Il pontificato di Papa Pio XII, nato Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli (Roma, 2 marzo 1876 - Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958), ha segnato un periodo cruciale nella storia della Chiesa cattolica e del mondo. Eletto il 2 marzo 1939 e rimasto in carica fino al 9 ottobre 1958, Pio XII è stato il 260º papa della Chiesa cattolica e il 2º sovrano dello Stato della Città del Vaticano. Conosciuto anche come Pastor Angelicus, ha ricevuto il titolo di Servo di Dio nel 1990 e di Venerabile nel 2009, riconoscendo l'eroicità delle sue virtù.
La Giovinezza e la Formazione di Eugenio Pacelli
Eugenio Pacelli nacque a Roma, terzogenito dell'avvocato Filippo Pacelli e di Virginia Graziosi. La sua famiglia vantava titoli nobiliari (nobili romani, nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado) concessi in seguito alla fedeltà del nonno paterno, Marcantonio Pacelli, a Papa Pio IX durante la seconda Repubblica Romana. Marcantonio Pacelli fu anche tra i fondatori dell'Osservatore Romano nel 1861.
Dopo aver frequentato una scuola privata cattolica e il liceo statale "Ennio Quirino Visconti", Eugenio entrò nel Collegio Capranica e studiò teologia alla Gregoriana tra il 1894 e il 1899, conseguendo il dottorato nel 1901. Fu ordinato sacerdote il 2 aprile 1899. Nel 1902 ottenne la laurea in giurisprudenza in utroque iure (diritto civile e canonico), sebbene non praticò mai l'avvocatura, a differenza del fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e negoziatore dei Patti Lateranensi.
La vocazione di Pacelli fu precoce; sin da piccolo amava simulare la celebrazione della messa. Fondamentale per la sua formazione fu l'influenza del reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, suo precettore e mentore dall'età di otto anni.
Ascesa nella Curia Romana e Missioni Diplomatiche
Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, Eugenio Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana. Divenne segretario del cardinale Pietro Gasparri e, dopo la specializzazione in relazioni Stato-Chiesa nel 1904, fu promosso monsignore-ciambellano di Papa Pio X. Pacelli accolse con favore il giuramento antimodernista e si dedicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico, divenendo consultore del Sant'Uffizio e sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari nel 1911. In questa veste fu artefice del concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede del 24 giugno 1914.
Il 13 maggio 1917, Benedetto XV lo ordinò vescovo, elevandolo ad arcivescovo di Sardi in partibus e nominandolo nunzio apostolico in Baviera. Si narra che dopo la consacrazione, Pacelli assistette al "miracolo del sole" nei Giardini Vaticani, evento che contribuì alla sua forte devozione mariana, specialmente verso la Madonna di Fatima. Dal 1925 fu anche nunzio apostolico in Prussia, negoziando concordati con la Baviera (1924) e la Prussia (1929). Fu il primo nunzio per l'intera Germania con sede a Berlino dal 1920. Nel 1919, durante la rivoluzione spartachista, difese personalmente la nunziatura di Monaco di Baviera da un tentativo di irruzione.

Il Cardinalato e la Segreteria di Stato
Eugenio Pacelli fu creato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929 e il 7 febbraio 1930 divenne Segretario di Stato. Negoziò diversi concordati, inclusi quelli con il Baden (1932), l'Austria (1933) e la Jugoslavia (1935). Il più discusso fu il Reichskonkordat, firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania di Adolf Hitler. Sebbene garantisse i diritti dei cattolici tedeschi, conferiva un riconoscimento internazionale al regime nazista, che aveva appena soppresso la vita democratica e i partiti politici, incluso il partito cattolico di centro (Zentrumspartei).
Nonostante le garanzie, il Reichskonkordat fu sistematicamente violato dai nazisti, e Pacelli inviò 55 note di protesta tra il 1933 e il 1939. Tra il 1937 e il 1939 emerse una differenza tra Pio XI, più propenso alla rottura con il nazismo, e Pacelli, che prediligeva una via diplomatica. Come Segretario di Stato, Pacelli compì importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti (1936) e partecipò a congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, guadagnandosi la conoscenza delle gerarchie cattoliche internazionali. Fu tra i primi prelati a usare l'aereo, venendo soprannominato il "cardinale volante".
