Confronto tra Bibbia e Corano: Analisi e Punti di Vista

È possibile ai musulmani tentare una lettura islamica della Bibbia e ai cristiani un approccio cristiano al Corano, sfuggendo a volontà proselitiste e pretesti polemici? È possibile trovare nelle diverse tradizioni religiose forme complementari di una comune ricerca dell’unica Verità? La riflessione su questi interrogativi si pone nell’ottica di un autentico confronto interculturale, del superamento di equivoci e incomprensioni, per un dialogo islamo-cristiano che vada oltre gli stereotipi.

Mappa delle regioni di Mecca e Medina ai tempi di Maometto

La Natura e l'Origine dei Testi Sacri

Il Corano: Origine, Rivelazioni e Compilazione

Il Corano è un complesso di racconti su personaggi biblici e non, comprese una raccolta di insegnamenti morali, legislative e dogmatici insieme. Maometto nacque verso l’anno 580 nella penisola arabica in una regione nota come Hijaz, tra una popolazione che aveva perso l’idea dell’Unico Dio ed era dedita al politeismo e all’idolatria. Figlio di una famiglia appartenente alla tribù dei Qurays - praticamente i signori della Mecca e i custodi della Kaaba, edificio che contiene la Pietra nera - Maometto cercava l’Unico Dio.

Secondo la religione islamica, nel 619, proprio in quella caverna, il Dio che lui cercava gli si manifestò per mezzo dell’Arcangelo Gabriele, apparso in tutta la sua gloria. Per tre anni ricevette rivelazioni e fu Dio stesso a ordinargli di dare inizio alla missione con un gruppo di discepoli noti come i Compagni del Profeta.

Alla morte di Maometto, non esisteva nessuna edizione del Corano; questa situazione rimase tale per parecchi anni mentre i Compagni del Profeta si riducevano di numero, sia per morte naturale che nelle battaglie, prima che potessero riferire tutte le rivelazioni. Furono due califfi, suoi successori, che diedero vita all'iniziativa di compilare il Corano dopo la sua morte. Questi, per compilare il Corano, si avvalsero dei racconti di molti altri seguaci che avevano memorizzato le citazioni del profeta. In quel tempo c’erano diverse edizioni del Corano perché i compagni di Maometto redassero la propria copia nel modo in cui lo ricordavano.

Circa 18 anni dopo la sua morte, verso il 650 d.C., ne fu redatto uno da Abu Bakr, che esisteva insieme ad altre versioni, certamente ognuna considerata copia ufficiale, ma che differivano tra loro. Oggi non esiste più neanche questa copia del Corano; infatti, dicono gli studiosi, i testi attuali sono stati riscritti circa 160-180 anni dopo la morte di Maometto e 130 anni dopo la versione di Uthman, affermando che è stato rimpiazzato da un’altra versione redatta in Iraq verso la fine dell’ottavo secolo.

La Bibbia: Ispirazione Divina e Affidabilità

I musulmani accusano i cristiani di aver contraffatto la Bibbia, ma la Bibbia è stata scritta e conosciuta diversi secoli prima del Corano. Al tempo di Maometto c’era una certa frammentaria conoscenza delle storie della Bibbia, farcite di tradizioni orali, storie fantasiose ed eresie, in un contesto di analfabetismo e ignoranza. Maometto le aveva ascoltate dai suoi contemporanei giudei e cristiani che incontrava in Arabia.

Quale migliore fondamento possiamo avere per ciò che crediamo, se non la Bibbia? Proprio come è necessario avere una unità di misura per il tempo, per i pesi o le distanze, così abbiamo assolutamente bisogno di una precisa unità di misura per la nostra fede. La trasmissione verbale della verità non sarebbe stata attendibile. La memoria è raramente precisa ed accurata. La verità, fondata sulla tradizione, non sarebbe stata degna di fede. I libri sono il miglior metodo per preservare e trasmettere la verità. Perciò è logico credere che Dio ha ispirato degli uomini a trascrivere le verità divine, che avevano ricevuto per rivelazione divina e non per ragione umana. Il famoso dizionario Webster definisce l’ispirazione come “un atto di alitare in qualcuno”. Questa definizione coincide con la definizione biblica del termine “inspirata da Dio” o “alitata da Dio”.

