La Basilica di San Marco: Storia, Canoni e Organizzazione Ecclesiastica

Le Origini e lo Status Giuridico della Basilica di San Marco

La Basilica di San Marco a Venezia ha rivestito un'importanza capitale nell'ordinamento politico e religioso della Repubblica Serenissima, distinguendosi per la sua peculiare giurisdizione.

La Fondazione e la Giurisdizione Ducale

La basilica fu fondata nell'828 dal doge Giustiniano Partecipazio con lo scopo di accogliervi le reliquie dell'Evangelista Marco, traslate da Alessandria. Secondo la tradizione, San Marco fu il primo a cristianizzare la Venetia. Già alla sua fondazione, la basilica figurava essere posta, come unica chiesa, all'interno della giurisdizione dogale, ereditando i diritti dall'antica cappella ducale di San Todaro (o Teodoro), il primo patrono della città. Dal punto di vista giuridico, San Marco nasceva dunque come chiesa privata dei dogi; agli stessi spettava la nomina del clero officiante nella basilica.

Ancora nel 982, all'epoca del dogado di Pietro I Orseolo, la si chiamava «libera a servitute Sanctae Matris Ecclesiae» ("libera dalla servitù di Santa Madre Chiesa"). Sebbene si sia discusso se San Marco fosse sin dalle origini sottratta alla giurisdizione del vescovo di Castello, stando alla documentazione edita, solo dalla metà del XIV secolo si hanno prove attendibili circa la soggezione dei cappellani di San Marco al solo potere ducale e al godimento di particolari libertà dalla chiesa matrice, la cattedrale.

Il Doge come "Capo della Chiesa di San Marco"

Da un punto di vista ecclesiastico, la chiesa marciana era rappresentata dal doge di Venezia che, sin dai tempi più antichi, aveva il titolo di "Capo della Chiesa di San Marco" e quindi con prerogative di Vescovo. Questa valenza religiosa del doge fu anche oggetto di dibattito nel Concilio di Trento (1545-1563). In tale consesso, riconoscendo che il doge rappresentava la Chiesa ma non era né un vero e proprio vescovo consacrato (successore degli Apostoli), né solamente un principe, si dovettero modificare le formule conclusive per comprendere, accanto ai vescovi e ai principi, il doge di Venezia.

Doge di Venezia in abiti cerimoniali all'interno della Basilica di San Marco

Il Primicerio e il Capitolo Marciano

Il Primicerio della Basilica di San Marco era una figura centrale nell'organizzazione ecclesiastica veneziana, in quanto primo canonico del capitolo e reggente della cappella palatina del Doge.

Il Ruolo e le Competenze del Primicerio

La carica di Primicerio fu istituita nel 982 ed era di nomina ducale. Egli era il reggente della cappella palatina del Doge, cioè la basilica stessa, e delle Scole Marciane, come pure dei pievani ad essa collegate. In qualità di rappresentante del Doge, il Primicerio celebrava pontificali, amministrava la prima tonsura e gli ordini minori e, per un certo periodo, aveva anche la facoltà di ordinare presbiteri. Sino alla caduta della Repubblica, la chiesa era di giuspatronato dogale e le incombenze più propriamente ecclesiastiche erano delegate al Primicerio, considerato il prelato della «diocesi separata» di San Marco, scelto e investito direttamente dal doge.

L'Organizzazione del Capitolo e la Cura Pastorale

Il capitolo della basilica di San Marco era il corpo ecclesiastico preposto alla vita della cappella ducale e alla cura delle anime nella sua peculiare giurisdizione. Al Doge spettava la nomina del clero officiante. In particolare, erano di competenza dogale l'elezione dei dodici canonici del capitolo, inclusi i due sacrestani incaricati della cura d'anime e i due sottosacrestani. Ai Procuratori di sopra spettava invece la nomina dei rimanenti membri del capitolo, ossia i sei sottocanonici e gli otto beneficiati.

