Il “Cantico delle Creature”, conosciuto anche come “Cantico di Frate Sole” o “Laudes Creaturarum”, composto da San Francesco d’Assisi e concluso verosimilmente nel 1225, rappresenta una delle prime e più raffinate composizioni della poesia italiana. Quest'opera complessa e profonda si distingue per la sua capacità di esaltare la vita terrena e le sue caratteristiche, offrendo una prospettiva innovativa sul rapporto tra l'uomo, Dio e il mondo, in netta contrapposizione al concetto medievale di contemptus mundi (disprezzo del mondo).
Nel 2025, il Cantico ha compiuto ottocento anni, un anniversario celebrato con numerosi incontri e pubblicazioni, testimonianza della sua intramontabile rilevanza. Personalità come Alessandro Barbero, Aldo Cazzullo e Roberto Benigni hanno dedicato testi al Santo, partendo proprio dal Cantico.

Contesto Storico e Linguistico del Cantico
Il Cantico delle Creature è un’opera fondamentale della letteratura italiana, non solo per il suo valore intrinseco, ma anche perché è il primo componimento letterario in volgare di cui si conosce l’autore. Scritto tra il 1224 e il 1226, in pieno Medioevo, appartiene al genere delle laudi e delle preghiere, destinate a essere recitate o cantate, spesso con accompagnamento musicale, per avvicinare la religione cristiana al popolo.
La lingua utilizzata è il volgare Umbro, una fase di transizione tra il latino e l'italiano moderno. Questa scelta linguistica riflette l'intento di San Francesco di comunicare un messaggio spirituale profondo in modo accessibile, in un'epoca in cui la lingua italiana era ai suoi primi passi. Mentre il "Placito di Capua" del 960 è ritenuto il documento più antico in volgare, e la canzone "Quando eu stava in le tu’ cathene" (forse del 1226) è considerata tra le più antiche poesie, il Cantico delle Creature è spesso indicato come la più antica poesia in lingua italiana, dato che la sua stesura più antica è su una pergamena del XIII secolo conservata ad Assisi nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco.
Si narra che il Cantico sia stato dettato da San Francesco, ormai quasi cieco, e trascritto da Fra Leone. È plausibile che Francesco lo intendesse come un autentico cantico, con una sua melodia, oggi purtroppo perduta, poiché Fra Leone non conosceva le note musicali.
Struttura e Tematiche Principali
Il Cantico si presenta come una "prosa ritmica", simile a un salmo o a una litania, con poche rime. Questa forma, insieme all'invito alla lode all'inizio e alla fine, crea una voluta struttura circolare. Il punto di partenza e il fulcro dell'opera è Dio, lodato attraverso le sue creazioni. Ogni cosa, anche la più umile, è un dono di Dio che riflette la sua bellezza e il suo amore.
I temi principali si concentrano sul creato di Dio e sull'uomo che ne può gioire. Francesco non esalta la natura di per sé, ma la bellezza del creato in quanto "significazione" di Dio stesso. Non è, come potrebbe apparire, un'opera ingenua e spontanea, ma ha un profondo fondamento culturale, ispirandosi a modelli biblici ed evangelici.
La Fratellanza Cosmica
Nel Cantico, San Francesco chiama "fratelli" e "sorelle" tutti gli esseri del creato: il sole, la luna, l'acqua, il fuoco, il vento, la terra e persino la morte. Questa "fratellanza cosmica" va oltre la mera invenzione poetica, indicando una profonda connessione tra ogni elemento ed essere, tutti figli dello stesso Creatore. Le creature, specchio delle perfezioni divine, sono opere e doni del medesimo Autore.
- Frate Sole: viene ricordato nella sua duplice dimensione di luminare che scandisce il tempo e le stagioni e di creatura che "porta significazione" dell'Altissimo.
- Sora Luna e le Stelle: belle, preziose e chiare.
- Frate Vento: purificatore esterno e interno, dell'aria e dell'anima.
- Sora Acqua: umile, preziosa e casta.
- Frate Foco: utile e illumina, bello e giocoso, ma parimenti forte e robusto, invincibile distruttore, capace di ferire come di curare.
- Madre Terra: ricondotta alla dimensione di "sorella", che ci sostiene e ci governa e produce diversi frutti con fiori ed erba.
Questa visione mette al centro l'uomo quale custode e amante delle cose create, animate e inanimate, con l'anelito di vedere e sentire la carezza di Dio nelle sue creature, di amarle per amare maggiormente il suo Creatore. Non c'è mero ecologismo in Francesco, ma uno studio e rispetto della ricchezza del creato, una vera e pura ecologia.