I MISTERI DELLA BIBBIA - I ROTOLI DEL MAR MORTO

I Testi Sacri delle Religioni Abramitiche: Similitudini e Specificità

Un confronto tra Bibbia e Corano rivela che i testi sacri delle tre grandi religioni monoteiste sono in realtà tre: la Bibbia ebraica, e la Bibbia cristiana formata da Antico e Nuovo Testamento. I libri dell’Antico Testamento, salvo alcuni casi particolari, coincidono con quelli della Bibbia ebraica; tuttavia nel cristianesimo si è trattato non di aggiungere alcuni libri a quelli precedenti bensì di creare un insieme da leggere e interpretare in maniera diversa.

La somiglianza più profonda è che Bibbia e Corano sono sacri soltanto a motivo dell’esistenza di tre comunità che li considerano tali, in quanto li ricevono, li leggono nella liturgia, li commentano e li trasmettono. Tutte e tre le comunità religiose condividono la convinzione che, nel corso della storia, Dio abbia fatto giungere agli esseri umani parole destinate in seguito ad assumere una forma scritta. Ciò è avvenuto grazie a specifici mediatori che hanno trascritto nella “lingua degli uomini” la volontà di Dio. Ebraismo, cristianesimo e islam sono, quindi, «religioni rivelate». Tra esse ci sono molte e non lievi differenze, ma tutte emergono a partire da questo terreno comune. Le si può paragonare a un bosco in cui ci sono alberi molto differenti tra loro, anzi a volte uno di essi fa ombra a un altro, tutti però condividono lo stesso suolo.

Punti di Contatto e Divergenze Dottrinali Fondamentali

La Concezione di Dio: Creatore, Attributi e la Trinità

Un irrinunciabile punto in comune tra le tre tradizioni è che Dio è definito creatore. Ciò significa che la realtà nel suo insieme ha avuto inizio a causa di un atto libero di Dio. Per tutte e tre non si tratta di dimostrare l’esistenza di Dio a partire da quanto sperimentiamo in noi e attorno a noi; quanto affermato dalle tre religioni è che in noi e attorno a noi ci sono segni dell’opera creatrice di Dio. Per così dire, il Cantico delle creature di Francesco di Assisi esprime un convincimento comune a ebrei, cristiani e musulmani. Per tutte e tre le tradizioni religiose, specie di età moderna, nasce poi il problema di sapere come confrontarsi con la visione del cosmo e della natura proposta dalla ricerca scientifica.

Un altro punto accomunante è che Dio abbia comunicato agli esseri umani delle leggi (per limitarci a un solo esempio, si pensi ai “Dieci comandamenti”) volte a regolare sia i rapporti interni alle singole comunità religiose sia quelli con le altre persone e società. In questo caso ci si deve confrontare con il problema di quale rapporto esista tra queste leggi credute di origine divina e i tempi storici in cui sono sorte. Nasce poi anche l’interrogativo di quale sia la relazione tra le leggi di natura divina e quelle, fondate su altri principi, che regolano la società civile. La questione è accomunante, le risposte sono invece molteplici e spesso non concordi. Sono tali non soltanto tra ebraismo, cristianesimo ed islam, ma anche tra i vari gruppi o membri interni alle singole comunità religiose.

Tuttavia, esistono significative divergenze nella natura e negli attributi di Dio. L’Islam insegna che il vero Dio è un essere chiamato Allah, e che tutte le altre prospettive di Dio sono false. Nel Corano, Allah non è descritto con gli stessi attributi del Dio biblico. Ad esempio, il Dio musulmano è enfatizzato come “misericordioso” solo verso coloro che fanno il bene, ma che lui non è misericordioso verso i malvagi. Allah enfatizza ripetutamente che lui non ama il peccatore. Così, l’”amore” di Allah non è l’amore del Dio della Bibbia, che invece insegna “Dio è amore” (1 Giov. 4:8).

