La Bibbia, per i cristiani, è un testo sacro diviso in Antico e Nuovo Testamento. Il nome stesso "Bibbia" deriva dal greco biblìa, che significa "libri (in forma di rotolo)". Questo termine greco ha un significato più ampio rispetto all'italiano, includendo quello di "patto", "alleanza", "contratto". L'iniziativa di tale patto parte da Dio che, entrando in relazione con l'uomo, ne fissa i termini, come avviene nell'Eden, dove Dio concede all'uomo l'usufrutto dell'intero creato. Tuttavia, affinché l'umanità non si insuperbisca e non pretenda di essere come Dio, il Creatore gli impone un divieto: quello di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2:17).
La Bibbia è un libro di fede, ma è anche oggetto di studio per gli storici. L'interpretazione religiosa della Bibbia serve a comprendere il messaggio di Dio al lettore in qualsiasi momento della storia, mentre l'interpretazione scientifica mira a scoprire il significato originale del testo biblico per l'autore, in un dato momento storico e culturale.
Oltre al suo profondo significato spirituale, la Bibbia è anche un "libro dei record" per la sua diffusione e importanza. Sebbene sia stata scritta molto tempo fa, è stata ispirata da un Dio che è ancora vivo e immutabile. Il suo messaggio, nonostante i progressi della scienza e della tecnica, rimane attuale per l'uomo, che è sempre, come Adamo, creato a immagine di Dio ma ribelle nei confronti del suo Creatore, schiavo del peccato e bisognoso della salvezza divina. Oggi più che mai il messaggio della Bibbia è diretto a lui.
L'Antico Testamento: Storia e Fede di Israele

L'Antico Testamento, noto anche come Bibbia ebraica o Tanach (dalle iniziali delle parole ebraiche per Legge, Profeti e Scritti), è la raccolta dei libri sacri degli Ebrei. Si tratta di opere di genere assai diverso, scritte in un arco di tempo molto vasto, che espongono la storia del popolo d'Israele nell'antichità, le sue leggi e le sue idee religiose. L'Antico Testamento narra di un Dio che si impegna a riannodare il rapporto spezzato dal peccato e a riaprire all'uomo le porte del regno, stabilendo un primo patto con Noè (Genesi 9:9-17), poi con Abraamo (Genesi 12:1-3; 17:1-21) e i suoi discendenti, che andranno a formare il popolo d'Israele.
Questa storia d'Israele è preceduta da una sorta di 'preistoria' (Genesi 1-11), che va dalla creazione del mondo e dell'uomo (Adamo ed Eva) ad Abramo, capostipite del popolo d'Israele.
Composizione e Lingue Originali dell'Antico Testamento
I libri dell'Antico Testamento furono scritti in epoche diverse e, per la maggior parte, in ebraico, una lingua semitica parlata e scritta nel 1° millennio a.C. nel regno di Giuda. Dopo l'esilio in Babilonia, l'ebraico fu sostituito come lingua parlata dall'aramaico e poi dal greco, ma è sopravvissuto fino a oggi come lingua sacra e di cultura. Una forma diversa è parlata nello Stato d'Israele. L'aramaico fu in origine la lingua degli Aramei, un popolo nomade del Vicino Oriente.
Testi Riconosciuti e Discrepanze tra Confessioni
Gli Ebrei ritengono ispirati da Dio solo i libri scritti e tramandati in lingua ebraica o aramaica. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse orientali, invece, ritengono sacri anche i libri scritti o tramandati in greco, tra cui: Siracide (detto anche Ecclesiastico), Sapienza, 1 e 2 Maccabei, Tobia, Giuditta, Baruch, e le parti aggiunte in greco nei libri di Daniele e di Ester. Le chiese cristiane riformate (o protestanti) chiamano questi libri apocrifi (cioè nascosti) e non li ritengono ispirati.
La Storia Narrata e la sua Interpretazione
La storia narrata nell'Antico Testamento non è storia in senso moderno, basata su testimonianze antiche e ricerche scientifiche: essa vuole mostrare il continuo intervento di Dio nelle vicende del popolo d'Israele. Gli studiosi moderni ritengono che quest'idea della storia sia nata al tempo dell'esilio in Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme e la fine del regno di Giuda (587 a.C.). In quel momento la fede di Israele era in crisi, ma i profeti interpretarono l'esilio come un segno della potenza di Dio, che puniva Israele per non essere stato fedele alla sua Legge.