L'Elezione al Soglio Pontificio e i Primi Atti
Alla morte di Pio XI il 10 febbraio 1939, Pacelli, in qualità di camerlengo, diresse il conclave. Il 2 marzo 1939, dopo soli tre scrutini, fu eletto papa e assunse il nome di Pio XII, simboleggiando la continuità con il predecessore. La sua elezione fu vista come un'ottima scelta politica per la sua profonda esperienza diplomatica.
L'elezione di Pacelli fu accolta con ostilità dalla stampa tedesca vicina al partito nazista, che lo descrisse come "ostile al nazionalsocialismo" e "non comprendente del tutto le ragioni politiche e ideologiche" del regime. Goebbels riportò nel suo Diario che Hitler aveva pensato all'abrogazione del concordato in caso di elezione di Pacelli. Al contrario, in ambienti diplomatici fu visto come un "amico delle democrazie" e, in alcuni dispacci, come "molto amico della Germania" e conciliante rispetto a Pio XI.
Uno dei primi atti di Pio XII, nell'aprile del 1939, fu quello di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras e revocare l'interdizione dai sacramenti agli aderenti all'Action française. Questa decisione è interpretata da alcuni storici in chiave anticomunista, data la necessità di contrastare l'organizzazione dei gruppi marxisti, mentre altri la leggono come una minore riprovazione verso il pregiudizio antisemita in un periodo di applicazione delle leggi razziali in Italia.
Il Magistero di Pio XII: Tra Dottrina e Sfide Globali
Nella sua prima enciclica, Summi Pontificatus (1939), Pio XII condannò ogni forma di totalitarismo in nome della pace, nel solco della dottrina della regalità di Cristo. Nello stesso anno, proclamò San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d'Italia. Nel 1940 riconobbe le apparizioni di Fatima e nel 1942 consacrò il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria, incontrando suor Lucia e conoscendo il Terzo Segreto di Fatima.
In un periodo di crescenti tensioni internazionali e occupazioni naziste, il Papa tentò invano di scongiurare una nuova guerra mondiale, pronunciando la frase simbolo del suo pontificato nel discorso radiofonico del 24 agosto 1939: « ...Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. ».
L'Apertura degli Archivi Vaticani e la Figura Storica di Pio XII
Il 2 marzo 2020, per decisione di Papa Francesco, sono stati aperti gli Archivi della Santa Sede relativi al pontificato di Pio XII (1939-1958). Questi due milioni di carte, equivalenti a circa 323 metri lineari, sono stati messi a disposizione di oltre 150 studiosi. Papa Francesco ha voluto manifestare la sua stima verso Eugenio Pacelli, affermando che la Chiesa non ha paura della storia e che la ricerca storica saprà valutare «momenti di esaltazione di quel pontefice e, senza dubbio, anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni».
Sarebbe un errore limitare l'interesse per Pio XII alla "questione dei silenzi", resa popolare dal dramma di Rolf Hochhuth "Il Vicario" (1963) e ampiamente smentita da storici seri. Dai fondi resi disponibili nell'Archivio Apostolico Vaticano, ci si attende piuttosto un approfondimento della dottrina e del pensiero sociale di Papa Pacelli, oltre al suo contributo alla mariologia, la cura per la liturgia e il suo impegno per la salvezza di innumerevoli ebrei.
La Mariologia di Pio XII e la Leggenda Nera

Pio XII ha dato un grande contributo alla mariologia e alla devozione mariana. Nel 1950 ha proclamato il dogma dell'Assunzione di Maria, culmine di una riflessione plurisecolare iniziata con il dogma dell'Immacolata Concezione (1854) di Pio IX. Ha inoltre indetto l'Anno Mariano nel 1954. Il suo magistero mariano è visto come un rilancio del legame stretto tra il "principio mariano e il principio petrino", caro a Hans Urs von Balthasar, e richiamato anche da San Giovanni Bosco che esortava a guardare sempre al Papa, alla Madonna e all'Eucaristia.
