La religione è una delle questioni centrali nello scenario politico brasiliano. Con una popolazione di 215 milioni di persone e più di 150 milioni di elettori, il Brasile ha circa l’80% della sua popolazione che si identifica come cattolica o evangelica. Un sondaggio dell’istituto Datafolha mostra che circa il 48% dei brasiliani considera la religione quando sceglie il proprio voto, mentre il 34% afferma di non farlo. L'attuale presidente, Jair Bolsonaro, è noto per aver usato uno slogan ricorrente: “Il Brasile al di sopra di tutto, Dio al di sopra di tutti”. Nonostante si identifichi come cattolico, molte persone credono che sia in realtà un evangelico. Il rapporto tra evangelici e politica, sebbene più complesso di quanto si dica in genere e non l'unico fattore della vittoria di Bolsonaro, è sempre più contemplato dagli analisti sociali e politici.

La Trasformazione Religiosa del Brasile: L'Ascesa Evangelica
Nell’arco di poco più di cinquant’anni, i cattolici finiranno per non essere più la comunità religiosa maggioritaria del Brasile. Un passaggio storico che, dal 1970 al 2032, secondo gli studi dell’Instituto Brasileiro de Geografia Estatística, porterà il cattolicesimo da essere la fede di oltre il 91% della popolazione a quella di circa il 40%, dovendo spartire il primato con la variopinta galassia degli evangelici, ovvero protestanti, pentecostali e neopentecostali. Questi, al contrario, a partire dagli anni Settanta hanno aumentato esponenzialmente il proprio bacino di fedeli, arrivando oggi a contarne fino a un terzo della popolazione. In termini assoluti, il Brasile è il secondo Paese al mondo, dopo gli USA, per l’estensione della popolazione cristiana. In Brasile gli evangelici sono circa 50 milioni (il 25% della popolazione), ma il mondo evangelico non è omogeneo a livello sia religioso che morale e politico.
Fattori del Cambiamento Religioso
Il rapido cambiamento religioso del Brasile affonda le sue radici perlopiù in cause interne. Una di queste è la fredda reazione della Chiesa cattolica di fronte alle istanze della teologia della liberazione, una corrente teologica a forte connotazione sociale che in America Latina e in Brasile, negli anni Settanta e Ottanta, ha prodotto una commistione innovativa tra cristianesimo e marxismo. Gli spazi lasciati vuoti dai vertici cattolici sono stati rapidamente occupati da movimenti che hanno saputo coinvolgere fette sempre più ampie della popolazione, mobilitandole con messaggi fortemente comunitari.
Nel contesto brasiliano, rientra sotto l’etichetta “evangelico” una gamma di Chiese con un background pentecostale e neo-pentecostale. Il pentecostalismo è per sua natura proselitistico: l’esperienza fondamentale del “battesimo nello Spirito”, che trasforma un cristiano in un evangelico pentecostale, non è un semplice momento della conversione, ma una rigenerazione e una rinascita dalla quale si esce trasformati e motivati a tal punto da voler annunciare e condividere la propria esperienza.
L'idea diffusa che questi gruppi siano giunti tutti dagli Stati Uniti è sbagliata, perché, sebbene ci siano state grandi ondate missionarie verso l'America Latina, è anche vero che ci sono movimenti pentecostali autoctoni nati in Cile e Brasile parallelamente alla loro nascita negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo.
La Diversità del Mondo Evangelico Brasiliano
Al contrario degli Stati Uniti, dove il termine "evangelical" inquadra un gruppo piuttosto definito (cittadini bianchi tendenzialmente conservatori, spesso elettori del Partito Repubblicano), in Brasile, "evangelico" è un fedele cristiano non cattolico, comprendendo così anche protestanti di orientamento spesso progressista. In più, soltanto un evangelico brasiliano su tre s’identifica come bianco, contro i due su tre negli Stati Uniti. Il cristianesimo pentecostale non è un fenomeno omogeneo e si tende a generalizzare i rapporti tra fede e politica non comprendendo la diversità dei modi di essere cristiani in America Latina, soprattutto all'interno del pentecostalismo.