I libri storici della Bibbia affermano che la Legge fu rivelata da Dio a Mosè sul monte Sinai, durante il viaggio dall'Egitto alla Palestina, ma dicono anche che fu continuamente trasgredita e praticamente ignorata dai tempi di Giosuè a quelli del re Giosia (7° secolo a.C.: 2 Re 22).
Una buona parte degli storici di oggi ritiene invece che la fede nell'esistenza di un solo Dio, fondamento della legge sacra, non sia nata dal nulla ma sia frutto di una lunga evoluzione a partire da una religione simile a quella degli altri popoli dell'Oriente, evoluzione in cui ebbe un ruolo importante proprio la predicazione dei profeti.
I Profeti e i Libri Sapienziali
In tutto il Vicino Oriente esistevano personaggi simili ai profeti d'Israele: uomini e donne che avevano il compito di conoscere la volontà degli dei per comunicarla al re o alla gente comune. I profeti biblici, prima dell'esilio, predicavano l'adorazione di un unico Dio, la giustizia e la compassione per i più deboli, e condannavano le forme sbagliate di religione (Amos 4). Durante e dopo l'esilio, invece, i profeti vogliono soprattutto dimostrare che Dio aveva punito gli uomini per i loro peccati, ma annunciano anche che presto li consolerà e li ricondurrà nella loro terra (Isaia 40, 1-11), per rifondare la comunità su basi nuove (Geremia 31; Isaia 55; Ezechiele 40-48), e che l'unico Dio sarà conosciuto e adorato da tutti i popoli della Terra (Isaia 56, 1-8, Zaccaria 14, 16-21).
I cosiddetti libri sapienziali o poetici sono in generale i più recenti dell'Antico Testamento: essi danno consigli pratici di vita (Proverbi 10-31; Siracide), descrivono poeticamente i principi della religione (Proverbi 1-9, Sapienza, Cantico dei Cantici) o discutono in forma polemica le idee religiose di altri autori (Giobbe, Qoelet).
Il Nuovo Testamento: La Rivelazione in Cristo

Il Nuovo Testamento è l'insieme dei libri sacri dei cristiani che narrano la vita, le opere e le parole di Gesù di Nazareth (Vangeli) e delle prime comunità cristiane (Atti degli apostoli). Questi libri espongono la nuova fede (lettere di Paolo, di Giacomo, di Pietro, di Giovanni, di Giuda e lettera agli Ebrei) e rivelano il destino finale del mondo (Apocalisse di Giovanni).
Il centro del messaggio del Nuovo Testamento è la vicenda di Gesù di Nazareth e la fede nella sua resurrezione dopo la morte. Il Nuovo Testamento ci mostra che le promesse di Dio trovano pieno compimento in Gesù Cristo. In lui e per mezzo di lui Dio stabilisce un nuovo patto (già annunciato nell'Antico Testamento) che adempie e sopravanza il precedente.
Gli scritti del Nuovo Testamento non nacquero per opporsi alle scritture ebraiche, che i cristiani continuarono a ritenere sacre e ispirate, ma per diffondere il nuovo messaggio religioso nella forma che si riteneva più corretta e senza doversi spostare da una comunità all'altra.
Le Lettere di Paolo e il Messaggio di Salvezza
I testi più antichi del Nuovo Testamento sono infatti le lettere di un discepolo di Gesù, Paolo di Tarso, che si rivolge alle comunità cristiane. Gli studiosi ritengono che solo sette lettere del Nuovo Testamento (1 Tessalonicesi, 1 e 2 Corinzi, Galati, Filippesi, Filemone, Romani) siano state scritte da Paolo, mentre le altre (2 Tessalonicesi, Colossesi, Efesini, 1 e 2 Timoteo, Tito) sarebbero da attribuire ai suoi discepoli. Paolo sostiene che per ottenere la salvezza la fede in Cristo è più importante della Legge di Mosè: l'esposizione più completa del suo pensiero si può leggere nella Lettera ai Romani.
Gli Atti degli Apostoli e l'Apocalisse
Gli Atti degli Apostoli sono la continuazione del vangelo di Luca e narrano le vicende della comunità cristiana dall'assunzione in cielo di Gesù all'arresto di Paolo e al suo arrivo a Roma. L'Apocalisse ("rivelazione") espone per mezzo di simboli una profezia sull'intervento di Dio nella storia, profezia che riguarda sia il presente della comunità cristiana sia il suo futuro ultimo.
