Le Campane della Cattedrale di Reggio Emilia: Storia, Tradizione e Maestri Fonditori

Il Tempo Sacro e il Tempo Laico: Il Ruolo delle Campane nella Storia di Reggio Emilia

Nella città medievale di Reggio Emilia convivevano due concezioni del tempo, profondamente diverse tra loro: un tempo religioso e un tempo laico. Citando Jacques Le Goff, si potrebbe parlare di "Tempo della Chiesa e tempo del mercante". Il tempo religioso, scandito dalle campane della Cattedrale, ricordava lo svolgersi delle funzioni liturgiche, richiamava alla preghiera quotidiana e faceva risuonare nelle anime la presenza di Dio. Questo tempo dello spirito era dilatato ed eterno, e le campane erano sufficienti a segnalarlo.

Il tempo laico, invece, segnalato dalla torre del Comune, regolava il mercato, fissava le ore di lavoro e determinava lo svolgersi degli affari. Era il tempo del corpo. L'Amministrazione cittadina, consapevole dell'importanza di una esatta determinazione dello scorrere del tempo, sostituì ben presto il semplice rintocco delle campane con sofisticati congegni meccanici. Già nel 1385 Jacopino Magnano realizzò un primo orologio, seguito da un secondo nel 1415 ad opera di Rolando Regoli da Collecchio. Tuttavia, la storia dell'orologio cittadino è legata soprattutto alla famiglia Raineri: nel 1444 Bartolomeo Raineri costruì un terzo meccanismo, e nel 1481 Giampaolo Raineri realizzò un nuovo orologio, opera importantissima nella storia dell'orologeria. Le ore venivano segnate su un grande quadrante circolare a doppio ordine di indici, con intarsi in marmo bianco e nero di Carrara e marmo rosso veronese, oltre a pietra d'Istria. Il quadrante comprendeva anche il moto del sole attraverso i segni dello zodiaco e le fasi della luna. Ad ogni scoccare di ora, un corteo animato dei tre re magi, preceduti da un angelo che suonava la tromba, scorreva, porgendo riverenza, davanti all'immagine della Madonna con bambino che seguiva con il movimento della testa il percorso degli automi; contemporaneamente un gigante batteva le ore sulle campane. Caduto in disuso, l'orologio degli automi fu abbandonato negli scantinati del palazzo, finendo su un banchetto di "robivecchi", per poi essere recuperato da Francesco Chiloni e donato al Museo.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta: Un Edificio Millenario

Dalle Origini ai Lavori Architettonici

La Cattedrale di Reggio Emilia è la chiesa principale della Diocesi, dedicata a Santa Maria Assunta. La storia di questo edificio è lunga e complessa, caratterizzata da una grande stratificazione di stili che vanno dall'epoca romana fino ai nostri anni. Realizzata a partire dal 1624, la cappella era destinata ad accogliere i resti mortali dei coniugi Fiordibelli, generosi benefattori della fabbrica del duomo. Gli stucchi della volta furono eseguiti da Nicola Sampolo e dal giovane Paolo Emilio Besenzi, mentre la pala d'altare con la Madonna Assunta e i santi Pietro apostolo e Girolamo è opera di Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino (1625-1626).

Sul transetto a nord si apre la cappella del Sacramento, che si presenta nella sua veste settecentesca, con uno splendido tempietto marmoreo realizzato a partire dal 1577 dal Clemente e dai suoi allievi. Nella parete sinistra della cappella è scolpita un'altra opera di Bartolomeo Spani del 1508: il monumento funebre al vescovo Bonfrancesco Arlotti. La cripta è divisa in nove navatelle, tre cappelle e altrettanti absidi. Sotto l'altare è custodito il reliquiario con i resti di Crisante e Daria, donati al vescovo Adelardo dal re Berengario II intorno al 946 d.C.