La Dignità del Corpo e l'Accettazione della Morte
Un aspetto innovativo del Cantico è il diverso modo di valutare il corpo, che assume una dignità nuova e si libera da falsi pudori, testimoniando la riconciliazione tra corpo e anima e rivalutando la bellezza fisica.
L'ultima lode è dedicata a Sora Morte Corporale, accettata nella sua naturalità come momento di gioia in cui si manifesta la speranza e la realtà della vita eterna. Francesco la avvicina come una sorella, ricolmo di gratitudine, esprimendo con questo primo poema in volgare italiano la sua capacità di cogliere la presenza del Creatore che dona significato ad ogni cosa.
Influenze Bibliche e Riferimenti Intertestuali
Il Cantico delle Creature non è un'opera isolata, ma si inserisce in una ricca tradizione biblica, riprendendo e rielaborando temi e immagini. Tra le influenze più evidenti si annoverano:
Salmo 19 e Salmo 148
L'esaltazione che il Salmista fa dell'opera creatrice di Dio riecheggia nei primi versi del Cantico. Il Salmo 19 si apre con le parole: «I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera sua. Il giorno al giorno ne annuncia il messaggio; la notte alla notte ne trasmette notizia». Similmente, il Salmo 148 invita tutte le creature a lodare il Signore: «Lodate il Signore dai cieli […] lodatelo sole e luna, lodatelo stelle lucenti …acque che state al di sopra dei cieli … fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di tempesta […]». Francesco riprende e varia i diversi elementi naturali citati nel Salmo, ringraziando il Signore per ogni singola creatura e chiarendone la specificità e utilità con una serie di aggettivi.
Cantico dei Tre Giovani (Daniele 3)
Risulta particolarmente interessante il Cantico dei tre giovani nel libro del profeta Daniele, che presenta molte analogie con l'opera francescana. Entrambi i testi sono una lode al Creatore, pur seguendo vie strutturali diverse. Nel Cantico di Daniele si ripete numerose volte il verbo "benedire" e "cantare", mentre Francesco ripete per ben nove volte il verbo "lodare" (laudato sii, laudate), invitando tutti a una comune lode. In entrambi vengono citati numerosi elementi della creazione, sebbene più particolareggiati in Daniele e più condensati in Francesco. Entrambi i testi iniziano e si concludono benedicendo il Signore e lo ringraziano «perché eterno è il suo amore» (Dan 3,90).
Beatitudini Evangeliche (Matteo 5)
Francesco riprende, con la sua innocente semplicità, il testo delle Beatitudini dal Vangelo di Matteo (come introduzione al Discorso della Montagna, Mt 5-7) e lo adatta allo stile del Cantico, offrendo una rilettura nuova e sempre attuale: «Laudato sii, mii Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione. Questi versi richiamano, con evidente chiarezza, i versetti di Matteo sui “perseguitati a causa della giustizia”, ai quali è annunciata “una grande ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12). Francesco offre una visione profondamente cristiana della sofferenza, richiamando il “grido” dei Vangeli come prova di fedeltà a Dio, obbediente ai precetti evangelici dell’amore e del perdono.
Apocalisse (Capitolo 21)
Il Cantico affronta anche il tema della "morte seconda", menzionata nel libro dell'Apocalisse (Ap 21,8): «[…] la loro sorte è nello stagno di fuoco, quello che brucia con fuoco e zolfo. È questa la morte seconda». Francesco riprende la medesima espressione, ma la struttura il suo pensiero in forma diametralmente opposta, capovolgendo la situazione. Non guarda alla condizione di peccato, quanto piuttosto a coloro che hanno scelto di vivere secondo la volontà di Dio: «Beati quelli ke troverà ne le tue sanctissime voluntati. Ka la morte secunda no’l farrà male». Questa è una visione positiva, un'esortazione a orientare la propria vita secondo la volontà divina.
Letteratura italiana 7: Cantico delle creature, analisi e commento
Il Contesto della Composizione: Dolore e Speranza
Non si sa con certezza quando Francesco scrisse il Cantico, ma le ipotesi più accreditate propendono per il 1224 o il 1225, un anno o due prima della sua morte. Era un periodo in cui Francesco era profondamente segnato dalle malattie e dai dolori delle stimmate ricevute nel settembre 1224. Quasi cieco, con continui dolori acuti agli occhi e sottoposto a trattamenti rudimentali e dolorosi, viveva un'intensa sofferenza fisica e spirituale.