Esistono Chiese istituzionalizzate, attive nel dialogo ecumenico e con una produzione teologica, come anche un pentecostalismo popolare e di taglio carismatico, mentre nuovi gruppi influenzati dalle “teologie della prosperità” sono sempre più presenti nei mezzi di comunicazione e ostentano la propria ricchezza. Ci sono teologi pentecostali della liberazione, come anche neoconservatori e fondamentalisti, e ci sono pastori che militano nella politica e altri apolitici.
Jair Bolsonaro e la Sua Prossimità al Mondo Evangelico
Pur essendo di religione cattolica, Jair Bolsonaro, nel maggio 2016, è stato battezzato nel fiume Giordano dal pastore Everaldo Pereira, un personaggio di spicco dell’Assembleia de Deus e presidente del Partido Social Cristão. Questa cerimonia è stata un colpo di teatro memorabile, formalizzando la sua vicinanza al movimento neopentecostale e facendolo apparire come un "cristiano rinato". Quella cerimonia è stata un colpo di teatro memorabile. Prima di completare la cerimonia del battesimo, il pastore gli ha domandato: “Credi che Gesù sia figlio di Dio?” e lui ha risposto “Credo”. Formalmente cattolico, anche se evangelico per convenienza politica, Jair Bolsonaro ha un secondo nome biblico: Messia.
Anche Michelle Bolsonaro, moglie dell’ex-premier, è evangelica e il loro matrimonio è stato celebrato dall’influente pastore Silas Malafaia dell’Assembleia de Deus Vitória em Cristo. Michelle de Paula Firmo Reinaldo, 40 anni, è pastora evangelica e fervente sostenitrice di varie chiese pentecostali.

Il Sostegno Evangelico e la Vittoria Elettorale del 2018
Le elezioni del 7 ottobre 2018 hanno visto Bolsonaro ottenere al primo turno il 46% dei voti e andare al ballottaggio con Fernando Haddad. Durante quella campagna elettorale, Bolsonaro ha ricevuto l’aperto sostegno del Fronte parlamentare evangelico interpartitico al Congresso nazionale e di molti altri leader delle principali chiese evangeliche. Nel 2018, molti evangelici in Brasile hanno visto Bolsonaro come “una risposta alle loro preghiere”. Ha ottenuto oltre il 70% dei consensi nella popolazione evangelica del Brasile, un supporto che è risultato decisivo per la sua elezione.
A premiare Bolsonaro, in particolare, sono state le sue posizioni intransigenti per quanto riguarda i temi della morale sessuale e della bioetica, la difesa della vita e della famiglia, e la contrarietà ad aborto e matrimonio omosessuale. Le istanze cristiano-conservatrici hanno trovato una facile convergenza con l’offerta dell’estrema destra di Bolsonaro, coincidendo, fra le altre cose, anche sul favore per un più ampio ricorso alle armi come strumento di difesa personale.
Secondo l’istituto Datafolha, nel 2018 l’ex premier ha riscosso un maggior grado di approvazione tra gli uomini (38%) rispetto alle donne (29%), tra gli over 60 (37%) rispetto a chi è nella fascia 16-24 anni (27%), tra chi ha un reddito alto (52%) rispetto a chi ha un reddito basso (27%), tra gli imprenditori (58%) rispetto ai lavoratori del settore informale (25%) o ai disoccupati (22%). Ha inoltre ricevuto maggiori consensi nel Sud del Brasile (42%) piuttosto che nel Nord-Est (25%), e tra i “bianchi” (42%) rispetto ai “meticci” (31%) o “neri” (25%).
L'Influenza di Edir Macedo e la IURD
Edir Macedo, ex-cattolico fondatore e (auto-proclamato) vescovo della Igreja Universal do Reino de Deus (La Chiesa universale del Regno di Dio - Iurd), possiede il secondo più importante network in Brasile, controllando la seconda catena televisiva del paese, Record. Durante la campagna elettorale del 2018 ha offerto a Bolsonaro l’opportunità di rilasciare un’intervista esclusiva sul suo canale televisivo Record TV, mentre gli altri candidati alla presidenza hanno discusso insieme su un altro canale. La IURD è una macchina efficacissima nella raccolta di denaro e, sebbene non sia propriamente una Chiesa pentecostale, ma una potente denominazione difficile da classificare, ha dato il suo sostegno a Bolsonaro non primariamente per ragioni ideologiche. La IURD ha sostenuto anche Lula, Dilma e altri ex-Presidenti del Brasile, perché ha sempre dato il proprio sostegno a chi si assicurava la vittoria, essendo interessata più al potere e all'influenza che all'agenda morale o all'ideologia.