Inoltre, nel Corano Allah è considerato l’autore del male, mentre il Dio biblico non è l’autore del male. I musulmani negano la natura della Trinità di Dio come rivelato nella Bibbia. Il Corano enfatizza che i Cristiani sono miscredenti ed atei perché loro credono nella dottrina cristiana e storica della Trinità, distorcendo questa prospettiva come trideismo (tre dèi). Al contrario, la Bibbia dice che Dio si è rivelato come un Dio trino, esistente in tre Persone- Padre, Figlio, e Spirito Santo, eternamente (Giov. 14:16-17).

Qual è la conclusione? Se Dio ha parlato nella Bibbia (e il Corano da autorità alla Bibbia) e lo stesso Dio ha parlato anche a Maometto allora perché tanta confusione e tante contraddizioni? Dio smentirebbe sé stesso. D’altronde i musulmani stessi insegnano che Allah è il vero ed unico Dio, e dicono che i Cristiani adorano un dio falso, un idolo pagano. Tuttavia, gli studiosi sono d’accordo che per Maometto, Allah “era solamente uno delle tante divinità pagane del pantheon arabo e pre-islamico (raccolta di dei) - e neanche la divinità principale”.

La Figura di Gesù Cristo

Nella Bibbia vediamo che “E Simon Pietro, rispondendo, disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:16). I musulmani fraintendono totalmente il titolo regale ed il significato di “Figlio di Dio”, considerandolo una bestemmia. Tale incomprensione ha radici storiche: al tempo di Maometto (ca. 600 d.C.) non esisteva il Nuovo Testamento in lingua araba e, di conseguenza, tra gli arabi mancava la buona dottrina cristiana. Al di fuori dell’Arabia intanto, a tutto questo si aggiungeva la triste contesa fra i padri del Cattolicesimo, Cirillo e Nestorio, intorno a Maria, culminata con la prevalenza del titolo di “madre di Dio” per Maria, concetto anch'esso lontano dalla comprensione musulmana.

La Bibbia afferma chiaramente la resurrezione di Cristo: “…Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture, che fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture. Ma se Cristo non è risuscitato, è dunque vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Inoltre noi ci troveremo ad essere falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato Cristo, mentre non l’avrebbe risuscitato, se veramente i morti non risuscitano” (1 Cor. 15:3-4, 14-15). “Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma addirittura chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Giov. 5:18).

I musulmani credono invece che Gesù ritornerà, si sposerà e avrà dei figli, morirà, sarà seppellito alla Mecca accanto a Maometto e un giorno resusciterà. Tutto questo, però, non è ciò che è scritto nella Bibbia, che invece sottolinea: “Se Cristo non è risuscitato, voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Cor. 15:17).

Lo Spirito Santo

I musulmani credono che lo Spirito Santo sia l’angelo Gabriele. Un cristiano può leggere con loro il brano in Luca 1:35 in cui l’angelo fa una precisa distinzione fra se stesso e lo Spirito Santo. Dice infatti: “Lo Spirito Santo verrà su di te…” e non “Io, Gabriele… su di te”.

L'Attesa di un Profeta: Il Dibattito su Parakletos/Periklytos

Esistono, all’infuori del Corano, delle profezie su Maometto? I musulmani, consci del fatto che il testo originale del Nuovo Testamento fu scritto in greco, scelgono il secondo modo di leggere, periklytos, che tradotto significa “glorioso”, invece di Parakletos, che significa “Consolatore” o “Avvocato, Difensore”. Ciò che hanno tentato di fare i musulmani con questa parola è di sostituire le vocali (sostituendo a-a-e-o di Parakletos con e-i-y-o di periklytos). Nella lingua ebraica e nell’arabo, dove le vocali non sono incluse nelle parole, c’è spazio per discutere su quali vocali l’autore volesse intendere.

Per ogni altro dubbio, come quelli della parola Parakletos, è semplice consultare uno dei manoscritti esistenti (MSS); essi sono a disposizione di ogni persona che li voglia esaminare (compresi due dei più antichi: Codici Sinaitico ed Alessandrino, presso il Museo Britannico di Londra). Ci sono più di 70 manoscritti in lingua greca del Nuovo Testamento antecedenti il tempo di Maometto. In nessuno di essi viene trovata la parola periclytos; tutti quanti usano la parola Parakletos.

