Il concetto de "La stagione dell'indulgenza", espresso dal magistrato Carlo Nordio nel suo saggio omonimo, rappresenta una profonda critica all'inerzia e alla condiscendenza istituzionale che, secondo l'autore, hanno generato gravi conseguenze per la società italiana. Questo approccio indulgente viene analizzato in diversi contesti, dalla giustizia all'immigrazione, evidenziando come una mancanza di rigore e concretezza legislativa abbia alimentato sfiducia e paura nei cittadini.

Le Radici dell'Indulgenza: Tragedie e Tolleranza dell'Illegalità
Davanti a tragedie umane come quella di Desirée, il dolore, l’incredulità e l’indignazione condizionano qualsiasi valutazione obiettiva. In questi casi, non si tratta di un adulto tossicodipendente, ma di una ragazzina la cui sorte dannata invoca solo pietà, e non indagini sulle sue eventuali abitudini disordinate. La realtà è che migliaia di immigrati, senza lavoro, senza risorse e senza controlli, finiscono per aggregarsi in comunità ad alto rischio di delitto, con conseguenze tragiche come lo sfruttamento della prostituzione, furti, rapine e spaccio. Questa benevolenza astratta, definita da Nordio "sociologia convulsa e confusa", non solo elude il fenomeno, ma alimenta reazioni opposte, eccitando intolleranza e criminalizzazione indiscriminata.
Una delle cause principali di questa situazione è l’incapacità, negli anni passati, di comprendere, prevedere e gestire una realtà di tolleranza dell’illegalità. Episodi come quelli di Macerata e Roma sono solo le conseguenze più visibili di una situazione consolidata. Dietro a questa inerzia rinunciataria, si annida il proposito inconfessato di evitare proteste e conflitti, al di là delle ragioni ufficiali del solidarismo assistenziale. È inaccettabile che in città come Roma stabili e terreni siano occupati abusivamente per anni, e che politica, amministrazione e magistratura non si siano accorte della nascita di "isole extraterritoriali" dove le Forze dell’ordine non entrano e chi si avvicina rischia la vita. L'errore risiede nel credere che non tutte le occupazioni siano uguali, o che esista una legalità "a mezzo". Questo principio vale per ogni forma di prevaricazione, che si tratti di Casa Pound, centri sociali o altre manifestazioni. Persino tra alcuni giudici si è diffusa la convinzione che le leggi vadano rispettate solo se si adeguano alle proprie convinzioni.
Carlo Nordio: Il Pensiero e l'Opera
Chi è Carlo Nordio
Carlo Nordio (Treviso, 1947) è stato magistrato dal 1977 al 2017. Negli anni Ottanta ha condotto le indagini sulle Brigate rosse venete e sui sequestri di persona, mentre negli anni Novanta si è occupato dei reati di Tangentopoli. È stato consulente della commissione parlamentare per il terrorismo e presidente della commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Come procuratore aggiunto della Repubblica a Venezia, si è occupato di reati economici e di corruzione, inclusa l'inchiesta sul Mose, ed è stato protagonista della stagione di "Mani pulite" con l'indagine sulle cooperative rosse. Ha collaborato e collabora con numerose riviste giuridiche e quotidiani come Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino.
"La Stagione dell'Indulgenza": Diagnosi e Critica

Il suo ultimo saggio, intitolato "La stagione dell’indulgenza e i suoi frutti avvelenati. Il cittadino tra sfiducia e paura" (Guerini e associati, 185 pagine), si rivolge al cittadino che si trova tra sfiducia e paura. Nordio, da magistrato, liberale e uomo pratico, mette in fila i temi su cui si è espresso negli anni: la giustizia, la politica giudiziaria, il diritto penale, la corruzione. Il libro è definito come un "divertente pamphlet-antidoto contro la stupidità", sia politica che quella derivante dai social network. Nordio allarga lo spettro della materia all’emergenza immigrazione, alle catastrofi bancarie e alla difesa del burqa, scrivendo pagine di "coraggiosa assennatezza" che fanno strame delle "chiacchiere buoniste e degli eccessi sovranisti".