Negli anni a cavallo tra il declinare del XII secolo e gli inizi del secolo successivo, la basilica ducale si affermò e si ingerì pure sulle strutture parrocchiali della città, mediante la rivendicazione di quote di decima spettanti a chiese parrocchiali vicine e l'acquisizione di riconoscimenti e privilegi propri della chiesa matrice sulle parrocchie di San Basso, San Geminiano (vulgo San Zeminian) e di San Giuliano (vulgo San Zulian).

Solo agli albori del XVI secolo si definirono e strutturarono i quadri e le titolarità incaricati, all'interno del capitolo marciano, della cura delle anime della parrocchia. Nel 1502, due sacrestani vennero aggregati al capitolo con l'incarico del governo pastorale della parrocchia, coadiuvati di lì a breve da due sottosacrestani. La loro giurisdizione si estendeva sostanzialmente sul palazzo ducale, gli ambienti delle procuratie e le carceri pubbliche.

Sino alla fusione del capitolo cattedrale di San Pietro Apostolo con il capitolo ducale di San Marco - provvedimenti disposti dalle leggi eversive napoleoniche nel 1807, ratificati e sanati canonicamente con la bolla «Ecclesias quae» del 1821 - la parrocchialità risiedeva, di diritto, presso il detto capitolo dogale, di fatto essendo affidata a due canonici sacrestani, considerati facenti funzioni di parroco nomine capituli.

In tale esercizio, i due sacrestani erano assistiti da due sottosacrestani, ai quali spettava in particolare collaborare nell'amministrazione del sacramento del battesimo, nella somministrazione dell'eucarestia, nel portare la comunione in forma pubblica agli infermi, il viatico anche in forma privata e nel dare l'estrema unzione ai moribondi. Spettava invece a due archivisti la regolare tenuta e custodia dei registri canonici, oltreché delle carte di varia natura prodotte o acquisite dal capitolo.

Trasformazioni Giurisdizionali e la Fine di una Peculiarità

Con la caduta della Repubblica nel 1797 e la fine della serie dei dogi di Venezia, il capitolo della basilica e il Primicerio persero le basi della propria particolarità giurisdizionale. Le date di esistenza del capitolo, inteso nella sua forma storica e giurisdizionale, sono state indicate come 0828 - 1967, coincidendo con la Parrocchia di San Marco, Venezia.

Il Trasferimento della Sede Patriarcale

Il trasferimento della sede patriarcale dalla cattedrale di San Pietro Apostolo alla basilica di San Marco, sancito dal napoleonico Regno d'Italia nel 1806 ed operativo dall'ottobre del 1807 (decreto sanato canonicamente nel 1821 con la bolla «Ecclesias quae»), manteneva alla nuova cattedrale anche i diritti parrocchiali. Nell'occasione, questi furono estesi sui territori delle parrocchie soppresse di San Giovanni in Oleo (vulgo San Giovanni novo) e San Basso e, nel 1810, anche della parrocchia di San Moisè.

Dopo tale data, con la razionalizzazione delle strutture ecclesiastiche seguita alle soppressioni napoleoniche e la riorganizzazione amministrativa e canonica del sistema parrocchiale veneziano elaborata durante l'età della Restaurazione austriaca, la cura delle anime venne affidata ad un arciprete parroco - nel contempo l'arcipretura veniva promossa al rango di prima dignità del capitolo cattedrale - assistito da un coadiutore di prima classe e sei di seconda.

La Separazione della Cura delle Anime (1967)

Nel 1967, in esecuzione del motu proprio pontificio del 1 settembre di quell'anno, la cura delle anime venne separata dal capitolo patriarcale e la sede della parrocchia trasferita nella chiesa di San Moisè.

Basilica di San Marco a Venezia

Architettura e Iconografia della Basilica

La Basilica di San Marco è un capolavoro architettonico e artistico che riflette la sua ricca storia e il suo profondo legame con la spiritualità bizantina.

