Dino Buzzati e i Miracoli di Santa Rita da Cascia

Il rapporto tra Dino Buzzati, autore de Il deserto dei Tartari, e Santa Rita da Cascia, la santa degli impossibili, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e singolari della letteratura e dell'arte italiana del Novecento. Nonostante le distanze tra le due personalità, il legame si è concretizzato in un'opera emblematica: I miracoli di Val Morel, un «racconto in trentanove piccoli capitoli, risolto più con le immagini che con le parole», come lo definì lo stesso autore.

Illustrazione grafica che mostra il binomio tra la scrittura letteraria di Dino Buzzati e il linguaggio visivo degli ex voto

L'opera: I miracoli di Val Morel

Pubblicato nel 1971 da Garzanti, il volume nasce come una raccolta di 39 tavole votive (ex voto) accompagnate da brevi testi. L'autore immagina di aver trovato, nella biblioteca del padre, un libro intitolato Prodigiosi miracoli di Santa Rita onorati nel santuario di Val Morel e, dopo aver cercato invano il luogo nel dopoguerra, decide di ricostruirne le tavole perdute. Nella finzione narrativa, Buzzati incontra un misterioso custode, Toni della Santa, che gli mostra i quadretti "Per Grazia Ricevuta".

Le tavole raffigurano eventi miracolosi attribuiti alla Santa, in cui casi impossibili di sciagure, attacchi alieni, rapimenti o incidenti vengono risolti dall'intervento provvidenziale di Santa Rita. Si tratta di un'opera che fonde folklore, cronaca, psicanalisi e fantastico, dove compaiono elementi tipici dell'universo buzzatiano: mostri marini, diavoli, robot e catastrofi naturali.

La tecnica della "lett-pittura"

Per Buzzati, il disegno non è un semplice hobby, ma una necessità che accompagna la scrittura sin dalla giovinezza. Nelle tavole di Val Morel, testo e immagine sono inscindibili, dando vita a quella che viene definita letteratura disegnata o "lett-pittura". L'autore stesso dichiarava: «Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista».

Schema che illustra la struttura dei 39 ex voto, evidenziando il mix tra pittura figurativa e narrazione fantastica

Il legame con il territorio e la genesi spirituale

Dino Buzzati nacque in Valbelluna, ai piedi delle Dolomiti, luoghi che hanno influenzato profondamente la sua opera. La tradizione degli ex voto è radicata in questo territorio, e molti studiosi ipotizzano che Buzzati abbia tratto ispirazione dalla cripta dedicata a Santa Rita presso la chiesa di San Giacomo a Feltre. Questo piccolo oratorio, nato per sciogliere un voto fatto da un deportato nel 1944, custodisce opere che, per iconografia e devozione, presentano affinità con l'opera di Buzzati.

Dalla finzione alla realtà: Il sacello di Val Morel

Sebbene il santuario di Val Morel fosse inizialmente solo frutto dell'immaginazione dell'autore, il successo del libro spinse le autorità locali a costruirne uno reale a Limana. Buzzati ne fu entusiasta e contribuì dipingendo l'ultima tavola ex voto, raffigurante il volto di Santa Rita. Questo fu il suo ultimo quadro, un commovente addio alla vita di un uomo che, pur dichiarandosi ateo, ha saputo esplorare il Sacro con una sensibilità profonda e "birichina".

Miracoli al Catullo - Making of. Storytelling ispirato a “I miracoli di Val Morel” di Dino Buzzati

Un'esperienza esistenziale

Percorrere le tracce di Buzzati in Valbelluna non è solo un itinerario letterario, ma un percorso esistenziale. Lungo il sentiero che conduce a Valmorel, il visitatore incontra chiesette, sacelli devozionali e scorci sulle Dolomiti che riflettono la poetica dell'autore. Come scrisse Indro Montanelli nella prefazione al libro: «Buzzati si proponeva di comporre un album di scherzi, e invece ha scritto col pennello la sua poesia più bella».

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