La Compagnia di Gesù e la Massoneria: Storia, Dottrina e Rapporti Evolutivi

Il rapporto tra la Chiesa Cattolica e la Massoneria è un argomento di costante interesse, sebbene spesso poco trattato in profondità. Recentemente, Papa Francesco ha acceso i riflettori su questa dinamica, elogiando la figura di san Leonardo Murialdo e dei numerosi santi originari del Piemonte, una regione storicamente considerata un "centro della massoneria" in Italia.

Il Pontefice ha sottolineato, a braccio: "A me fa pensare tanto questo tempo, lì, nel 'fuoco', diciamo così, nel centro della massoneria, a Torino, nel Piemonte, tanti santi, tanti! E dobbiamo studiare perché, perché in quel momento. E proprio nel centro della massoneria e dei mangiapreti i santi, e tanti, non uno, tanti". Questa osservazione ha riportato l'attenzione su una questione complessa, che ha radici profonde nella storia italiana ed ecclesiastica.

Mappa storica del Piemonte con l'indicazione dei centri massonici

La Massoneria in Piemonte e le Origini Familiari di Papa Francesco

In effetti, fu proprio in Piemonte che ebbe luogo la ricostituzione della massoneria dopo la Restaurazione post-napoleonica, quando le logge massoniche erano state bandite in tutti gli Stati preunitari. Le parole di Papa Francesco, che denotano una buona conoscenza della storia d'Italia, sono probabilmente legate alle sue origini familiari, dato che i nonni e il padre del Papa erano cresciuti nella provincia astigiana prima di emigrare in Argentina.

Chiesa e Massoneria: Una Storia di Incompatibilità

La Posizione della Chiesa sulla Massoneria: Dalle Scomuniche al Codice Canonico del 1983

Il rapporto tra Chiesa e massoneria è stato storicamente caratterizzato da una ferma condanna. Nel corso dei secoli, ci sono stati circa seicento pronunciamenti della Chiesa in merito.

Le prime condanne papali

Il primo intervento significativo risale a pochi anni dopo la fondazione della massoneria moderna in Inghilterra nel 1717. Nel 1738, Papa Clemente XII pubblicò la bolla "In eminenti", con la quale condannò esplicitamente la massoneria e previde la scomunica per chi ne avesse fatto parte. Nonostante l'intervento dell'Inquisizione, la diffusione delle logge non si arrestò, interessando in Italia soprattutto Toscana, Napoli e Piemonte.

Il successore, Benedetto XIV, fu accusato di essere egli stesso un massone per non aver agito con decisione contro lo sviluppo della massoneria. In risposta, Papa Lambertini rinnovò la scomunica con la bolla "Providas Romanorum" il 18 marzo 1751, ribadendo la posizione della Chiesa.

Il Codice di Diritto Canonico del 1983 e la Dichiarazione di Ratzinger

Una svolta apparente si verificò con il Codice di Diritto Canonico del 1983, promulgato da San Giovanni Paolo II, nel quale per la prima volta non si menzionava esplicitamente la scomunica per i massoni. Questa novità generò speculazioni e fu interpretata da alcuni come un'apertura all'appartenenza dei fedeli alle logge.

Tuttavia, per chiarire ogni equivoco, l'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger, intervenne con una dichiarazione il 26 novembre 1983, approvata da Wojtyla. In essa si affermava che "rimane (...) immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione a esse rimane proibita". Il testo non parlava di scomunica diretta, ma specificava che i fedeli iscritti alle logge "sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione".

Episodio 1: Storia della Massoneria

Le Ragioni dell'Incompatibilità Dottrinale

Le motivazioni del giudizio negativo della Chiesa nei confronti della massoneria sono principalmente dottrinali. La Massoneria, infatti, tende a negare la possibilità della conoscenza oggettiva della verità, relativizzandola. Alla fine degli anni '70 e inizio anni '80, una commissione istituita dalla Conferenza Episcopale Tedesca redasse un documento che spiegava questa incompatibilità:

  • "Poiché il libero massone rifiuta ogni fede nei dogmi, egli non ammette alcun dogma anche nella sua Loggia."
  • "Un tale concetto di verità non è compatibile con il concetto cattolico di verità, né dal punto di vista della teologia naturale, né da quello della teologia della rivelazione."

