La Gloria di Dio nella Bibbia: Significato e Rilevanza

Il concetto di "gloria" è centrale nelle Sacre Scritture, comparendo oltre 450 volte. Questa ricchezza terminologica riflette la profondità e la complessità di una realtà che permea l'intera rivelazione biblica, dalla creazione all'escatologia.

Significato Biblico del Termine "Gloria"

Tavola comparativa dei significati di

Nelle Scritture Ebraiche (Antico Testamento)

Nelle Scritture Ebraiche, il termine originale più frequentemente tradotto con "gloria" è kabhódh. Il suo significato basilare è "peso" o "carico", richiamando il concetto di importanza, valore intrinseco e il rispetto che un'entità ispira. Questo peso nell'esistenza definisce la sua importanza e il rispetto che essa ispira.

  • Manifestazione della grandezza divina: La vasta schiera di corpi celesti del nostro universo "dichiara la gloria di Dio" (Salmo 19:1), manifestando la sua grandezza attraverso la loro stessa esistenza.
  • Potenza e splendore: Spaventose manifestazioni, come "un fuoco divorante" sul monte Sinai al tempo della legge mosaica, furono la prova della "gloria di Geova" (Esodo 24:16-18). La gloria è associata anche alla potenza e allo splendore della bellezza, come nella gloria delle vesti di Aronne o nello splendore del tempio e di Gerusalemme.
  • Posizione sociale e autorità: Kabōd designa anche l'alta posizione sociale occupata da una persona e l'autorità che essa le conferisce; così Giuseppe dice ai suoi fratelli: "Raccontate al padre mio tutta la gloria che io ho in Egitto" (Genesi 45:13).
  • Appannaggio del re: Per eccellenza, la gloria appartiene al re, il cui regno risplende di ricchezza e potenza (1 Cronache 29:12; 2 Cronache 1:12). Salomone riceve da Dio "ricchezza e gloria come nessuno tra i re" (1 Re 3:13; cfr. 1 Re 10:23).
  • Uomo come immagine di Dio: L'uomo, re della creazione, è "incoronato di gloria" da Dio (Salmo 8:6).

Nelle Scritture Greche (Nuovo Testamento)

Nelle Scritture Greche, il termine equivalente a kabhódh è doxa. Questo termine è usato in diverse accezioni, che vanno dal "peso" o "valore" intrinseco all'idea di "luminosità" e "splendore".

  • Luminosità e splendore: Ad esempio, in Luca 2:9 si legge: "E improvvisamente l’angelo di Geova fu presso di loro, e la gloria di Geova rifulse loro intorno, ed essi ebbero moltissimo timore". In questo contesto, gloria assume il senso di "luminosità" e "splendore", un significato che la Bibbia attribuisce anche alla gloria del sole, della luna e delle stelle (1 Corinzi 15:41).
  • Rivelazione divina: Si legge che "Cristo fu destato dai morti per mezzo della gloria [doxa] del Padre" (Romani 6:4).

La Gloria di Dio nell'Antico Testamento

Nell'Antico Testamento, l'espressione "la gloria di YHWH" designa Dio stesso in quanto si rivela nella sua maestà, nella sua potenza, nello splendore della sua santità e nel dinamismo del suo essere. Kabōd, riferito a Dio, non ne indica quindi l'essenza, ma il modo di manifestarsi in tutto il suo splendore: è lui stesso che si dà a conoscere in tutta la sua gloria.

