Il segno grafico dell’interrogazione, con il suo ricciolo che sembra artigliare la mente del lettore, è già eloquente e ben più complesso dell’esclamativo. Il lessico stesso mostra le varie iridescenze dell’atto di domandare: chiedere, ma anche interpellare, cercare, postulare, consultare e persino indagare e scrutare. Già sui banchi del liceo di un tempo si imparava la distinzione latina tra il quaerere, un «domandare» per sapere, e il petere, un «chiedere» per ottenere.
Fare le vere domande è un esercizio tutt’altro che facile. Rousseau, nella Nouvelle Eloise (1761), lo riteneva «un’arte più da maestri che da discepoli. Bisogna già aver imparato molte cose per saper domandare ciò che non si sa». Balzac, nella Pelle di zigrino (1831), ribadiva che «la chiave di tutte le scienze è indiscutibilmente il punto di domanda. Dobbiamo la maggior parte delle scoperte al Come? E la saggezza nella vita consiste nel chiedersi, a qualunque proposito, Perché?». Questa divagazione su una delle componenti capitali del pensiero e del linguaggio ci conduce a un crocevia molto affollato di domande, quello delle Sacre Scritture.
Gesù: Maestro delle Domande e delle Risposte
Da un lato, le Scritture custodiscono gli interrogativi «ultimi» sul mistero, sulla trascendenza, sul divino. D’altro lato, ci invogliano anche verso le domande «penultime» sull’essere, sull’esistenza, sull’etica. Cristo ha certamente offerto risposte lapidarie - una per tutte sulla tormentata contiguità tra fede e politica: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio» - ma curiosamente è stato anche un instancabile provocatore di domande.
Un monaco di Bose, Ludwig Monti, ha contato le domande poste da Gesù scorrendo i quattro Vangeli e ne ha isolate 217, ben più delle 141 che sono state rivolte al rabbì di Nazaret. Monti ne ha selezionati 118 distribuendoli in 41 unità tematiche, suggerendo ai lettori di lasciarsi interpellare da quel «ricciolo» graffiante del vero punto di domanda. Come suggeriva Oscar Wilde, «a dar risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio». Curiosamente, il libro di Monti è dedicato a una figura “laica” come Umberto Galimberti, autore del saggio Il segreto della domanda (2008), che si è confrontato dialetticamente con i temi teologici.
Questo è lo stile dominante nelle interrogazioni di Gesù che Monti seleziona e commenta in modo coinvolgente. Solo per far balenare qualche lampo delle sfide che sono lanciate dal maestro di Galilea, ecco qualche passo evangelico:
- «La gente chi dice che io sia?… Ma voi, chi dite che io sia?» (Matteo 16:13-17)
- «O generazione incredula! Fino a quando vi sopporterò?»
- «Perché siete paurosi?»
Non si dimentichi che Ludwig Monti nel 2012 ha già pubblicato una raccolta delle Parole dure di Gesù. Le spiegazioni che accompagnano i testi raccolgono la dimensione interpellante delle parole di Cristo e diventano spunto di risposta personale, morale, esistenziale. Il rischio è quello di stemperare il sale delle domande, attenuarne nel linguaggio ecclesiale la potenza letteraria, anestetizzarne lo «scandalo» e l’essenzialità.

Domande di Cristo che contengono risposte tenere
Alcune delle domande di Cristo, però, contengono già risposte tenere:
- «Che cosa vuoi che io faccia per te?», chiede al cieco di Gerico.
- «Vedi questa donna?», dice al fariseo ipocrita riguardo alla prostituta in lacrime.
- «Quanti pani avete?», domanda prima di moltiplicarli per la folla affamata.
- «Perché siete turbati e perché sorgono tali pensieri nel vostro cuore?», interroga i suoi apostoli sconcertati incontrandoli da risorto (Luca 24:36-40).
Sarebbe interessante raccogliere anche le domande umane rivolte a Cristo. Allargando l’orizzonte biblico, non si dimentichi che, ad esempio, il libro di Giobbe è un’ininterrotta interrogazione lanciata verso un cielo apparentemente vuoto e muto. Durissimo era Heine nel suo Lazzaro: «Non cessiamo di interrogarci / ancora e ancora / finché una manciata di terra / ci chiuderà la bocca… / Ma questa è una risposta?». Ben diverso è l’esito della domanda di Giobbe che, a sorpresa, avrà come risposta da Dio una sequenza di ulteriori domande che, però, custodiscono in sé il germe del senso ultimo, capace di collocare in un «progetto» metarazionale l’insonne interrogarsi sul mistero del male.
