"Santa Giovanna dei Macelli": Il Dramma Epico di Bertolt Brecht tra Critica Sociale e Riletture Sceniche

La visione di Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, presentata nella nuova versione di Davide Sacco e Agata Tomšič / ErosAntEros, ha offerto un'occasione unica per confrontarsi con un'opera fondamentale del teatro epico brechtiano, contrapponendola alla drammaturgia "aristotelica" che ha dominato la scena per secoli. L'immersione nell'opera di Brecht ha prodotto un effetto di confronto e di contrasto abnormi, illustrando con le parvenze di un teorema i poli opposti di due antitetiche soluzioni formali.

Sebbene non immune da critiche, provenienti da destra e da sinistra, il significato e il peso dell’opera di Brecht apparvero indiscutibili per circa un trentennio. Oggi, in un'epoca che ha vituperato e bandito ogni alternativa al modello di società attuale, il ritorno alle sue opere è da salutare con favore. Rileggere e riportare in scena Santa Giovanna dei Macelli è doppiamente interessante, in primo luogo per il valore dell’opera. Come Sebastiano Timpanaro alla fine del secolo scorso ribatté ai detrattori d’allora, è un «dramma che fa “vivere” con assoluta verità e finezza psicologica le figure del grande capitalista, dei piccoli speculatori, della “filantropa” che con tragico ritardo comprende come la carità non risolva nulla, e non idealizza nemmeno gli operai che, ridotti alla disperazione, possono gettarsi in una spietata guerra tra poveri».

Foto di Bertolt Brecht pensieroso, simbolo della sua profonda analisi sociale

Contesto e Nascita dell'Opera

Scritta tra il 1929 e il 1930, dopo il crollo della borsa di Wall Street, Santa Giovanna dei Macelli è di certo una delle opere più rappresentative del teatro epico brechtiano. Dopo il capolavoro Opera da tre soldi, lo scrittore tedesco iniziò a scrivere alcuni drammi da lui stesso definiti “didattici” per la forte impostazione marxista, dove i conflitti sono spesso radicalizzati nel quadro di uno schema dimostrativo ideologico.

Rispetto a questi drammi, Santa Giovanna dei Macelli possiede qualcosa in più: innanzitutto, entra nel conflitto in atto tra classi sociali durante la grande crisi economica americana prima e internazionale poi, che sembrò dimostrare la validità della teoria marxiana sull’ineluttabile sgretolamento del capitalismo. In secondo luogo, presenta le tre categorie sociali in relazione fra loro - i proprietari (intesi nelle forme variegate di produttori di carne in scatola, allevatori e speculatori in borsa), il proletariato sfruttato e gli intellettuali che mediano il conflitto fra le due classi - arricchendole di chiaroscuri e pathos peculiari dettati dalle circostanze narrative che denotano un teatro più maturo rispetto a quello manicheo rappresentato in precedenza.

La Trama: Chicago, Crisi e Lotta di Classe

L’ambientazione del dramma è Chicago, tra i macelli e la Borsa del bestiame, poco prima della Grande Depressione iniziata nell’ottobre 1929. Siamo a Chicago, capitale dell’industria della carne in scatola, durante la terribile crisi economica del 1929. Il magnate Pierpont Mauler cerca di salvarsi stritolando nelle sue speculazioni gli altri azionisti, le ditte concorrenti, i fabbricanti di carne, gli allevatori di bestiame, i piccoli risparmiatori. Mauler ama atteggiarsi da filantropo, ad anima tormentata da drammi di coscienza, invece è mosso solo da ragioni di guadagno. Non esita, con l'aiuto dello speculatore in borsa Slift e certi suoi amici misteriosi di New York che gli spediscono lettere con suggerimenti sulle operazioni da fare, a danneggiare i proprietari di bestiame e i produttori di carne. I suoi propositi sono spesso mascherati da “buone intenzioni”: finge di voler abbandonare il mercato della carne per pietà verso i buoi macellati, così come poi acquista tutto a prezzi stracciati dichiarando di voler così dare dignità ai migliaia di operai rimasti disoccupati per la chiusura dei macelli.