Il centro di questa argomentazione, per un musulmano, è il desiderio di trovare una qualsiasi profezia sulla venuta di Maometto nella Taurat (Torà) di Mosè e nell’Ingil (Vangelo), come si riferisce la Sura 7:157. Un ulteriore problema per il musulmano sorge quando egli apre al versetto in questione, Giovanni 14:16. Questo infatti dice: “E io pregherò il Padre. Ed egli vi darà un altro Consolatore (in greco=Parakletos) perché Egli stia con voi in perpetuo”. Molti musulmani citano questo versetto, come pure Giovanni 16:7 e poi chiudono la Bibbia, senza considerare il contesto.

È chiaro dal contesto che nessun profeta umano o essere angelico può avere la qualità di Parakletos, considerando che: sarà con loro per sempre, non è visibile, non è conosciuto, e pure è dentro di loro e ricorderà all’uomo cosa Gesù fece, portando gloria a Gesù stesso. C’è un solo Essere che ha tutte queste caratteristiche ed è lo Spirito Santo, che Gesù identifica nell’Ingil (Vangelo) come il Parakletos.

Le Sure 7:157 e 61:6 parlano di un profeta di nome Ahmad (Maometto), che sarebbe stato rivelato nella Taurat e nell’Ingil. È perciò imperativo che questo personaggio vi si trovi. Senza questo, Maometto non ha prove esterne al Corano che possano comprovare il suo “ufficio di profeta”, e quindi l’autorità sulla fede di un miliardo di musulmani si basa soltanto sulla singola testimonianza che un uomo comune ha di se stesso, cioè: Maometto testimonia del Corano, e il Corano testimonia di Maometto. Una “testimonianza” questa che entra in un circolo chiuso che è inaccettabile anche per i musulmani stessi. Non ci sono passaggi né nella Taurat né nell’Ingil che accennino alla venuta di Maometto.

Manoscritto greco antico del Nuovo Testamento

L'Origine del Male e la Resurrezione

L'Origine del Male: Trasgressione e Responsabilità

Vi è una dimensione accomunante che individua l’origine del male nella trasgressione. Come ben compreso da Paolo nella Lettera ai Romani, perché ci sia una trasgressione bisogna che prima ci sia una legge o un comando. Occorre quindi trovare miti fondativi che si muovano in questa direzione; il più noto è quello della proibizione di mangiare l’albero della conoscenza del bene e del male. Non è difficile comprendere il suo valore simbolico incentrato propria sulla connessione tra divieto e violazione.

Al pari di prospettive presenti nell’apocalittica tanto giudaica quanto cristiana, il Corano pensa a una violazione antecedente a quella compiuta dalle creature umane, facendo irrompere il peccato angelico, nell’islam connesso alla figura di Iblis, angelo superbo e disobbediente. D’altra parte, una trasgressione c’è eppure non ci dovrebbe essere; in questo senso si vede chiaramente la sua connessione con il male, altra realtà che c’è ma non dovrebbe esserci. Individuare la radice del male nella trasgressione porta con sé però altri problemi: chi spinge a trasgredire? Ecco allora che si “personalizza” il peccato, presentandolo come una forza che induce a compiere atti brutali. Sia per la Bibbia sia per il Corano la storia di Caino rappresenta il simbolo più conosciuto di tutto ciò: quando uccise il fratello, il primo fra i nati da donna non aveva ricevuto il comando di non uccidere.

Aumentare a dismisura la forza del peccato o della tentazione come causa del male rischia però di far scivolare la visione d’insieme verso una forma troppo prossima al dualismo, vale a dire di prospettare l’esistenza di un Dio del male. Ecco allora che in alcuni passi sia biblici sia coranici si legge che Dio crea il male (Isaia 45,7). Affermazione che non va assolutizzata ma neppure del tutto accantonata. La presenza del male rappresenta per tutti uno scoglio complesso.

