Nella tradizione cristiana, Matteo di Levi è una figura centrale, noto per essere stato uno dei dodici apostoli di Gesù e l'autore del primo Vangelo canonico a lui attribuito. La sua storia è un potente esempio di trasformazione e redenzione, che ha affascinato teologi, artisti e fedeli attraverso i secoli.

L'Identità e il Duplice Nome: Matteo o Levi?
Il Vangelo di Matteo narra la vocazione di un uomo chiamato «Matteo, seduto al banco delle imposte», a cui Gesù disse «Seguimi!». Egli si alzò e lo seguì. Tuttavia, i resoconti paralleli di Marco (2,14) e Luca (5,27-28) presentano il protagonista con il nome di Levi, con Marco che aggiunge il patronimico “figlio di Alfeo”. Questa notevole variante, considerando che nelle liste dei Dodici Apostoli compare solo Matteo, si spiega con l'ipotesi che egli portasse due nomi.
- Levi: nome che lo legava all'omonima tribù sacerdotale ebraica.
- Matteo: di origine aramaica, significa "dono del Signore".
Casi analoghi di individui con doppio nome sono presenti nelle Scritture, come Giuseppe Barnaba negli Atti degli Apostoli (4,36) o Giuseppe Caifa, il sommo sacerdote menzionato da Giuseppe Flavio. Questa diversità onomastica nelle narrazioni evangeliche è spesso interpretata come un'indicazione delle diverse fonti alla base dei Vangeli stessi, pur mantenendo una sostanziale identità della figura. Il nome ebraico di Matteo, Levi, significa letteralmente “dono di Dio”.
Il Mestiere Ripudiato: Matteo il Pubblicano
Prima della sua chiamata, Matteo esercitava la professione di pubblicano, un esattore delle tasse che riscuoteva denaro per conto dell'Impero Romano. In greco, era chiamato telónes (da télos, "tassa"). Questo mestiere lo rendeva profondamente inviso ai suoi connazionali ebrei, che lo consideravano un collaborazionista, un traditore e un peccatore pubblico.
L'attività di esattore delle imposte comportava spesso pratiche disoneste e accumulo di ricchezze, contribuendo al disprezzo della gente. Matteo, come “pubblicano”, era visto come uno che gestiva denaro "impuro", poiché portava l'effigie dell'imperatore romano, e collaborava con gli oppressori con tributi iniqui. Nonostante ciò, questa funzione presupponeva anche un certo grado di cultura e formazione, tipicamente ebraica, necessaria per la contabilità e la gestione fiscale.
La Vocazione: L'Invito di Gesù e la Trasformazione
La vocazione di Matteo è un momento chiave narrato in tutti e tre i Vangeli sinottici, con dettagli che si integrano per formare un quadro completo della sua chiamata.
L'Incontro a Cafarnao
Gesù, nei primi tempi della sua predicazione in Galilea, vide Matteo seduto al banco delle imposte a Cafarnao. L'episodio avviene subito dopo la guarigione del paralitico, un evento che aveva già generato timore e gloria a Dio tra la folla. Gesù si rivolse a lui con un semplice, ma potente, comando: «Seguimi!». Senza esitazione, Matteo si alzò e lo seguì immediatamente, lasciando sul tavolo denaro, timbri e registri contabili. Questo gesto di pronta obbedienza e abbandono di una vita redditizia evidenzia la sua umiltà e la sua prontezza ad accogliere il Maestro.

Il Banchetto e la Reazione dei Farisei
La gioia di Matteo per l'incontro con Gesù fu così grande che egli decise di organizzare un grande banchetto nella sua casa per onorare il Maestro. A questa festa furono invitati non solo i seguaci di Gesù, ma anche numerosi altri pubblicani e "peccatori", i suoi vecchi compagni di mestiere e la gente del posto.
Questo evento suscitò lo sconcerto e lo scandalo dei farisei e degli scribi, i quali mormoravano e dicevano ai discepoli di Gesù: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù, udendo le loro critiche, rispose con una delle sue dichiarazioni più significative sulla sua missione:
- «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
- «Misericordia io voglio, e non sacrificio. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Questa risposta di Gesù non solo difese la sua scelta, ma rivelò anche il cuore della sua predicazione: la compassione e la salvezza offerte a coloro che si riconoscono bisognosi di guarigione spirituale. Matteo comprese profondamente che quell’incontro avrebbe trasformato per sempre la sua vita, spingendolo a seguire unicamente i beni dello spirito anziché l'accumulo di beni materiali.