Di contro, la classe operaia subisce il peso maggiore della crisi: fabbriche che si chiudono, salari decurtati, sanguinose repressioni poliziesche degli scioperi. Gli stessi operai, sfruttati e alla fame, sono disposti a vendere anche la propria anima per un piatto di minestra. Terzo elemento della scena è un’organizzazione religiosa, i Cappelli Neri (una sorta di Esercito della Salvezza), che vanno predicando l’umiltà e la preghiera per i quartieri poveri. I Cappelli Neri, che apparentemente appaiono come un’associazione benefica, in realtà, dietro la predicazione evangelica e i cori biblici, perseguono la pax socialis cercando di smorzare sul nascere qualsiasi forma di conflitto, offrendo la loro mensa ai poveri in cambio della loro rassegnazione.

Giovanna Dark, la più zelante tra questi missionari, tenta di convertire Mauler alla carità cristiana. Tuttavia, quest’ultimo si serve di lei per i suoi giochi demagogici e per ottenere dei finanziamenti. Nell’intrico della vicenda, Giovanna, involontariamente, cade in un trabocchetto dei padroni e causa indirettamente la sconfitta degli operai. Quando a un certo punto i lavoratori, esasperati, sono pronti ad organizzare uno sciopero generale, Giovanna viene cacciata dai Cappelli Neri per la sua coerenza e si unisce ai contestatori. Da qui emerge in pieno la sua controversa figura: impegnata a curare gli affamati come a redimere i ricchi affamatori, non riesce però a portare fino alla fine un compito che le viene assegnato per la buona riuscita dello sciopero, mostrandosi contraria ad ogni forma di violenza. Di contro, rifiuta gli assegni di Mauler per finanziare il suo vecchio gruppo, evitando così di divenire lo strumento demagogico del potere economico. A nulla servirà l’opera redentrice di Giovanna, che finirà schiacciata da lui, ma anche dalle bassezze della povertà umana e dagli apparenti salvatori del popolo (l’organizzazione dei Cappelli Neri), che si alleeranno con i potenti.

Infografica che schematizza le relazioni tra i personaggi principali e le classi sociali in Santa Giovanna dei Macelli

Temi Centrali e Personaggi

La "Santa Giovanna" è soprattutto una argutissima satira dell’idealismo borghese, che trova piena espressione nei due protagonisti. Rovesciando la celebre immagine faustiana, si potrebbe definire Giovanna Dark, la pulzella dei Macelli di Chicago, come una parte di quella forza che desidera eternamente il bene e compie eternamente il male. O fuori dal paradosso, un’altra «anima buona», con un sovrappiù di ingenuità nella sua tragicomica ricerca della bontà a ogni costo per una classe operaia da salvare con la fede.

Mauler, ripugnante affarista ma delicato spirito ipersensibile alla macellazione dei buoi, è anche la prima manifestazione della schizofrenia propria di tanti personaggi brechtiani, indotta dalla società e non, come in Pirandello, dalla psicologia. Mauler, il demoniaco capitalista in crisi di coscienza, vive una dissociazione parallela a quella di Giovanna, nel dolore non simulato davanti agli animali uccisi che però ogni volta cede istintivamente alla legge del denaro, l’unica religione a cui si inchina.

Giovanna è uno degli “eroi bastonati” di Brecht che, nel teatro epico, imparano dai colpi dell’esperienza, prendendo il posto dell’eroe tragico del teatro drammatico. Brecht si diverte a mettere nel mirino Hölderlin, Schiller, i numi del classicismo tedesco, parodiandone straordinariamente lo stile, espressione logica e conseguente, per lui, dell’odiato idealismo, l’ideologia della classe dominante. Così ha invece scopi diametralmente opposti la ripresa, nel percorso dell’«eroe bastonato», di un altro linguaggio arcaico, quello preclassico, con la sua scarna esemplarità biblica, espressione della ideologia della classe dominata.

Le Diverse Voci Sceniche: Dalle Produzioni Storiche alle Riletture Contemporanee

Nel “Breviario di estetica teatrale” Brecht elencava con precisione gli effetti di «straniamento», fondamenti anti-catartici del suo teatro epico. L'economia, la speculazione finanziaria, lo sfruttamento dei lavoratori sono il cuore pulsante del dramma Santa Giovanna dei Macelli. Vedere questo spettacolo oggi è importante, perché come sempre Brecht riesce a parlare di un tema che è ancora assolutamente attuale, e lo fa senza mezzi termini, con un linguaggio semplice (ma non facile) e immediato, crudo e potente.