Foto interna della Cattedrale di Reggio Emilia con architetture e opere d'arte

Il Campanile e le Sue Sette Campane

Le sette campane del Duomo di Reggio Emilia sono recentemente tornate a risuonare a pieno ritmo. Sebbene avessero già iniziato i loro rintocchi dopo la conclusione dei lavori di restauro della torre campanaria, iniziati a febbraio e costati 390mila euro (cifra ottenuta dalla Diocesi grazie ai finanziamenti PNRR), l'inaugurazione ufficiale si è tenuta in una giornata di festa per la Chiesa reggiana. Da venerdì a domenica sono stati dedicati tre giorni ai santi Crisanto e Daria, martiri della chiesa cristiana e co-patroni di Reggio insieme a San Prospero. Alle 13 di domenica, a seguito della messa pontificale in Cattedrale, si è svolto il concerto dell'Unione dei Campanari Reggiani. Il cantiere si è concentrato sulla sicurezza, sistemando il tetto, le finestre e l'intonaco dei muri. I ponteggi, un tempo ben visibili da piazza Prampolini, sono stati rimossi e ora la torre campanaria è tornata a risplendere in tutto il suo splendore.

Le campane, che risalgono alla seconda metà del '700, non sono state toccate dai lavori di restauro della torre. Il loro suono è estremamente codificato e si svolge, per quanto riguarda la Cattedrale di Reggio, esclusivamente in modo manuale. Sono dedicate a vari santi e scandivano i tempi della giornata, quelli del lavoro e quelli della preghiera, favorendo l'unità della vita civile e religiosa tipica di quei tempi. Annunciavano le messe, i battesimi e i funerali, avvisavano di pericoli e chiamavano a raccolta i cittadini, fungendo da veri e propri "notiziari" dell'epoca e contribuendo all'unità della città. Ancora oggi si usa la parola "campanilismo" per significare un senso di appartenenza.

Foto della torre campanaria della Cattedrale di Reggio Emilia restaurata

L'Unione dei Campanari Reggiani: Custodi di una Tradizione

L'Unione dei Campanari Reggiani, un'associazione nata nel 2008 che conta circa 40 volontari, ha il compito di dare il ritmo alla vita dei reggiani. Come afferma Matteo Talami, ex presidente e membro del gruppo, «Per noi campanari il Duomo è il centro dell’attività». Egli ha espresso il dispiacere per l'interruzione di un rito che ora viene ripreso volentieri. Fare il campanaro, in un'epoca improntata sull'innovazione tecnologica, significa sposare una causa culturale ancor prima che religiosa. I volontari raggiungono la sommità del Duomo a piedi e tutto si svolge con fatica, ma anche con grande passione. Questa attività si è tramandata di secolo in secolo e raggruppa persone di ogni età e provenienza. L'associazione mantiene attiva una scuola per i giovani che desiderano imparare, e annovera anche alcuni bambini tra i suoi membri. Sebbene provengano da diverse località della Provincia, e il "campanilismo" sia presente anche all'interno dell'Unione Campanari Reggiani, il Duomo di Reggio e la sua torre campanaria riescono a mettere d'accordo tutti, come conclude Matteo Talami.

Il Palazzo dei Canonici e la Comunità Ecclesiastica

Il Palazzo dei Canonici sorge nel cuore di Reggio Emilia, compreso tra il Duomo, il Palazzo Vescovile, piazza Prampolini, via Toschi, piazza San Prospero e Broletto. Fu eretto nel 1445 da Antonio Casotti, mentre la facciata su piazza, opera di Francesco Fontanesi, risale al 1786. Presenta quattro ordini di aperture, con negozi al pian terreno e finestre architravate, regolarmente distribuite, ai livelli superiori. Interiormente, sul passaggio di Broletto, al di sopra dei negozi, si trova un elegante loggiato di gusto quattrocentesco con archi a tutto sesto poggianti su colonne a sezione ottagonale, in parte binate, con capitelli in arenaria.