La Struttura e la Traduzione della Bibbia

Nell'antichità (e ancora oggi nel culto ebraico) i libri dell'Antico Testamento erano scritti su rotoli di pergamena. I rotoli biblici più antichi giunti fino a noi sono quelli trovati presso il Mar Morto, che però contengono solo una parte dell'Antico Testamento. I migliori esemplari della Bibbia ebraica completa sono del 10° (codice di Aleppo) o dell'11° secolo d.C.
Il testo greco del Nuovo Testamento ci è stato tramandato da migliaia di manoscritti e da frammenti su papiro ritrovati in Egitto (il più antico è del 2° secolo d.C.).
Traduzioni Antiche e Versioni Ufficiali
L'Antico Testamento fu tradotto dapprima in greco (la versione greca dell'Antico Testamento, iniziata attorno al 3° secolo a.C. con la traduzione del Pentateuco, divenne la scrittura sacra dei cristiani), poi anche in siriaco e in aramaico. Queste antiche versioni sono importanti per ricostruire il testo originale, perché traducono esemplari in ebraico più antichi di quelli a nostra disposizione.
La versione greca fu tradotta in molte lingue (latino, siriaco, copto, armeno, etiopico e altre). In Occidente prese il suo posto la traduzione latina di san Girolamo (la Volgata), fatta direttamente sul testo ebraico nel 4° secolo d.C., che divenne con il tempo la versione ufficiale della Chiesa di Roma.
Il Nuovo Testamento, assieme all'Antico Testamento greco, fu presto tradotto nelle lingue dei vari paesi in cui si diffuse il cristianesimo. Anche in questo caso la Chiesa cattolica ha usato a lungo come testo ufficiale la traduzione in latino di san Girolamo.
Divisione in Capitoli e Versetti
Le edizioni moderne della Bibbia sono divise in capitoli e versetti. Questo tipo di ordinamento non è molto antico: è stato introdotto da Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury, soltanto nel XIII secolo. Dopo il nome del libro (intero o abbreviato, per esempio Gen. per Genesi) il primo numero indica il capitolo, il secondo (dopo la virgola) il versetto. Ciascun libro biblico è costituito da capitoli numerati ma, aguzzando la vista, si noteranno altri numeri su quasi ogni riga del testo. Si tratta di una numerazione specifica e assai elaborata che permette al lettore di trovare e consultare senza problemi un passo o una singola frase.
Generi Letterari e Metodi di Consultazione
I vari libri di cui si compone la Bibbia appartengono a diversi generi letterari: storia, poesie, canzoni, letteratura sapienziale, codici, registri, profezie, epistolari, parabole ecc. L'interpretazione della Bibbia iniziò con aggiunte e correzioni ai testi stessi; gli esemplari più antichi di commentario biblico in ebraico si trovano tra i manoscritti del Mar Morto. Nel cristianesimo l'interpretazione dell'Antico Testamento fu fondamentale per la nascita della nuova religione.
Nel Nuovo Testamento, con l'appellativo "la Scrittura" si suole definire un passo dell'Antico Testamento (cfr. Marco 12:10; Luca 4:21; Romani 9:17; Galati 3:8), le parole di Gesù (Giovanni 2:22), un passo dello stesso Nuovo Testamento (vd., ad es., 1 Timoteo 5:18 in cui si cita Luca 10:7), o la Bibbia nel suo insieme. Si indicano come "le Scritture" i passi veterotestamentarii citati nel Nuovo Testamento (cfr. Matteo 25:54, 56) o l'Antico Testamento nel suo insieme. Le citazioni della Bibbia (che all'epoca comprendeva solo l'Antico Testamento) erano frequentemente introdotte dalla locuzione "è/sta scritto". Questa era la formula che usavano, ad esempio, lo stesso Gesù (vd. Matteo 4:4, 6, 7, 10 ecc.), gli apostoli (vd. Atti 15:15) e l'apostolo Paolo (vd. Romani 15:3).
La Bibbia da Studio
Chi si ritrova tra le mani una Bibbia da studio noterà ben altre particolarità: numerosissime note a margine (le colonnine a lato del testo), innumerevoli riferimenti incrociati (a lato o al centro delle colonne) e parecchie note a piè di pagina. Generalmente il testo si presenta su due colonne per pagina, simile a quello di un dizionario.