La Messinscena di Giorgio Strehler (Anni Settanta)

Brechtiano per vocazione, il Piccolo Teatro di Milano produsse Santa Giovanna dei Macelli all'inizio degli anni settanta, sotto la regia di Giorgio Strehler. Lo spettacolo mirava a restituire, attraverso un linguaggio epico e di forte impatto visivo, una sorta di 'poemetto della sopravvivenza' ambientato nella Chicago della Grande Depressione del '29. La città era raffigurata alla stregua di un 'inferno dei vivi' in fila dinanzi ai marmittoni dell'esercito della salvezza, in attesa di cibo e di lavoro, reso esplicitamente inaccessibile dalle chiuse cancellate di fabbriche ed opifici. La macellazione di carne commestibile (orrendi quarti di bue penzolanti dal soffitto) era una lampante e mai superata allusione alla 'macelleria sociale' che si accompagna ai dettami dell'economia di mercato e all'utilizzo 'usa e getta' della forza-lavoro.

Già Strehler, nel 1970, aveva messo in scena lo spettacolo, con decine di attori e cancelli, ciminiere, fumi.

Foto di scena della storica produzione di Giorgio Strehler di Santa Giovanna dei Macelli, con elementi industriali e operai

L'Approccio di Luca Ronconi (Anni Duemila)

Una dozzina d’anni fa, la messinscena ironica ma non consolatoria di Luca Ronconi di Santa Giovanna dei Macelli resta nella memoria. Ronconi aveva annunciato di voler affrontare Brecht al di fuori dei canoni normali di rappresentazione, senza confrontarsi con l’edizione di Giorgio Strehler. Il suo spettacolo, che si avvale in scena di mezzi come elevatori, enormi contenitori di carne in scatola dove all’interno vivono gli stessi padroni della sua produzione e commercio, unitamente a video sia di rappresentazione come di proiezione live sul palco, riconosce l’essenza stessa dell’opera, dalla quale le tecnologie applicate non deviano affatto l’attenzione, ma semmai si pongono come cornice espressiva degli stessi schemi brechtiani.

Luca Ronconi sceglie un allestimento magnifico e curato da Margherita Palli: un ambiente post-moderno fatto di bidoni di latta semovibili e poco altro, nei quali sono incastrati i protagonisti allevatori di carne, quasi ingabbiati nel loro stesso profitto. Una telecamera in scena gioca sul doppio, mostrando le due facce di molti personaggi, a un tempo furbi e ingenui. L’impianto è di grande effetto, e contribuisce a creare un’atmosfera cupa e di disperazione. Ronconi era ben riuscito a enfatizzare Giovanna Dark, la Santa, nella parte finale dello spettacolo, riconoscendo in quest'opera un sistema triadico anti-idealistico, un’impalcatura marxiana dove il capitale e l’alienazione della classe lavoratrice si riconoscono in sintesi nella sua sublimazione.

L’ottimo cast, con protagonisti Maria Paiato nel ruolo di Giovanna Dark, Paolo Pierobon in quello di Mauler e Fausto Russo Alesi nei panni di Slift, ha conferito ai personaggi una vivacità che in qualche modo li fa fuoriuscire dal contesto cronotopo. Maria Paiato, eclettica 'mater dolorosa', era capace di accenti 'estremi' senza mai scadere nel sentimentalismo tremebondo, mentre Fausto Russo Alesi passava disinvoltamente dalla semi-enfasi del 'parvenu' alla mimica burattinesca di furfante frastornato ma vincente. Paolo Pierobon, un Mauler arrabbiato, bambinesco, sovraeccitato, convinceva fin dal primo momento in cui entrava in scena, tra urla e pianti, facendo provare pietà per il suo personaggio, malgrado fosse quello che il pubblico dovrebbe in teoria detestare.

La recitazione, lo studio scelto da Ronconi, non era però del tutto convincente per alcuni critici, con attori che passavano da sprazzi di ricerca sulla gamma tonale a lunghi monologhi monotòni. Bella la scelta di Ronconi di usare le tecnologie per i famosi cartelli brechtiani, e anche l’uso della telecamera, che proiettava su uno schermo le immagini di operai e la controscena degli attori impegnati sul proscenio; peccato però non sia stata sfruttata a pieno, lasciando un senso di sospensione. Lo spettacolo, complessivamente lungo (tre ore), era difficile da seguire serenamente fino in fondo, ma era comunque da vedere perché raccontava un Ronconi diverso dal solito, che usciva dagli schemi dell’epica classica e cercava un teatro diverso da se stesso, da premiare già per questo. Una certa caratterizzazione, che sottolinea il gangsterismo degli speculatori allo stesso modo degli opportunismi dei mediatori e la debolezza dei lavoratori, porta in realtà ancora oggi all’epicizzazione del testo proprio perché in fondo assume i connotati di una sottile parodia del presente.