Questa posizione è stata ribadita all'inizio del nuovo millennio nel programma "Tesi per l'anno 2000", come spiegato da Padre Zbigniew Suchecki, docente alla Pontificia Facoltà di S. Bonaventura-Seraphicum, dove si afferma che la Libera Muratoria continua a negare "il valore della verità rivelata, e con questo indifferentismo viene esclusa fin dall’inizio una religione rivelata".

La Compagnia di Gesù: Dalla Fondazione ai Rapporti con la Massoneria

Ritratto di Sant'Ignazio di Loyola

Fondazione e Carisma Originario dei Gesuiti

La Compagnia di Gesù, un ordine di chierici regolari, fu fondata da Ignazio di Loyola. Íñigo López de Loyola, nato attorno al 1491 da una nobile famiglia basca, visse una profonda crisi spirituale durante la convalescenza da una ferita, leggendo la "Vita Christi" e la "Legenda Aurea". Si convertì, decise di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme e, nel 1523, raggiunse la città santa, ma gli fu impedito di stabilirvisi dai frati francescani.

Tornato in Spagna, riprese gli studi e, sospettato di misticismo, fu incarcerato dall'Inquisizione. Il 15 agosto 1534, a Montmartre, Ignazio e alcuni compagni (Francesco Saverio, Laínez, Salmerón, Rodrigues e Bobadilla) pronunciarono voti di povertà e castità. Ignazio e altri furono ordinati sacerdoti il 24 giugno 1537 a Venezia. Decisero di chiamarsi Compagnia di Gesù, dedicando la loro vita a Cristo.

Nel novembre 1537, Ignazio ebbe una visione mistica a La Storta, dove Dio Padre e Cristo con la Croce lo invitavano a essere loro servo. Papa Paolo III accolse i gesuiti e, dopo un esame della Regola da parte di una commissione cardinalizia (tra cui Gasparo Contarini), la Compagnia di Gesù fu riconosciuta legalmente. Ignazio fu eletto preposito generale e il 22 aprile 1541 pronunciò i voti solenni con i suoi compagni.

L'emblema dell'ordine è un disco raggiante e fiammeggiante con le lettere IHS, il monogramma di Gesù.

Il Ruolo Storico e le Attività della Compagnia

L'Ordine aveva caratteristiche militari, con il primo requisito dell'obbedienza "cieca e assoluta" ("perinde ac cadaver"), proprio come quella di un soldato. Per la "maggior gloria di Dio" i gesuiti erano i difensori degli interessi della Chiesa, "gli uomini del Papa", come affermato da Ignazio di Loyola: "Più il vostro lavoro è universale, più diventa religioso".

Illustrazione delle missioni gesuite nel mondo

Formazione e Ministeri

I gesuiti promossero il ricorso frequente alla confessione e lo studio della casuistica, ovvero la riflessione sull'orientamento morale più corretto nelle varie circostanze concrete. Questa morale, ritenuta "lassista", fu oggetto di polemiche con i giansenisti, come testimoniato dalle "Lettere provinciali" di Blaise Pascal.

Si dedicarono all'assistenza agli ammalati e ai prigionieri. L'attività più significativa divenne però l'insegnamento, con l'apertura di numerosi collegi. Il primo fu il collegio di San Niccolò a Messina (1548). Le scuole erano strumenti per rafforzare i cattolici, convertire i giovani protestanti e influenzare le loro famiglie. Il programma di studi, la "Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu", fu elaborato tra il 1581 e il 1599.

L'Impegno Missionario

L'impegno missionario dei gesuiti fu notevole, in particolare in Oriente e nelle Americhe.

