Negli ultimi tempi si avverte con frequenza il pensiero di Papa Francesco: "Non stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca!". È evidente a tutti che la "società cristiana" a cui eravamo abituati non esiste più. Nonostante la speranza che tutto possa tornare come prima, ciò non accadrà. A partire da settembre 2021, le pagine di "Speciale catechesi" sono state dedicate a ripercorrere questo cammino, con il ringraziamento a "La Difesa del popolo" per aver offerto uno spazio di divulgazione del percorso.
L'anno pastorale iniziato a settembre è stato caratterizzato da una sfida aggiuntiva: recuperare i frammenti, poiché i mesi di lockdown e l'incertezza della ripresa avevano scombussolato i tempi e i percorsi dei gruppi di iniziazione cristiana, così come l'intera vita. Di conseguenza, fin da settembre, l'attenzione si è concentrata su due aspetti: riprendere con calma e sapienza, senza fretta, e dare spazio all'ascolto e alla cura dei legami.
A livello diocesano, si è osservato un rafforzamento delle collaborazioni con altri uffici, tra cui famiglia, liturgia, Caritas, missioni, ecumenismo, pastorale giovanile e Azione Cattolica. L'ufficio in questione è uno degli uffici pastorali della curia, coordinato da don Leopoldo Voltan, con il quale vi è un confronto costante. Anche con il vescovo Claudio si è instaurato un dialogo sereno e puntuale, sottolineando l'importanza di progettare insieme, come Diocesi, la direzione da intraprendere.
Lo slogan dell'anno pastorale è stato tratto dalla storia di Abramo: "E possa tu essere una benedizione" (Gen 12,1-4). Sebbene da settembre verrà adottata una nuova frase come idea-guida, permane il desiderio che ogni persona possa essere una benedizione per coloro che incontra.
Don Enrico Mapelli: Un Sacerdote Esemplare
Le parole "Nei momenti difficili e tormentosi della Resistenza, non curandosi della propria persona, seppe essere vicino ai suoi parrocchiani, difenderli contro tutti i soprusi e le ingiustizie" ricordano il ruolo di primo piano avuto dal parroco nel corso della lotta partigiana e nei giorni della Liberazione all'interno della comunità sestese. Il caso di don Mapelli può essere considerato emblematico ed esemplare nell'attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa.
Enrico Mapelli era nato nel 1880 a Roncello, nel vimercatese. Dotato di una personalità forte e decisa, sacerdote di grande carica umana e ricco di capacità organizzative, don Enrico si fece amare e rispettare in ogni contesto in cui operò. Fu chiamato quale direttore spirituale al Collegio Rotondi di Gorla Minore e prestò servizio come cappellano militare al fronte durante la Grande guerra, l'"inutile strage" condannata da papa Benedetto XV.
All'epoca della "marcia su Roma", don Mapelli era parroco a Vedano al Lambro. Qui aveva organizzato la locale sezione di Azione Cattolica, la cui attività infastidiva i fascisti, tanto che nel 1924 gli squadristi devastarono il circolo giovanile, minacciando di morte lo stesso curato. A Sesto, per volontà del card. Schuster, le prediche domenicali di don Enrico, come ricordavano i parrocchiani, suonavano come "durissime requisitorie" contro certi atteggiamenti del Duce, inclusa la partecipazione italiana alla guerra civile in Spagna.
La principale preoccupazione del nuovo prevosto era rivolta alla formazione dei giovani, proprio quelli che il regime fascista intendeva indottrinare e inquadrare nelle organizzazioni del partito. In quest'ottica, don Mapelli invitò più volte a Sesto l'allora presidente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica), Giuseppe Lazzati, che contribuì significativamente a formare negli oratoriani sestesi una coscienza critica contro la volgarità e la violenza della dittatura.

Il teatro parrocchiale, situato presso l'asilo Petazzi, divenne la sede del comando della 25ª Brigata del popolo. Insieme all'oratorio San Luigi, funse da nascondiglio sicuro per i ricercati dalle milizie fasciste, deposito di armi e centro di raccolta e diffusione della stampa democratica. I fascisti erano a conoscenza dell'operato del parroco; il comandante della Brigata nera "Resega" scriveva nel suo rapporto alla fine del 1944: "Altro da far saltare sarebbe il prevosto di Sesto San Giovanni, certo don Mapelli, che tanti danni ha già arrecato al governo della Repubblica sociale… La sua parrocchia è un formicaio di antifascisti, di ribelli, di sabotatori".
Nell'imminenza dell'insurrezione, don Enrico chiese alle suore di allestire presso l'asilo una sorta di pronto soccorso. Questo ospedale da campo si rivelò provvidenziale e, all'indomani del 25 aprile, fu trasformato, con la benedizione del cardinal Schuster e sotto l'egida del Vaticano, in un centro di raccolta e cura per i militari italiani che tornavano dai lager nazisti.
L'Impegno Cattolico per la Famiglia: Il Consultorio Familiare di Pavia
Il Consultorio Familiare di Pavia nasce da una lunga tradizione di impegno cattolico nel campo della famiglia e della vita. Un primo consultorio diocesano, fondato per iniziativa di Mons. Zanacchi, Ginetta Colombo e Arturo Mapelli, sebbene privato, ebbe un forte impatto sociale. Per rispondere alle crescenti esigenze legate alla vita, alla famiglia e all'educazione affettiva, nel luglio 2005 fu formalizzato l'atto costitutivo di un nuovo Consultorio Familiare.
Il progetto, basato su volontariato e competenze professionali, fu promosso da diverse realtà locali, tra cui il CAV (Centro di Aiuto alla Vita), il Movimento per la Vita, la Caritas, la Casa del Giovane, Azione Cattolica, Comunione e Liberazione e la Casa dell'Accoglienza di Belgioioso, con il sostegno della Diocesi e del Vescovo Mons. Giovanni Giudici.
Nel corso degli anni, il Consultorio è stato presieduto da Gianni Mussini, Nando Belli, Donato Scova e, dal 2022, Pier Sandro Assanelli. Il Consultorio si fonda su un'antropologia personalistica ispirata al Vangelo e ai documenti del Concilio Vaticano II, nella consapevolezza che, nel pieno rispetto della laicità dei problemi, i cattolici hanno un contributo da offrire sui temi della famiglia, della coppia, della sessualità e dell'educazione.