Costruzioni basse per i canonici esistevano già dall'850, ma dalla seconda metà del XIV secolo la sede Vescovile fu spostata fuori le mura per problemi di sicurezza. Fu Bonfrancesco Arlotti (Vescovo di Reggio dal 1477 al 1508) a riportare la sede Vescovile in questo luogo dopo cento anni, favorendo la presenza di sacerdoti in chiesa e al servizio del popolo. Per questo motivo modificò, costruì e fece abitare il palazzo, un edificio il cui stile architettonico e metodo di costruzione non erano fini a sé stessi, ma rimandavano alla ragione per cui furono impiegati quei mattoni e quelle pietre: una presenza stabile, culturale e caritatevole della Chiesa, che si manifestava anche attraverso il palazzo e i suoi abitanti, i canonici.

I canonici erano sacerdoti che curavano, e ancora lo fanno, i vari servizi della chiesa. Erano presenti nei centri più importanti come Reggio città, Guastalla, Correggio, Rubiera. In Cattedrale arrivarono ad essere fino a 18 sacerdoti, tra cui il canonico teologo, che pronunciava le prediche nelle festività maggiori, il canonico maestro, che insegnava ai chierici, e il canonico amministratore, che si occupava del sostentamento economico e della gestione dei beni della Cattedrale. C'era anche il canonico responsabile del coro e dei canti. Il bellissimo coro ligneo dietro l'abside della Cattedrale era riservato a loro, dove si ritrovavano per pregare e cantare insieme, per attirare sulla città le grazie di Dio. Con i canonici, la chiesa e la città beneficiavano di un servizio ampio, ed essi erano anche i consiglieri del Vescovo.

Salendo ai piedi della Madonna dorata, si ammira la più grande statua esistente costruita con questa tecnica di rame sbalzato e dorato, alta 3,60 metri. Creata da Bartolomeo Spani, autore anche del monumento funebre dell'Arlotti nella cappella del Santissimo, Spani era zio di Prospero Sogari detto il Clemente, autore di varie opere e allievo di Michelangelo. Ai lati della Madonna sono ritratti in ginocchio i coniugi Fiordibelli, due grandi benefattori della Cattedrale. A loro è dedicata una cappella nella Cattedrale con un dipinto della Madonna Assunta del Guercino. Tuttavia, la più grande benefattrice è la Madonna stessa, posta in alto, visibile da tutti, pronta ad accogliere le suppliche di ciascuno. Questa, anche per chi non crede, è stata l'intenzione paterna del vescovo Arlotti.

Foto della Madonna Dorata nella Cattedrale di Reggio Emilia

La Biblioteca Capitolare: Un Patrimonio Culturale

Le prime notizie sull'esistenza della Biblioteca Capitolare risalgono al 1038. Tuttavia, la sua espansione e apertura alla consultazione avvennero nel 1508 con la donazione della grande e importante biblioteca personale del Vescovo Bonfrancesco Arlotti. Il numero dei volumi continuò ad aumentare nei secoli successivi grazie ad altri lasciti, come quello dell'arciprete della Cattedrale Leone Tondelli (1883-1953), scopritore di una delle tre copie esistenti del Liber Figurarum (XIII secolo) dell'abate Gioacchino da Fiore, oggi custodito al Museo Diocesano.

Alla fine dei lavori di restauro, ancora in corso, la biblioteca ospiterà 10.000 volumi antichi, di cui 5000 cinquecentine, alcuni incunaboli e diversi manoscritti. Avrà anche una sala di studio e ricerca e una sala incontri con 50 posti a sedere aperta alla città.

Significativi interventi di restauro del Palazzo dei Canonici sono quelli realizzati nell'ultimo quarto del Settecento, quando Giuseppe Barlaam Vergnani realizzò la nuova Biblioteca del Capitolo sul fronte ovest (prospiciente piazza Prampolini), ristrutturando gli spazi residenziali e intervenendo anche sul loggiato quattrocentesco (1782). Tre anni dopo, lo stesso Vergnani, ma in veste di appaltatore dei lavori, realizzò la facciata (più pittorica che architettonica) disegnata da Francesco Fontanesi. L'ultimo intervento di restauro risale al 1917 per opera di Riccardo Secchi. Interventi di consolidamento nel Palazzo dei Canonici sono stati eseguiti nei primi anni '70 del XX secolo e a seguito degli eventi sismici del 1996-2000.

