Severus Piton: analisi del personaggio

Un profilo enigmatico

Questo personaggio oscuro ed enigmatico, che nei libri è di un'antipatia mortale, sullo schermo riesce a tirarsela con sufficiente classe da mostrare qualcosa di assai simile al fascino. Nel primo volume, La pietra filosofale, Piton viene presentato come il tipico professore odioso: arrogante, irritante, parzialissimo, scorretto e arbitrario.

Prende in antipatia Harry a prima vista e questo è quanto, ma è decisamente offensivo anche con Hermione e con Neville Longbottom (di cui pure conosce le tristi vicende familiari), ponendo gran cura ad ogni lezione nel gettarlo nel panico più totale. Tutto miele e zucchero candito con i suoi Serpeverdini, maltratta senza alcun ritegno i Grifondoro: questo perché somiglia a suo padre, quello perché è emotivo, quella perché vuol sempre rispondere, quell'altro perché è impertinente o respira al momento sbagliato.

Ritratto di Severus Piton nelle aule di Hogwarts

L'ambiguità tra leale e traditore

Nel secondo volume, La Camera dei Segreti, Piton continua a mostrarsi assai antipatico con Harry e con tutti i Grifondoro, ma non sembra mostrare segni di soverchia malvagità: è solo la solita carogna. Le cose cambiano bruscamente nel finale, quando l'abominevole Piton, in nome di vecchi screzi di gioventù, sembra trovare normalissimo rimandare in prigione un innocente e in libertà un pluriomicida.

Nel quarto libro, Il Calice di Fuoco, Piton è poco più di una comparsa: molti dispettucci e qualche minaccia a Harry, ma anche diverse cattiverie sparse ad altri Grifondoro, più uno scontro con Moody perso senza appello. Senonché nel Gran Finale, quando dall'Avversaspecchio si vedono arrivare i tre professori che porteranno in salvo Harry, ecco che costoro sono Silente, la McGonagall e Piton.

L'Ordine della Fenice e il mistero del sesto libro

Nell'Ordine della Fenice, la perfida Umbridge pretende da Piton del Veritaserum per inquisire Harry. La Umbridge naturalmente gli fa un sacco di domande, mentre Piton lo prende in giro perché dice cose senza senso. Se Piton stesse lavorando davvero per Voldemort non avrebbe avuto motivo di contattare l'Ordine: Harry è chiaramente intenzionato ad andare al Ministero, dove la trappola aspetta solo lui per scattare.

Piton però non ne facilita la fuga: lo lascia relativamente al sicuro nelle mani della Umbridge, che è l'unica ad aver ascoltato il messaggio cifrato di Harry, ma non ci ha capito nulla. Non ci sono testimoni. Se per un caso disgraziato saltassero fuori, Piton potrebbe perfino sostenere di non aver capito cosa cercava di dirgli Harry.

Il primo incontro tra Harry e Piton, con scene tagliate (Harry Potter e la pietra filosofale)

Forte di questa serena consapevolezza, affrontai il sesto libro, dove ogni parola e azione di Piton è passibile di non meno di tre o quattro diverse interpretazioni, fin quando il Nostro non provvede a sopprimere Silente ignorando la sua ultima supplica, il leggendario "Please, Severus...".

Interpretazioni dei lettori

All'epoca della lettura del libro in lingua originale, i motivi per cui molti erano convinti della sua non colpevolezza erano basati su deduzioni logiche:

  • Non aveva senso disvelare un colpevole alla fine del sesto libro e non del settimo.
  • Non era possibile che l'abile Rowling chiudesse la saga dicendo "Ebbene sì, è proprio uno stronzo".
  • Analizzando la scena della morte di Silente si poteva intuire che il preside avrebbe potuto salvarsi.
  • Forse Silente era ormai molto malato, considerando anche la strana storia del Voto Infrangibile.

Tuttavia, no, erano tutte apparenze mendaci: Piton aveva da tempo individuato il vero colpevole e aveva profuso le sue energie per salvare Harry, fallendo solo per colpa di un improvvido intervento di Hermione.

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