La Bibbia, il Calice e il loro Profondo Simbolismo Liturgico

Il simbolismo riveste un ruolo fondamentale nella fede e nella pratica religiosa, conferendo agli oggetti e ai riti significati che trascendono la loro funzione materiale. L'uso liturgico, in particolare, spesso si sviluppa da consuetudini profane, arricchendosi progressivamente di implicazioni spirituali. Comprendere questo contesto è essenziale per apprezzare la coerenza e la giustificazione degli oggetti sacri.

Il Calice: Origine, Forma e Simbolismo

In origine, il calice era semplicemente un bicchiere o una coppa, ma col tempo si è arricchito di significati profondi, non limitandosi al mero atto del bere, bensì al consumo di una specifica bevanda in un determinato contesto rituale. Il suo significato è plasmato dal rito che lo vede protagonista, dal luogo della celebrazione, dagli attori e dagli altri oggetti che lo circondano.

Origini e Evoluzione del Calice

Dalla Suppellettile Domestica al Vaso Sacro

Il calice è il vaso sacro centrale usato per la celebrazione dell'Eucaristia, destinato a contenere il vino che, secondo la fede cristiana, diventa il Sangue di Cristo. Il termine deriva dal latino calix, che significa "tazza, coppa". La sua adozione nel Cristianesimo risale ai primi tempi, quando i luoghi di culto erano spesso ambienti comuni in case private. Pertanto, la sua origine è strettamente legata all'ordinaria suppellettile domestica, senza iniziali prescrizioni rigide riguardo a materia o forma.

Il Liber Pontificalis testimonia questa varietà, citando numerosi esempi di calici sotto la duplice terminologia di calices e scyphi, impiegati per la consacrazione del vino, la distribuzione dell'Eucarestia o come semplici arredi votivi. Predominavano calici d'oro o d'argento, talvolta anaglyphi, ossia lavorati a sbalzo e cesello con figure a rilievo, e spesso ornati con perle e gemme. Tale diversità, mantenutasi per tutto il primo millennio, era giustificata da esigenze rituali e liturgiche, specialmente dall'uso della comunione sotto le due specie del pane e del vino.

illustrazione storica di calici cristiani antichi

Materia e Forma: Una Storia di Evoluzione

La materia e la forma dei calici sono state estremamente varie nel corso dei secoli, riflettendo la civiltà, la tradizione toreutica, l'abilità artigianale e la disponibilità economica delle comunità. Materiali come terracotta, legno, vetro, rame, bronzo, argento e oro sono stati impiegati, spesso in composizioni miste. La decorazione era arricchita da perle, pietre dure o preziose, smalti, vetri, ceselli e bulinature.

Le forme hanno conosciuto un'ampia gamma:

  • A bicchiere semplice (vaso), senza piede.
  • Con piede circolare, esagonale, ottagonale, a forma di petalo, a scanalature diritte o leggermente a spirale.
  • Stelo di varie altezze: basso, medio, alto, altissimo.
  • Calice ansato (per la conservazione o comunione) o senza anse (per la consacrazione).

Al calice si aggiunge spesso un nodo (tondo, esagonale, quadrato), sovente finemente lavorato nel cesello, nelle pietre e negli smalti. Nel XV secolo, il calice abbandona la forma gotica per assumere la configurazione classica della Controriforma. I calici del periodo romanico presentavano una coppa larga e poco profonda, quasi semisferica, poggiante direttamente sul nodo che si innestava in una base a campanula rovesciata. Nel XVI secolo si affermò una tipologia più semplice, con coppa svasata, fusto ovoidale e base circolare, proporzioni che si sono mantenute fino al XIX secolo.

Oggi, il calice presenta le forme più disparate, con pezzi unici di artisti valorosi e numerose copie di periodi classici, dal catacombale al bizantino, dal preromanico al romanico, dal gotico al cinquecentesco. Le norme liturgiche attuali richiedono che almeno la coppa del calice sia in metallo prezioso, come oro o argento, e che l'interno sia sempre dorato.

fotografia di un calice liturgico moderno

Il Simbolismo del Calice nella Sacra Scrittura

Il calice, nel contesto biblico e giudaico, possiede un significato profondamente ambivalente, riflettendo sia la gioia che la sofferenza, la benedizione e il giudizio.