  • Creazione: L'opera della creazione manifesta la gloria di Dio. "La gloria di YHWH riempie tutta la terra" (Numeri 14:21); tra i fenomeni naturali, l'uragano è uno dei più espressivi della gloria (Salmo 29).
  • Interventi storici e salvezza: A livello storico, Dio manifesta la sua gloria con i suoi interventi meravigliosi, i suoi giudizi e i suoi "segni" (Numeri 14:22). Il primo grande segno storico della gloria di Dio è il passaggio del Mar Rosso: "Gli Egiziani sapranno che io sono YHWH, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri" (Esodo 14:18). Allo stesso modo, la manna e le quaglie donate nel deserto: "Al mattino vedrete la gloria di YHWH" (Esodo 16:7). Il contesto è quello di Dio che viene in aiuto ai suoi; allora la gloria è quasi sinonimo di salvezza (Isaia 35:2; cfr. Isaia 40:5; Luca 3:6). Il Dio dell'alleanza pone la sua gloria nel salvare e nel risollevare il suo popolo; la sua gloria è la sua potenza al servizio del suo amore e della sua fedeltà: "Quando YHWH ricostruirà Sion, lo si vedrà nella sua gloria" (Salmo 102:16; cfr. Isaia 60:1-3).
  • Manifestazioni sul Sinai: Sul Sinai, la gloria di YHWH assunse l'aspetto di un fuoco in cima al monte (Esodo 24:16; Deuteronomio 5:24). Di qui la preghiera di Mosè: "Fammi vedere, ti prego, la tua gloria!" (Esodo 33:18). Dopo essersi accostato alla gloria di Dio nella nube, Mosè ritorna "con la pelle del volto raggiante" (Esodo 34:29-35).
  • Nel Santuario e nel Tempio: Dopo la manifestazione del Sinai, la gloria investe il santuario all'interno della tenda del convegno: "Esso sarà consacrato dalla mia gloria" (Esodo 29:43). La gloria di YHWH vi troneggia sull'arca dell'alleanza. Da allora Israele è al servizio di questa gloria (Levitico 9:23), sotto il cui splendore vive, cammina e trionfa (Esodo 40:34-35; Numeri 9:15-23). L'arca e la gloria sono strettamente legate.
  • Visioni Profetiche: Isaia contempla la gloria di YHWH sotto l'aspetto della gloria di un re: vede il Signore, il suo trono elevato, i lembi del suo mantello che riempiono il santuario, la sua corte di Serafini che proclamano la sua gloria (Isaia 6:1-3). Tuttavia, il trionfo della gloria di Dio non consiste nel distruggere, ma nel purificare e nel rigenerare, e vuole invadere tutta la terra. Le visioni di Ezechiele indicano la libertà trascendente della gloria, che abbandona il tempio ma poi risplende su una comunità rinnovata dallo spirito (Ezechiele 9-10). L'ultima parte del libro di Isaia unisce i due aspetti della gloria: Dio regna nella città santa, a un tempo rigenerata dalla sua potenza ed illuminata dalla sua presenza: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria di YHWH risplende sopra di te" (Isaia 60:1). Gerusalemme si vede "eretta in gloria al centro della terra" (Isaia 62:7; cfr. Baruc 5:9). Nei profeti dell'esilio, nei Salmi del regno e nelle apocalissi, la gloria raggiunge una dimensione universale e di carattere escatologico: "Verrò a radunare le nazioni di tutte le lingue. Esse verranno a vedere la mia gloria" (Isaia 66:18; cfr. Zaccaria 2:9).

La Gloria di Dio nel Nuovo Testamento

Briciola biblica: Che cosa significa il concetto di gloria nella Bibbia e soprattutto nei Vangeli?

La rivelazione fondamentale del Nuovo Testamento è il legame della gloria con la persona di Gesù Cristo. Egli è "lo splendore della sua gloria, l'immagine della sua sostanza" (Ebrei 1:3). La gloria di Dio è tutta presente in Gesù, "sul suo volto" (2 Corinzi 4:6), e da lui irradia sugli uomini (2 Corinzi 3:18). Egli è "il Signore della gloria" (1 Corinzi 2:8).

