Nel tentativo di illustrare alcuni aspetti della vita contemplativa femminile, questo articolo si sofferma sulle caratteristiche specifiche del ramo femminile dell’Ordine di San Bruno, analizzando in particolare l'abito, la professione solenne e la consacrazione verginale, senza tralasciare dettagli sulla vita quotidiana e le normative relative ai capelli.
L'Ordine Certosino Femminile: Struttura e Abito
Parallelamente al ramo maschile, nel ramo femminile certosino esistono sia le monache del chiostro, che si dedicano più intensamente alla solitudine della cella, sia le monache converse e donate che hanno l’incarico di svolgere lavori non effettuabili in cella. Entrambe le forme di vita claustrale sono complementari e indispensabili l’una all’altra per lo sviluppo e il compimento della vocazione all’interno di una Certosa. Ogni convento certosino femminile ospita anche uno o due Padri certosini per le funzioni sacerdotali e due Fratelli conversi che svolgono compiti specifici.
L'Abito delle Consorelle Certosine
L’abito delle consorelle certosine è molto simile a quello dei Padri, composto da un abito bianco e una cocolla con le bande laterali per le professe. L’unica differenza distintiva è che, al posto del cappuccio, le monache indossano il soggolo con il velo. Osservando la stretta clausura, esse non parlano mai con nessuno, e nelle rare occasioni lo fanno con il velo abbassato e sempre in compagnia di altre consorelle.

Il Percorso Vocazionale verso la Professione Solenne
Il cammino per poter giungere alla professione solenne è lungo e strutturato. In ogni certosa, una foresteria consente alle giovani attratte dalla vocazione certosina di trascorrere un periodo iniziale di circa dieci giorni, durante i quali è possibile condividere il regime di vita austero.
Postulato e Noviziato
Coloro che mantengono il loro intento vocazionale possono proseguire con un’esperienza più lunga, il “postulato”, della durata da sei mesi a un anno. Durante questo periodo, la postulante si accosta gradualmente all’austerità della regola. Superata positivamente questa esperienza e con il consenso della comunità, la giovane può iniziare il “noviziato”, ricevendo l’abito certosino.
In questa fase, le novizie si dedicano alla lettura dei principali autori certosini e allo studio delle sorgenti del monachesimo d’Oriente e d’Occidente, basate sulla solitudine e la purezza del cuore.
La Professione dei Voti
Trascorsi due anni, la novizia, dopo un’accurata riflessione e aver ascoltato il parere della comunità, decide di donare se stessa facendo professione di stabilità. In essa, promette a Dio per tre anni la sua stabilità e la conversione di vita, che include l’Obbedienza, la Castità e la Povertà. Successivamente, ella potrà rinnovare questi voti per altri due anni. Se la vocazione permarrà, potrà giungere alla professione solenne.
Un percorso simile è previsto per le consorelle converse chiamate donate, le quali hanno deciso di consacrare la propria vita a Dio senza prendere i voti solenni.
La Consacrazione delle Vergini: Un Rito Solenne
Dopo aver ricevuto la professione solenne e aver indossato il velo bianco, le monache, non prima di quattro anni dalla professione (fino al 15 maggio 2018) e di venticinque anni di età, potranno ricevere la "consacrazione delle vergini". Questo è un rito solenne, estremamente particolare, che si svolge secondo gli antichi Pontificali.

La consacrazione verginale viene conferita alla presenza del Vescovo il quale, dopo averli benedetti, dona alla certosina il velo nero e l'anello d'oro. Questi simboleggiano rispettivamente la separazione definitiva dal mondo e il vincolo indissolubile con lo Sposo, Cristo. Ad essa vengono inoltre consegnate una croce, simbolo del sacrificio estremo, e un libro dei canti che dovrà elevare al Signore.
La monaca certosina viene poi rivestita con una corona (ora in disuso), una stola sacerdotale e un manipolo indossato sul braccio destro. La corona simboleggia la gloria di Cristo e reca la scritta: “Io sono la serva di Gesu Cristo”. La stola e il manipolo sono emblemi che conferiscono alcuni privilegi liturgici, tra cui la proclamazione liturgica del Vangelo in alcune occasioni, il canto dell’Epistola alla loro messa conventuale e l'uso della stola quando si canta il Vangelo all’ufficio notturno.
Il Significato degli Abiti Religiosi e i Dettagli Esterni
Il fascino della divisa religiosa non è solo estetico, ma intriso di profondo significato. Le scelte di colori, tessuti, scarpe e persino acconciature non sono casuali, ma veicolano messaggi specifici.
Colori e Simbolismo
Tra i colori più diffusi negli abiti religiosi vi sono il nero, il grigio, il bianco e il beige. Il marrone è onnipresente per le francescane (sebbene non per tutte), mentre l’azzurro caratterizza le suore con carisma mariano. Questi colori sono segni identitari: il nero rappresenta il morire per il Signore e il dono completo della vita, il bianco la purezza. Alcune congregazioni adottano nuance più originali: il rosso bordot simboleggia la passione per Dio e il Sacro Cuore, mentre il verde rappresenta la speranza.
Molte congregazioni si affidano a consorelle sarte per il confezionamento degli abiti, mentre altre si servono di negozi specializzati.
Dettagli dell'Abito e Oggetti Simbolici
I dettagli dell'abito sono elementi fondamentali: la presenza o meno del velo, con la cuffia sotto o solo con il cerchietto, il colletto bianco inamidato o una t-shirt sotto il vestito. Anche gli accessori come il crocifisso al collo (di varie dimensioni e materiali) o una medaglia mariana, o una spilletta appuntata sul cuore, sono parte integrante dell'identità.