Il Battistero di San Giovanni: Tra Storia e Simbolismo

Il Battistero, o chiesa di San Giovanni, fu edificato nel 1039 dal Vescovo Sigifredo II, appoggiandosi sui resti di un edificio romano, come hanno evidenziato gli scavi del restauro del 1990. Inizialmente sorgeva isolato tra la Cattedrale e il Palazzo del Capitano del Popolo, ma tra il 1477 e il 1481 venne inglobato in un unico corpo di fabbrica grazie ai lavori voluti dal Vescovo Arlotti per la costruzione del Palazzo Vescovile. A seguito di questi lavori, la pianta dell'edificio fu ridotta a una forma a T, rispetto all'originale a croce greca. Il dipinto del Battesimo di Cristo di Francesco Caprioli e di Cesare Cesariano, eseguito nel 1493, cerca proprio di ricreare, attraverso un'illusione ottica, l'effetto originale della croce greca, rappresentando uno dei primi esempi di prospettiva.

Un altro dipinto presente è opera di Alessandro Tiarini, grande pittore bolognese del '600, attivo anche alla Basilica della Ghiara. La Madonna con Bambino del soffitto è un'opera più recente, frutto del restauro del 1878. Sempre durante questo restauro, furono aggiunti alla facciata il timpano ad archetti e i due pinnacoli. Nel pinnacolo di sinistra sono visibili le antiche scanalature che rappresentavano la misura della pertica reggiana (3,84 mt.) e del braccio (0,64 mt.), da cui deriva il motto degli antichi commercianti della piazza: «San Giovanni fa vedere gli inganni». Sopra il bellissimo architrave del portale d'ingresso, risalta una scultura, originariamente dipinta, con il Battesimo di Gesù e la scritta: «chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvo. B. Arlotti Vescovo Reggiano».

All'interno si trova il fonte battesimale del 1494, in un unico blocco di marmo rosso veronese, scelto proprio per avere alla base un altro colore dovuto alla venatura diversa. Il candelabro marmoreo, non facente parte della fonte, è simile a un candelabro disegnato dal Bramante. Quasi tutti i reggiani fino agli inizi del Novecento sono stati battezzati in questo edificio. Per questo motivo, il Battistero, oltre a una funzione religiosa, ha avuto in passato anche una funzione civile e storica. Tutti i documenti relativi sono conservati all'archivio storico diocesano.

Foto esterna del Battistero di San Giovanni a Reggio Emilia

I Maestri Fonditori di Campane: L'Arte di Giuseppe Ruffini

Origini e Primi Anni del Maestro Reggiano

Tra i più importanti maestri fonditori del XVIII secolo, Giuseppe Ruffini (nato intorno al 1721 sulle colline dell’Appennino emiliano, tra Modena e Reggio Emilia) spicca per la sua vasta produzione e per le innovazioni tecniche. La sua lunga carriera lo portò a lavorare in diverse regioni d'Italia, dalla Toscana fino a Trento, Verona e Mantova, e si concluse a Verona nell’ottobre del 1801. Nonostante le molteplici collaborazioni, Ruffini teneva a sottolineare le sue origini reggiane, tanto da firmarsi spesso come «REGII FVNDITOR» o «REGGENSIS» nelle sue iscrizioni. Già a quindici anni, l'artista collaborava con il padre nella fusione, acquisendo le competenze che lo avrebbero portato a firmare autonomamente le proprie opere.