Su Pio XII persiste una leggenda nera, figlia della propaganda comunista sovietica, che lo accusa di indifferenza verso il genocidio degli ebrei. Tuttavia, come rivelato da Johan Ickx nel suo libro "Pio XII e gli ebrei", basato sulle carte d'archivio, Pacelli svolse un ruolo attivo nell'aiutare gli ebrei. Già nel 1916, in risposta a un'istanza del comitato ebraico di New York, il cardinale Gasparri, ispirato da Pacelli, affermò che il Papa «non cesserà di indottrinare gli individui e le nazioni affinché si rispettino i naturali diritti di ciascuno e a disapprovare qualsiasi violazione di questi ultimi».
È stato ampiamente dimostrato, anche dal lavoro di Dominiek Oversteyns e le testimonianze raccolte nel museo di Pio XII a Roma, allestito con l'aiuto di suor Pascalina Lehnert, che Pio XII salvò un numero enorme di ebrei grazie alla sua prudenza. Pacelli stesso aveva un amico ebreo, Guido Mendes, e riteneva che il principio della carità dovesse prevalere.
La Cura per la Liturgia
Pio XII mostrò grande attenzione alla liturgia. Nell'enciclica Mediator Dei, definì la sacra liturgia come «il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre, come Capo della Chiesa, ed è il culto che la società dei fedeli rende al suo Capo e, per mezzo di Lui, all'Eterno Padre: è, per dirla in breve, il culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e delle sue membra». Raccolse il meglio del movimento liturgico precedente, scartando ciò che era discutibile, come l'archeologismo, e mantenendo una continuità con i buoni frutti prodotti dallo Spirito Santo nella Chiesa.
Il Breve Apostolico Quod Sanctorum Patronatus: La Proclamazione dei Patroni
Il "breve apostolico" è un documento pontificio di minore solennità rispetto a un'enciclica, ma di grande importanza per la Chiesa. Il testo fornito fa riferimento a diversi momenti in cui Pio XII ha utilizzato la sua autorità per proclamare patroni o elevare figure religiose agli onori degli altari, riflettendo la sua visione della santità e il suo impegno pastorale.
Tra i gesti più significativi, oltre alla già citata proclamazione di San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena come patroni d'Italia nel 1939, vi sono stati altri riconoscimenti che evidenziano il legame di Pio XII con importanti figure della santità cattolica e con specifiche categorie di fedeli.
San Giovanni Bosco: Patrono degli Editori Cattolici d'Italia e il Suo Messaggio Educativo
Pio XII ha dimostrato una profonda ammirazione per San Giovanni Bosco, il "padre degli orfani", e per il suo metodo educativo basato su ragione, religione e amorevolezza. Il 24 maggio 1946, con un decreto pontificio, lo proclamò Patrono degli editori cattolici d'Italia. Questo riconoscimento sottolinea l'importanza che Pio XII attribuiva alla stampa cattolica come strumento di evangelizzazione e formazione, un'eredità diretta del lavoro di Don Bosco, che fondò tipografie e diffuse le "Letture Cattoliche" per attrarre i giovani al bene e offrire testi scolastastici di qualità, nonché dizionari, libri di storia, fisica, filosofia, teologia, arte e musica.
L'omelia di Pio XII del 31 gennaio 1940, in occasione di un'udienza generale, riflette sul sistema educativo di Don Bosco. In essa, il Papa evidenzia il ruolo dei genitori come primi educatori, ma riconosce anche la missione provvidenziale di Don Bosco nel supplire, quando necessario, a questo grave ufficio. Pio XII ricorda il sogno profetico di Don Bosco, in cui animali selvaggi si mutavano in agnelli mansueti, simbolo della sua opera di conversione e guida dei giovani.
L'Oratorio, per Don Bosco, non era un laboratorio, ma un luogo di preghiera, "una piccola chiesa ove radunare dei giovanetti". Questa visione traeva ispirazione dall'educazione ricevuta da "Mamma Margherita", che aveva trasformato la loro modesta casa a Becchi in una sorta di oratorio domestico, inculcando nei figli i comandamenti divini e le grandi lezioni del catechismo.