  • Traduzione: Ruth Leiser e Franco Fortini
  • Regia: Luca Ronconi
  • Scene: Margherita Palli
  • Costumi: Gianluca Sbicca
  • Luci: A. J.
Foto di scena della produzione di Luca Ronconi di Santa Giovanna dei Macelli, con bidoni di latta semovibili e proiezioni

La Versione di ErosAntEros (Davide Sacco e Agata Tomšič)

Fedele alla ricerca di un teatro impegnato che non rinunci al valore estetico della forma, in forte relazione con la storia, la compagnia ErosAntEros porta ora in scena una nuova rilettura di questo classico del Novecento. In questa produzione, Giovanna Dark, l'eroina metropolitana dei Cappelli Neri, appare in una severa divisa militaresca con bustina sul capo e lungo abito nero, però con un malizioso spacco che lascia intravedere le gambe, quasi a rivelare anche visivamente l’ambigua duplicità del personaggio. Il legame seduttivo fra i due protagonisti è affidato a Danilo Nigrelli (Mauler) e alla stessa Agata Tomšič (Giovanna Dark).

Nel “Breviario di estetica teatrale” Brecht elencava con precisione gli effetti di «straniamento», fondamenti anti-catartici del suo teatro epico. Quegli effetti sono in gran parte applicati nella messinscena di ErosAntERos. Aver ideato come dominante segno scenico una vasca da bagno di respingente trasparenza in cui prima Mauler si rilassa nudo mentre sconfigge sadicamente gli avversari e dove poi, irrorata di sangue, verrà deposta Giovanna Dark, la filantropa sconfitta, mentre grava su di lei una sacca stillante sangue, può sembrare, per quel tanto di estetica para-horror variamente presente nelle pratiche del teatro «d’avanguardia», non incline ad atmosfere prossime al “terrificante”, ma strutturalmente aliene dal «distacco» che Brecht e Walter Benjamin auspicavano per una presa di posizione riflessa e rilassata del pubblico.

Lo spettacolo è l’occasione per ErosAntEros di confrontarsi con il collettivo musicale Laibach, a cui è affidata la composizione di undici brani originali con le parole di Brecht e l’interpretazione dell’Esercito della Salvezza dei Cappelli Neri. L'idea di interagire con un live concert di musiche originali su testi brechtiani del seguitissimo collettivo musicale sloveno Laibach, data la natura fascinosamente orrorosa delle sue sonorità e della mefistofelica voce del front-man, può aver suscitato una certa tensione emotiva e ansietà non del tutto consentanee con una «presa di posizione riflessa e rilassata». ErosAntEros sembra piuttosto ritrarsi di fronte alla commedia dialettica per accentuare la dimensione militante, richiamando il tema della lotta di classe all’interno del dramma. Così il martirio di Giovanna assume la forma di un rituale. Il corpo denudato viene deposto dagli operai nella vasca piena di un liquido che ha il colore del suo sangue.

San Giovanna dei Macelli di ErosAnteros

Bertolt Brecht: Breve Profilo Biografico

Bertolt Brecht, scrittore e uomo di teatro tedesco, nacque in un'agiata famiglia borghese. Entrò giovane in contatto con gli ambienti dell'avanguardia artistica di Monaco e Berlino, abbandonando contestualmente gli studi di medicina per dedicarsi a tempo pieno all'attività letteraria. È negli anni Venti che incontra e abbraccia la teoria marxista. L'esilio dalla Germania nazionalsocialista lo portò in Svizzera, Danimarca, Svezia, Finlandia e Stati Uniti. Nel 1948 rientrò in Europa, stabilendosi a Berlino Est dove, assieme alla moglie Helene Weigel, fondò nel 1949 il Berliner Ensemble, cui dedicò la gran parte del suo tempo negli ultimi anni di vita.

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