Il Tema della Resurrezione dei Morti

Il tema della resurrezione dei morti è presentato in maniera per così dire defilata nella Bibbia ebraica, infatti lo si trova con chiarezza solo nel tardo e apocalittico libro di Daniele. La resurrezione dei morti svolge invece un ruolo centrale nel Nuovo Testamento; il motivo è evidente: il kerygma - cioè l’annuncio originario e fondamentale della fede - ha il proprio centro nella «buona novella» di Gesù Cristo morto e risorto. Come stabilito in modo definitivo da Paolo, per la fede cristiana vi è un legame inscindibile tra la risurrezione di Gesù Cristo e quella dei salvati. Nel cristianesimo, pur essendo stato affermato più volte, suscita sempre sconcerto la prospettiva secondo la quale ci sono dei risorti destinati alla dannazione eterna.

Nel Corano la resurrezione dei morti è affermata in maniera forte e inequivocabile. Per trovarne il fondamento basta rifarsi alla perenne attività del Dio creatore: Allah, che ha plasmato l’uomo dalla polvere, è ben capace di dare nuova vita a ossa disseccate. La resurrezione è però intrinsecamente legata al giudizio in virtù del quale si è o beati o dannati; una prospettiva tanto presente nell’islam da essere anticipata da una specie di interrogatorio che avviene dentro le tombe.

La Comunità dei Credenti e il Ruolo della Donna

La Comunità dei Credenti e la Gerarchia dei Testi Sacri

È vero che tutte e tre le comunità hanno testi sacri, tutt’altro che certo è invece che le si possa chiamare concordemente «popolo del libro». Per il cristianesimo la fonte prima della rivelazione è Gesù stesso, di cui i Vangeli sono memoria e testimonianza. Si può affermare che tanto l’ebraismo quanto il cristianesimo definiscono i loro rispettivi testi sacri in modo gerarchizzato. La Bibbia ebraica è costituita da tre parti: Torah (Legge, detta Pentateuco), Neviim (Profeti) e Ketuvim (Scritti), con il ruolo decisivo svolto dalla prima parte; nell’armadio sacro presente in ogni sinagoga è contenuta, non a caso, solo una copia manoscritta della Torah, l’unica che fonda i precetti osservati dagli ebrei. Per il cristianesimo il vertice è invece costituito dai quattro Vangeli canonici, nella liturgia cattolica proclamati solo da un sacerdote o da un diacono e ascoltati stando in piedi, incentrati sulla vita pubblica, morte e resurrezione di Gesù. I Vangeli sono colti come una specie di chiave interpretativa per leggere in modo unitario un libro, la Bibbia, composto da un vasto insieme di testi molto vari per origine e provenienza, sorti in un arco di tempo di parecchi secoli.

Il Corano ha avuto invece un processo redazionale molto più breve, misurabile in qualche decennio. La sua scansione interna è tra sure (capitoli) “fatte scendere” (cioè rivelate) a Mecca e quelle, cosiddette medinesi, risalenti a un periodo successivo all’egira (622 d.C.). I contenuti del Corano si suddividono in annunci, narrazioni e leggi; queste ultime, che incidono maggiormente sulla vita della comunità, risalgono al periodo finale della vita di Muhammad, quando il Profeta esercitava già una forma di governo.

L’espressione «comunità dei credenti» calza bene per cristiani e musulmani in quanto l’appartenenza alla Chiesa e all’Umma (comunità musulmana) presuppone la fede, meno agli ebrei che costituiscono un popolo vero e proprio, non a caso si è ebrei innanzitutto per nascita (secondo una discendenza matrilineare).

La Posizione della Donna

Il Corano permette a un uomo di sposare quattro donne, mentre la Bibbia dice: “ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito” (1 Corinti 7:2). Quindi se un marito ripudia sua moglie (irrevocabilmente), lui non può, dopo ciò, risposarla fino a che lei si è sposata un altro marito e lui l’ha a sua volta ripudiata.

Il Corano insegna che le donne devono avere metà eredità rispetto all’uomo: “Allah (così) ti dirige come riguardi i tuoi bambini (l’eredità): al maschio, una porzione uguale a quello di due donne.” Nei vangeli, invece, la prima persona a ricevere la grazia da Dio era una donna: “Non avere paura, Maria; perché hai trovato grazia presso Dio” (Luca 1:30).

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