La IURD si è allargata con un apparato di comunicazione che si sintetizza in tre parole: "smetti di soffrire". I fedeli pagano un contributo pari al 10 per cento dei loro introiti, ed è da qui che nasce la forza economica delle più potenti chiese evangeliche. L’elezione e la prima fase della presidenza Bolsonaro hanno rafforzato questo connubio, con Edir Macedo che ha sostenuto con forza Bolsonaro, spesso concedendo il suo network televisivo come megafono del presidente.
La Strategia e le Promesse di Bolsonaro
Il presidente ha affermato più volte di voler spostare l’ambasciata brasiliana in Israele a Gerusalemme, conquistandosi le simpatie dei conservatori e del sionismo cristiano. Ha nominato per la prima volta nella storia del Paese un giudice evangelico Andre Mendonca alla Corte Suprema. Bolsonaro ha inoltre promesso di designare alla Corte Costituzionale un giudice evangelico. “Chi ha provato a metterci di lato dicendo che lo Stato è laico, sì, lo Stato è laico, ma noi siamo cristiani, terribilmente cristiani”, ha detto partecipando a una funzione evangelica nella Camera dei deputati. Durante il suo primo mandato, Bolsonaro ha scelto come ministra per le Donne, la Famiglia e i Diritti umani Damares Alves, attivista antiabortista e pastora evangelica. Ha rimpiazzato l’intera squadra del ministero della Salute con esponenti più vicini ai valori ultraconservatori, ha tolto fondi a programmi di salute per le donne, ha diminuito le tasse per le chiese e garantito la conferma delle attuali frequenze radio-televisive concesse ai canali religiosi, altro elemento importante per le chiese evangeliche.
Lo slogan principale di Bolsonaro è “Brasile al di sopra di tutto, Dio al di sopra di tutti”, che si può ascoltare in un comizio elettorale come in una cerimonia religiosa. Questo approccio è stato definito dalla teologa della liberazione tedesca Dorothee Steffensky-Sölle negli anni settanta come un "cristofascismo" alla brasiliana.
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Il Ruolo dei Pastori e la "Teologia della Prosperità"
Da qualche anno, in tutto il continente latinoamericano, e in Brasile in modo particolare, i fedeli delle Chiese neopentecostali ritengono che la voce del pastore sia la voce di Dio, e che il pastore sia direttamente illuminato nelle sue decisioni. L'autoritarismo di molti pastori si impone sui fedeli nelle decisioni più intime e personali, perché si ritiene che se obbediscono Dio li benedirà. Molti politici si sono già resi conto che ottenere il sostegno di un pastore neopentecostale con molti fedeli, che arrivano a riempire gli stadi, equivale a far sì che il 100% dei suoi fedeli li votino. Per la Chiesa, se il pastore dice che Dio ha scelto il candidato, questi è la persona designata dal cielo e quindi da votare. Non ci sono dubbi al riguardo. Se invece un politico si fa fotografare con un vescovo cattolico o con un pastore di una Chiesa protestante storica, ciò non significa che i suoi fedeli gli diano anche un unico voto.
I leader religiosi di queste Chiese ritengono che tutta la comunità debba mettersi al servizio della causa del politico di turno, perché lo inseriscono nel “Progetto di Dio” e nel piano di salvezza del popolo. Vivono il tutto come una vera guerra spirituale contro i nemici della fede, e dedicano interi culti a pregare per il candidato scelto dal pastore e a lavorare in suo favore.
José Luis Pérez Guadalupe, sociologo, politologo e teologo cattolico, nel suo libro Evangélicos y poder en América Latina (2018) illustra come i gruppi evangelici neopentecostali siano diventati veri gruppi di pressione sociale, e l'esempio di Perù e Colombia sulle questioni pro-vita o di genere è significativo. Pérez Guadalupe afferma che il motivo per il quale gli Evangelici neopentecostali sostengono vari candidati non dipende dall'affinità ideologica, ma dagli interessi morali delle Chiese: si vota per il candidato che coincide con l'agenda della loro Chiesa, indipendentemente dall'ideologia. Il discorso neoconservatore coincide con le Chiese che convocano migliaia di fedeli.
