Il borgo di Bibbiano è un centro fortificato, situato in posizione dominante sull’alta valle dell’Ombrone, a pochi passi da Buonconvento. Il toponimo "Bibbiano" deriva dal termine latino "bibbio", un tipo di uccello, e le sue radici risalgono al tardo-romano, databile intorno al 200 d.C. La sua esistenza è documentata almeno dalla metà del IX secolo.

Le Origini e la Famiglia Guiglieschi
L’esistenza del borgo fortificato di Bibbiano è databile almeno alla metà del IX secolo, quando era di proprietà del conte longobardo Guinigi di Reghinari, legato imperiale al tempo di Ludovico II. Notizie più precise si hanno nel 1051, quando il castello apparteneva alla famiglia senese dei Guiglieschi. In quell'anno, l'imperatore Arrigo III destinò il castello alla protezione dell'Abbazia di Sant'Antimo.
Successivamente, per un periodo, Bibbiano passò ai conti Cacciaconti. Nel 1197, questi ultimi cedettero il castello alla Repubblica di Siena, che si adoperò per rinforzarne le strutture difensive. Nel 1298, l'oratorio del castello fu assegnato alla diocesi di Siena e oggi è parte della parrocchia di San Lorenzo a Bibbiano.
Nel corso del XIV secolo, il borgo subì gravi danneggiamenti a causa di conflitti: fu assalito da Uguccione della Faggiola nel 1316 e dai perugini in lotta contro i senesi nel 1358. Questi eventi resero necessarie ulteriori opere di fortificazione.
Il Castello di Bibbiano: Architettura e Restauri
Il Castello di Bibbiano, storico nucleo castellano alto-medievale della frazione, fu dichiarato monumento nazionale nel 1922. Sebbene la sua destinazione sia stata perlopiù residenziale, presenta l'imponente struttura di un fortilizio. La villa dei signori Ghigi, edificata nel 1370, fu concepita come fortilizio con mura merlate. Il palazzo è inserito all’interno di una cinta muraria quadrata, per tre lati accompagnata da un fossato con ponticello in muratura, originariamente dotato di ponte levatoio.

La massiccia ma elegante struttura del palazzo è abbellita da una serie di archetti pensili che la snelliscono. La torretta che lo caratterizza, distrutta nel Trecento, fu ricostruita nel Quattrocento. Un altro importante restauro nel Cinquecento fu affidato, dal cardinale Raffaello Petrucci, all’architetto senese Baldassarre Peruzzi, che nella cappella del castello dipinse anche una Madonna. Il Quattrocento vide anche la costruzione del corpo centrale, tuttora visibile.
Sono ben riconoscibili il mastio centrale, la cui sommità fu ricostruita dopo il terremoto del 1909 con l’aggiunta della copertura eretta sulla merlatura, e la merlatura guelfa. La cinta muraria è munita di feritoie e camminamenti di ronda; quest'ultimo resta solo sul lato nord. L’unica porta di accesso, elegantemente incorniciata da conci di arenaria, presenta ancora oggi le catene di sollevamento di un ponte levatoio ed è caratterizzata da uno stemma sommitale. Non lontano, a destra dell'unica porta di accesso, si trova un pozzo.
All'interno del castello si trova un cortile ad anello, con al centro il mastio, collegato alle mura da un passaggio ad arco che scavalca la radura interna. Sull'arco un camminamento retto da mensole porta a una delle due torrette d'angolo originarie, con merlatura rifatta in stile, che sormonta il portale d'ingresso a nord-est. I basamenti murari sono leggermente scarpati e il mastio presenta una cornice di archetti pensili su beccatelli all'altezza del primo piano, che reggono il leggero aggetto del piano superiore. In corrispondenza di un'altra torretta, dotata di arco ribassato in laterizi alla base e piombatoio, si trova il portale interno del cassero, posto in asse con l'accesso alle mura esterne e incorniciato elegantemente da bozze in arenaria tufacea.