Chi è Gesù Cristo? La sua Natura e Missione
Gesù Cristo è il Figlio Unigenito dell'Unico Creatore Dio del Cielo e della Terra e di tutto ciò che esiste in essi. Egli ha dato la propria vita in sacrificio per redimere e perdonare tutti coloro che credono in Lui, e promette di tornare sulla terra per portare tutti coloro che credono in Lui come Figlio di Dio a vivere per sempre con il nostro Padre celeste nel Paradiso eterno di Dio. Come seconda persona della Trinità, Gesù è ugualmente Dio, come lo è il Padre e lo Spirito Santo. È il nostro Salvatore e ci ama in modo soprannaturale.

Il Vangelo di Marco: Il Mandato Missionario
Il vangelo di Marco (Mc 16,15-20) riporta le parole di Gesù ai suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. La Chiesa cattolica celebra nella sua liturgia la solennità dell'Ascensione del Signore. Questo brano è la “seconda” conclusione del vangelo secondo Marco. Nella “prima” conclusione (Mc 16,8), la narrazione rimane molto aperta: le donne si recano al sepolcro, apprendono dal “giovane con la veste bianca” che Gesù è risorto e devono comunicarlo agli Apostoli ed ai discepoli, ma loro scappano impaurite. Una conclusione ricca di sacro timore e sacro mistero, che lascia appunto la narrazione aperta.
La conclusione che si legge oggi, pur se aggiunta in seguito, ha la funzione di espandere la prospettiva della narrazione, mostrando come anche gli Apostoli abbiano potuto godere di un “incontro personale” con il Risorto - nonostante lo avessero abbandonato prima della Croce. La rappresentazione dell'Ascensione del Signore riprende un tema veterotestamentario, poiché la pericope: «fu assunto in cielo e sedette alla destra», altro non è che la composizione di due versetti dell'antico testamento (2Re 2,11; Sal 110,1). Con l'Ascensione prende forma il disegno del Padre: dalla croce, alla Risurrezione, all'Ascensione, aspettando la parusia (il ritorno di Cristo alla fine dei tempi). Questo, secondo i teologi, il disegno che si palesa nella Rivelazione. In questa conclusione il vangelo di Marco sfocia nel mandato missionario affidato agli Apostoli. Il vero compito del fedele, soprattutto nelle prime comunità cristiane, stava appunto nella testimonianza della Parola, come dice etimologicamente la parola “martirio”. Un essere testimone che mostra nella propria esistenza l'efficacia della Parola, senza imporla a nessuno: «confermando la Parola con i segni che la accompagnavano».
L'Ascensione di Gesù al Cielo spiegata da Don Luigi Maria Epicoco
Rinascere per Vedere il Regno di Dio (Giovanni 3)
Secondo il Vangelo di Giovanni, capitolo 3, Gesù dichiara a Nicodemo: "Ti dico la verità, nessuno può vedere il Regno di Dio se non rinasce (o nasce dal cielo)". Nicodemo chiede come si possa nascere quando si è vecchi, e Gesù risponde: "In verità ti dico: nessuno può entrare nel regno di Dio se non è nato dall'acqua e dallo Spirito. Ciò che è nato dalla carne è carne, ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito".
Gesù prosegue: "Nessuno è mai salito in cielo se non colui che è venuto dal cielo: il Figlio dell'uomo. Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così anche il Figlio dell'uomo deve essere innalzato, che chiunque crede in lui possa avere la vita eterna. Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio infatti ha mandato il suo Figlio nel mondo, non per condannare il mondo, ma per salvarlo attraverso di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non crede nel nome dell'Unigenito Figlio di Dio. Questo è il giudizio: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato le tenebre, non la luce, perché le loro azioni erano malvagie. Chi pratica il male odia la luce e non si avvicina alla luce, temendo che le sue opere si manifestino. Ma colui che fa la verità viene alla luce, affinché possa vedere chiaramente che le sue opere sono eseguite attraverso Dio".