  • Francesco Saverio in Asia: Su richiesta del re Giovanni III del Portogallo, Ignazio inviò Rodrigues e Bobadilla, sostituito poi da Francesco Saverio. Saverio evangelizzò i pescatori di perle a Capo Comorin (traducendo preghiere in tamil), viaggiò nelle Molucche e, dopo aver conosciuto Yajiro dal Giappone, si recò a Kagoshima nel 1549, fondando missioni e convertendo circa duecento persone. Ammirava molto i giapponesi e pensò all'evangelizzazione della Cina come mezzo per facilitare le conversioni anche in Giappone.
  • Alessandro Valignano in Giappone e Cina: Il consolidamento in Giappone è attribuito ad Alessandro Valignano, che fu visitatore in Giappone per tre periodi (1579-1582, 1590-1592, 1598-1603). Egli promosse l'adattamento dei missionari agli usi locali (es. stile di vita dei monaci zen) e l'ingresso di indigeni nella Compagnia. Tuttavia, l'intromissione del viceprovinciale Coelho nella politica locale e l'arrivo dei mercanti olandesi protestanti portarono all'espulsione dei gesuiti dal Giappone nel 1614. Valignano elaborò anche il piano per la penetrazione in Cina, inviando Michele Ruggieri e Matteo Ricci. Ricci, famoso matematico, si concentrò sulla conversione delle classi elitarie, mostrando prismi, orologi e strumenti scientifici. Fu ammesso tra i mandarini nel 1594, ma le persecuzioni e le controversie sui riti cinesi (tolleranza dei termini Tian e Shangdi per designare Dio) causarono difficoltà.
  • Missioni nelle Americhe: Altri gesuiti si dedicarono alle missioni presso le popolazioni indigene del Brasile. Nel 1553, Nóbrega e José de Anchieta fondarono un seminario e organizzarono gli indigeni tupi in comunità stabili. In Paraguay, i gesuiti furono chiamati nel 1585 per evangelizzare i Guaraní. Il preposito generale Claudio Acquaviva suggerì la creazione di "reducciones", colonie stabili di indios, lontane dai centri abitati spagnoli, per proteggerli dall'influsso dei costumi coloniali e dalla schiavitù.
  • I riti malabarici: Nella penisola di Malabar, una comunità cristiana con pratiche rituali diverse da quelle latine (vicine ai caldei della Mesopotamia e tinte di nestorianesimo) fu oggetto di dibattito. La tolleranza di tali usi da parte dei gesuiti fu contestata da altri missionari, portando alla questione dei riti malabarici, condannati da Papa Benedetto XIV con il documento "Omnium sollecitudinem" del 13 settembre 1744, che causò la secessione di molti cristiani indiani che divennero giacobiti.
  • Roberto de Nobili in India: Nel 1606, Roberto de Nobili fu missionario a Madurai, in India. Imparò il tamil e i costumi locali, presentandosi come rajah. Adottò lo stile di vita degli asceti sannyasin, vestendo un abito ocra, studiando il sanscrito e i Veda, guadagnando grande rispetto.

La "Guerra" dei Gesuiti contro il Papato e il Cambiamento Post-Conciliare

Nel corso del XX secolo, la Compagnia di Gesù ha attraversato una profonda trasformazione. Un ex gesuita, Malachi Martin, segretario del cardinale Augustin Bea, ha descritto questa evoluzione come una "guerra dei gesuiti contro il papato" emersa durante il pontificato di Karol Wojtyla.

Fino al 1965, la Compagnia era sempre stata fedelissima al Papa, aggiungendo ai tre voti tradizionali (povertà, castità e obbedienza) un quarto voto di "fedeltà assoluta e irremovibile nei confronti del sommo Pontefice".

Con la chiusura del Concilio Vaticano II, Pedro Arrupe y Gondra fu eletto ventisettesimo Padre Generale dei gesuiti. Sotto la sua guida, e con le aspettative di cambiamento autorizzate dal Concilio, una visione di natura antipapale e socio-politica, maturata di nascosto per oltre un secolo, fu accolta dalla Compagnia. Questo cambiamento, definito un "atto deliberato" da Arrupe, ha portato alla creazione di una Compagnia "molto diversa".

Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, la resistenza dei gesuiti fu evidente. Il Papa si scontrò con l'opposizione di molti membri della burocrazia vaticana e, in particolare, dei gesuiti in materia politica. Questa opposizione non diminuì nonostante i suoi sforzi.

La Mutazione Antropologica e il "Nuovo Corso" dei Gesuiti Moderni

Il "nuovo corso" dei gesuiti moderni, sebbene mai apertamente presentato come una rottura con la tradizione, di fatto lo è. Questa "mutazione antropologica" si manifesta in diversi punti:

  1. Svolta antropologica: Inaugurata da Karl Rahner, pone l'Uomo, e non più Dio, al centro dell'orizzonte spirituale.
  2. Priorità della dignità dell'uomo: Rispetto alla Verità.
  3. Relativizzazione del concetto di verità: Come evidenziato nelle interviste di Papa Francesco a Eugenio Scalfari.
  4. Obbedienza condizionata al Papa: Non più assoluta e incondizionata, ma dipendente dal sostegno del Papa al processo di riforma.
  5. Ruolo del Papa come "vescovo di Roma": Considerato un primus inter pares tra i vescovi, con la Chiesa che si trasforma in una sorta di "grande assemblea democratica permanente" sul modello conciliarista del Vaticano II.
  6. Apertura ad altre "verità": La Chiesa dovrebbe abbandonare ogni pretesa di superiorità derivante dal possesso di una verità oggettiva, come suggerito dal "buonasera" di Bergoglio la sera della sua elezione.
  7. Schieramento politico al fianco dei "poveri" e dei "migranti": Un elemento proveniente dalla teologia della liberazione, che spinge alla solidarietà e all'accoglienza.

