dell'amico Nicastri sono stati sequestrati. La FERA domina in Liguria e gode di ottime entrature politiche. Il libro "TRA LA VIA EMILIA E IL CLAN" (chiuso il 24 febbraio 2010) affrontava, partendo dai "gelesi", la capacità di Cosa Nostra di infiltrarsi nell'economia del Nord, come nel caso della società ITALIA 90 che ottenne numerosi appalti in Liguria indisturbata.