Matteo l'Evangelista: Il Vangelo del Compimento
Secondo la tradizione, Matteo era l'unico dei Dodici apostoli a saper scrivere, e la Chiesa, fin dai primi secoli, gli ha attribuito la redazione del Vangelo secondo Matteo. Questa opera è fondamentale per la fede cristiana e per lo sviluppo della teologia delle origini.
Contesto e Caratteristiche
Il Vangelo di Matteo fu scritto probabilmente verso la fine del primo secolo (circa 80 d.C.), dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. In un periodo così difficile per il popolo ebraico, esso mirava a radunare la comunità intorno alle Sacre Scritture, mostrando come Gesù realizzasse le promesse dell'Antica Alleanza. È considerato il primo nella lista dei quattro Vangeli canonici non perché sia stato scritto prima degli altri, ma per il suo stile didattico e per il largo uso che ne fu fatto nella Chiesa primitiva. Per questo è chiamato anche Vangelo del catechista, presentando una serie ordinata di parole e fatti di Gesù per dare un'istruzione completa sulla nuova identità cristiana.
Il Vangelo di Matteo è caratterizzato da:
- Cinque grandi discorsi di Gesù sul Regno di Dio: strutturano l'opera e la rendono particolarmente adatta all'insegnamento.
- Conoscenza profonda delle Scritture: contiene almeno 63 citazioni bibliche e numerosi rimandi alla legislazione giudaica e alla cultura rabbinica.
- Stile semitico: frequente uso della formula «È stato detto… ma io vi dico…», con la quale Gesù propone un superamento della Legge antica attraverso i suoi nuovi insegnamenti.
- Vangelo del compimento: evidenzia costantemente come Gesù sia il Messia atteso, che porta a realizzazione le profezie dell'Antico Testamento.
Uno dei temi centrali è l'annuncio del Regno di Dio, che si manifesta nella persona e nell'opera di Gesù. La narrazione fonde elementi storici con profonde riflessioni teologiche, mettendo in evidenza le connessioni tra gli eventi della vita di Cristo e il contesto culturale e religioso del tempo.
I Contenuti e il Discorso della Montagna
Il testo narra la vita e il ministero di Gesù Cristo, dalla genealogia e dalla nascita verginale, all’infanzia, al battesimo e alla tentazione nel deserto, fino all’attività pubblica di predicazione e guarigione in Galilea. Racconta poi il viaggio verso Gerusalemme, l’ingresso trionfale nella città, la cacciata dei venditori dal Tempio, e infine la passione, la crocifissione, la morte, la sepoltura e la Risurrezione.
Tra i passaggi più celebri del Vangelo di Matteo vi è il Discorso della Montagna (capitoli 5-7), che include le famose Beatitudini. Questo discorso, insieme ad altre parabole e insegnamenti morali, offre una guida concreta per vivere secondo giustizia, compassione e amore, seguendo l’esempio di Gesù. Viene presentato come il discorso programmatico del Maestro, che indica la "via del Signore", caratteristica del cristianesimo, e supera la legge mosaica con un insegnamento più perfetto ma conforme allo spirito divino.
Gesu: Il discorso della montagna e Vangelo
Il Problema delle Fonti e le Testimonianze Antiche
Il Vangelo secondo Matteo appartiene al gruppo dei Vangeli sinottici, insieme a quelli di Marco e Luca, poiché presentano numerosi episodi in comune, spesso con simili strutture e contenuti. La critica biblica ha sviluppato la "teoria delle due fonti", secondo cui Matteo avrebbe utilizzato due fonti principali: una raccolta di sentenze di Gesù (tà lógia) attribuita all'apostolo stesso, e il Vangelo di Marco come trama per i fatti.
Le testimonianze antiche confermano l'autorialità matteana:
- Papia di Ierapoli (II secolo): "Matteo adunque raccolse in lingua ebraica i detti (tà lógia) e ciascuno li interpretò come ne fu capace."
- Sant'Ireneo (II secolo): "Matteo tra gli Ebrei nella loro propria lingua pubblicò anche uno scritto del Vangelo, mentre Pietro e Paolo a Roma predicavano e fondavano quella Chiesa."