Questo ultimo punto, secondo alcuni, salda il cerchio tra un ordine gesuita vicino alla massoneria e alle centrali finanziarie mondiali (anche tramite lo I.O.R.) e l'opzione preferenziale per i poveri, suggerendo una complementarietà tra queste posizioni apparentemente contrastanti.

Nel corso del XX secolo, dopo aver svolto un ruolo significativo in politica, i gesuiti hanno sviluppato la convinzione che solo un diretto coinvolgimento politico-sociale possa condurre all'instaurazione del regno di Dio in terra. Questo era già stato tentato nelle "reducciones" del Paraguay tra il XVII e il XVIII secolo, anticipando il comunismo internazionale.

Episodio 1: Storia della Massoneria

Il "Papa Nero": Struttura Gerarchica e Evoluzione del Ruolo

Organigramma della Compagnia di Gesù

Per comprendere la Compagnia di Gesù, è indispensabile conoscere la sua struttura gerarchica.

  • Padre Generale: È a capo di tutta la Compagnia di Gesù, eletto durante la Congregazione Generale e in passato manteneva l'incarico a vita, da cui l'epiteto improprio di "Papa nero", in contrasto con il "Papa bianco". Questo perché l'incarico era a vita, come quello del Pontefice, e l'aggettivo "nero" si riferiva alla tonaca nera che i gesuiti indossavano. Tuttavia, in tempi recenti, alcuni Padri Generali, come p. Kolvenbach e il suo successore, hanno rassegnato le dimissioni al raggiungimento degli ottanta anni d'età. Il Padre Generale non agisce da solo, ma è coadiuvato da diversi collaboratori, tra cui gli assistenti.
  • Assistenti: La Compagnia divide il mondo in diverse province, e più province formano un'assistenza, a cui fa capo un gesuita che lavora nella Curia Generalizia e riferisce al Padre Generale. L'assistente coadiuva il Generale e funge da punto di riferimento per i provinciali.
  • Postulatore: Responsabile dei processi di canonizzazione, a lui si rivolgono i vescovi per richiedere reliquie.
  • Provinciale o Superiore Maggiore: A capo della provincia, con un incarico triennale rinnovabile. La provincia corrisponde a un determinato territorio. In Italia, le cinque province storiche furono unificate solo nel 1978. Tra i compiti del Provinciale vi è la visita annuale di tutte le residenze, l'incontro con i gesuiti e la presidenza della consulta canonica.
  • Socio del Provinciale: È il braccio destro del Provinciale, lo assiste nel lavoro, redige documenti, organizza appuntamenti e cura la corrispondenza.
  • Consultori: Insieme al padre Socio, compongono la consulta provinciale, organo di governo che si riunisce mensilmente per decisioni ordinarie e straordinarie.
  • Delegato: Figura apicale responsabile di specifici ambiti (formazione, collegi, infermerie), di più recente introduzione.
  • Superiore di una comunità/Rettore: Il rettore è il responsabile di una chiesa o di un collegio. Il rettore di un collegio è quasi sempre anche superiore della comunità gesuitica legata all'opera. Il superiore locale è il responsabile di una comunità, della cura dei confratelli e della casa.
  • Ministro: Si occupa della cura materiale della comunità e della residenza, della manutenzione dell'immobile, dell'organizzazione quotidiana.
  • Padri: I gesuiti che ricevono l'ordinazione presbiterale. La loro formazione è molto lunga. Al momento degli Ultimi Voti, possono essere professi di quattro voti (con un voto di obbedienza speciale al Pontefice) o coadiutori spirituali.
  • Fratelli: Laici consacrati che pronunciano gli Ultimi Voti come coadiutori temporali. Non seguono il percorso di formazione e studio dei padri, mettendo a disposizione le loro abilità.

Gesuiti e Massoneria: Un "Scambio di Attenzioni" Contemporaneo

Negli ultimi 20-25 anni, un "cambio di clima" ha caratterizzato i rapporti tra alcuni gesuiti e la Massoneria. Diversi membri della Compagnia si sono interessati positivamente alla Massoneria, partecipando a dibattiti pubblici, convegni del Grande Oriente d'Italia e scrivendo articoli e libri sul pensiero filosofico e la storia massonica. Sono stati gli unici ecclesiastici che, nonostante le condanne della Chiesa di Roma, hanno cercato di comprendere e spesso condividere l'impostazione filosofica massonica.