Il Dono dell'Acqua Viva e l'Adorazione in Spirito e Verità (Giovanni 4)
Nel capitolo 4 del Vangelo di Giovanni, Gesù risponde alla donna samaritana: "Se tu conoscessi il dono di Dio e gli chiedessi dell'acqua, lo avresti chiesto e lui ti avrebbe dato acqua viva". La donna, sorpresa, chiede dove possa prendere quest'acqua viva dato che Gesù non ha nulla per attingere e il pozzo è profondo. Gesù risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo, ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete. Al contrario, l'acqua che gli darò diventerà in lui un pozzo d'acqua che germoglia nella vita eterna".
Gesù aggiunge: "È giunto il momento, e in effetti è già arrivato, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Questi sono gli adoratori che il Padre cerca. Dio è uno spirito, e i suoi adoratori devono adorarlo in spirito e verità". Conclude dicendo: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di finire il suo lavoro".
L'Autorità del Figlio e la Vita Eterna (Giovanni 5)
Nel capitolo 5 di Giovanni, Gesù afferma: "In verità vi dico che il Figlio non può fare nulla da se stesso; può solo fare ciò che vede fare il Padre, perché anche quello che fa il Figlio il Padre. Per il Padre ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che fa. Sì, con vostra ammirazione, vi mostrerà opere anche più grandi di queste. Poiché il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, il Figlio dà anche la vita a chi vuole. Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio onorando il Padre. Colui che non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato".
Prosegue: "Ti assicuro che chiunque ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non sarà condannato, ma è passato dalla morte alla vita. Vi dico che è giunto il momento, ed è già venuto, quando i morti ascolteranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che ascoltano vivranno. Perché, proprio come il Padre ha la vita in se stesso, ha dato al Figlio di avere la vita in se stesso. E gli diede l'autorità di giudicare, poiché è il Figlio dell'uomo. Non ti meravigliare di questo, perché verrà il tempo in cui tutti quelli che sono nelle tombe sentiranno la tua voce, ed essi andranno avanti; quelli che hanno fatto del bene si leveranno in vita e quelli che hanno fatto del male risorgeranno per essere condannati".
Gesù conclude: "Da solo non posso fare nulla; Giudico solo mentre ascolto, e il mio giudizio è giusto, perché non cerco di compiacere me stesso, ma a chi mi ha mandato. E il Padre che mi ha mandato, ha testimoniato di me. Non hai mai sentito la sua voce, né hai visto la sua forma, né la sua parola dimora in te, perché non credono a colui che ha mandato. Tuttavia, non vuoi venire da me per avere la vita. Non accetto la gloria degli uomini, ma io ti conosco. So che non hai l'amore di Dio. Sono venuto nel nome di mio Padre e non mi hai accettato; ma se un altro viene nel suo nome, lo accetterete. Come puoi credere, se accetti la gloria degli altri, ma non cerchi la gloria che viene dall'unico Dio? Ma non pensare che ti accuserò del Padre. Chi ti accusa è Mosè, in cui sono le tue speranze".
Il Pane della Vita (Giovanni 6)
Nel capitolo 6 di Giovanni, dopo aver moltiplicato i pani, Gesù si ritira sulla montagna. Alla folla che lo segue dice: "Non lavorare per il cibo che è rovinato, ma per il cibo che rimane per la vita eterna, che il Figlio dell'Uomo ti darà. Dio Padre ha messo il suo sigillo di approvazione su di lui". Quando gli chiedono cosa devono fare per compiere le opere di Dio, Gesù risponde: "Questa è l'opera di Dio: credere in Colui che ha mandato".
Gesù dichiara: "In verità vi dico, non è stato Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il vero pane dal cielo. Perché il pane di Dio è colui che è disceso dal cielo e dà la vita al mondo". Poi aggiunge: "Io sono il pane della vita. Chi viene a me non avrà mai fame; chi crede in me non avrà mai più sete. Ma, come ti ho detto, mi hai visto, ma ancora non ci credi. Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me, e chiunque verrà a me non lo rifiuterò mai. Poiché sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma per fare la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: non perdere nulla delle cose che mi ha dato, ma innalzarlo nell'ultimo giorno. Poiché la volontà del Padre mio è che chiunque guarda il Figlio e crede in lui, avrà la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Nessuno può venire da me se il Padre che mi ha mandato non lo attrae; e lo risusciterò nell'ultimo giorno".