La Chiesa di San Lorenzo
La Chiesa di San Lorenzo è la chiesa parrocchiale della frazione di Bibbiano. Le sue origini risalgono al periodo medievale, essendo ricordata sin dal 1216. Tuttavia, è stata completamente ricostruita in forme neoclassiche attorno al 1830, su progetto dell'architetto Alessandro Doveri.
L'Azienda di Bibbiano e la Tradizione Vinicola del Chianti
La storia vinicola di Bibbiano è profondamente legata alla regione del Chianti, considerata il cuore della Toscana. La coltivazione del vitigno Sangiovese, il cui nome sembra derivare da Sanguis Jovis (Sangue di Giove), affonda le sue radici nell'epoca etrusca e romana, passando poi agli abitanti della Toscana. Si ritiene che il nome Chianti abbia origini etrusche, risalenti a oltre duemila anni fa. Gli storici attestano che il vero sviluppo delle aziende vinicole nella zona del Chianti, tra Firenze e Siena, ebbe inizio nel XII secolo. L'azienda di Bibbiano si annovera tra le più antiche della regione, testimoniando un profondo legame con la tradizione vinicola secolare.

I Proprietari: Dagli Squarcialupi all'Ospedale di Santa Maria Nuova
Il turbolento Cinquecento ha lasciato tracce anche nella storia dell’azienda di Bibbiano. Nel 1498, Bibbiano è registrato nel catasto della Decima Repubblicana sotto la proprietà di Matteo di Piero di Francesco Squarcialupi. Il catasto menzionava quattro poderi “chon casa da lavoratore, chon terre lavorative, vignate, ulivate, boschate e sode”, ovvero poderi, terreni, vigneti, oliveti, foreste e prati. Gli Squarcialupi erano una famiglia potente, con possedimenti estesi dal Casentino alla Val d’Elsa.
Nel 1500, in seguito al testamento del defunto Matteo Squarcialupi, i poderi di Bibbiano passarono all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. L’Ospedale gestì la proprietà per oltre 250 anni, preservandone le tradizioni vinicole. Questa appartenenza alla Chiesa fu un vantaggio, permettendo all'azienda di rimanere al riparo dalle perturbazioni politiche e dalle rivalità tra Firenze e Siena.
Descrizioni dettagliate di Bibbiano e del vicino podere minore, Bibbianuzzo, si trovano nei Campioni dei Beni di Santa Maria Nuova del 1564, veri e propri inventari delle proprietà dell'Ospedale. I monaci si dimostrarono abili agricoltori. Un cabreo, oggi conservato nell’Archivio di Stato di Firenze, include una planimetria schematica dei due poderi. Una descrizione più aggiornata risale al 1607 ed è contenuta nella Visita Generale dei Beni dell’Ospedale.
Il Periodo dell'Allivellamento e il Succedersi delle Famiglie
Con l'avvento di nuove epoche e una diversa mentalità economica, l’Ospedale di Santa Maria Nuova decise di non gestire più direttamente le proprietà terriere, optando per il loro affitto attraverso contratti di allivellamento, molto diffusi nella Toscana Granducale. Bibbiano fu allivellata dal 1767 al 1780. Le conseguenze furono significative: i redditi diminuirono e l'Ospedale fu costretto a vendere i poderi, dando inizio a un susseguirsi di proprietari.
Dal 1780 al 1833, la proprietà appartenne alla famiglia Landi, il cui capostipite fu Iacobo. Nel luglio 1833, suo figlio Michele Landi vendette Bibbiano a don Tommaso di Bartolomeo dei principi Corsini. Quest'ultimo, dedito alla carriera diplomatica e agli affari di Stato (partecipò al Congresso di Vienna del 1815 e morì come Primo Ministro del Granduca), non si occupò dello sviluppo della proprietà. Infine, nel marzo 1865, un altro don Tommaso Corsini, figlio di Neri, vendette Bibbiano ai fratelli Casimiro (avvocato) e Pietro Marzi (ingegnere), progenitori degli attuali proprietari.