Il Calice della Gioia e dell'Ira Divina

Da una parte, la Bibbia presenta il calice come simbolo di gioia, consolazione e ospitalità. È il calice della consolazione offerta ai lutto dopo i funerali, il calice dell'ospitalità (Salmo 23,5) o quello del rito pasquale, che rallegra il cuore dell'uomo.

D'altra parte, il calice è anche l'immagine dell'ira di Dio, espressione di una prova lacerante, di sofferenza e di giudizio sul male. L'empietà attira l'ira divina, e i profeti spesso riprendono il simbolo del calice per descriverne gli effetti: "Nella mano del Signore è un calice ricolmo di vino drogato" (Salmi). L'abuso di ciò che dovrebbe rallegrare porta a un'ebbrezza vergognosa, un castigo riservato da Dio agli empi (Geremia, Salmi, Zaccaria).

Già nell'Antico Testamento, i sacrifici di espiazione, che prevedevano il sangue delle vittime raccolto in calici d'aspersione (Numeri), versato sull'altare e sul popolo, prefiguravano il sacrificio di Cristo. Questi riti rinnovavano l'alleanza tra il popolo purificato e YHWH, anticipando l'offerta del Sangue di Cristo come espiazione perfetta e alleanza eterna con Dio.

Il Calice di Cristo: Sofferenza e Salvezza

Nel Nuovo Testamento, il calice assume un significato centrale nella narrazione della Passione di Cristo. Gesù stesso si riferisce a un calice da bere quando rimprovera Giovanni e Giacomo, ancora immersi nelle illusioni di potere terreno: «Voi non sapete quello che chiedete». Per accedere al Regno di Dio, c'è un "calice" da bere. Cristo, nella sua passione e morte, assume su di sé il peccato dell'umanità, bevendo questo terribile calice. Nonostante il suo disgusto e la sua preghiera nel Getsemani: «Abba', Padre, tutto a te è possibile, allontana da me questo calice!» (Marco 14,36), Egli non esita nella sua scelta, replicando a Pietro: «Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?» (Giovanni 18,11).

dipinto di Gesù nel Getsemani con il calice

Il Calice e San Giovanni Evangelista

Un'immagine iconografica significativa è quella del Calice di San Giovanni Evangelista, spesso raffigurato con un serpente che emerge da esso. Questa iconografia deriva da leggende medievali che narrano l'immunità di San Giovanni al veleno. Si dice che gli fu offerto un calice contenente veleno, ma egli lo bevve senza subirne gli effetti mortali, mentre due condannati che lo avevano bevuto prima di lui morirono.

Hans Memling, Il Calice di San Giovanni Evangelista (1470)

Il Calice nella Liturgia Eucaristica

Prescrizioni e Uso Liturgico

Nel Medioevo nacquero molte leggende legate al calice utilizzato da Gesù nell'Ultima Cena, che ne rafforzarono ulteriormente il significato sacro. Oggi, il calice del seminarista è un calice non consacrato usato dai futuri sacerdoti per apprendere la celebrazione della Messa, sottolineando la serietà e la preparazione richiesta per tale ministero.

Il Mistero Contenuto

Al di là della sua forma e materia, il calice è chiamato a parlare del mistero che esso contiene, un contenuto che spesso i nostri occhi non riescono a scorgere. Per questo motivo, all'artista che crea un calice è richiesta la capacità di farsi mediatore tra l'invisibile mistero e la sua manifestazione visibile.

Produzione artigianale del calice St. Remy

La Bibbia e il Simbolismo dei Metalli

La storia dell'umanità è scandita dalla scoperta e dall'uso dei metalli, dal rame all'età del bronzo e del ferro. Anche la storia di Israele, come testimoniata dalla Bibbia, si inserisce in questo contesto del Vicino Oriente Antico, con la conoscenza e la lavorazione dei metalli che hanno plasmato la civiltà.