Conclude questa sezione dicendo: "Nessuno ha visto il Padre se non colui che viene da Dio; solo lui ha visto il Padre. Ti assicuro che colui che crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I loro antenati mangiarono la manna nel deserto, ma morirono. Ma ecco il pane che scende dal cielo in modo che nessuno che lo mangia muoia. Io sono il pane vivo che è venuto giù dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà per sempre. Questo pane è la mia carne, che darò per la vita del mondo".
E ancora: "In verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e bevete il suo sangue, non avrete vita in voi. Chiunque mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Tutti quelli che mangiano la mia carne e bevono il mio sangue rimangono in me e io in lui. Proprio come il Padre vivente mi ha mandato e vivo a causa del Padre, così chi si nutre di me vivrà per me. Questo è il pane che è venuto giù dal cielo. I tuoi antenati hanno mangiato la manna e sono morti, ma chi si nutre di questo pane vivrà per sempre".
Alla reazione dei discepoli, Gesù risponde: "Ti ha offeso? Cosa succederà se vedrai il Figlio dell'Uomo ascendere dove era prima? Lo Spirito dà vita; la carne non produce nulla da gustare. Le parole che ti ho detto sono spirito e vita. Ecco perché ti ho detto che nessuno può venire da me, a meno che non ti sia dato dal Padre".
L'Insegnamento di Gesù e il Giudizio (Giovanni 7)
Nel capitolo 7 di Giovanni, Gesù dichiara: "Il mondo non può odiarli, ma mi odia perché testimonio che ciò che fa è male. Il mio insegnamento non è di me stesso. Viene da colui che mi ha mandato. Se qualcuno decide di fare la volontà di Dio, scoprirà se il mio insegnamento viene da Dio o se parlo per me stesso. Chi parla di se stesso cerca la propria gloria, ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato, questo è vero; non c'è niente di falso in te. Non giudicare solo dall'apparenza, ma formulare giudizi giusti".
Mentre insegnava nel tempio, Gesù esclama: "Sì, tu mi conosci e so dove sono. Non sono qui da solo, ma quello che mi ha mandato è vero. Tu non lo conosci, ma lo conosco perché vengo da lui e mi ha mandato". Aggiunge: "Io sono con voi solo un poco e andrò da colui che mi ha mandato. Mi cercherete, ma non mi troverete; Non puoi andare nel posto dove sarò". Nell'ultimo e più importante giorno della festa, Gesù si alza e dice ad alta voce: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva".
La Donna Adultera e la Luce del Mondo (Giovanni 8)
Nel capitolo 8 di Giovanni, gli scribi e i Farisei portano a Gesù una donna colta in flagrante adulterio. Alla loro domanda su cosa fare secondo la Legge di Mosè, Gesù si china e scrive per terra. Poi dice: "Se qualcuno di voi è senza peccato, sia il primo a lanciarle pietre". Dopo che tutti se ne vanno, Gesù chiede alla donna: "Donna, dove sono? Nessuno l'ha condannata?". Lei risponde: "Nessuno, Signore". Gesù dichiara: "Non ti condanno neanche io. Ora vai e abbandona la tua vita di peccato".
Parlando nuovamente al popolo, Gesù dice: "Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà mai nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". Afferma ancora: "Anche se testimonio in mio favore, la mia testimonianza è buona, poiché so da dove vengo e dove vado. Ma tu non sai da dove vengo o dove vado. Giudichi secondo gli standard umani; Non giudico nessuno. Anche se giudico, le mie decisioni sono vere, perché non sono solo. Sono con il Padre che mi ha mandato. È scritto nella tua Legge che la testimonianza di due uomini è valida. Porto testimonianza di me stesso; L'altra mia testimonianza è il Padre che mi ha mandato".
