Le Omelie Natalizie del Cardinale Angelo Bagnasco: Messaggi di Speranza e Fede

Il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua missione pastorale, ha sempre offerto messaggi profondi e consolanti in occasione del Natale e delle festività ad esso collegate, come l'Immacolata Concezione. Le sue omelie, pronunciate in diverse circostanze e anni, convergono su temi centrali quali la speranza, la carità, la fede incrollabile e la resilienza di fronte alle prove della vita.

Il Messaggio Universale di Speranza e Carità

In un'occasione, il cardinale Bagnasco ha espresso il desiderio di «avvicinarsi a ciascuno di voi» e poi «uscire per le strade per i vicoli noti e cari della città e così versare sulle ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza». Ha sottolineato che «là dove non fosse possibile la parola cercare almeno di incontrare i volti fuggenti dei passanti certo che lo sguardo riscalda come dei bambini la povertà delle nostre labbra», riconoscendo quanto «eroismo circola nelle strade».

Dall’altare della basilica dell’Immacolata, della quale come arcivescovo di Genova è abate parroco, il cardinale ha lanciato il messaggio a tutte le comunità cristiane perché «siano piccole ed umili sorgenti di speranza e di fiducia con la loro parola, con la preghiera, con l’annuncio del Vangelo e la carità fraterna». Questa carità, ha spiegato al termine della celebrazione eucaristica, «di solito in questo tempo si risveglia in modo particolare ma so che non aspetta il Natale per farsi vedere». Ha aggiunto che «Genova ha bisogno di speranza, il nostro Paese ha bisogno di speranza, tutto il mondo ha bisogno di speranza perché la situazione grave ricade su tutto il mondo, naturalmente con situazioni diverse: chi già prima era a pelo d’acqua, ora rischia di trovarsi sotto». Di qui l’invito a «non perdere la speranza e la fiducia per guardare il futuro con positività». Proprio come ha fatto Maria, che pur dovendo anche lei procedere spesso nel buio della vita, si è «ancorata all’unico appiglio: la fede, la parola di Dio» trovando in queste la luce. «Quanta gente oggi, nel segreto dei giorni, vive dentro la luce di Cristo», ha proseguito il cardinale nella sua omelia, «Il mondo non lo vede, ma Dio sorride, vede e si fa vicino».

Foto tematica: Cardinale Angelo Bagnasco pronuncia un'omelia

Il Profondo Senso del Natale: Riflessioni dalla Messa di Mezzanotte (2007)

Nell'Arcidiocesi di Genova, durante la Santa Messa di mezzanotte del Natale 2007 in Cattedrale, il Cardinale Bagnasco ha offerto una toccante omelia incentrata sulla frase profetica “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. «Come ogni anno, siamo usciti dalle nostre case con una letizia particolare, una gioia forse mista ad una sottile nostalgia», ha esordito il cardinale, interrogandosi sull'origine di questo sentimento. Questo può nascere «dai ricordi di anni che non possono ritornare», «dall’assenza di persone care», «dalla memoria di tempi più lenti e ampi» o «dal ricordo di stagioni in cui eravamo senza preoccupazioni serie». Tuttavia, il sentimento che invade il nostro spirito «nasce dalla fede, dal sapere che in questa notte, duemila anni fa, si è accesa una luce».

I pastori di quella notte «l’hanno vista e ne hanno gioito. Essi erano poveri e semplici, per questo il loro sguardo era acuto e profondo. In loro si raggrumava l’attesa dell’umanità, della sua insufficienza, del male che attende un riscatto e una salvezza che solo Dio può dare». Citando il profeta Isaia, «Siamo diventati tutti come una cosa impura [...] e come un panno immondo sono i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento» (Is 64, 5). Il cardinale ha evidenziato come «il male morale toglie consistenza all’uomo, lo rende instabile, lo fa vivere alla superficie della vita facendogli credere di dominarla e di goderla». In realtà, «il male lo rende talmente debole - sradicato dal terreno solido del bene - da esporlo ai venti degli impulsi e degli egoismi». Si è quindi posto la domanda: «sono forse come una foglia al vento? Al vento gelato e ingannevole del male, della pigrizia verso la verità, della superficialità verso la vita, incostante nella via del bene? Forse vivo solo di emozioni? Queste spingono alla ricerca di sensazioni sempre più forti e trasgressive. Molto promettono ma tutto rapinano della nostra anima, il luogo della nostra vera dignità».