Le Chiese pentecostali hanno maggiore successo in Brasile nelle zone in cui sono assenti altri centri di aggregazione e dove lo stato fatica ad arrivare, come le favelas, ma anche i piccoli villaggi dell’interno del paese.
La "Teologia della Prosperità" e la Manipolazione
A partire dagli anni Settanta sono nate “Chiese” che dietro una facciata pentecostale nascondono veri business e utilizzano tecniche di manipolazione psicologica con i loro fedeli, sfruttandoli a livello emotivo ed economico. La maggior parte di questi gruppi aderisce alle “teologie della prosperità”, proponendosi di compiere veri affari con Dio e truffando i fedeli con la “vendita” di miracoli e predicando il “sacrificio” dei loro beni a favore della Chiesa (semina), pena la mancata benedizione. La maggior parte di questi nuovi gruppi si allontana dal cristianesimo a livello dottrinale, presentando elementi sincretici, ed è duramente criticata dalle Chiese pentecostali ed evangeliche tradizionali.
Pastori come Leandro Ortunes creano una narrazione sui pericoli che graverebbero sulla famiglia, sulle scuole dove i loro figli sarebbero ‘erotizzati’, sul ‘pericolo comunista’. Vi è una sorta di ‘panico morale’, dove Jair Bolsonaro ha posto l’accento su questi temi morali, poco o per nulla affrontati dalla destra tradizionale o in precedenti elezioni.
Le Sfide e la Complessità del Voto Evangelico per Bolsonaro
L’ultimo periodo, però, pare aver fatto scricchiolare il rapporto idilliaco tra evangelici e Bolsonaro. La gestione dell’emergenza sanitaria in Brasile, dove per settimane si sono registrati contagi giornalieri da record, e la performance economica nazionale sembrano aver messo alle corde il presidente. La candidatura di Lula ha completamente cambiato lo scenario. Nonostante i sondaggi indichino ancora come la maggior parte degli evangelici sia più propensa a sostenere ancora Bolsonaro, la figura dell’esponente del Partido dos Trabalhadores può mettere in discussione una buona fetta di questo elettorato a causa delle peculiarità della comunità evangelica brasiliana.
Se, infatti, sul versante dei temi di morale sessuale e bioetica anche in Brasile questi fedeli tendono a essere più conservatori, lo stesso non avviene in ambito sociale e per la tutela dell’ambiente, questioni non nella prima pagina dell’agenda dell’attuale presidente ma cari soprattutto a quella parte protestante e progressista della galassia evangelica. Questa parte, se non virerà interamente su Lula, sicuramente potrebbe far venir meno a Bolsonaro un sostegno decisivo. Rarikan Heven, avvocato e attivista membro della Chiesa di Hillsong, sostenitore di Lula, crede che la religione influenzi il voto, ma l'agenda del candidato e ciò che difende sono ancora più importanti. La religione finisce per avere un'influenza sui valori che la Chiesa difende. I sondaggi indicano uno scenario in cui gli elettori evangelici stanno andando contro il flusso elettorale, con la maggioranza degli elettori che ancora sostiene l'attuale governo.
Il Corteggiamento di Lula agli Evangelici
Il rivale Lula, nelle precedenti campagne elettorali (che lo avevano portato all’elezione nel 2003 e nel 2008), era rimasto il più possibile lontano dai temi religiosi, ma non ha potuto fare lo stesso in quella più recente. Ha scelto come vicepresidente Geraldo Alckmin, esponente della destra liberale, per mostrarsi come presidente moderato, ma anche perché Alckmin è un fervente cattolico. In particolare, Lula ha cercato di corteggiare il voto evangelico: le chiese hanno anche componenti moderate, seppur minoritarie, che aderiscono con difficoltà alle politiche di estrema destra di Bolsonaro. La scorsa settimana Lula, dopo un incontro con alcuni leader della chiesa protestante, ha persino firmato un documento in cui si impegna, in caso di vittoria, a mantenere la libertà di culto, a sostenere il ruolo centrale della famiglia e a non interferire politicamente nell’esercizio della fede. Tuttavia, questa strategia e il successivo documento firmato con alcuni pastori non sembrano aver portato a sostanziali progressi nei favori presso questa componente dell’elettorato. Ana Maria, cattolica e insegnante, ha espresso il cambiamento nel suo voto: "Qualche tempo fa avrei votato il candidato che capisce l'economia. Oggi mi rendo conto che questo non è tutto ciò che conta. Il presidente non può essere favorevole all'aborto, così come non può avere un'ideologia socialista/marxista."
