Le città di Sodoma e Gomorra sono figure ricorrenti nella letteratura profetica biblica, spesso citate come simboli di grande malvagità e peccato. Il racconto della loro distruzione, narrato nel libro della Genesi, in particolare nei capitoli 18 e 19, è uno degli episodi più noti e dibattuti della Bibbia. Questo evento non solo descrive un giudizio divino, ma esplora anche temi di giustizia, ospitalità e le conseguenze del compromesso morale.

L'Intercessione di Abramo per Sodoma
Prima dell'arrivo degli angeli a Sodoma, il Signore rivelò ad Abramo il suo intento di investigare la gravità del peccato delle città della pianura.
Il Dialogo con il Signore
Il Signore disse: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore.
Abramo, avvicinatosi al Signore, intercesse per la città, chiedendo: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Il Signore rispose: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
Abramo proseguì la sua preghiera, negoziando con il Signore per un numero sempre minore di giusti: quarantacinque, quaranta, trenta, venti, fino a giungere a dieci. Ogni volta il Signore promise di non distruggere la città se avesse trovato quel numero di giusti. Quando il Signore ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione. Questo dialogo sottolinea la giustizia e la misericordia di Dio, che è disposto a risparmiare anche per pochi giusti.

L'Arrivo degli Angeli a Sodoma e l'Ospitalità di Lot
La narrazione si sposta poi verso Lot, nipote di Abramo, che si era stabilito a Sodoma. Lot, sebbene descritto come un uomo giusto, aveva progressivamente compromesso la sua vita vivendo in una città di grande immoralità. Era passato dal "guardare verso Sodoma" (Genesi 13:10) a "piantare la sua tenda verso Sodoma" (Genesi 13:12), fino a risiedervi, perdendo quasi tutto a causa del suo profondo compromesso.
L'Accoglienza degli Stranieri
I due angeli giunsero a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. Egli disse: «Miei signori, vi prego, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada». Essi risposero inizialmente: «No, passeremo la notte sulla piazza». Ma Lot insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. L'ospitalità di Lot era conforme alle usanze dell'antico Vicino Oriente, ma la sua urgenza rivelava una preoccupazione per la sicurezza dei suoi ospiti.

Il Tentato Abuso degli Uomini di Sodoma
Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!».
Questo episodio evidenzia la profonda depravazione di Sodoma. Il testo biblico parla chiaramente di un intento di abuso e stupro di massa. Lot, uscendo verso di loro sulla porta e chiudendo il battente dietro di sé, implorò: «No, fratelli miei, non fate del male!». Nella sua disperazione, Lot arrivò a offrire le sue due figlie, che non avevano ancora conosciuto uomo, alla folla, affinché facessero loro quel che piaceva, purché non facessero nulla agli uomini sotto la protezione del suo tetto. Sebbene inaccettabile e scandalosa per la nostra sensibilità moderna, questa offerta rifletteva in parte la bassa posizione della donna nell'antichità e l'alto valore della protezione degli ospiti. La folla, tuttavia, si scatenò contro Lot stesso, definendolo uno "straniero" che voleva "fare il giudice" e minacciando di fare a lui "peggio che a loro". Spingendosi violentemente, si avvicinarono per sfondare la porta.
Il peccato di Sodoma, come chiaramente delineato in Genesi 19, è strettamente legato alla loro
L'Intervento Angelico e la Cecità dei Sodomiti
In quel momento critico, dall'interno gli angeli sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente. Quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante, dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta. Questo atto soprannaturale dimostrò la potenza divina e la protezione offerta a Lot e ai suoi ospiti.

La Fuga di Lot e la Distruzione di Sodoma e Gomorra
Dopo aver salvato Lot, gli angeli rivelarono la loro missione e la gravità imminente del giudizio divino.
L'Avvertimento e la Difficoltà di Lot
Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli».
Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ma ai suoi generi parve che egli volesse scherzare. Questo episodio evidenzia la scarsa credibilità che la vita di compromesso di Lot gli aveva procurato, anche di fronte a un avvertimento così grave.
Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città». Ma Lot indugiava, poiché troppo del suo cuore era ancora legato a Sodoma. Tuttavia, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui, quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.

La Fuga verso Zoar e il Giudizio Divino
Dopo averli condotti fuori, uno degli angeli disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Lot, però, espresse il timore di non riuscire a raggiungere il monte in tempo e chiese rifugio in una città vicina, più piccola. «Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva». L'angelo gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città fu chiamata Zoar, che significa "piccola" o "insignificante".
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Prima di questa catastrofe, l'area era descritta come incredibilmente bella e produttiva, simile al giardino del Signore (Genesi 13:10).
Il Destino della Moglie di Lot
Ora la moglie di Lot, ignorando l'avvertimento degli angeli, guardò indietro e divenne una statua di sale. La sua trasformazione fu un giudizio divino, non solo per la disubbidienza, ma per lo stato del suo cuore che ancora desiderava il mondo corrotto lasciato alle spalle. Gesù stesso, riferendosi ai tempi finali, avvertì: «Ricordate la moglie di Lot» (Luca 17:32), come monito a non desiderare un mondo corrotto e passeggero.

Le Conseguenze della Distruzione
Al mattino seguente, Abramo andò al luogo dove si era fermato davanti al Signore e contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle. Vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Fu così che Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
L'Origine di Moab e Ammon
Dopo la distruzione, Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le sue due figlie, perché temeva di restare a Zoar. Si stabilì in una caverna con loro. Qui si verificò un altro episodio di tragica conseguenza morale. La maggiore delle figlie disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre».
Quella notte e la notte seguente, le figlie misero in atto il loro piano, facendo ubriacare il padre e giacendo con lui a sua insaputa. Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre. La maggiore partorì un figlio, al quale pose nome Moab. Costui è il padre dei Moabiti, che esistono fino ad oggi. Anche la minore partorì un figlio, al quale pose nome Ben-Ammi (Figlio del mio popolo). Costui è il padre degli Ammoniti, che esistono fino ad oggi. I discendenti di queste unioni sarebbero diventati in seguito nemici e ostacoli per il popolo di Israele.