L'Era della Famiglia Marzi: Crescita, Sfide e Rinascita
L'arrivo dei fratelli Marzi segnò una nuova era per Bibbiano, caratterizzata da un'attività appassionata e ponderata. In meno di 50 anni, prima della fine della Prima Guerra Mondiale, i nuovi proprietari riordinarono e ampliarono i poderi e l’azienda. Nel 1880, Antonio Marzi, figlio di Pietro, aggiunse alla proprietà di Bibbiano quella di Gagliano con i poderi di Gaglianuzzo e Padule. Furono piantati nuovi vitigni, ampliati gli oliveti e costruite nuove strutture. Il vino di Bibbiano iniziò ad essere venduto in tutta Italia e con successo anche in altri Paesi europei. Nel 1919, la famiglia realizzò la costruzione della villa padronale, un segno di profondo legame con le tradizioni e il desiderio di tramandarle alle future generazioni.
Come si fa il VINO (intero procedimento). Dalla Vite alla Bottiglia.
Le tempeste della Prima Guerra Mondiale fortunatamente non toccarono direttamente Bibbiano e la famiglia Marzi. Tuttavia, la successiva Seconda Guerra Mondiale fu devastante per la regione. Nell’estate del 1944, durante il passaggio del fronte di guerra, una piccola unità di paracadutisti tedeschi si collocò a Bibbiano. La loro resistenza all’avanzata delle truppe francesi e neozelandesi recò notevoli danni a tutta l’azienda. Quasi tutte le costruzioni furono colpite e gravemente danneggiate, così come l'acquedotto. Nonostante ciò, grazie agli sforzi dei contadini, le scorte e le vigne furono miracolosamente salvate, preservando il "cuore" e l'essenza di Bibbiano: i suoi vitigni e la sua terra.
La Modernizzazione e la Quinta Generazione
Nel 1948, l’azienda si associò al Consorzio del Vino Chianti Classico, unendo le forze con altri produttori del territorio. Tra il 1950 e il 1970, Pier Tommaso Marzi e suo genero Alfredo Marrocchesi, un ingegnere, avviarono una profonda ristrutturazione con l’aiuto di Giulio Gambelli. Questo periodo vide la realizzazione di un'ampia cantina, l’impianto di 20 ettari di vigneto specializzato e oltre 10 ettari di oliveto, insieme alla totale modernizzazione delle attrezzature. Pier Tommaso e Alfredo furono attivamente coinvolti, lavorando fianco a fianco con gli operai, disegnando progetti e collaborando con Giulio Gambelli su nuovi impianti, metodi di invecchiamento e stile del vino. Mantennero inoltre stretti rapporti con l’Università di Firenze e scambiarono esperienze con altri proprietari di aziende vinicole del Chianti Classico.
Attualmente, l’azienda è gestita dalla quinta generazione della famiglia Marzi. Tommaso e Federico, con una solida formazione professionale ed esperienza di management internazionale, si impegnano a mantenere un equilibrio tra la modernità e le millenarie tradizioni vinicole, garantendo l'autenticità del vino di Bibbiano e dei suoi metodi di produzione.
Le Crete Senesi: Un Contesto Naturale e Culturale Unico
Le Crete Senesi, il territorio in cui si inserisce Bibbiano, rappresentano una tessera fondamentale nel mosaico delle Terre di Siena. Si percepisce e si respira uno stile di vita autentico, lontano dalle forme più deteriori del turismo moderno. La peculiarità di queste terre è inconfondibile per colore, forma e l'emozione che il paesaggio evoca. Terra di suggestioni, le Crete sono anche una terra dura, povera e a tratti brulla, ideale per il pascolo, che richiama la fatica ancestrale del contadino e una cultura essenziale dove il cibo è necessità: olio, vino, pane, latte. È una terra agrodolce, segnata dal biancore dei calanchi e dal nero profilo dei cipressi, dove giardini incantati appaiono come miraggi in mezzo a tante asperità.

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