La "stagione dell’indulgenza" è caratterizzata da pressapochismo, incompetenza, indifferenza. I suoi frutti avvelenati sono: sfiducia, insicurezza, corruzione, illegalità diffusa. Di questa situazione, sono state ugualmente responsabili (o irresponsabili) sia la destra che la sinistra, assecondando gli umori popolari per conquistare elettori, con la proliferazione di leggi dettate dalla cronaca e con l’incapacità di riformare la giustizia. Le conseguenze sono uno Stato che si delegittima da sé, un crescente allarme sociale che va oltre i dati statistici della criminalità e una paralisi difensiva che coinvolge chiunque svolga un lavoro pubblico. Carlo Nordio scrive: «Essendo uscito - per limiti di età - dalla magistratura, sono più libero di esprimere giudizi che un tempo sarebbero stati impropri. Non ho nessun vincolo se non i miei pregiudizi».
Nordio ribadisce come la fiducia nel sistema giudiziario, nelle istituzioni e nel loro funzionamento stia calando. Questo atteggiamento è comprensibile, vista l’inerzia indulgente dello Stato, ma è pericoloso perché in democrazia la rassegnazione è l’anticamera del fallimento e, «Dio non voglia, di un regime autoritario». Pur riconoscendo l'esistenza di nuove forme di oppressione espresse da neologismi come sovranismo e populismo, Nordio esclude un ritorno del fascismo o del comunismo, ritenendoli regimi ormai morti e sepolti.
I Rimedi e le Proposte di Riforma
Carlo Nordio propone una strategia più duratura, ferma e coerente per porre rimedio ad anni di "sconsiderata indulgenza arrendevole".
La Giustizia e l'Efficienza del Sistema
Per Nordio, la giustizia deve essere efficiente e tempestiva. L'eccessiva durata dei processi, sottolineata nel libro, è dannosa per l’economia e ci costa una perdita pari a quasi il 2% del PIL. Dati allarmanti mostrano che il 20% dei procedimenti nei tribunali e oltre il 40% nelle Corti d’Appello sono a rischio di legge Pinto. Per contrastare questi fenomeni e ridare credibilità alla giustizia, occorre uno sforzo comune che richiami alle proprie responsabilità tutti i soggetti coinvolti, non limitandosi a rincorrere esigenze congiunturali con una legislazione dell’emergenza, ma puntando a riforme normative strutturali e di sistema, sia sul piano del diritto sostanziale che su quello processuale.
Nordio ridicolizza l’aumento delle pene edittali per scoraggiare i reati e denuncia i vizi delle intercettazioni "a strascico". Sulla riforma della prescrizione, afferma che essa introduce il principio dell’eternità del processo penale a danno degli imputati e delle vittime del reato, senza incidere sull’accertamento della verità. Una delle riforme mancate più importanti è la separazione delle carriere tra chi sostiene l’accusa e chi giudica, un principio di cui Nordio è promotore rigoroso. Riguardo alla custodia cautelare, egli evidenzia l’opportunità di passare le competenze del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.), che spesso si limita a un "visto si proceda", a una valutazione più pregnante di una sezione speciale della Corte d’Appello, passando così da un "collega della porta accanto" a un Giudice terzo.
Immigrazione e Sicurezza
In merito all’immigrazione, Nordio allarga lo spettro della materia all'emergenza, evidenziando come la politica non debba cedere a una "sociologica indulgenza". Le "ruspe" menzionate dal Ministro Salvini, pur essendo un'espressione pittoresca della dialettica politica, esprimono un'esigenza reale. Nordio suggerisce che gli sgomberi, a destra e sinistra, debbano essere il primo atto di una strategia più duratura. Riguardo alle polemiche sul problema dell'immigrazione, egli afferma che sono puramente strumentali, poiché l'operato del Ministro Salvini non è altro che l'attuazione di scelte di Governo fatte con la Legge Napolitano-Turco del 1998 e la successiva Legge Bossi-Fini. Nordio indica l'importanza di due soluzioni: il controllo dei confini europei e un aiuto concreto ai Paesi da cui proviene l'emigrazione disperata.