RAI Storia: Don Bosco
Il Papa sottolinea che la religione è il primo fondamento di una buona educazione, ma ad essa Don Bosco voleva associare la ragione, illuminata dalla fede. La vera ragione, intesa come misura, saggezza, equilibrio ed equità, è essenziale. Pio XII ammonisce contro l'incoerenza degli educatori che pretendono obbedienza dai fanciulli mentre criticano le autorità o disobbediscono alle leggi.
La lezione dell'esempio è fondamentale: "Mamma Margherita" lavorava instancabilmente, stancando gli stessi uomini di fatica, e il piccolo Giovanni, a soli quattro anni, già partecipava al lavoro comune. Questo rigore, sebbene Don Bosco lo abbia spinto oltre i limiti umani dedicando solo cinque ore al sonno, fu la base della sua disciplina. La "sollecitudine costante, animata da una tenerezza veramente paterna" era il mezzo principale dell'educatore per Don Bosco, un amore diretto dalla ragione e illuminato dalla fede, che evita gli eccessi di indulgente debolezza e burbera severità. "Cerca di farti amare," diceva San Giovanni Bosco, "e allora ti farai obbedire con tutta facilità".
San Domenico Savio: Patrono dei Pueri Cantores
L'8 giugno 1956, Pio XII, con un decreto, proclamò San Domenico Savio, allievo di San Giovanni Bosco, Patrono celeste presso Dio dei «Pueri Cantores». I Pueri Cantores, con le loro voci limpide, eseguono le sacre lodi e commuovono gli animi degli ascoltatori, elevandoli verso pensieri celesti. Pio XII, che aveva già elevato Domenico Savio agli onori degli altari, accolse con animo lieto la supplica dei presidenti dei Pueri Cantores, provenienti da 26 nazioni, sottolineando come la sua imitazione fosse proposta a tutta la gioventù.
Santa Maria Domenica Mazzarello: La Collaboratrice di Don Bosco
Il 24 giugno 1951, Pio XII canonizzò Santa Maria Domenica Mazzarello, cofondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice con Don Bosco. Nell'omelia per la canonizzazione, il Papa lodò la "cristiana fortezza" della santa e il suo "apostolato molteplice". Santa Maria Mazzarello, sebbene "poco istruita in materia di scienze e di lettere umane", fu una figura di straordinaria dedizione. Sotto la sua guida, e quella di Emilia de Vialar, le nascenti comunità affrontarono e superarono gravi difficoltà, aprendo scuole per fanciulle, specialmente di modesta condizione, e fondando collegi, opifici e ospizi. Le Figlie delle Congregazioni, spinte dalla carità delle Fondatrici, si dedicarono ad alleviare angustie, miserie e a curare le malattie, elevando gli animi degli infermi alla speranza. Pio XII sottolineò la "serena e soave tranquillità" delle Fondatrici, una grazia infusa dal cielo e alimentata da un forte amore verso Dio e il prossimo.
Il 27 giugno 1951, in un'udienza generale alle Religiose e Rappresentanze convenute a Roma per la canonizzazione, Pio XII celebrò la figura di Maria Mazzarello, che "cammina semplice all'ombra di Don Bosco", crescendo piamente nei lavori della casa e dei campi. La sua nomina a Superiora, quasi per ispirazione divina, fu un passo fondamentale, anche prima che ella e le sue compagne avessero un'idea precisa della vita religiosa, ma sempre sostenuta e guidata da uomini eminenti per santità e direttori spirituali attenti.
Altri Riconoscimenti e l'Opera Salesiana
Pio XII ha continuato a sostenere l'opera salesiana e le sue figure chiave. Il 3 maggio 1940 approvò il Decreto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi che erigeva il Pontificio Ateneo Salesiano (PAS). Beatificò (5 marzo 1950) e canonizzò (12 giugno 1954) San Domenico Savio. Proclamò l'eroicità delle virtù di Don Michele Rua (26 giugno 1953) e introdusse le cause di Beatificazione di Zeffirino Namuncurá (10 dicembre 1956) e Dorotea de Chopitea.