Innovazioni Tecniche e Collaborazioni Illustri

Ruffini fu un fonditore prolifico, spesso chiamato a rifondere campane civiche, come la campana civica della torre dell’orologio di un’importante città della regione. Tra le sue opere principali, si ricorda il concerto di tre campane fuse per la chiesa di San Pancrazio, alla periferia di Modena. Un bronzo di Ruffini a Montebaranzone (Modena) rimane il bronzo più grande finora censito dell'artista. Fu un precursore nell'impostazione cromatica della musica e della musicalità gregoriana per le campane, dedicando grande attenzione alla perfezione delle sue opere, anche di piccole dimensioni come l'ottavino. Le sue competenze erano molto ampie, estendendosi alle fusioni di una o due campane e alla capacità di accordare campane singole in torri dove già ne esistevano altre non accordate.

Nel 1767, Ruffini iniziò una collaborazione importante con il mantovano Giulio Gatti. Firmandosi come «...A.D. CVM IVLIO GATTI MANTOVANO», fuse campane come la terza in ordine musicale per il campanile della Basilica Palatina di Santa Barbara a Mantova, seguendo la moda dei grandi concerti. Questa collaborazione vide i due maestri fondere cinque campane in FA maggiore nel 1768, dimostrando la loro bravura che, a detta di molti, faceva invidia a numerosi concorrenti. Le campane di Trento, cinque nella scala diatonica maggiore più l'ottavino, e i tre bronzi con il minore che formano il maggiore classico, sono solo alcuni esempi della sua notevole produzione trentina.

Un aspetto distintivo del suo lavoro era l'applicazione del diapason per ottenere una precisa intonazione musicale, concetto ancora presente in opere più tarde. La sua attenzione alla musicalità lo portò a promuovere la scala diatonica maggiore con un'impronta gregoriana, con note come RE naturale, MI naturale, SOL naturale, LA naturale, DO naturale. In un'iscrizione singolare, Ruffini tralasciò il titolo ducale per firmarsi semplicemente: «...FUSOR JOSEPH RUFFINI REGGIENSIS». A Pescantina, nel veronese, realizzò fusioni importanti nel 1787 e 1788. Verso la fine della sua carriera, dopo il 1776, collaborò assiduamente con Antonio Maria Partilora (pre 1776-post 1801), creando opere firmate «IOSEPH RUFFINI ET ANTON MARIA PARTILORA FECERUNT», come dimostrato dalle campane di Pescantina e Lazise.

Incisione antica raffigurante una fonderia di campane del XVIII secolo

Lo Stile e le Decorazioni Ruffini

Giuseppe Ruffini non fu solo un innovatore tecnico, ma anche un artista delle decorazioni, le cui scelte, a volte eccentriche, dimostravano una straordinaria cultura dell'antichità, con riferimenti a simboli romani prima e rinascimentali poi. Il suo stile evolvette nel tempo: nelle opere più tarde, le decorazioni non erano più contenute all'interno di una sola fascia, ma erano presenti sia in cornici che liberamente, invadendo l'intero corpo della campana con festoni, motivi vegetali e piccoli animaletti in rilievo, a volte senza alcun nesso apparente con la restante decorazione. Spesso includeva anche il suo "stemma araldico", distinguendosi dalla semplice firma usata dai suoi colleghi. Una sua firma peculiare era: «JOSEPH. RVFFINI. REGII. FUNDITOR+ A.D. MDCCLXXIX. ET.SO».

Ruffini introdusse anche il concetto di concerto "a salto" e "enarmonico", espressione di una corrente di pensiero molto antica legata al pelicano, simbolo di eccellenza. Le decorazioni, così curate e dai significati ambigui, mostrano l'abilità del maestro non solo nella fusione ma anche nell'aspetto artistico. Il granelloso della fusione e il peso di 880 libbre (circa 398 kg) erano caratteristiche distintive che attestavano la sua maestria. Ruffini divenne la figura più sfortunata in ambito fusorio, accusato di errori e malizie, probabilmente a causa dell'invidia che le sue opere suscitavano, sebbene le sue perizie e il suo approccio fossero meticolosi e ben studiati. Nessuno dopo di lui ebbe più a fregiarsi del titolo di "FVND. DVC.".

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