  • Nascita e Ministero di Gesù: Alla nascita di Gesù, la gloria del Signore avvolse i pastori (Luca 2:9). La sua gloria traspare al suo battesimo e alla sua trasfigurazione (Luca 9:29-32; cfr. 2 Pietro 1:16-18), nei suoi miracoli (Giovanni 2:11), nella sua parola e nella santità eminente della sua vita.
  • Passione, Morte e Resurrezione: Nel Vangelo secondo Giovanni, la rivelazione della gloria nella vita e nella morte di Gesù è ancora più esplicita. La croce, trasfigurata, diventa il segno dell'"elevazione" del Figlio dell'uomo (Giovanni 12:32). Il Calvario offre agli sguardi di tutti il mistero dell'"Io sono" divino di Gesù. La passione e la morte lo condussero alla sua gloria (Luca 24:26). Il Padre lo glorificò risuscitandolo e dichiarandolo Figlio obbediente al suo progetto di salvezza. Attraverso lo Spirito Santo, la sua morte è trasformata in resurrezione.
  • Ascensione e Parusia: Con la risurrezione e l'ascensione, Cristo è "entrato" nella gloria divina che il Padre gli ha dato prima della creazione del mondo. Egli è stato "elevato in alto" (Atti 2:33) e "assunto nella gloria" (1 Timoteo 3:16). "Dio lo ha risuscitato... e gli ha dato la gloria" (1 Pietro 1:21). "Dio ha glorificato il suo servo Gesù" (Atti 3:13). La manifestazione completa della gloria divina di Gesù avrà luogo alla parusia, quando "il figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli" (Marco 8:38; cfr. Marco 13:26). La creazione intera aspira alla rivelazione di questa gloria (Romani 8:19-21).
  • Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori: Al suo ritorno, Gesù Cristo "manifesterà il beato e unico sovrano, il Re dei re e il Signore dei signori" (1 Timoteo 6:15). Egli è il solo che ha l’immortalità e abita una luce inaccessibile che nessun uomo ha mai visto né può vedere (1 Timoteo 6:16). Questa rivelazione di Dio è così grande che l'uomo, una semplice creatura, non può guardarla nella sua pienezza.

La Gloria e l'Umanità

La Perdita della Gloria

Le Scritture si riferiscono anche alla gloria in relazione all'umanità, spesso in termini di sua privazione. L'apostolo Paolo scrive: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23). Questo stato deriva dalla disubbidienza di Adamo ed Eva (Genesi 2:15-17; 3:1-6), che non rifletterono più adeguatamente gli attributi perfetti di Dio, a immagine del quale erano stati creati (Genesi 1:26-27). Poiché tutti i discendenti di Adamo ereditano il peccato e la sua conseguenza, la morte, ogni componente della famiglia umana non riflette dovutamente la gloria di Dio (Romani 5:12).

La Restituzione della Gloria

Per riportare l'umanità alla perfezione, Dio ha stabilito di concedere ad alcuni la "gloria celeste" (Romani 8:18-19). La Bibbia parla di 144.000 persone che, dopo aver vissuto come creature umane sulla terra, saranno portate in cielo per regnare con Cristo come re celesti (Apocalisse 14:1-5; Apocalisse 5:9-10). La gloria di Cristo risorto si riflette nei cristiani, trasformandoli a sua immagine "di gloria in gloria" (2 Corinzi 3:18; Colossesi 3:10; 2 Tessalonicesi 1:10). Lo Spirito Santo è l'artefice di questa glorificazione, permettendo ai cristiani di entrare nella conoscenza e nel possesso delle ricchezze di Cristo (Giovanni 16:14; 2 Corinzi 3:17-18).

I cristiani attendono con impazienza il tempo in cui Dio riporterà l'umanità alla perfezione, affinché non sia più "priva della gloria di Dio" (Romani 3:23). Questo avverrà quando la creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione e parteciperà alla gloria dei figli di Dio (Romani 8:19-21). Nel nuovo cielo e nella nuova terra, in qualche modo, si vedrà la gloria di Dio. Apocalisse 22:3-5 descrive come i servi di Dio vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla loro fronte.

"Solo a Dio la Gloria" (Soli Deo Gloria)

Un Principio Cardine della Riforma

Il principio di "Solo a Dio la gloria" (Soli Deo Gloria) è il pilastro centrale che contiene tutti gli altri "Sola" della Riforma Protestante. Mentre gli altri "Sola" si concentravano su questioni teologiche dibattute che produssero una profonda spaccatura nella Chiesa nel XVI secolo, questo principio sottolinea che ogni cosa deve essere fatta per la gloria di Dio e solo a Lui spetta l'onore.