In vari discorsi e documenti, Pio XII ha richiamato l'educazione della prole nella luce di San Giovanni Bosco (31 gennaio 1940), ha elogiato il luminoso ideale del sistema educativo di Don Bosco (31 gennaio 1957) e le "Compagnie Salesiane" come parte vitale di tale sistema (7 aprile 1957). Ha anche riconosciuto Don Bosco patrono dei giovani apprendisti.
L'Apostolato dei Laici
Il discorso inaugurale del II Congresso mondiale per l'apostolato dei laici (5 ottobre 1957) di Pio XII riveste un'importanza fondamentale per la comprensione del ruolo dei laici nella Chiesa. In esso, il Papa espone con chiarezza principi, direttive e prospettive per l'apostolato dei laici, compreso quello missionario.
Pio XII distingue tra "apostolato gerarchico" e "apostolato dei laici", evidenziando che tutti i membri della Chiesa, come già affermato nell'enciclica Mystici Corporis Christi, sono chiamati a collaborare all'edificazione e al perfezionamento del Corpo mistico di Cristo. Egli critica l'abuso del termine "emancipazione dei laici" quando usato per distorcere il carattere delle relazioni tra la Chiesa insegnante e la Chiesa insegnata. Afferma che i compiti della Chiesa sono oggi troppo ampi per meschine discussioni, e basta che tutti abbiano spirito di fede, disinteressata stima e fiducia reciproca.
Il laico ha diritto a ricevere dai sacerdoti tutti i beni spirituali per la salvezza dell'anima e la perfezione cristiana. È un errore limitare la visione all'aspetto della funzione sociale, poiché la comunità è al servizio degli individui. L'apostolato dei laici in senso stretto consiste nell'assunzione di compiti che derivano dalla missione affidata da Cristo alla sua Chiesa. L'apostolato della preghiera e dell'esempio personale è da intendersi in senso più ampio o improprio. La sua Lettera al III Congresso Mondiale dell'Unione Mondiale degli Insegnanti Cristiani a Vienna (5 agosto 1957) conferma che l'attività professionale dei maestri cattolici, se svolta con formazione, dedizione e fede, è "simile al miglior apostolato dei laici".

Pio XII ricorda che nella Chiesa di Cristo c'è sempre stato un apostolato dei laici, citando santi come l'imperatore Enrico II, Stefano d'Ungheria e Luigi IX di Francia. Questa collaborazione si manifesta in mille forme, dal sacrificio silenzioso all'esempio, dalla cooperazione nelle attività della Gerarchia fino alle audacie che si pagano con la vita. L'apostolato laico ha due funzioni: conservare e conquistare, entrambe urgenti per la Chiesa attuale. Di fronte al "comunismo ateo", la Chiesa di Cristo non intende abbandonare il terreno senza lotta, esortando i fedeli a mettersi all'opera con una fede ancora più forte di quella di san Pietro.
San Francesco di Paola e il Monumento Nazionale al Marinaio d'Italia
Un interessante excursus nel testo riguarda la figura di San Francesco di Paola, il "Santo patrono della gente di mare". L'autore narra il suo ritorno a Brindisi con l'opera scultorea del maestro professor Cosimo Marinò, dopo oltre 200 anni dalla soppressione napoleonica del convento dei Minimi. La sede scelta per l'opera è la solenne e maestosa Cripta del Monumento Nazionale al Marinaio d'Italia a Brindisi.
San Francesco di Paola, fondatore dell'Ordine dei Minimi, è noto per il miracolo del passaggio dello stretto di Messina il 4 aprile 1464, quando attraversò lo stretto sul suo mantello. Chiamato alla corte di Luigi XI di Francia, lo aiutò a morire cristianamente e rimase in Francia per venticinque anni, svolgendo delicati incarichi diplomatici e promuovendo il suo Ordine in Europa. Morì novantunenne nel 1507, fu beatificato da Giulio II nel 1513 e canonizzato da Leone X nel 1519. Il suo culto divenne popolarissimo, soprattutto nel Meridione d'Italia, con l'erezione di basiliche reali in suo onore a Parigi, Torino, Palermo e Napoli.
tags: #breve #apostolico #quod #sanctorum #patronatus #il