- Origene (III secolo): "il primo Vangelo fu scritto da Matteo, prima pubblicano, poi apostolo di Gesù Cristo, che lo scrisse in lingua ebraica e pubblicò per i giudei convertiti."
Sebbene l'opera originale in aramaico sia andata perduta, la tradizione ecclesiastica è unanime nel riconoscere che l'attuale Vangelo greco secondo Matteo ne mantiene il contenuto sostanziale.
Il Simbolo dell'Evangelista
La raffigurazione simbolica dell’Evangelista Matteo lo associa al simbolo del Libro (Vangelo) e dell’Angelo in forma umana (cfr. Ezechiele 1,10 e Apocalisse 4,6). Questo simbolo, unico tra i quattro che designano gli evangelisti a essere interamente umano, è spesso interpretato per il fatto che il suo scritto inizia con la genealogia di Gesù, mettendo in primo risalto l’umanità del Figlio di Dio.
Vita Dopo la Chiamata e Morte di San Matteo
Dopo la sua vocazione, Matteo abbandonò la sua vecchia vita dedita all'accumulo di beni materiali per seguire i "beni dello spirito". Egli stesso scrisse: «Non accumulate per voi tesori sulla terra; accumulate invece per voi tesori in cielo».
Del resto della sua vita si hanno poche notizie storiche e le informazioni sulla sua morte sono discordanti. Secondo la tradizione, predicò l'evangelo in Siria o in Etiopia. Alcune fonti affermano che fu lapidato in Etiopia, altre che fu arso vivo o pugnalato durante una celebrazione.
Il Martirologio Romano colloca al 21 settembre la sua morte e al 6 maggio la traslazione del suo corpo dall'Etiopia a Salerno, facendo tappa a Paestum.
San Matteo nell'Arte, nella Tradizione e nella Devozione
La Vocazione di San Matteo di Caravaggio
Una delle rappresentazioni più iconiche della chiamata di San Matteo è il celebre dipinto “La Vocazione di San Matteo”, realizzato da Caravaggio tra il 1599 e il 1600. L'opera è conservata nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, nella Cappella Contarelli, ed è tra le più famose al mondo.
Caravaggio cattura il momento preciso in cui Gesù, accompagnato da San Pietro, entra in una stanza buia dove Matteo e altri esattori stanno contando il denaro. Il gesto silenzioso di Cristo - il braccio teso, il dito che indica - richiama in modo evidente quello della Creazione di Adamo di Michelangelo, ma qui è rivolto a un peccatore, a un uomo comune. La luce, elemento centrale dell'opera, entra diagonalmente e illumina il volto stupito di Matteo, simboleggiando la grazia che irrompe nell'oscurità della vita quotidiana. L'ambiente, simile a una taverna seicentesca, e gli abiti contemporanei rendono la scena vicina allo spettatore. Un elemento affascinante è l'ambiguità sull'identità di Matteo nella scena: alcuni studiosi si chiedono se sia l'uomo barbuto che si indica sorpreso, oppure il giovane chino sul denaro, intensificando il coinvolgimento dello spettatore.

Iconografia e Patrono
San Matteo è tradizionalmente ritratto come un uomo anziano e barbuto, intento a scrivere il suo Vangelo, talvolta con l’aiuto di un angelo che guida la sua mano, a sottolineare l'ispirazione divina. È patrono di diverse categorie professionali legate al suo antico mestiere: controllori fiscali, banchieri, impiegati di banca, contabili e doganieri.
Tradizioni e Devozione
A Salerno, in occasione della festa di San Matteo il 21 settembre, si prepara tradizionalmente la “meveza ‘mbuttunata”, ovvero la milza imbottita. Si tratta di un piatto tipico a base di milza di vitello farcita con aromi e ingredienti locali, diventato il simbolo culinario della festa e venduto lungo le strade in un'atmosfera vivace di devozione e convivialità.
Un riferimento a Matteo si trova anche nel motto presente nello stemma di Papa Francesco: Miserando atque eligendo. Esso è tratto dalle Omelie di Beda il Venerabile, che commentando l’episodio evangelico della vocazione di Matteo, scriveva: “Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”. Questo motto riflette il tema della misericordia divina che chiama e trasforma i peccatori, un principio che San Matteo incarnò con la sua vita.
