Il teologo Carlo Molari ha sviluppato una profonda e innovativa riflessione sulla resurrezione, distaccandosi da interpretazioni tradizionali per offrire una visione più dinamica e spirituale. La sua prospettiva si inserisce in un percorso teologico più ampio, caratterizzato da un'apertura alla cultura contemporanea e una costante ricerca di coerenza con l'esperienza cristiana.

Le origini del dibattito sulla tomba vuota
Le spiegazioni sulla tomba vuota di Gesù sono state molteplici nel corso della storia. Matteo riporta la versione degli anziani: "i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo" (Mt 28,13). Tuttavia, i discepoli erano "chiusi all’interno del cenacolo pieni di paura", temendo di subire la stessa sorte del Maestro. Le donne, invece, erano uscite di casa poiché il sinedrio non le considerava discepole; per i maestri della Legge, le donne non erano neppure obbligate ad andare alla sinagoga, e un rabbino del tempo di Gesù sosteneva che "se un marito racconta alla moglie le cose della Legge, è come se le dicesse cose sporche".
Altre interpretazioni successive includevano l'idea che la morte di Gesù fosse solo apparente e che fosse fuggito durante la notte.
La vera natura delle apparizioni e della Resurrezione
L’atteggiamento nuovo nei confronti della resurrezione cominciò con le apparizioni, ovvero con le esperienze della presenza del Signore fatte prima dalle donne e poi dai discepoli, in vari modi e in circostanze diverse. È fondamentale distinguere tra la forma definitiva che Gesù ha raggiunto nella resurrezione e la forma che ha assunto nelle apparizioni. Le apparizioni sono adeguate alle capacità sensibili e conoscitive dei discepoli e, pertanto, non descrivono lo stato definitivo di vita di Gesù, che rimane inconoscibile. Non dobbiamo pensare che Gesù ora abbia le mani, la testa o i piedi, poiché questa non è la sua forma attuale di esistenza.
Riguardo a ciò che è accaduto al corpo di Gesù nella resurrezione, Molari suggerisce una trasformazione analoga a quella che avviene per i nostri corpi dopo la morte, ma in modo improvviso e "dal di dentro". Questa trasformazione è una forma di passaggio all'energia, simile alla cremazione che, in un quarto d'ora, trasforma la materia in energia e ceneri, facendola tornare nel ciclo della creazione. Tuttavia, per Gesù questo processo si è svolto in maniera istantanea e intrinseca.
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La dinamica della Resurrezione: l'amore fino alla fine
Molari si interroga sul valore dell'esperienza della resurrezione per Gesù e su come l'abbia vissuta. La domanda cruciale è: quale dinamica ha condotto Gesù alla resurrezione? Interpretazioni secolari hanno individuato questa dinamica nell'obbedienza di Gesù al volere di Dio o nella sua capacità di sopportare la sofferenza. Molari, tuttavia, considera queste interpretazioni "insufficienti, parziali" e, in un certo senso, "falsanti". L'obbedienza di Gesù non consisteva nell'affrontare la morte per sé, né egli è risorto perché ha sofferto. La morte violenta di Gesù è contraria al volere di Dio, conseguenza del peccato degli uomini che hanno rifiutato il suo messaggio e risultato di un compromesso politico.
La vera dinamica che spiega il fiorire della vita in Gesù fino alla resurrezione è l'amore. Come sottolinea Giovanni, "avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine" (Gv 13,1), fino alle estreme possibilità umane. Questo amore misericordioso del Padre ha raggiunto in Gesù il limite dell'umanamente possibile, facendo fiorire la vita in forma eccelsa e sublime. Anche nell'inno cristologico di Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil 2,8-9), l'obbedienza di Gesù fino alla morte è espressione di questo stesso atteggiamento d'amore. Gesù ha accolto fedelmente l'azione di Dio, la sua parola, facendola fiorire in una forma eccelsa e sublime di amore. Questa forza d'amore ha fatto fiorire la vita nel luogo della morte, e questa fedeltà vissuta drammaticamente nell'agonia e sulla croce ha reso Gesù Messia e Signore.
Molari afferma che è "sulla croce che Gesù è giunto alla pienezza di vita della resurrezione", ponendo lì la sua gloria, come evidenziato da Giovanni. Il perdono e l'amore in mezzo a tormenti atroci sono stati possibili perché Gesù si è abbandonato con fiducia alla parola del Padre. Se non ci fosse stata la resurrezione, nessuno avrebbe potuto comprendere che "l’amore fino alla morte è un criterio di vita, è una legge fondamentale della salvezza". I discepoli non lo avevano creduto prima di vedere la vita fiorire nel luogo della morte.
La resurrezione come trasformazione spirituale
La resurrezione, secondo Molari, non significa "prendere le molecole del corpo e portarle altrove", ma "entrare in una modalità nuova di esistenza, quella che ha fatto fiorire lo Spirito". La ragione, da sola, non è sufficiente per comprendere questa trasformazione. Si tratta di una crescita nella dimensione spirituale, un "diventare spirito" e "figli di Dio", come affermato da Giovanni e Paolo. Questo processo richiede di curare, accogliere e seguire la dimensione spirituale.
In questa prospettiva, la resurrezione non è un miracolo, ma il "quotidiano". La domanda fondamentale non è "quale immagine di Dio abbiamo?", ma "quale rapporto con Dio viviamo, così da diventare figli del Dio della vita, del Dio della misericordia, del Dio della resurrezione?". Il silenzio e la preghiera diventano essenziali per mettersi in sintonia con quella forza di vita che in noi si manifesta come parola di misericordia, di vita e di resurrezione.

Il ruolo dell'amore e della fede nella vita cristiana
Per Molari, annunciare la resurrezione non è semplicemente ripetere "Gesù è risorto", ma significa rinnovare il nostro impegno di riflessione e preghiera per penetrare nella vita di Gesù, comprenderne il valore di salvezza e diventarne testimoni. La resurrezione rende possibile l'annuncio di una novità di vita, la certezza che la forza di Dio in noi può introdurre cambiamenti anche nelle situazioni più difficili, permettendoci di esprimere misericordia e perdono anche in presenza di risentimento e odio.
Gesù ha iniziato il suo cammino "facendo del bene", esercitando compassione e misericordia verso gli ultimi. Questa proposta, tuttavia, è stata rifiutata, ma Gesù è rimasto fedele al suo Vangelo fino alla croce. La sua passione per Dio, trasformatasi in compassione per gli uomini, è diventata la sua sofferenza estrema e la sua morte. Ma è proprio in questo atto d'amore supremo che ha "messo in moto una forza di vita così potente" che ha ricominciato la sua storia in forma nuova.
Celebrare la Pasqua significa quindi comprendere la connessione tra la proposta di Gesù, la sua fedeltà fino alla morte e la sua resurrezione. La fede in Dio, che Gesù ha vissuto, ci rende capaci di esprimere novità di vita. Anche di fronte alla sofferenza e al male, la pace deriva dalla scoperta di poterli vivere in modo positivo, diffondendo vita e nutrendo la speranza di un cambiamento della storia. Il Dio della resurrezione è il Dio che abita anche la nostra sofferenza, il nostro sconforto e la nostra disperazione, rendendo possibile avere il cuore in pace.
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