La vicenda del Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti ha rappresentato un caso di grande risonanza nel panorama culturale italiano, culminato in un'inchiesta della magistratura contabile che ha sollevato interrogativi sulla correttezza dell'acquisizione.
L'Acquisizione e l'Entusiasmo Iniziale
Nel dicembre 2008, l'allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, espresse grande soddisfazione per l'acquisizione del Crocifisso. "E’ motivo di grande soddisfazione - dichiarò il Ministro - presentare il Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti, un’opera di raffinata qualità tecnica e di grande interesse scientifico, la cui recente acquisizione da parte dello Stato italiano costituisce un importante arricchimento del nostro patrimonio storico artistico, evitando inoltre il rischio di un possibile espatrio oltre i confini nazionali di questa preziosa scultura." Bondi sottolineò l'armonia raggiunta dal sommo artista "tra la nobiltà del corpo di Cristo e la sofferenza del Suo sacrificio per la redenzione dell'umanità." Aggiunse che era per lui ragione di profonda e commossa emozione che "questa sacra immagine accolga il Santo Padre Benedetto XVI nella Sua visita del 13 dicembre 2008 all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, quale simbolo della nostra civiltà e di valori universali, opera del maggiore artista del Rinascimento che lasciò in Vaticano - dalla Cappella Sistina alla Cupola di San Pietro - così eccelsa testimonianza d'arte e di fede."
Il 23 dicembre 2008, Sandro Bondi e l'allora presidente della Camera Gianfranco Fini inaugurarono a Montecitorio la mostra dal titolo: “Michelangelo giovane, il crocifisso ritrovato”. All'inaugurazione parteciparono numerose personalità di spicco, tra cui l'esperto d'arte Antonio Paolucci, Roberto Cecchi, all'epoca direttore generale del ministero per i Beni e le Attività Culturali, e Cristina Acidini, Soprintendente del Polo Museale Fiorentino.

In quell'occasione, nei comunicati del Mibac, l'opera fu descritta con parole enfatiche: "La sua eccezionalità consiste sia nelle proporzioni, talmente perfette che la figura è iscrivibile in un cerchio e in un quadrato come il celebre uomo vitruviano; sia nella riproduzione anatomica, che nella qualità scultorea."
L'Inchiesta della Corte dei Conti e le Reazioni
Successivamente, la magistratura contabile ha citato in giudizio i vertici del ministero dei Beni Culturali, mettendo in discussione l'acquisizione. La Corte dei Conti contesta il prezzo pagato per l'opera. Sandro Bondi, oggi senatore Pdl, ha dichiarato alle agenzie di stampa che "lo rifarebbe", difendendo la "bontá e correttezza" della scelta che portò il ministero, allora da lui guidato, a sostenere l'acquisto di un Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo.
Il Prezzo Contestato
Il crocifisso fu pagato 3,2 milioni di euro, a fronte di una stima che oggi viene riportata a circa 700 mila euro. Per questo motivo, la Corte dei Conti chiede ora i danni ai vertici del dicastero che a vario titolo avallarono l'acquisizione. L'ex ministro ha rivendicato con orgoglio la decisione di allora, affermando: "Non ho alcuna difficoltà."
La "Paralisi Italiana" e le Lentezze Burocratiche
Bondi ha criticato le lentezze burocratiche del sistema italiano, sottolineando come "in Italia non mancano le autorità di controllo: dalla magistratura, alla Corte dei Conti, fino alle Authority". Ha osservato che "l’effetto finale è la paralisi di ogni decisione pubblica, o quantomeno un allungamento dei tempi e dei costi che gravano poi sull’intera collettività." A tal proposito, ha ricordato la vicenda dello sponsor privato per i restauri del Colosseo, un'altra decisione da lui orgogliosamente rivendicata.
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La Difesa di Roberto Cecchi
Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali e chiamato in causa come principale responsabile di quell'acquisto, ha difeso la propria posizione. "Nel 2008 la Corte dei Conti ha dato legittimità all'acquisto registrando il contratto relativo", ha affermato. Cecchi si è dichiarato molto amareggiato, definendo la situazione "indecente" e caratterizzata da un accanimento di cui "è difficile capire i contorni."
Ha inoltre spiegato che all'epoca dell'acquisto "eravamo tutti d'accordo, anche il professore Salvatore Settis che allora era il presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali." Cecchi ha infine specificato: "Poi, nel 2009 sospesi i pagamenti appena seppi che c'era una indagine in corso. Finii quindi per pagare nemmeno un terzo della cifra che ci era stata richiesta."
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