Il Difficile Rapporto con la Chiesa Cattolica
Nel contesto della forte polarizzazione che ha connotato il primo turno delle presidenziali brasiliane, la componente religiosa ha giocato un ruolo non irrilevante. I sondaggi, infatti, confermano che nelle intenzioni di voto Lula continua ad essere il candidato più seguito nell’elettorato cattolico, mentre Bolsonaro è nettamente più avanti tra evangelici e pentecostali. Una recente rilevazione dell’istituto Datafolha segnala che il 57% degli elettori cattolici sarebbero pronti a votare Lula, mentre nell’elettorato evangelico, il presidente uscente avrebbe ampliato il suo vantaggio, passando dal 62% al 65%. Lacerda sottolinea l'importanza dei cattolici nella decisione elettorale, affermando che "Se l'elezione fosse composta solo da evangelici, Bolsonaro probabilmente vincerebbe al primo round."
La remuntada di Bolsonaro non può fare a meno di un recupero di consensi nella comunità cattolica brasiliana, la più numerosa del mondo. L’ex militare sembra essersene accorto e ha partecipato al pellegrinaggio fluviale in occasione della festa che attrae più di due milioni di devoti, la Círio de Nossa Senhora de Nazaré sul fiume nella città di Belém, nel Pará. Inoltre, il presidente non ha mancato di visitare il santuario nazionale di Aparecida partecipando nel pomeriggio alla recita del rosario e concedendosi un passaggio presso la Tenda dei Pellegrini. Questi "blitz" del presidente hanno indispettito l’episcopato brasiliano, mettendo in evidenza il difficile rapporto che esiste tra i vertici della Chiesa cattolica e l’attuale amministrazione.
La Critica dell'Episcopato
Pochi giorni prima del pellegrinaggio fluviale, l’annunciata presenza di Bolsonaro era stata criticata dall’arcivescovo metropolita di Belém, dom Alberto Taveira Corrêa, che in una nota aveva affermato di voler impedire “qualsiasi uso di natura politica o partigiana” dell’evento religioso. Per la visita nel santuario mariano di Aparecida, l’arcivescovo metropolita locale, dom Orlando Brandes, che già aveva polemizzato con le politiche del governo, ha sentito l’esigenza di chiarire che avrebbe fatto tutto il possibile per garantire che nessun fedele venisse influenzato dalla presenza del presidente. Contro la strategia bolsonarista si è mossa direttamente la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), che in una dichiarazione ha espresso rammarico per "l'intensificarsi dello sfruttamento della fede e della religione come mezzo per raccogliere voti nel secondo turno" aggiungendo che "i momenti specificamente religiosi non possono essere utilizzati dai candidati per presentare le loro proposte elettorali e altre questioni relative alle elezioni".
Già negli anni scorsi, le ruggini con l’episcopato carioca non avevano lasciato indifferenti gli aficionados del presidente. Federico d’Avila, deputato dello Stato di San Paolo, aveva insultato in un intervento pubblico l’arcivescovo Brandes, la Conferenza episcopale e persino papa Francesco. Il rapporto tra l’amministrazione uscente e il pontefice regnante non è stato certamente idilliaco, tant’è vero che Bolsonaro non ha incontrato Francesco nonostante una visita ufficiale a Roma per il G20 del 2021. Al contrario, Francesco ha dimostrato una certa benevolenza nei confronti del suo rivale Lula a cui avrebbe regalato un rosario durante la sua detenzione nel carcere di Curitiba e che ha poi ricevuto più di due anni fa a Roma, dopo il suo rilascio.
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