Le scarpe sono rigorosamente basse, spaziando dal mocassino allo scarponcino con lacci, dal sandalo francescano all’infradito in terra di missione. Alcuni istituti hanno optato per un abito “in borghese”, composto da camicia e gonna, senza velo, talvolta con crocifisso al collo, talvolta senza.
I Capelli delle Suore: Evoluzione delle Norme
Le suore, in quanto simboli femminili della Chiesa Cattolica, hanno dovuto seguire nel tempo numerose regole, considerando la vanità uno dei sette vizi capitali. Tradizionalmente, la rinuncia a velleità e accorgimenti ritenuti frutto della vanità femminile, come tingere i capelli, usare smalti, trucco e sottoporsi a trattamenti estetici, era una pratica comune per coloro che prendevano i voti.
Riguardo ai capelli, sebbene le suore indossino sempre il velo, la questione su come portassero i capelli ha visto un'evoluzione. Fino a pochi anni fa, era obbligatorio mantenere un taglio corto, maschile e neutro. Tuttavia, nel 1962, la regola del taglio di capelli obbligatorio fu abolita dal Concilio Vaticano II. Di conseguenza, oggi ogni suora può decidere come portare i capelli senza alcun obbligo specifico da parte della Chiesa.

Come sottolineato da una religiosa, "alcune cose occorre imparare a lasciarle andare per poter fare spazio a una vita nuova, diversa, in cui il silenzio e l’essenzialità aiutano a guardarsi dentro".
Storie di Vocazione e Testimonianze
Il Matrimonio Mistico di Suor Maria Vittoria della Croce
La storia di Carmen D’Agostino, ora Suor Maria Vittoria della Croce, offre un esempio commovente del rito della vestizione e della professione. Il 27 aprile, all'età di 27 anni, Carmen si è presentata all’altare della cattedrale di Barletta indossando un abito bianco e il tulle in testa, con un bouquet di fiori, accompagnata dal padre, per pronunciare il suo "Sì". Non si trattava di un matrimonio convenzionale, ma di un'unione con Gesù, celebrata dal Vescovo della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, Leonardo D’Ascenzo.
Barletta | Vestizione religiosa per Carmen D'Agostino
Questo gesto è stato descritto come di una "bellezza sconvolgente e disarmante", dimostrando come ancora oggi giovani donne scelgano la radicalità di una vita religiosa di clausura. L'abito bianco nuziale simboleggia la rinuncia alla mondanità per dedicarsi completamente a Dio, divenendo letteralmente una "sposa di Cristo". Suor Maria Vittoria della Croce testimonia che l'incontro con Gesù è una festa e che l'affidamento totale a Cristo dona un nuovo gusto alla vita.
L'Esempio di Santa Teresa di Lisieux
L'8 settembre 1890, Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo compiva un gesto simile. Nel giorno della sua vestizione, con indosso l'abito da sposa, uscì dalla clausura per assistere alla cerimonia tra i suoi familiari. Aveva desiderato la neve per quel giorno, e nonostante il clima mite, nevicò, un segno della delicatezza di Gesù verso la sua "piccola fidanzata".
La sua preghiera di professione rivela la profondità della sua scelta: “Che io cerchi e non trovi mai che te solo… Che le cose della terra non possano mai turbare la mia anima… Gesù, non ti domando che l’amore, l’amore infinito, senza altro limite che te… l’amore che non sia più io ma Tu”. Teresa di Lisieux enfatizzava che "Per essere sposa di Gesù bisogna che somigli a Gesù, e Gesù è tutto sanguinante, coronato di spine”.
La Clausura Oggi: Una Scelta Radicale e Profonda
La vita contemplativa in clausura è un percorso di formazione continua, una "scuola d’amore" come la definiva San Benedetto. Nonostante le paure e i momenti di ripensamento, la vita claustrale offre un ritmo sereno di preghiera e lavoro, intervallato da momenti di ricreazione che creano legami di amicizia profondi.

Una suora racconta che, nonostante l'amore per la propria casa e la consapevolezza del grande sacrificio fatto per Dio, l'ingresso in convento è stato come un passaggio "da una famiglia all'altra", trovando una "famiglia stupenda, con una madre e delle sorelle".
La clausura non implica una separazione totale dal mondo, ma piuttosto una diversa modalità di interazione. Le monache si connettono con l'esterno attraverso la lettura dei giornali e, soprattutto, tramite l'ascolto di chi cerca conforto, al telefono o nel parlatorio, o accogliendo in foresteria. Il silenzio, spesso temuto nel mondo esterno, è per loro un mezzo per ritrovarsi e affrontare le proprie fragilità. Le uscite dal monastero sono limitate a necessità mediche, come visite dal medico o dal dentista.
La vita in convento è anche un impegno verso la provvidenza e la condivisione: coltivando orti e vendendo prodotti artigianali per il sostentamento e l'aiuto ai bisognosi, le monache insegnano che "avere meno è anche un gesto di amore per la Terra". In questa comunità, anche la presenza di un animale domestico come Melody, una cagnolina maltese, si integra, portando benessere e fungendo da "crocerossina" per le consorelle anziane, dimostrando che la vita claustrale è ricca di relazioni e adattamenti.
Barletta | Vestizione religiosa per Carmen D'Agostino
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