La Risposta Divina: L'Incarnazione

Nell'esperienza di Isaia, «il riconoscimento della indigenza avviene nell’uomo non in un monologo desolante, ma nel dialogo con Dio»: «Tu, Signore, sei nostro Padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani» (Is 64,7). Queste parole sono «consolanti e vere», poiché «nessuna colpa, nessuna miseria spirituale o morale deve schiacciare la nostra anima e paralizzare la nostra vita: Dio è Padre e noi possiamo fare appello al suo amore». Dio non vuole «schiantare la nostra vita, ma la vuole salvare». Per questo, «l’umanità di ogni tempo si è aperta all’invocazione: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!…Stillate cieli dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia”». E la risposta è giunta: «i cieli si sono aperti! Nel cuore della notte, tra il silenzio carico di attesa, nel buio sospeso di un grotta, nella povertà, il cielo si è aperto ed è sceso il Salvatore: Dio ha risposto all’invocazione dei popoli e dei secoli».

«Nella notte degli uomini si è accesa una grande luce, è nato un Re che illumina la via della vita. Il Dio del creato, di questo stupefacente universo, si è fatto bambino: si è fatto il Dio-con-noi, l’Emmanuele. Quale inaudito mistero! Mai nella storia umana è risuonata questa notizia: il Creatore si è fatto creatura, Dio si è fatto uomo, l’Infinito ha accolto la finitezza, l’Eterno si è rivestito di tempo!». Il cardinale ha invitato a ripetere l'invocazione del Profeta e a riconoscere il bisogno di essere salvati, «Redenti dalle nostre meschinità, dagli errori, dalla piattezza nella quale vorrebbe schiacciarci la cultura del nulla, dell’effimero e dell’apparenza». In questo modo, «se il nostro cuore sarà sincero, sentiremo le parole di Gesù Bambino, parole anticipate ancora dai profeti: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni…Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno della mia stima e io ti amo…Non temere, perché io sono con te…ti ho disegnato sulle palme delle mie mani” (Is 43, 49, passim)». Nel cuore di quel Bambino «è disegnato il nostro volto, è scritto il nostro nome. Per questo non dobbiamo temere», e questa consapevolezza «ci riempie di quella gioia soffusa e profonda [...] la gioia del Natale, del Santo Natale, cioè di un Natale Santo».

Rappresentazione artistica della Natività o dell'Incarnazione

Maria, Guida alla Fede e all'Obbedienza: Le Omelie dell'Immacolata Concezione

In un'omelia pronunciata nella Basilica dell’Immacolata l'8 dicembre 2006, il Cardinale Bagnasco ha espresso la sua emozione e onore come Abate Perpetuo della Basilica. Ha sottolineato che la festa dell'Immacolata Concezione, posta all’inizio dell’Avvento, invita a «lasciarci accompagnare da Lei verso il Natale». «Chi, meglio di Lei potrebbe guidarci a Cristo, parlarci di Lui, aiutarci ad entrare nella calda luce del suo mistero per esserne sanati e avvolti?». Ha evidenziato che Dio ha scelto per sé una culla e «l’ha resa straordinariamente bella donandole il privilegio di essere concepita senza peccato originale». Sebbene non possiamo imitare i suoi privilegi, «possiamo seguirla sulla via della bontà e della fede. Nei privilegi ricevuti non ha merito, ma nella bontà del cuore e della vita Ella si è misurata come noi e ci ha aperto la strada». Maria, infatti, è «Madre e Discepola del suo Figlio Gesù. La sua giovanissima vita viene attraversata dall’annuncio misterioso dell’angelo Gabriele e dal quel momento nulla è più come prima: per sempre».

Il Valore della Vita Quotidiana e la Vera Libertà

Analizzando il passaggio evangelico, il cardinale ha richiamato l'attenzione sulla frase «Non temere, Maria». L'angelo entra nella casa di Nazaret «mentre la Vergine vive le cose quotidiane», sottolineando «il valore della vita quotidiana, delle piccole cose che si ripetono nella sequenza dei giorni e degli anni». È «dentro a questa vita normale e ordinaria che Dio entra», rivelando che «il quotidiano semplice e nascosto è luogo della sua dimora». L'incontro crea turbamento in Maria, ma le parole dell’angelo «le danno tranquillità e fiducia». «Non dobbiamo mai temere Dio, anche quando ci presenta la misura alta della fede. Mai dobbiamo avere paura, neppure della nostra debolezza e dei peccati, perché il suo amore è più grande».