La Compilatio Assisiensis, un testo agiografico, ci fornisce informazioni cruciali sulla storia del Cantico. Nel 1225, gravemente malato agli occhi a causa di un'infezione contratta in Terra Santa, Francesco era ricoverato in una capanna a San Damiano, accudito da Santa Chiara e le sue sorelle. In quella capanna buia, in solitudine e perseguitato dai topi, cadde in una forma di depressione e sconforto. Fu in questo stato di abbattimento che sentì la presenza di Dio che gli ricordava la grande ricchezza del suo amore. Francesco reagì a questo stato depressivo rivolgendo la sua attenzione alla grandezza e alla bellezza del mondo, trasformando la terra, le pietre, l'acqua in una grande ricchezza attraverso la preghiera. Nonostante il dolore, Francesco vedeva l'amore di Dio in ogni cosa e lo cantò. Non c'era in lui un'aspirazione ecologica nel senso moderno, ma un'ammirazione per il Bellissimo in ogni cosa bella, un mezzo per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile, come scritto nella Legenda maggiore.
In un altro momento, la penultima strofa sulla perdono (vv. 22-26) nacque quando Francesco volle affrontare le tensioni tra il podestà e il vescovo Guido II, nella certezza che i due nemici si sarebbero riconciliati, come di fatto avvenne.
La composizione del Cantico è dunque un testamento di un uomo maturo che, pur consumato dalle malattie, aveva mantenuto la purezza dell'innamoramento per Dio, rispondendo al suo dolore con un inno di lode e gratitudine. Come raccontato nella Leggenda perugina (1591), dopo una notte di sofferenza e preghiera, in cui chiese misericordia e forza, Francesco decise di comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature. Così nacque questo poema universale che porta in sé poesia, lode e santità, un testo capace di trasmettere un messaggio trascendente, cosmico e sacro.
La Ricerca della Musica Perduta
Un aspetto affascinante e ancora irrisolto del Cantico è la sua musica originale, che oggi rimane sconosciuta. Frate Alessandro Brustenghi, tenore francescano minore, ha condotto una ricerca approfondita per ritrovare questa melodia perduta. Molti musicisti hanno cercato di immaginarla, da Carl Orff con le sue "Laudes Creaturarum" a Riz Ortolani, autore della colonna sonora del film "Fratello Sole, Sorella Luna" di Franco Zeffirelli, interpretata da Claudio Baglioni.
Frate Alessandro ha confessato che recuperare la musica di Francesco è stato un suo chiodo fisso fin dal noviziato. L'ostacolo principale è l'assenza di testimonianze scritte. Partendo dal testo stesso e da uno studio della musicologa olandese Hélène Nolthenius, ha scoperto una somiglianza impressionante tra la prima strofa del Cantico e l'inno Gloria, laus et honor (Gloria Laus), composto da Teodulfo d'Orléans nel IX secolo e cantato tradizionalmente durante la processione della Domenica delle Palme. Le fonti suggeriscono che Francesco potrebbe aver scritto il Cantico proprio in quel tempo liturgico, quando, malato e assalito dai dubbi, trovò nella preghiera la certezza della salvezza e compose musica e parole per ringraziare.
Il verbo latino "componere" usato dalle fonti, che significa "mettere insieme", suggerisce che Francesco potrebbe aver lavorato sulla base del Gloria Laus, che sicuramente aveva ascoltato, per creare qualcosa di nuovo. Le fonti lasciano anche intuire che la musica non fosse semplicissima da eseguire, tanto che Francesco avrebbe chiamato Fra Pacifico, il "re dei versi" (identificato con Guglielmo Divini, poeta alla corte di Federico II), per insegnarla agli altri frati. Questo indica che non si trattava di "musica popolare", ma di un canto liturgico "secondo l'uso della Chiesa romana", come Francesco aveva abbracciato dopo la sua conversione, abbandonando forse lo stile "profano" della sua gioventù.
Accostando la musica gregoriana del Gloria Laus alla prima strofa del Cantico, Frate Alessandro ha notato una perfetta corrispondenza, offrendo un'ipotesi convincente, sebbene manchino ancora prove definitive.
Importanza e Attualità del Cantico
Il Cantico delle Creature, con la sua visione profondamente cristiana della sofferenza e la sua esortazione al perdono e alla fiducia nella vita eterna, risuona ancora oggi come un inno di gioia e un grido di sofferenza di un mondo bello nella sua creazione, ma lacerato dalla poca cura e dal poco rispetto che gli viene attribuito. Cantare le bellezze del creato significa tutelarne la natura, difenderne le esigenze e cercare condizioni favorevoli perché nulla sia deturpato, violentato o estinto: "abitare il mondo e non possederlo!"
In sintesi, il Cantico è un'opera che da una parte è espressione di stupore per la bellezza del creato, in cui si riflette l'onnipotenza e la bontà di Dio, e dall'altra è un aiuto offerto da Francesco agli altri e a sé stesso per vivere la vita nella lode, perdonare e accogliere la propria morte con speranza.