Il Dio della Bibbia è un Dio geloso che non condivide la sua gloria con gli dèi, né tantomeno con gli esseri umani (Esodo 20:5; Isaia 48:11). L'essere umano è stato creato per rendere gloria a Dio e non per essere un pretendente della sua gloria. Ciò significa che un credente deve riconoscere Dio come l'unico degno di ricevere la gloria, l'onore e la potenza (Apocalisse 4:11), e che ogni essere umano è stato creato per la gloria di Dio, per manifestare la gloria di Dio nel mondo.

Questo principio biblico è anche profondamente polemico. Lutero e Calvino, pur in contesti diversi, affermarono la centralità della gloria di Dio, rigettando ogni gloria umana. Lutero insegnava che la sua dottrina annuncia Dio soltanto in purezza e condanna ogni uomo che confida nella sua saggezza e nella sua giustizia. Calvino affermava che non ci si gloria rettamente in Dio se non rinunciando alla propria gloria, e che chiunque si gloria in sé, si gloria contro Dio.

Implicazioni del "Soli Deo Gloria"

Il "Soli Deo Gloria" si contrappone all'esaltazione di qualsiasi creatura o prodotto umano, che deve essere considerata idolatria. Non ci sono "santi", "madonne", autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per se stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode e la preghiera.

Rifiuto della Mediazione Umana

"Solo a Dio la gloria" è un messaggio chiaro contro una chiesa che pretende di essere mediatrice tra Dio e l'uomo. La Chiesa di Roma attribuisce importanza alla mediazione di Cristo, Maria, i santi e i sacerdoti, ritenendosi essa stessa mediatrice tra il divino e l'umano attraverso l'amministrazione dei sacramenti e il concetto di "chiesa docente". I riformatori, invece, affermano che nessun altro può essere mediatore tra Dio e l'uomo, se non Gesù Cristo.

Per i riformatori, la Chiesa è materialmente un gruppo di credenti che si riuniscono nel nome di Cristo (Matteo 18:20), e spiritualmente il corpo di Cristo (1 Corinzi 12:27), che ha come capo Cristo stesso (Efesini 4:15). Questo contrasta con la concezione cattolica di una struttura gerarchica con il Papa come vicario di Cristo.

Rifiuto di una Chiesa-Stato

"Solo a Dio la gloria" significa anche rifiutare una chiesa che si fa Stato, detenendo sia il potere spirituale che temporale, come dimostrato dalla Chiesa Cattolica che ha ambasciatori in quasi tutti gli Stati del mondo e alle Nazioni Unite. Lutero, con la sua Riforma, spazza via questo concetto, affermando che la Chiesa è essenzialmente spirituale, non ha potere temporale e non si impiccia in questioni temporali.

La Gloria nel Comportamento Cristiano

I cristiani sono esortati a vivere in modo da rendere gloria a Dio. Il consiglio è: "Perciò, sia che mangiate o che beviate o che facciate qualsiasi altra cosa, fate ogni cosa alla gloria di Dio" (1 Corinzi 10:31). In questo senso, la gloria è manifestata attraverso l'onore e la lode resi a Dio.

Gesù stesso sottolineò l'importanza della condotta cristiana: "Risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre eccellenti opere e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Matteo 5:16). Questo implica che le buone azioni cristiane riflettono la gloria di Dio.

Tuttavia, esiste una gloria che i veri adoratori di Dio devono evitare: la "gloria degli uomini". Giovanni scrive di coloro che "amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio" (Giovanni 12:42-43). I cristiani, in particolare i sorveglianti, devono guardarsi dal cercare il plauso umano, seguendo l'esempio di Gesù che disse: "Io non accetto la gloria degli uomini" (Giovanni 5:41).