Proseguendo, ha meditato sulla risposta di Maria: «Allora Maria disse: eccomi, sono la serva del Signore». In queste parole «sta il cuore dell’episodio evangelico e sta la grandezza della Santa Vergine. Nel momento in cui Ella si consegna a Dio in modo incondizionato e definitivo, raggiunge la forma più alta della vera libertà». Il cardinale ha spiegato che «più si procede nella strada della fede adulta, quanto più cresce il rapporto d’amore con Cristo, tanto più ci accorgiamo che solo l’obbedienza esprime la nostra libertà». La vera libertà è «scegliere il bene», che «ce lo indica Dio che è il Bene sommo». Per questo, «le esigenze della verità e della vita morale non negano la libertà dell’uomo; ma al contrario l’affermano e l’esaltano». L'esperienza insegna che «lontano dal bene la libertà si rivolta contro di noi, diventando padrona». Nel momento in cui pronuncia il suo “fiat”, «la Vergine Maria raggiunge se stessa, tocca il vertice dell’obbedienza d’amore e quindi dell’amore. A quel vertice che da le vertigini, Maria resterà ancorata per sempre [...] dalla semplice e sicura casa di Nazaret all’oscura grotta di Betlemme; dalle polverose strade della Palestina al Calvario insanguinato del Figlio».

Immagine della Vergine Maria dell'Immacolata Concezione

La Fede nel Contesto Sociale e Personale

Il Cardinale Bagnasco ha ribadito che «Il Vangelo» è «strada della vera giustizia scopo della politica». Ha affermato che «la fede non è un’idea né un codice, ma l’incontro con la persona di Cristo: senza di Lui, le grandi domande non trovano risposta, e l’uomo resta un enigma a se stesso». Spesso, di fronte agli impegni quotidiani, ci distraiamo, «quasi ci viene impedito "di pensare, di ascoltare le voci che salgono dalle profondità dell’anima, le domande radicali sul senso del nostro essere, dell’esistenza, della morte e dell’oltre"». Ascoltare queste domande, ha spiegato, «significa accedere alla spiaggia della verità, delle cose come stanno e non come ci fanno credere che siano, o come noi stessi vorremmo illudendoci; significa che la coscienza si risveglia alla libertà, e finalmente vede ciò che vale e ciò che è scintillante apparenza».

L'uomo, ha proseguito il porporato, «è consapevole che non può farsi con le proprie mani, che la pienezza e il per sempre non è opera sua, ma che viene da altrove, dall’alto come un dono». Questo "dall’alto" «si è rivelato, e ha preso il nome di Gesù, entrato nel tempo per aprirci l’eterno, nella finitezza per donarci l’infinito, nella umiltà per farci grandi, nella povertà per rivestirci della ricchezza di figli di Dio. Egli ci ha aperto il libro della vita, la strada dell’umanità vera, della felicità piena». Per questo, ha concluso il Cardinale Bagnasco, sarebbe «schizofrenico pensare che un cristiano debba mettere fra parentesi la sua fede per aver accesso al pubblico agone».

Limiti Umani, Individualismo e Comunità

A Genova, il cardinale ha osservato come «una certa cultura cerca di superare i limiti, siano essi fisici o morali o psichici, perché li si vede come una “condanna”, invece portano con loro una grazia». Ha aggiunto che «i limiti umani ricordano che ciascuno ha bisogno degli altri e che tutti hanno bisogno di Dio. Ci ricordano che l’uomo si realizza solo nel dono di sé, cioè quando vive la relazione con gli altri e ne accetta i legami che, nella famiglia, con gli amici, nel lavoro, nella società, non sono il contrario della libertà, ma la sua condizione». Ha poi ammonito che «la società odierna cammina sul sentiero dell’individualismo esasperato, ma va verso il baratro del disumano, dove sopravvive chi è più forte e scaltro». Il rimedio è «fare come i pastori del presepe», che «sono l’invito a uscire da noi stessi per andare verso gli altri, chiedere e donare ascolto, comprensione, sostegno». Secondo Bagnasco, inoltre, «la contingenza dura che stiamo vivendo dev’essere vissuta come limite che ci spinge a mettere insieme le risorse di intelligenza e di cuore per costruire con fiducia un domani più sereno per tutti, a incominciare dai più deboli».

Messaggi in Momenti di Prova e Sofferenza

Il Cardinale Bagnasco ha esteso la sua sollecitudine pastorale anche ai più vulnerabili. In precedenza, celebrando la messa di Natale per i detenuti del penitenziario di Marassi, aveva auspicato che le carceri possano essere «ambienti sempre meglio adeguati» e che la detenzione possa «aiutare di più il reintegro di ciascuno: sarebbe bello, ed è quello per cui insistiamo, che la società si impegnasse perché i tempi della pena fossero vissuti in modo migliore». Alla celebrazione era presente il cappellano del carcere di Marassi, don Paolo Gatti, insieme con i volontari della Comunità di Sant’Egidio.