Il Significato Materiale e Metaforico

Nella Bibbia, al significato materiale dei metalli si aggiunge un profondo valore simbolico, che scaturisce dalle loro proprietà intrinseche come lucentezza, durezza e preziosità. Questa simbologia si è sviluppata attraverso la sapienza esperienziale mineraria e metallurgica in Israele, consolidata dall'osservazione e dalla riflessione di artigiani e fabbri.

Il significato materiale dei metalli si intreccia in modo ambiguo con quello metaforico, come evidenziato già da figure bibliche come Tubal-Kain.

Metalli e la Loro Valenza Spirituale

La Bibbia attribuisce ai metalli una ricca valenza simbolica:

  • L'oro è simbolo di ricchezza e, paradossalmente, di idolatria (Esodo 32,4).
  • L'argento è moneta di scambio, ma anche di perdizione (Osea 8,4).
  • Il bronzo costituisce oggetti utili, ma può simboleggiare prepotenza (1 Samuele 17,4-8) e chiusura a Dio (Deuteronomio 28,23).
  • Il ferro è simbolo di forza, ma anche di violenza e schiavitù (1 Samuele 13,19).
  • Lo stagno, in lega con il rame a formare il bronzo, materiale molto duro e resistente, simboleggia anche il rifiuto alla conversione (Isaia 1,25).
  • Il piombo, usato per navigare, pescare e costruire, può anche ricordare la distruzione e la deportazione (Amos 7,7-9).

Questi metalli, usati per i vasi sacri come il calice, portano con sé non solo il loro valore intrinseco, ma anche una complessa rete di significati biblici che arricchiscono la percezione degli oggetti liturgici.

infografica sui metalli e i loro simboli nella Bibbia

Il Contesto Liturgico: I Paramenti Sacri

Il contesto liturgico è definito anche dai paramenti sacri, tessuti preziosi e spesso ricamati che adornano e rivestono persone e oggetti durante le celebrazioni. Sebbene la bozza non tratti specificamente di leggio e candela, la presenza dei paramenti evidenzia come ogni elemento del rito contribuisca a creare un'atmosfera di sacralità e simbolismo condiviso.

Il Ruolo dei Paramenti

I paramenti sacri sono le vesti indossate dai ministri sacri sopra il camice o la cotta. Il loro scopo è ornare e rivestire persone e cose sacre, contribuendo all'atmosfera solenne del rito. Essi definiscono il ruolo di chi celebra e la natura della celebrazione stessa, inserendo l'azione in una tradizione e un significato specifici.

I Colori Liturgici e i Loro Significati

Il colore liturgico dei paramenti è prescritto per le diverse solennità, feste, memorie o tempi specifici dell'anno liturgico, o per particolari riti. I colori principali sono bianco, rosso, verde, violaceo (o rosaceo) e nero, ognuno con un significato simbolico preciso:

  • Bianco: Usato nelle feste del Signore, della Madonna, dei Santi non martiri, nel tempo di Natale e Pasqua, e in riti come il Battesimo. Indica gioia, maestà, purezza e vita eterna.
  • Rosso: Utilizzato nel giorno di Pentecoste, nella Domenica delle Palme, nel Venerdì Santo, nella festa della Croce e nelle celebrazioni dei martiri. Simboleggia martirio, amore eroico ed effusione del sangue per Cristo.
  • Verde: Impiegato nelle domeniche e nei giorni feriali del tempo ordinario. Rappresenta la speranza della vita eterna di chi è in cammino nel tempo.
  • Violaceo: Usato in Avvento e Quaresima, nelle messe e nei riti a carattere penitenziale. Indica umiltà, consapevolezza della propria miseria, desiderio di pentimento e purificazione in attesa della redenzione. Viene anche usato nei riti di suffragio.
  • Nero: Può essere usato nelle messe da requiem e nei riti di esequie e di suffragio. Simboleggia la caducità della vita terrena e del mondo, il purgatorio e la necessità del suffragio.

Questi colori non sono semplici decorazioni, ma veicoli di significato che accompagnano e arricchiscono l'esperienza spirituale dei fedeli durante le celebrazioni.

tavola illustrativa dei colori liturgici e del loro uso

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