Quando gli chiedono "Dov'è tuo padre?", Gesù risponde: "Tu non conosci né me né mio Padre. Se tu mi conoscessi, conoscerai mio Padre". Dice ancora: "Io vado via e cercherete per me, e voi morirete nei vostri peccati. Dove sto andando, non puoi andare". E prosegue: "Tu sei dal basso; Sono di sopra. Tu sei di questo mondo; Non sono di questo mondo. Ti ho detto che morirai nei tuoi peccati. Se non credi che io sia, in realtà morirai nei tuoi peccati".
Alla domanda "Chi sei?", Gesù risponde: "Esattamente quello che ho detto da sempre. Ho molte cose da dire e giudicare su di te. Perché colui che mi ha mandato è degno di fiducia, e io dico al mondo cosa ho sentito da lui". Quando solleveranno il Figlio dell'uomo, conosceranno che lui è, e che non fa nulla da se stesso, ma parla esattamente ciò che il Padre gli ha insegnato. "Colui che mi ha mandato è con me; non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre ciò che gli piace".
Ai Giudei che avevano creduto in lui, Gesù dice: "Se rimani saldo nella mia parola, sarai veramente miei discepoli. E conoscerai la verità e la verità ti renderà libero". Risponde poi: "Io ti dico la verità: chiunque vive nel peccato è schiavo del peccato. Lo schiavo non ha un posto fisso nella famiglia, ma il bambino gli appartiene per sempre. Pertanto, se il Figlio ti rende libero, sarai davvero libero. So che sei discendente di Abramo. Eppure stanno cercando di uccidermi, perché in te non c'è posto per la mia parola. Ti sto dicendo quello che ho visto alla presenza del Padre, e tu fai quello che hai sentito da tuo padre".
Accusato di avere un demone, Gesù afferma: "Io non sono posseduto da un demone! Al contrario, onoro mio padre e mi disonori. Non cerco la gloria per me stesso; ma ci sono quelli che cercano e giudicano. Ti assicuro che se qualcuno obbedisce alla mia parola, non vedrà mai la morte". Alla loro incredulità e alla domanda se lui sia più grande di Abramo, Gesù risponde: "Se io glorifico me stesso, la mia gloria non significa nulla. Mio Padre, che tu dici è il tuo Dio, mi glorifica. Tu non lo conosci, ma io lo conosco. Se ti dicessi che non ti conosco, sarei un bugiardo come te, ma lo conosco e obbedisco alla sua parola. Abramo, tuo padre, si rallegrava che avrebbe visto il mio giorno; lo vide e fu contento". Infine, alla loro osservazione sulla sua età, Gesù dichiara: "Io ti dico che prima che Abramo nasca, IO SONO!"

Il Cieco Nato (Giovanni 9)
Al suo passaggio, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli chiesero: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?".
L'Ascensione di Gesù al Cielo spiegata da Don Luigi Maria Epicoco
Le Parole di Gesù: Memoria Orale e Testimonianza di Fede
Le parole pronunciate veramente da Gesù nei Vangeli sono oggetto di studio. Il vangelo ci trasmette senz’altro la fama e il fascino della parola di Gesù. Si pensi per esempio alle varie parabole che Gesù racconta, al discorso della montagna, alle varie esortazioni rivolte ai discepoli. È innegabile che la memoria della predicazione di Gesù fu mantenuta e organizzata inizialmente in forma di trasmissione orale. Era questa del resto la prassi della cultura ebraica in cui il vangelo è nato ed è cresciuto. I bambini ebrei apprendevano la storia sacra per via di memorizzazione.
Gli studiosi più attenti del vangelo ipotizzano l’esistenza di una raccolta di detti di Gesù che poi i quattro evangelisti hanno utilizzato per stilare i loro vangeli. È da notare anche che ogni scrittore ha utilizzato detto materiale all’interno di una propria visione delle cose e di una originaria comprensione del mistero di Gesù. I quattro vangeli sono senz’altro dei documenti storici sulla nascita, vita e morte e risurrezione di Gesù, ma sono soprattutto una esperienza di fede di coloro che sono vissuti con Gesù, ma anche la comprensione che di Gesù ha avuto la prima comunità cristiana. È una testimonianza del come i credenti hanno vissuto e annunciato il mistero grandioso del Dio fatto uomo e morto sulla croce e poi risorto. Nessun evangelista, quindi, intende raccontarci i fatti storici nella loro esattezza di cronaca. Tutti vogliono narrarci la verità profonda del Signore Gesù.