Riforme Legislative e Etica della Responsabilità
Ricordando Tacito, che duemila anni fa affermava come più la politica fosse corrotta e più sfornasse leggi, Nordio indica come primo rimedio l’eliminazione di almeno il 50% o 70% delle oltre 250 mila leggi in vigore in Italia, a fronte di un complesso legislativo europeo di un terzo più snello e attuabile. Ha evidenziato come il proliferare degli avvisi di garanzia agli amministratori comunali e ai sindaci abbia creato un’amministrazione difensiva immobile per timore degli interventi della Magistratura, trasformando l’informazione di garanzia in una condanna a priori.
L'autore denuncia come ancora più aberrante il fatto che magistrati ricoprano cariche politiche, creando situazioni imbarazzanti, dato che Nordio è fermamente convinto che chi amministra la legge non debba trasformarsi in un politico. Il clima attuale di denunce, contraddizioni, accuse e intimidazioni, "i frutti avvelenati di una legislazione passata mai risolutiva", contribuisce a non creare quella serenità politica tanto urgente.
Nordio ribadisce l’urgenza di sostituire l'etica dei diritti con l'etica delle responsabilità. Sulla pena, afferma che "il minore prima che essere un criminale da punire, ma come il tossicodipendente, deve essere essenzialmente una persona da curare e da rieducare". La giustizia tiene in mano la bilancia e la spada: la bilancia significa equilibrio e proporzione nella pena, che deve essere irrogata in modo immediato, non esemplare o crudele, ma comprensibile. La spada rappresenta la forza, perché "senza la spada la bilancia diventerebbe una vuota metafisica dell’intelletto, diventerebbe impotente". Non c’è niente di peggio che comminare una pena severa e poi non irrogarla per indulgenza.
La Presentazione a Palazzo Madama

Mercoledì 15 maggio, presso la Sala Koch di Palazzo Madama, si è svolta la prima presentazione del libro di Carlo Nordio, su iniziativa della Fondazione Luigi Einaudi, presieduta dall'avvocato penalista, docente e giornalista Giuseppe Benedetto. Dopo l’indirizzo di saluto della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sono intervenuti Benedetto e lo stesso Carlo Nordio.
La Presidente Casellati ha voluto evidenziare l’importante funzione del libro come analisi del malessere della società che si estende all’attività legislativa, affermando che "non c’è vera libertà e vera sicurezza senza un sistema giudiziario efficiente che presidi e tuteli in maniera tempestiva i bisogni e i diritti dei cittadini". Ha aggiunto che la prima garanzia di efficacia della risposta giudiziaria è collegata alla sua tempestività, pensando all’eccessiva durata dei processi.
Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, ha chiarito che il libro dell’ex PM di Venezia è un testo di filosofia, teologia, sociologia e diritto costituzionale, ma soprattutto un appello alla prima virtù del governante: il buon senso. Nordio lo fa affermando che su ogni tema "bisogna servirsi del raziocinio individuale, senza asservirsi all’emotività collettiva".
Nonostante tutto, Nordio si è dichiarato ottimista sulla situazione italiana. Egli sottolinea che, sebbene anni di "inerzia indulgente" abbiano prodotto "frutti avvelenati" come la proliferazione normativa dissennata e una giustizia incerta, la situazione attuale non è peggiore di tante altre precedenti, ricordando come l'Italia goda di un periodo di pace e prosperità lungo come mai accaduto dall'antica Roma. Fuori dal coro, pungente e sarcastico, Carlo Nordio traccia un quadro dei problemi vecchi e nuovi del Paese, dalle politiche sull’immigrazione ai diritti del cittadino, dalla sicurezza alla libertà e alla giustizia.
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