Descrizione Architettonica

La costruzione della Basilica, come la conosciamo oggi, iniziò nel 1063, incorporando le fondamenta e i muri di precedenti chiese dedicate a San Marco. Ispirata alla Basilica dei Dodici Apostoli di Costantinopoli, questa struttura più recente e più grande adotta una pianta a croce greca, mettendo in risalto le sue cinque grandi cupole all'incrocio. Lo schema architettonico della chiesa prevede intricati pennacchi, grandi volte e quattro pilastri principali che sostengono la cupola centrale. Accuratamente decorato con mosaici a fondo oro, l'interno orchestra senza soluzione di continuità le singole zone spaziali. Nel corso del tempo, modifiche significative introdussero un nartece, un rosone gotico e altre alterazioni legate a motivi strutturali e di prestigio.

Mosaici interni della Basilica di San Marco a Venezia

La Spiritualità Bizantina nei Mosaici

Un recente studio, "I mosaici di San Marco - Itinerari spirituali nella tradizione liturgica bizantina" di mons. Orlando Barbaro, arricchisce la già ricca bibliografia esistente. Il libro propone un viaggio spirituale per leggere, secondo i canoni bizantini, la specificità della decorazione musiva della Basilica, tutta protesa a fare vivere i misteri della salvezza celebrati e vissuti nella liturgia. Mons. Barbaro sottolinea che la Basilica è uno degli edifici più integri, almeno in Occidente, dell’arte e cultura Bizantina per la sua forma architettonica, la pianta a croce greca e la maggior parte della decorazione musiva. Per la spiritualità ortodossa bizantina, la funzione dell’immagine - l'Icona - sia essa dipinta, affrescata o eseguita a mosaico, è a servizio della liturgia e del mistero (festa) celebrato. L'intenzione di questo studio è quindi di addentrarsi in una lettura particolare, cogliendo i segni di questa spiritualità e il ruolo dell'Icona nella celebrazione liturgica ortodossa per applicare questi aspetti alla lettura del progetto musivo e del significato dei principali mosaici.

Informazioni Archivistiche e Riferimenti Selezionati

Fondi Archivistici

  • Parrocchia di San Marco di Venezia (fondo)

Riferimenti Bibliografici Selezionati

La documentazione sulla Basilica di San Marco e il suo capitolo è vasta, come testimoniano opere quali:

  • A. RIGON, I vescovi veneziani nella svolta pastorale dei secoli XII e XIII, in La Chiesa di Venezia nei secoli XI-XIII, a cura di F. TONON, Venezia 1988.
  • B. BETTO, Il capitolo della basilica di S. Marco in Venezia: statuti e consuetudini dei primi decenni del sec. XIV, Padova 1984.
  • B. BETTO, La chiesa ducale, in La Chiesa di Venezia nel Seicento, a cura di B. BERTOLI, Venezia 1992.
  • D. RANDO, Aspetti dell'organizzazione della cura d'anime a Venezia nel secoli XI-XII, in La Chiesa di Venezia nei secoli XI-XIII, a cura di F. Tonon, Venezia 1988.
  • D. RANDO, Una Chiesa di frontiera. Le istituzioni ecclesiastiche veneziane nei secoli VI-XII, Bologna 1994.
  • F. CAVAZZANA ROMANELLI, Fonti archivistiche marciane nell'Archivio Storico del Patriarcato di Venezia, in San Marco: aspetti storici e agiografici, a cura di A. NIERO, Venezia 1996.
  • F. CORNER, Ecclesiae Venetae antiquis documentis nunc etiam primus editis illustratae ac in decades distributae, Venetiis 1749, vol. X.
  • F. CORNER, Notizie storiche delle chiese e dei monasteri di Venezia e di Torcello, Padova 1758.
  • G. CAPPELLETTI, Storia della Chiesa di Venezia dalla sua fondazione sino ai nostri giorni, Venezia 1851.
  • G. TASSINI, Curiosità veneziane, Venezia 1915.
  • G.B. GALLICCIOLLI, Delle memorie venete antiche, profane ed ecclesiastiche, Venezia 1795.

tags: #canonici #cattedrale #di #san #marco