Il Natale dopo la Tragedia del Ponte Morandi (2019)

In un momento di grande dolore per la città di Genova, il cardinale arcivescovo ha celebrato la messa di Natale in una chiesa del quartiere martoriato dal crollo del Ponte Morandi. «Siamo qui a pregare insieme a voi per le famiglie, i bambini e gli anziani, per la città [...] Coloro che sono stati lacerati dal tragico lutto, sono al primo posto nei nostri pensieri, consapevoli che nulla può colmare il vuoto». Ha rivelato: «Da quando è accaduta la tragedia del ponte Morandi, ho desiderato essere con voi nel giorno in cui i ricordi si fanno più vivi e gli affetti più intensi, il Natale di Gesù». Ha ricordato la preghiera per le vittime nel giorno dei defunti e la presenza per pregare «per voi, per le famiglie, i bambini e gli anziani, per la Città che sentiamo ancora più nostra».

Oltre a coloro che hanno subito il lutto, ha menzionato «anche chi ha perso la casa e deve ricostruire un luogo di relazioni; e anche coloro - e non sono pochi - che sono stati danneggiati nel lavoro, esercizi e imprese». La Città «è stata lacerata nel suo corpo vivo, ma non è rimasta piegata: subito i genovesi hanno mostrato ciò che sono oltre il naturale riserbo. Hanno mostrato il loro cuore, la concretezza del loro esserci nei momenti difficili; con i fatti hanno detto che si può contare gli uni sugli altri, che nessun gesto, nessuna parola, è poco quando si tratta di rialzarci e guardare avanti». Questo è «accaduto, accade; e deve continuare. Dalle rovine sembra si sia sprigionata una benevolenza reciproca nuova, un pensare positivo che - in mezzo a dolori e disagi - guarda a un futuro che vuole non essere troppo lontano».

«Genova ha dato, ancora una volta, prova di dignità, ha mostrato la capacità di resistere e di lottare sapendo, per antica esperienza, che, insieme, non solo si può resistere ma si superano le prove». L’esperienza, che tutti abbiamo vissuto, «ci fa pensare che nelle profondità del nostro cuore sono in agguato il timore, la paura, a volte l’angoscia». La domanda sorge spontanea: «Di che cosa abbiamo paura? L’uomo ha paura della sofferenza fisica e della morte, degli insuccessi, e anche delle responsabilità…, ma la paura somma è di essere solo nel buio della vita e dell’ignoto. Ecco l’angoscia vera che sta in agguato, cupa, nel fondo dell’anima».

«L’angoscia di un bimbo, che deve attraversare il buio, non si scioglie mediante la ragione: solo una voce umana può consolarlo, solo la mano di una persona cara può rassicurarlo. Questa voce calda c’è, questa mano amica e affidabile è sempre tesa: è Gesù! Dalla grotta di Betlemme - nella notte oscura del mondo - si è accesa una luce, una luce piccola come un bambino appena nato, mite come un vagito, umile come una grotta. Ma quella piccola luce ha camminato attraverso i secoli, ha raggiunto i confini della terra, ed è giunta fino a noi per illuminare la nostra esistenza un passo dopo l’altro fino alla Luce piena senza tramonto. Mentre accogliamo quella Luce, che viene da lontano e che si fa vicina a ciascuno, vogliamo essere anche noi un umile riflesso per gli altri».

Foto: Ponte Morandi prima o dopo il crollo con focus sulla comunità o ricostruzione

Affermazioni Teologiche Centrali

Il Cardinale ha augurato di «riconoscere la Luce di Betlemme che è Luce del mondo». In diverse omelie, ha sottolineato che «Gesù è la volontà di Dio», e ha auspicato una fede «robusta non sentimentale», e che la testimonianza, pur consapevoli di limiti e colpe, sia «annuncio per tutti». Ha anche richiamato l'immagine della «grotta del presepe sia come il campo dove è nascosto il tesoro e la perla preziosa di cui parla il Vangelo».

In sintesi, i messaggi del Cardinale Angelo Bagnasco, in particolare quelli legati al Natale, sono un invito costante a non perdere la speranza, a coltivare una fede profonda e a vivere la carità, riconoscendo in Gesù Bambino la risposta divina alle angosce umane e la fonte di vera libertà e gioia. Le omelie come "Non temete, io sono con voi" e "Gesù è la volontà di Dio" racchiudono l'essenza del suo pensiero pastorale.

Foto simbolica di Betlemme o di una luce natalizia

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