Il gesuita Prof. Dr. Josè Antonio Ferrer Benimeli, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Saragozza, ha scritto: "La Massoneria del secolo dei Lumi (...) appare come una riunione (...) di uomini che credono in Dio, rispettano la morale naturale e desiderano conoscersi, aiutarsi e lavorare insieme, malgrado le differenze di rango sociale, la diversità di fede religiosa e della loro appartenenza a confessioni o partiti più o meno contrapposti". Ha aggiunto che la Chiesa romana perseguitò questa associazione aggiungendo pene ecclesiastiche, per una condotta che allora costituiva sospetto di eresia e che, invece, oggi la Chiesa stessa chiama ecumenismo.

Ci sono stati anche episodi recenti che segnalano questo cambiamento. Lo scorso ottobre, il vescovo di Terni, Monsignor Francesco Antonio Soddu, ha presenziato all'inaugurazione della casa massonica cittadina.

Foto del vescovo di Terni mons. Francesco Antonio Soddu

La Massoneria Italiana: Storia e Strutture

La Comunione Massonica di Piazza del Gesù, 47

Il 4 aprile 1950, la Questura di Roma segnalava al Ministero dell'Interno l'incontro tra Melvin Jhonson, sovrano gran commendatore del rito scozzese di Washington, e una delegazione della comunione massonica di Piazza del Gesù, guidata dal Gran Maestro Giulio Cesare Terzani. Tra i nuovi massoni figuravano figure come l'avvocato antifascista Sbisà, l'ufficiale americano George Benigan, l'industriale Lorenzo Fazio e il capitano Giovanni Ghinazzi.

Ghinazzi, con Riccardo Granata e Tito Ceccherini, pose le basi per il ritorno ai fasti della storica Comunione massonica di Piazza del Gesù, stabilendo canali per il riconoscimento reciproco con il Grande Oriente di Francia. Nel 1949, Terzani, Di Giunta, Speranza e Gatto si unirono per riprendere la storica dimora di Piazza del Gesù, 47.

L'Obbedienza di Ghinazzi fu la prima italiana ad aprire i Templi alle donne. Tuttavia, i tentativi di fusione con il Grande Oriente d'Italia, guidato da Giordano Gamberini, fallirono a causa di accuse reciproche, inclusa quella dei "giustinianei" contro i seguaci di Ghinazzi per l'apertura alle donne. Ghinazzi rispose che "per la Gran Loggia d'Italia l'acquisizione della donna è una realtà irreversibile. Se la massoneria deve essere universale, non vedo perché si debbano escludere le donne".

Nel 1971, dopo la partenza di Ghinazzi, la Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi Accettati Massoni-Comunione di Piazza del Gesù trovò la sua nuova guida in Francesco Bellantonio. Si diceva che sotto la sua guida fossero stati iniziati due cardinali, quattro vescovi e numerosi sacerdoti. Secondo Lia Bronzi Donati, anche Giulio Andreotti era affiliato a questa Comunione.

Il Riconoscimento Internazionale e le Tensioni Interne

Nel 1972, il Grande Oriente d'Italia ottenne il riconoscimento della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, a condizione di riassorbire lo scisma di Saverio Fera. Il primo gruppo a rientrare nei ranghi del Grande Oriente fu quello del deputato Giovanni Alliata di Montereale, Gran Maestro e Sovrano Gran Commendatore ad vitam dal 1960. Il Principe siciliano, proveniente dalla storica Massoneria di Piazza del Gesù, aveva fondato diverse logge autonome.

Il 18 settembre 1973, Bellantonio portò in dote al Grande Oriente quaranta templi, tremilacinquecento fratelli e circa duecento logge, tra cui la potente "Giustizia e Libertà", una loggia coperta come la P2. Tra gli affiliati di spicco figuravano personalità come Giorgio Ciarrocca, Ettore Bernabei, Enrico Cuccia, Guido Carli, Michele Sindona, e perfino il cardinale viennese Koenig. Tuttavia, qualche mese dopo la fusione, Bellantonio e Luigi Nunzio Savona, con l'appoggio del principe Alliata di Monreale, accusarono Salvini di non aver rispettato i patti, ritenendola un'annessione piuttosto che una fusione.

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