Fare tutto per la gloria di Dio significa rendere presente, visibile, più estesa la sua presenza tra noi, riconoscendo la sua bontà, misericordia e bellezza in tutti i suoi figli. Come afferma sant'Ireneo: "la gloria di Dio è l'uomo vivente".

Progresso nella Gloria

Le Scritture esortano gli adoratori di Dio a fare continuo progresso nel riflettere la sua gloria. L'esperienza di Mosè, il cui volto emanava raggi di gloria dopo aver ricevuto i Dieci Comandamenti, viene usata da Paolo per illustrare questo concetto (Esodo 34:29-35).

Paolo spiega: "E noi tutti, mentre con facce non velate riflettiamo come specchi la gloria di Geova, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, esattamente come fa Geova, lo Spirito" (2 Corinzi 3:18). Questo processo di trasformazione avviene attraverso l'accurata conoscenza e l'assunzione della "nuova personalità" in Cristo (Colossesi 3:9-10).

Questo significa che quando si contempla la gloria di Dio non si può rimanere indifferenti. La rivelazione della gloria di Dio ha riempito Mosè, che vide la misericordia, la bontà e la fedeltà di Dio verso un popolo ribelle, e fu così scosso da gettarsi a terra e adorare (Esodo 34:8). Anche i cristiani oggi contemplano la gloria del Signore, ma a differenza di Mosè, "a viso scoperto". È necessario dunque non nascondere questa gloria, ma camminare nel mondo a viso scoperto, essere testimoni e proclamare che "Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria" (Colossesi 1:27), mostrando di essere partecipi di questo mistero.

Mentre a viso scoperto manifestiamo la gloria di Cristo, della quale siamo divenuti un solo mistero, lo Spirito del Signore ci trasforma, ci rende simili a lui.

La Lode della Gloria: La Dossologia

Il dovere dell'uomo è di riconoscere e celebrare la gloria divina. L'Antico Testamento canta la gloria del creatore, re, salvatore e santo d'Israele, deplorando il peccato che la vela e ardendo del desiderio di vederla riconosciuta da tutto l'universo.

Nel Nuovo Testamento, la dossologia ha come centro Cristo. "Grazie a lui noi diciamo il nostro amen alla gloria di Dio" (2 Corinzi 1:20). A Dio è resa gloria per la nascita di Gesù (Luca 2:14), per i suoi miracoli (Marco 2:12, ecc.) e per la sua morte (Luca 23:47). Le dossologie scandiscono i progressi dell'annuncio del suo messaggio (Atti 4:21) e le esposizioni dogmatiche (Galati 1:5, ecc.). Le dossologie dell'Apocalisse ricapitolano in una solenne liturgia tutto il dramma della redenzione (Apocalisse 4:9-11; 5:11-14; 7:11-12). Il martire aggiunge la dossologia del sangue, professando che la fedeltà a Dio supera ogni gloria umana (Apocalisse 12:11).

L'ultima dossologia, al termine della storia, è il canto delle "nozze dell'Agnello" (Apocalisse 19:6-8). La sposa, ornata di "una veste di lino di bianchezza splendente" (Apocalisse 19:8), riceve la sua gloria dallo sposo. È nel sangue di Cristo che sono state "rese bianche" le vesti degli eletti (Apocalisse 7:14), e se la sposa porta questa splendida acconciatura, è perché "le è stato dato" di farlo (Apocalisse 19:8). Essa si è lasciata rivestire giorno per giorno delle "buone opere che Dio ha preparato in anticipo affinché noi le praticassimo" (Efesini 2:10).

Dare gloria a Dio significa riconoscerlo, rispettarlo, difenderlo nelle sue creature. La preghiera "Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo" professa che solo a Dio, Uno e Trino, appartiene ogni grandezza, autorità e onore. Proclamando questa fede, i cristiani sono chiamati a comportarsi in maniera degna di Dio, seguendo la via del dono, come Gesù (Filippesi 2:5-11). Questa è la gloria cristiana: essere figli a immagine di Gesù.

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